Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post

13 aprile 2026

«La salita», un film di Massimiliano Gallo

«La salita» (un film di Massimiliano Gallo)

Roma, Cinema Eden
12 aprile 2026

IN CARCERE, UN TEATRO PER CONOSCERSI MEGLIO

Da parecchio tempo non recensisco più un’opera cinematografica per dedicarmi esclusivamente al palcoscenico ma siccome La salita è un film che vuole rendere omaggio alle potenzialità sociali del teatro, siccome l’impostazione della sceneggiatura risente di una fortissima influenza teatrale, penso che un’eccezione si possa fare. Massimiliano Gallo, al suo debutto dietro la macchina da presa, mostrando coraggio e determinazione, ha certamente vinto la sfida: il soggetto è assai accattivante e, pur se parte da alcuni cliché già visti recentemente in televisione, prende tutt’altra strada, conquistandosi una pregevole autonomia sia sul piano sentimentale che culturale. La presenza di Eduardo De Filippo tra i personaggi fa salire il livello dialettico e allontana il dramma del carcere minorile dalla deplorevole violenza senz’altro scopo. Lo rivela Mariano Rigillo interpretandolo, con grande rispetto e infinita delicatezza, e lo dice lui stesso, il maestro, nelle immagini di repertorio (girate al Filangieri) mostrate mentre scorrono i titoli di coda: «Mio padre mi ha fatto studiare. Non fidatevi dell’aiuto degli altri, fate affidamento solo sulle vostre forze». Ed è questo il messaggio che dovrebbe rimbalzare ogni giorno tra le mura di tutti i riformatori del mondo.

29 novembre 2024

«Giurato numero 2» di Clint Eastwood

Roma, Cinema Eden
28 novembre 2024

NULLA È COME APPARE. NEMMENO L’ETÀ

Appena terminata la proiezione di Giurato numero 2, quel subdolo pensiero sorto nel buio della sala, che è un chiaro paradosso, provocato dall’inquadratura di un particolare, prende consistenza cominciando a diventare un sospetto quasi realistico: allora, dare sfogo anche alle più improbabili domande diventa una necessità per liberarsi di un assurdo impeto di goliardia. Non è la prima volta che mi sorprende questo irrisorio delirio dopo aver visto una pellicola di Clint Eastwood, perfetta nella realizzazione: dalla sceneggiatura alle inquadrature, dalla fotografia al montaggio. Sì, è vero, si nota che la mano del regista è un po’ vecchio stampo, rispetto agli scatenati registi delle ultime generazioni, ma la limpidezza del racconto è di tale avvincente risolutezza che un pizzico di elegante stagionatura giova alla comprensione della storia e dei caratteri dei personaggi, ergo al piacere di vedere un bel film. Quindi quel pensiero ironico, quel delirio inverosimile, che somiglia a una boutade, diventa un’impellente dichiarazione di stima per chi ha cominciato a far cinema settant’anni fa.

12 novembre 2024

«Parthenope» di Paolo Sorrentino

Roma, cinema Savoy
12 novembre 2024

LA GRANDE BELLEZZA CHE NON SALVERÀ NAPOLI E NEMMENO IL MONDO

A chi mi ha chiesto se l’ultima opera di Paolo Sorrentino mi sia piaciuta o meno, ho risposto che lei, l’attrice protagonista, è talmente bella che il mio giudizio sul film non interessa più neanche a me. Due ore e mezzo per vedere il film e quattro ore almeno per disintossicarmi da tanta bellezza per riuscire a riveder le stelle. Una bellezza che non salverà il mondo nemmeno quando c’erano i bambini, ma anzi lo graverà, e non poco, di infelicità, di spleen, di appucundria, perché giunge dalle acque di quel golfo popolato dalle sirene, creature mitologiche che rapirono con il canto e con lo sguardo i loro spasimanti affogandoli nelle profondità marine. Una bellezza talmente ossessiva e malinconica da rimanere avviluppati nell’infelicità di Parthenope. D’altronde «è impossibile essere felici nella città più bella del mondo», dove Dio è l’unico a non amare il mare, perché quel mare è un tenace feudo del mito. Mito antico che risale al viaggio di Ulisse, ma anche mito moderno che si concentra nel sorriso di Celeste Dalla Porta.

