giovedì 29 gennaio 2009

Laureato a pieni voti ma senza lode


La RecenZione




Il laureato
da T. Johnson, di Antonia Brancati e Francesco Bellomo
regia di Teodoro Cassano




Non molti giorni fa uno stimato critico, tra i più rispettabili del nostro panorama intellettuale, in una recensione di poche righe (nemmeno una colonna di giornale, e i giornali, lo vediamo, ormai sono diventati giornaletti) su una rinomata commedia pirandelliana ancora in scena a Roma, ha dedicato oltre metà dell’intero spazio messogli a disposizione per ricordare (al lettore che già aveva visto la commedia? all’altro che non sarebbe mai andata a vederla?) la trama dello spettacolo, le complesse vicissitudini di un personaggio nato dalle tavole del palcoscenico.
A maggior ragione, prima di parlare della brillantissima commedia in scena al Quirino, essendo il laureato un personaggio creato dalla penna di un romanziere (Charles Webb), dovrei adesso cominciare un dettagliato riassunto del romanzo, per poi passare al vaglio – per preparare gli ovvi paragoni da mezzecalzette – la pellicola (1967) di Mike Nichols che consacrò Dustin Hoffman. Non ci penso proprio: non per questione di spazio (che in questa sede gestisco autonomamente per fortuna), ma per ragioni temporali di chi scrive e di chi legge.
Questo Laureato, targato Teodoro Cassano 2008/2009, ha gambe fresche e robuste per poter camminare da solo e non ha bisogno di essere sostenuto da altro. La storia, per lo più, la si conosce e chi non la conosce corra a teatro a godersi poco più di due ore di rilassante divertimento.
Ogni spettatore che sappia qualcosa di teatro, che vada a teatro con un bagaglio (da palcoscenico) morale sulle spalle, quando si accinge a raggiungere la meta fissata, si lascia coinvolgere da leciti sospetti. In un periodo, che dura ormai da oltre un decennio, teatralmente triste e buio e superficiale, è giusto che sia così. Negli ultimi 15 anni si è vista una quantità tale di immondizia (anche a teatro, non solo in tv, o per le strade di Napoli) che gli amanti di questo genere di diversivo-intellettuale siedono in platea sempre con una cautelativa dose di prevenzione.
Dunque ammetto con sincerità il mio prudente scetticismo nell’accostarmi ad un allestimento che poteva avere nelle intenzioni soltanto un facile richiamo per allodole poco scaltre. E quando, ancora nel foyer affollatissimo, ho chiesto al direttore di sala se “Il laureato” avesse radunato tanta gente tutte le sere, ho letto nel suo convincente assenso un raro stupore. I nomi di cartellone possono essere un’eco incredibile che, un romanzo di discreto successo, un film premio oscar, e un’attrice che negli anni passati ha saputo seminare bene in altri campi (soprattutto cinematografici), hanno amplificato senza neppure molta fatica. Operazione commerciale perfettamente riuscita. Il Teatro (quello con la lettera maiuscola) ringrazia. Ne ha bisogno!
All’aprirsi della tela si entra in un acquario: è il primo colpo di scena. Attraverso bollicine e rumori subacquei ci si fa breccia nell’angustia e nell’insoddisfazione del neolaureato Ben Braddock. Il regista così mette subito in chiaro due annotazioni fondamentali per predisporre lo spettatore ad una visione ideale: l’ironia e la leggerezza; bolle che fanno glu-glu-glu, e pesci che pacificamente e dolcemente ci accompagnano all’interno della narrazione di molte nevrosi tipiche non solo degli anni Sessanta. Quando poi all’intervallo ho acciuffato il commento di un avventore in giacca e cravatta blu, il quale sottolineava come datata la situazione rappresentata in scena, ho cercato di capire quale di quelle signore lì intorno fosse stata la di lui moglie, per convincermi che certe storie di noie e tradimenti non suonano mai soltanto al passato!
Sul palco infatti assistiamo, più che a ogni altra vicenda, alla celata noia di Mrs Robinson, quella signora, quasi sempre alticcia, resa celebre dalla canzone di Simon & Garfunkel, le cui note famosissime, riecheggiano appena, accompagnando la chiusura del primo sipario; anche questa è un’apprezzabile scelta registica: altrimenti il brano avrebbe preso immediatamente il sopravvento su tutto il resto distogliendo l’attenzione del pubblico. Invece Cassano, sapientemente, così come centellina la musica, dosa luci e posizioni anche quando la bella protagonista si mostra senza veli, in atteggiamento disinvolto sia come personaggio innanzi alla sua preda, sia come interprete davanti alla gremita platea. Segue il tripudio dei sensi tra Mrs Robinson e il giovane Ben: momento delicato e studiato per esaltare la leggerezza e la dolcezza dell’atto amoroso tra un’affascinante cinquantenne e un ragazzo esperto soltanto di teorie; il regista, in questa occasione, evita di cascare nel facile famolo strano così si parla di noi (tanto oggi nessuno più griderebbe allo scandalo), proteggendo la sequenza con sapienti tagli cinematografici in una casta atmosfera tra bui, ombre e penombre. Tutto il resto, però, è avvolto sempre da luce piena e quasi solare, per non far perdere allo spettatore il clima gioviale che predispone meglio al riso.
E si ride molto. Giuliana De Sio e il giovanissimo Giulio Forges Davanzati hanno trovato un affiatamento e una complicità che pare vada al di là della semplice collaborazione professionale: nel senso che in scena si sta meglio, e si lavora meglio, e si producono più vive emozioni, soltanto quando anche dietro le quinte sussistono tra gl’interpreti stima, rispetto e soprattutto divertimento reciproco, un condimento determinante per l’ottima riuscita di ogni spettacolo. Spero, per l’amore che nutro verso le rappresentazioni più riuscite, che questa simbiosi non s’incrini: sarebbe la fine, perché, bisogna ammetterlo, ci troviamo comunque di fronte a due attori ancora inesperti, lontani dalla ferrea solidità artistica al pari di una coppia come potevano essere per esempio Randone-Gassman, o Valli-Falk, o Moriconi-Mauri.
Con questo non si vuol togliere merito ai due protagonisti, anzi, tanto di cappello se così giovani (teatralmente parlando) – pare che lui abbia soltanto 22 anni – hanno raggiunto insieme un risultato eccellente, mantenendo i toni e i tempi di recitazione sempre tesi e precisi. Se bisogna fare un appunto alla signora De Sio questo riguarda il finale, quando l’ultima ubriacatura prende il sopravvento troppo presto: l’esuberanza attoriale quasi mai ricambia con egual moneta il temperamento di un personaggio; se Mrs Robinson al termine gode di una doppia rivincita, come moglie e come madre, questa arriva al pubblico da quel che accade non dalla carica emotiva di chi interpreta. Asciugando e dominando l’esuberanza, il risultato acquista valore recitativo più raffinato a discapito di quello dimostrativo che in teatro non porta mai troppo lontano.
Tuttavia l’entusiasmo che si legge sul volto della rubiconda prima donna, agli applausi finali che la platea le tributa con sincero ringraziamento, è la dimostrazione della sua vittoria.
Laddove l’interpretazione desta qualche sospetto di poco approfondimento è nel contorno. Soprattutto i due ruoli adulti maschili mostrano caratteri troppo simili, sembrano quasi recitati dallo stesso attore, le stesse intonazioni, lo stesso pathos, la stessa identità nella vis comica. Meraviglia che un regista attento, come s’è dimostrato Cassano, non abbia dato maggiori indicazioni e imput per diversificare le personalità, che da copione (almeno quello italiano) sono disegnate da una sola penna… a quattro mani!
Altro cardine su cui mi piace spendere qualche parola è l’impianto scenografico di Carmelo Giammello. L’assemblaggio delle molte scene non sempre conferma la stessa cifra stilistica (in alcuni momenti si ricorre a un puro e semplice corridoio di proscenio) ma risulta senz’altro funzionale per gl’innumerevoli cambi. D’altronde, è doveroso ricordarlo, la riduzione dal romanzo è stata fatta per il cinema e “trasportare” 30, 40, 50 set di un film in un unico spazio, con tempi molto più serrati, è un’autentica sfida. Roba da perderci la testa! E peccato che aprendo una stessa porta, in ambienti differenti, s’intraveda l’identica greca sul muro di fondo. Bastava così poco!
Comunque “Il laureato” diretto da Cassano è uno spettacolo in cui ci si diverte, si ride e si vede del buon teatro, quello che troppo spesso manca sui nostri palcoscenici.
Molti anni fa un grande Maestro sosteneva che il teatro può dare al cinema, ma il cinema non può regalar molto al teatro. Erano altri tempi. Secondo me, il teatro, dopo aver dato tanto al cinema, è bene che adesso prenda a piene mani. Se mancano gli autori… (fn)




