28 gennaio 2024

«Maestro», di Bradley Cooper (2023)

Bradley Cooper nel ruolo di Leonard Bernstein
Netflix,
27 gennaio 2024

MUSICA E VITALITÀ DI BERNSTEIN RIVIVONO NEL FILM DI COOPER

In attesa degli Oscar, nessun riconoscimento ai Golden Globes

Maestro è stato presentato all’ultimo Festival di Venezia riscuotendo molti apprezzamenti, ma senza racimolare alcun premio. Ora, il film di Bradley Cooper dedicato a Leonard Bernstein, dopo aver bruciato quattro candidature ai Golden Globes, spera di recuperare agli Oscar (7 candidature, che non son poche). L’augurio è che vinca, vinca, vinca, in onore del più straordinario Maestro della musica contemporanea: l’unico, insieme con Šostakovič, ad aver portato le forme musicali considerate leggere a livello della musica colta. Questa speranza di vittoria, tuttavia, molto probabilmente rimarrà inascoltata. Sappiamo benissimo che quel che oggi spinge una pellicola alla conquista dei più ambiti riconoscimenti internazionali dipende da altri fattori, più economici che artistici, e non solo.

27 gennaio 2024

«In ogni vita la pioggia deve cadere», di Fabio Grossi

Leo Gullotta

Roma, Teatro Parioli, 26 gennaio 2024

QUANDO NELLA COPPIA PREVALE SEMPRE L’AMORE

Nella commedia di Fabio Grossi (In ogni vita la pioggia deve cadere) si parla d’amore di coppia, e la coppia in questione è formata da Piercarlo e Fabio, detto Papi. Il primo è interpretato dall’autore e regista, il secondo da Leo Gullotta: due personaggi che potrebbero rispecchiare sommariamente il legame che da anni unisce i due protagonisti anche fuori dalla scena. Piercarlo e Fabio, però, nella finzione teatrale, vivono un epilogo assai particolare e doloroso. Grossi probabilmente si è posto – o, meglio, se lo pose quando ancora alcun status giuridico non dava l’opportunità di sottoscrivere pubblicamente un vincolo civile per coppie dello stesso sesso – il problema ereditario in caso di morte di uno dei due. Un cavillo burocratico oggi superato. Piercarlo, quindi, più giovane e condannato da un tumore ormai incurabile, predispone a favore di Fabio un testamento inattaccabile da parte di parenti che post mortem potrebbero essere colpiti da improvvisa commiserazione per il cugino omosessuale a cui, dopo la rivelazione, non avevano mai più rivolto la parola. Così, mentre Piercarlo si preoccupa concretamente del lascito, Papi, alla notizia che gli confessa il compagno, si dispera trainato da un forte e sincero sentimento d’amore.

26 gennaio 2024

«La bambola spezzata» di Emilia De Rienzo

Irma Ciaramella (in piedi) e Alessandra Ferro

Roma, Teatro Sophia
25 gennaio 2024

IL CUORE DI EVA FRANTUMATO DALLA MADRE

La regia di Gianni De Feo si concentra sullo stile grottesco per affrontare il delirio delle follie naziste

Il canto suadente di Max Raabe accoglie gli spettatori accompagnandoli dolcemente nell’atmosfera di quegli anni Trenta che, se nel mondo segnarono il periodo più felice ed elegante del Novecento, in Germania furono il prologo dell’inferno. Infatti, in scena un maître de salle sembra attendere tranquillamente gli ospiti per introdurli in un dramma che sta per scoppiare. Lo si avverte: ce ne accorgiamo dall’inquietudine di una donna vestita a lutto che aprirà il sipario sulla sua vita ora d’attrice, ma prima di figlia.

25 gennaio 2024

«La prima indagine di Montalbano» di Andrea Camilleri


Roma, Teatro Sette
24 gennaio 2024

VENTURIELLO ESALTA I COLORI DELLA LINGUA DEL POPOLARE COMMISSARIO

Il commissario più famoso d’Italia, dopo i successi televisivi e dopo i clamori dell’audiolibro, si rifugia in palcoscenico. E ne sceglie uno piccolo, il Teatro Sette, quasi nascosto, in una zona poco teatrale della Capitale, per offrire il meglio di sé: il suo linguaggio, quello del suo autore, naturalmente. Andrea Camilleri. Sono queste le belle occasioni in cui si benedice il confortante calore teatrale che scalda l’intelletto e, di conseguenza, si maledice la spazzatura che la televisione ci propina offrendo prodotti dozzinali per ogni palato.