27 ottobre 2024

«Giulia mia cara! Giorgio» di Maria Mauti

Festa del Cinema di Roma
Maxxi
24 ottobre 2024

L’ONORE DELL’ULTIMA PAROLA ALLA PREDILETTA

Presentato al Rome Film Fest il documentario su Strehler, protagonista Giulia Lazzarini

Nel 1994, durante un viaggio all’estero, Giorgio Strehler scriveva a Giulia Lazzarini: «… vorrei che fossi tu a darmi l’ultima parola». Si trattava di una richiesta del regista all’attrice su una questione professionale, ma dopo aver visto il documentario di Maria Mauti, che dal volume epistolare curato da Stella Casiraghi («Lettere sul teatro», Archinto 2003) è riuscita a estrapolarne il senso formativo del mestiere e a tradurlo in immagini con la voce della stessa Lazzarini, quel «… vorrei che fossi tu a darmi l’ultima parola» torna all’orecchio come una frase testamentaria. La sensazione nasce, senza alcuna forzatura, anzi con estrema naturalezza, per aver visto e compreso il rapporto profondo tra maestro e allieva. Lui, il padre mentore; lei, la figlia fedele. Non è un caso che il filmato della Mauti porti nel titolo il sentimento di una unione indissolubile Giulia mia cara! Giorgio.

25 ottobre 2024

Premio Rossellini, XVI edizione

Festa del Cinema di Roma
Parco della Musica
Spazio Lazio Terra di Cinema
25 ottobre 2024

CORTOMETRAGGI: PREMIATA LA MEMORIA PER L’ECCIDIO DI CALVI DELL’UMBRIA

Per il quarto anno consecutivo s’è svolta all’Auditorium, nel bel mezzo del gran circo della Festa del Cinema, la premiazione delle sceneggiature del Premio Roberto Rossellini 2024, giunto alla XVI edizione e dedicato ai cortometraggi. In collaborazione con la Festa del Cinema di Roma, presso lo Spazio Lazio Terra di Cinema della Regione Lazio, in meno di un’ora, guidati dall’eleganza di Francesco Verdinelli che ha condotto l’evento al ritmo sostenuto di uno swing, sono stati presentati i tre filmati vincitori: medaglia d’oro a Per non dimenticare di Zoe Perfetti e Vincenzo Merlo; l’argento è stato assegnato a Scusa di Giulio Novelli; bronzo per Trentasei Sensei! di Leonardo Gaspa, Elisa Angeli e Matteo Franchetti.

08 ottobre 2024

«Joker – Folie à deux» di Todd Phillips

Roma, Cinema Giulio Cesare
7 ottobre 2024

LA FOLLIA DI UN DRAMMA CHE FA A CAZZOTTI COL MUSICAL

Non è la prima volta che il sequel di un ottimo film sia un eclatante errore, ma un prodotto così scialbo, in verità, non lo si poteva immaginare. Nel 2019 Todd Phillips giocava il suo «Joker», carta vincente, dove, accanto al protagonista, Joachim Phoenix, c’era Robert De Niro, e la pellicola raccolse enormi consensi sia al botteghino che ai concorsi cinematografici: Leone d’oro a Venezia, due Golden Globe, undici candidature agli Oscar, tra cui quella di miglior film (due sole le statuette vinte), un Grammy e altri riconoscimenti mondiali. Scorrendo recensioni e commenti di quest’ultimo Joker – Folie à deux, la delusione di critica e pubblico è generale. Non è la presenza di Lady Gaga a determinare il flop, né quella di Phoenix, bravi entrambi anche se non eccellenti; piuttosto, sotto processo, è la sceneggiatura: sconclusionata e inconciliabile.

29 settembre 2024

«Il tempo che ci vuole» di Francesca Comencini

Roma, Cinema Caravaggio
28 settembre 2024

LA VITA VIENE PRIMA DEL CINEMA

Dio solo sa il tempo che ci vuole a capire quello che siamo, la nostra vita, le scelte, le ragioni delle cadute che ci hanno frenato; il tempo che ci vuole a comprendere la parola adulta, l’amore infantile, la favola bella che ieri ci illuse; il tempo che ci vuole per maturare, per decifrare una delusione, per scoprire il significato di un dolore; il tempo che ci vuole per trovare il filo del racconto di un amore che fino a un attimo prima non sapevi nemmeno perché; il tempo che ci vuole per accettare quello che sei, quello che hai, e quello che hai scoperto di essere per te stesso. Francesca Comencini ci ha messo del tempo, non importa quanto, per arrivare a decodificare tutto questo, e lo ha fatto con coraggio e devozione, con amore e con poesia nel film dedicato al rapporto con suo padre. Ce l’ha fatta: e, se è vero che «viene prima la vita e poi il cinema», questo è il più grande successo; se poi arrivano anche i riconoscimenti di pubblico e di critica per l’opera compiuta, ancora meglio.