Roma, Teatro Quirino, 24 gennaio 2009


IL LAUREATO, tournée

3 - 4 febbraio
Caltanissetta – Teatro Regina Margherita
dal 5 al 17 febbraio
Palermo – Teatro Al Massimo
dal 19 al 24 febbraio
Catania – Teatro Metropolitan
dal 26/02 al 01/03
Caserta – Teatro Comunale
3- 4 marzo
Civitavecchia – Teatro Traiano
5 marzo
Cortona – Teatro Signorelli
6 – 7 marzo
Pisa – Teatro Verdi
dal 10 al 12 marzo
Rimini – Teatro Novelli
dal 13 al 15 marzo
Figline – Teatro Garibaldi
16 marzo
Crema – Teatro San Domenico
dal 18 al 20 marzo
Teramo – Teatro Comunale
21 – 22 marzo
Latina – Teatro Comunale
24 marzo
Cento – Teatro Borgatti
dal 25 al 29 marzo
Forlì – Teatro Diego Fabbri
dal 31/03 al 3/04
Lugo – Teatro Rossini
4 aprile
Fidenza – Teatro Magnani
5 – 6 aprile
Bassano – Teatro Astra
7 – 8 aprile
Livorno – Teatro Goldoni
9 aprile
Pescia – Teatro Pacini
dal 14 al 19 aprile

Nessun commento:

Posta un commento