A teatro Massimo Venturiello restituisce a Montalbano e al suo mondo quella raffinatezza popolare che soltanto la buona letteratura riesce a costruire quando a scriverla è un autore illuminato. L’idioma che si usa, la costruzione delle frasi, la scelta delle parole creano l’autenticità del territorio dove i «montalbanesi tutti» prendono vita grazie agli intercalari, alle pause, agli ammiccamenti che l’attore sopraffino plasma per ciascuno di loro.

24 gennaio 2024

«Falstaff a Windsor» da William Shakespeare

Roma, Teatro Quirino
23 gennaio 2024

L’AUSTERITÀ DELLA SCENA GHIACCIA LA COMICITÀ DELLE «COMARI»

Alessandro Benvenuti è Sir John Falstaff riscritto da Ugo Chiti

Nell’immagine che riempie la brochure che il teatro Quirino distribuisce nel foyer, si nota Alessandro Benvenuti, bianco per antico pelo, con il pancione posticcio di Sir John Falstaff, che sta per afferrare un mappamondo leggiadro (simile a quello del dittatore di Chaplin, per intenderci). Quel che nella foto risalta, però, al di là della presa del globo, è la forma geometrica del tondo, un cerchio perfetto, o una sfera, una linea morbida che nasce e muore da uno stesso punto, e soprattutto la leggerezza dell’oggetto. La bella scena ideata da Sergio Mariotti per Falstaff a Windsor, con la regia di Ugo Chiti, invece offre una visione d’insieme di sole rette perpendicolari: verticali, determinate da cinque coppie di quinte laterali rigide, e orizzontali, segnate da tre livelli che dal proscenio crescono gradualmente verso il fondo.

23 gennaio 2024

Riflessione al termine di una serata imbarazzante

Paolo Villaggio in «Fantozzi» (1975)

 IN MEMORIA DI UNA «CAGATA PAZZESCA»

Il libero mercato non s’addice al teatro: così i palcoscenici off rischiano il disonore

Succede! Sì, succede di assistere a spettacoli davvero indegni. È accaduto in passato e continuerà ad accadere. Spettacoli che non hanno senso. Spettacoli nati dalla penna di autori incomprensibili, dati in pasto a registi vegani (quelli che non sanno distinguere la carne dal pesce), i quali affidano il «bel canto» ad attori che ululano insensatamente. Tuttavia ho notato che gli attori, sempre più spesso, sono i meno responsabili di questi soventi supplizi. In verità, però, dopo oltre un anno di recensioni ufficiali per Quarta parete (che grazie ad Andrea Cavazzini offre la possibilità di esprimerci liberamente) e decenni di frequentazione tra platee e palcoscenici, leggendo tra gli appunti personali alcuni giudizi più riservati e mettendoli a paragone con quelli del passato, si scopre una strana anomalia che segue l’andazzo generico del malessere del Paese. La corsa al denaro.

22 gennaio 2024

«Processo Galileo» di Angela Demattè e Fabrizio Sinisi

Roma, Teatro Vascello
21 gennaio 2024

L’ETERNITÀ DEL GENIO DI GALILEO IN UNA FANTASTICA INTERPRETAZIONE DI LUCA LAZZARESCHI

«Occorre intendere il linguaggio per conoscere a fondo un argomento». Forse è proprio questa la chiave di lettura per capire la devastante forza dell’ignoranza che per secoli ha oscurato il mondo, e che continua ancora a incombere sul presente e a minacciare il futuro. L’insegnamento cattolico e apostolico, impostato su un linguaggio esclusivamente clericale, cioè senza spiragli, fu l’arma più diabolica per tenere in pugno l’intera umanità. Oggi questo stesso principio suona come un avvertimento che ci arriva da lontano. Fu Galileo Galilei, infatti, a rispolverare nei primi anni del Seicento questa dottrina di sopravvivenza che Socrate, Aristotele e Pitagora divulgarono, molti secoli prima, alla civiltà nascente come luce per l’intelletto. Galileo ebbe il coraggio di restituire luminosità al libero pensiero del mondo occidentale annebbiato dal clima repressivo e censorio di Santa Romana Chiesa che aveva appena condannato al rogo Giordano Bruno: sacrificio di una mente eccelsa che probabilmente indicò a Galileo che era giunto il tempo in cui nessuno più avrebbe potuto riportare l’intelletto umano nell’oscurità del dogma.