21 settembre 2024

«La vedova Clicquot», di Thomas Napper

Festa del Cinema di Roma
Auditorium, Sala Sinopoli
19 ottobre 2023

«LO CHAMPAGNE AIUTA LA MERAVIGLIA»
APPLAUDITO IL FILM CHE PREMIA LA BENNETT

George Sand diceva che lo champagne aiuta la meraviglia; e la storia dello champagne raccontata dal punto di vista di colei che lo inventò suscita certamente meraviglia; e dalla meraviglia fu certamente accarezzata Barbe-Nicole Ponsardin, vedova Clicquot (1777-1866), donna che ancora oggi ha il potere di «partecipare» ai nostri festeggiamenti anche senza essere invitata. Probabilmente il fascino della nascita del primo champagne, per certi palati, è superiore a quello esercitato dal film di Thomas Napper, dove la fragranza delle piccole bollicine restano una chimera, ma la sua opera cinematografica ha riscosso un solido consenso e molti apprezzamenti al termine della presentazione alla Festa del cinema. In sala i protagonisti sono stati accolti e salutati da calorosi e meritati applausi. La bella Haley Bennett ha ricevuto il Premio progressive alla carriera, un riconoscimento per i tanti convincenti ruoli interpretati negli ultimi anni: di cui ci piace ricordare la Rossana nel «Cyrano» diretto dal suo compagno Joe Wright nel 2021. La Bennett, commossa per l’affetto riservatole dalla platea, conferma d’essere un’attrice talentuosa ed espressiva anche nella Vedova Clicquot, in cui deve affrontare un personaggio sdoppiato: la giovane moglie innamorata di François, figlio del fondatore dell’azienda vinicola, e la donna che, rimasta sola, deve affrontare sia le difficoltà enologiche cadenzate dai capricci stagionali e dai vigneti ancora giovani, che quelle sollevate da una mentalità educata al maschilismo e da una società legata ai vecchi principi.

02 aprile 2024

«C’è ancora domani», un film di Paola Cortellesi

Netflix
1° aprile 2024

L’OPERA NON CARATTERIZZA L’IDENTITÀ NAZIONALE: PAROLA DI MINISTRO

La pellicola di Paola Cortellesi arriva in tv dopo quasi sei mesi dalla sua presentazione ufficiale del 18 ottobre scorso al Rome Film Festival. Della kermesse romana ho seguito molti lungometraggi, ma proprio questo, che aveva inaugurato il concorso capitolino, l’avevo volutamente tralasciato, ché già tanto clamore era riuscito a sollevare prima ancora di raggiungere il grande schermo. Il collega che l’ha recensito, infatti, comincia il suo articolo scrivendo: «… è in lizza per il primo posto». Una forte critica indirizzata all’enorme lancio pubblicitario organizzato con grande anticipo (forse troppo!) in favore di un film che, pur ottenendo altri riconoscimenti, non riuscì ad aggiudicarsi il premio più ambito. Scartato poi anche per la selezione delle pellicole internazionali da inviare agli Oscar, C’è ancora domani, resta un’opera importante, se non altro per il clamore sociale che ha scatenato.

11 marzo 2024

La notte degli Oscar 2024

SETTE STATUETTE PER «OPPENHEIMER» DEDICATE ALLA PACE NEL MONDO

Vincono anche le pellicole straniere di Glazer (due premi) e di Justine Triet per la sceneggiatura

Alle 3.20 del mattino (ora italiana) Oppenheimer porta a casa la settima statuetta. La più importante. Ma già da più di un’ora la scelta del vincitore era ormai chiara. Dopo un iniziale exploit a vantaggio del film di Yorgos Lanthimos che ha conquistato di seguito le premiazioni del trucco, della scenografia e dei costumi, Povere creature! ha dovuto cedere il passo alla sontuosa opera di Chris Nolan sulla bomba atomica. E, com’era prevedibile, bomba è stata: film, regia, attori (protagonista e non protagonista), fotografia, montaggio e colonna sonora. Sette squilli su tredici nomination. In dirittura d’arrivo Emma Stone, pur senza voce, è riuscita ad afferrare la quarta statuetta per il personaggio di Bella, donna bambina della favola del regista greco. Secondo Oscar personale, dopo La La Land del 2017. 

10 marzo 2024

«Ennio», film documentario di Giuseppe Tornatore

Roma, Cinema Lux
10 novembre 2022

C’ERA UNA VOLTA… MORRICONE

«Servono solo due o tre note per comporre una colonna sonora»

L’evento è davvero straordinario. La sala è piena, non c’è un posto libero. Anzi qualcuno è seduto su piccole sedie aggiunte.
«Non si potrebbe», è la voce che fino a poco prima dell’ingresso in sala si sentiva dire al botteghino.
«La legge lo vieta, ma l’evento è straordinario e con un solo giorno di proiezione non si può rimandare la gente a casa», sussurra un signore fiaccato dal tormento della responsabilità.
L’evento è straordinario: «Soltanto oggi e in poche sale in tutta Italia», si puntualizza all’ingresso.
«La società che distribuisce il film poteva concedere qualche giorno in più», lamenta un altro spettatore.
«L’evento è straordinario perché per vedere le cose belle ce le fanno sudare, ci obbligano a rincorrerle e poi si rischia pure di tornare a casa a bocca asciutta», sintetizza il più anziano.

