QUANDO IL TEATRO È ANCHE UMANITÀ E FRATELLANZA
Arrivano da dietro le quinte, dorate e un po’ kitsch come quelle che facevano da cornice a Liza Minnelli in calze velate e bombetta, ma loro, pur se curvi e tremolanti, chi appoggiandosi al bastone, chi al girello, chi al braccio della badante, cercano ugualmente con timida determinazione le luci della ribalta. Tutti con le parrucche canute, ma affatto stanche: la voglia di esibirsi vestiti e truccati da vecchietti è una novità troppo divertente e sincera da trasmettere fin sulle punte dei capelli (finti), con il proprio batticuore (quello vero) e teatrali ammiccamenti.
Sono gli allievi del corso teatrale di Veronica Meddi, che ha scritto questo Scherzo a più voci soprattutto per Alessio, Matteo e Francesco, perché il teatro è coinvolgimento, il teatro può aiutare chi ha bisogno di sentirsi integrato in un gruppo, perché fare teatro favorisce l’inclusione, stimola la comunicazione e la risata. E per la loro disabilità, Francesco, Matteo e Alessio (ripeto con affetto i loro nomi), ieri sera erano felici di aver partecipato insieme con altri compagni impegnandosi a recitare in un ruolo più adatto ai loro nonni. Il vecchietto dove lo metto è il refrain di una famosa canzone di Domenico Modugno del 1981: e ciascuno ha interpretato un vecchietto con pochi pregi e più difetti, tanti da donare giocosa vivacità all’esibizione.