21 gennaio 2024

Stabile di Roma: storia di una votazione

Luca De Fusco

DE FUSCO DIRETTORE PER CINQUE ANNI

La nomina, proclamata in un’atmosfera da pochade, potrebbe far slittare la promessa della gestione del Teatro Valle

Luca De Fusco è il nuovo direttore del Teatro Stabile di Roma. La decisione non è stata raggiunta all’unanimità dal Consiglio di amministrazione. I cinque membri, che dal 22 dicembre scorso si sono concentrati su 42 nominativi, riducendoli poi a una manciata di reali possibilità elettive, hanno premiato le capacità organizzative dell’attuale direttore artistico dello Stabile catanese, già numero uno a Napoli e in Veneto. La tensione dei giorni scorsi non s’è sciolta. Anzi, è montata talmente tanto che addirittura c’è chi da sinistra grida al golpe della destra. La politica invade il teatro più che mai. La nomina è stata annunciata da un Consiglio spaccato e incompleto. Il presidente Francesco Siciliano e Natalia Di Iorio, entrambi sostenitori, per diversi motivi, della parte comunale, infatti, hanno abbandonato la seduta, prima dell’ufficializzazione della notizia. Per protesta? Per dissidio? Per capriccio? Per dispetto? O forse, a quanto pare, proprio per far scoppiare il caso: perché resosi conto di essere in minoranza.

18 gennaio 2024

«Metti, una sera a cena» di Giuseppe Patroni Griffi (presentazione)


Due parole confidenziali
in attesa del debutto
il 19 gennaio

INTORNO AL TAVOLO DI LUCHINO VISCONTI

Il solito triangolo: moglie, marito, amante. Il vecchio dramma pirandelliano è ripassato al setaccio esistenzialista di Sartre

All’Off/Off Theatre, dal 19 al 28 gennaio, torna in palcoscenico, dopo 21 anni dall’ultimo allestimento, Metti, una sera a cena: il testo che più di tutti ha reso famoso il suo autore, Giuseppe Patroni Griffi, anche grazie a una celebre trascrizione cinematografica. Protagonista dell’odierna impresa è Kaspar Capparoni che ne firma la regia, oltre a ricoprire (per la seconda volta) il ruolo di Max che fu, nella prima edizione, di Romolo Valli. Con lui ci saranno Laura Lattuada (Nina), Clara Galante (Giovanna), Carlo Caprioli (Michele) ed Edoardo Purgatori (Ric). Scene, Alessandro Chiti.

Il seme di Metti, una sera a cena germoglia, nella mente di Giuseppe Patroni Griffi, dopo una serie di eventi amichevoli e teatrali, che vide protagonista l’intera schiera degli amici di Peppino: Romolo Valli, Giorgio De Lullo, ma anche Nora Ricci e soprattutto Luchino Visconti. Il tavolo, posto al centro della scena, è il fertile terreno di una vicenda che coinvolge personaggi che lì hanno piantato le loro radici e non riescono più ad allontanarsi, finanche nelle situazioni più difficili. La tavola – non è un caso che nelle didascalie sia sempre nominata al femminile – diventa donna quando è apparecchiata (cioè, ingioiellata), pronta per essere usata per l’atto «libidinoso» del pasto, e rappresenta l’Eden – dove tutto è permesso – delle complicità tacite e solidali. Intorno al desco sono coinvolte quattro (alla fine saranno cinque) persone che evocano un incontro orgiastico all’insegna della parola e dell’amicizia, nel quale tutti sono invitati a partecipare al convivio. L’unica imprescindibile regola, infatti, è che nessuno abbandoni la tavola; chi lo fa è un traditore.

17 gennaio 2024

«Fausto» di Alessandro Casiglia


Roma, Teatro Trastevere
16 gennaio 2024

L’ACCUSA ALLA LIBERTÀ CHE GENERA SUDDITANZA

La rappresentazione di Fausto (spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandro Casiglia) è l’esempio più lampante di quanto sia ingrato ricoprire il doppio ruolo di regista e di attore. Sempre più spesso mi rendo conto che le giovani generazioni di teatranti sottovalutino questa impervia difficoltà. Vedere lo spettacolo con l’occhio dello spettatore non è lo stesso che sorvegliare l’allestimento con lo sguardo della propria immaginazione. Ci vuole una grande sapienza teatrale che i più giovani non possono aver maturata: non per incapacità (ci mancherebbe!), ma per ovvia scarsa esperienza.

Pour vous