L’AMICIZIA TRADITA TRA MAX E MARTIN
Scritto nel 1938 da Katherine Kressmann Taylor, il romanzo, in forma epistolare, divenne un best-seller soltanto nel 1999, tre anni dopo la morte dell’autrice. Contiene 19 lettere scambiate da due personaggi di fantasia che però vivono in una realtà storica che ormai ben conosciamo. L’idea di scrivere Destinatario sconosciuto nacque per una iniziativa di un gruppo di studenti americani i quali, poco prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale, si convinsero che inviando lettere a conoscenti in Germania, in cui denunciavano la spietata politica di Hitler contro gli ebrei, avrebbero potuto dissuadere l’evolversi dell’antisemitismo. Ma le prime (e poche) risposte che giunsero in America furono allarmanti: non ci scrivete; questi non scherzano; finiremo noi nei guai. La notizia fu riportata da un quotidiano Usa e fu presa a pretesto dalla scrittrice per creare la storia tra Max Eisenstein e Martin Schulse.
I due tedeschi, rifugiati a San Francisco dopo la Grande guerra, aprono insieme una società. Max, di origine ebrea, in seguito si accolla l’onere di portare avanti da solo l’attività. Martin, infatti, sente il desiderio di ritornare in patria con la famiglia. I due amici cominciano a scriversi: è il 12 novembre 1932. I postumi della depressione del ’29 non fanno decollare gli utili che comunque Max invia regolarmente all’amico a Monaco; il quale risponde che un nuovo uomo è arrivato per risollevare le sorti della Germania. La corrispondenza prosegue accentuando i timori da una parte e le convinzioni dall’altra. In America giungono echi della persecuzione al popolo giudeo e Max confida nell’amicizia di Martin, che nel frattempo è diventato un funzionario del partito, affinché protegga sua sorella Griselle, attrice di successo rimasta a Berlino. Il rifiuto del tedesco porrà fine all’amicizia. Il romanzo non termina qui: l’epilogo è un duro colpo che non mi sento di svelare. L’ultima lettera è del 1934.
Il testo per il palcoscenico è una evidente riduzione del materiale che offre la raccolta epistolare ideata dalla Kressmann Taylor. Entrando in sala si notano i fogli sul palco, che compongono la scena come fossero tanti piccoli pezzi di un puzzle da ricostruire, sparsi a terra in apparente disordine. L’effetto, per una di quelle strane casualità che accadono nel gioco della finzione, prende consistenza nel momento del buio iniziale, quando una tenue luce di servizio, azzurrognola, fa risaltare il bianco delle carte che riflettono il chiarore prima che si cominci a leggere sulle spensierate note di Moonglow di Benny Goodman. Sono le lettere che prendono vita: è la voce di Max che saluta l’amico, ottimamente interpretato da Franco Mannella. Quindi Martin risponde, sempre leggendo, per bocca di Mario Massari che cura anche la regia. E dopo il primo botta e risposta ci si aspetta che qualcosa cambi, invece, le letture proseguono una dopo l’altra, incessantemente. Potrebbe sembrare un eccesso d’azzardo, ma i toni si accendono talmente che la ripetizione non lascia strascichi troppo ridondanti.
Eppure, siamo in teatro, nel regno della finzione, e se l’autrice ha usato la fantasia per descrivere la plausibile fine di un’amicizia, perché non agguantare la crudeltà delle asserzioni e dichiararsele apertamente in faccia, cosicché, prima l’uno e poi l’altro, possa cadere ai piedi e implorare pietà, annullando la distanza che la missiva idealmente impone? C’è la vastità di un oceano che separa l’ebreo, che si dispera per le sorti della sorella, dal tedesco che si eccita per i programmi nazisti, una cortina invisibile che la lettura mantiene inalterata; il feroce scambio verbale tra Max e Martin, invece, ha il sapore di un autentico match di boxe, ma, così come ragionato dalla regia, i due pugili restano fermi agli angoli, avendo paura di entrare nel vivo dell’incontro. Ciascuno recita per sé, e se Mannella riesce a restituire nel fisico la sofferenza di chi patisce un’ingiustizia, Massari trova, nell’esaltazione nazionalsocialista, un patriottismo talvolta sopra le righe.
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Destinatario sconosciuto, riduzione di Mario Massari, liberamente tratto dal romanzo di Katherine Kressmann Taylor. Regia di Mario Massari. Con Franco Mannella (Max Eisenstein) e Mario Massari (Martin Schulse). Al teatro Altrove, fino a domenica 1° febbraio
Con microfoni
Foto: Franco Mannella e Mario Massari (© ???)
