SI PUÒ SCRIVERE UN SORRISO ANCHE COL MOSCONE CHE RONZA
Talvolta anche la critica deve sopportare il peso di un prologo che non sempre si sposa con la performance del palcoscenico. Non è per far polemica, ma è per segnalare quanta poca compostezza si riserva alla fatica di chi sta in scena. A spettacolo cominciato, con l’attrice che già aveva rotto il ghiaccio sotto i proiettori affrontando la platea, al botteghino, nel foyer poco distante dalla sala, separata soltanto da una tenda, una pentola di fagioli ha preso a borbottare profondamente disturbando la concentrazione sia dell’interprete che del pubblico. Dispiace che simile comportamento venga da chi fa parte del teatro. Dispiace pure che ci sia gente che arriva in ritardo pensando di poter far uso delle tonalità casalinghe e della maleducazione che si porta appresso. I ritardatari, infatti, per non deludere la strafottenza che li distingue, accomodandosi in sala hanno preteso anche i posti in prima fila. Et dulcis in fundo, appena seduti, hanno tirato fuori il cellulare. Certuni farebbero meglio a restare prigionieri del tinello a vedere spot pubblicitari.













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