Tutti hanno ragione, ma nessuno sa il vero motivo per cui l’evento è davvero straordinario. E ha fatto benissimo il direttore del cinema a prendersi la responsabilità di aggiungere qualche posto a sedere, all’ultimo minuto, per non rovinare la festa a Ennio Morricone che la sera del 10 novembre, in occasione dello straordinario evento, avrebbe soffiato su 94 candeline, e magari con la tromba, il primo amore.

08 marzo 2024

«Anatomia di una caduta», film di Justine Triet


Festa del Cinema di Roma
Parco della Musica
Teatro Studio G. Borgna
22 ottobre 2023

SOTTO PROCESSO UNA SOCIETÀ OSSESSIONATA DAI LUOGHI COMUNI

Davvero un bel film, intrigante e intelligente, che mette sotto processo la mentalità di una società corrotta dal conformismo. Un thriller giudiziale accattivante e arguto che giustamente ha vinto la Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes. I fatti: Sandra, scrittrice, insieme con il marito Samuel, scrittore e insegnante, e il figlio undicenne Daniel, da sette anni ipovedente (cioè, non completamente cieco) a causa di un incidente, vive in una isolata baita di montagna non lontano da Grenoble. Daniel, rientrando da una passeggiata col cane, scopre il cadavere del padre disteso in terra davanti alla porta d’ingresso. Le apparenze indicano chiaramente che sia caduto dall’alto: sì, ma come e perché? Tre sono le ipotesi: incidente, suicidio, omicidio. Al momento del ritrovamento in casa c’era solo Sandra, che – come asserisce ella stessa – dormiva e non ha sentito alcun rumore. Le tracce individuate sulla neve sono evidenti, ma nascondono la verità. Ovvio che Sandra è l’unica sospettata: comincia, quindi, un processo, attraverso il quale l’autrice del film, Justine Triet (che ha scritto la sceneggiatura con Arthur Harari), seziona da varie angolazioni l’intimità della vita della coppia. In tribunale l’accusa (condotta da un ottimo Antoine Reinartz, insopportabile come la spina di un cactus conficcata nella pianta del piede) esplora ogni particolare, spoglia davanti alla corte i caratteri di marito e moglie, vivisezionando tutte le intromissioni esterne, scandaglia il passato, ipotizza un futuro, coinvolge attivamente il ragazzo (unico testimone delle vicende domestiche). Entrambi sono scrittori: allora si studiano i libri che hanno pubblicato per cercare di rintracciare un indizio che conduca alla verità che, invece, pare, se ne sta sempre in disparte a osservare un ossessivo procedimento giudiziario, dal suo punto di vista, ridicolo. Al termine, infatti, ci sarà una sentenza, ma i fatti resteranno senza conclusione.

06 marzo 2024

«The holdovers» di Alexander Payne


Roma, cinema Adriano
5 marzo 2024

PAUL GIAMATTI SOSTIENE «I RESIDUI» DELLA RETORICA

Qualche fine scienziato della distribuzione italiana di The holdovers ha avuto la bella pensata di aggiungere, al titolo originale, una postilla: Lezioni di vita. Non essendo la traduzione letterale del nome con cui è stato battezzato il film, e avendo – questa geniale pensata – un significato abbastanza fuorviante dall’argomento principe, mi chiedo se davvero si sentisse la necessità di rendere banale un titolo, forse per noi criptico, ma molto più significativo. Sono ormai anni che in Italia le pellicole americane spesso mantengono l’autenticità della loro egida in cartellone, a volte anche poco comprensibile (come in questo caso), ma offrire al pubblico una spiegazione distorta, che lambisce la retorica più melensa come richiamo per le allodole, non è né corretto e nemmeno furbesco. Non sono lezioni di vita che i protagonisti si scambiano, ma è la tragedia del confronto generazionale ad essere il fulcro di una conoscenza coatta, nata sotto cattiva stella, che però finisce per creare un affetto sincero, determinato da un rapporto di sottile cameratismo tra due sfigati di epoche diverse.

05 marzo 2024

«Povere creature!» di Yorgos Lanthimos


Roma, Cinema Moderno
3 marzo 2024

IL MONDO DI BELLA È IL CINEMA DELLE MERAVIGLIE

Film straordinario per la sua semplice complessità. L’ossimoro cinematografico è di Yorgos Lanthimos che firma per il grande schermo una raffinata opera «letteraria» di ottima fattura, nella quale affronta talmente tante tematiche che per comprenderle tutte e rivelarne la profondità si abbandona al puro surrealismo. Non c’è mai una inquadratura realistica: ogni cosa è deformata dall’abuso delle ottiche grandangolari. Tutto è ampliato, curvato, dilatato come in una visione onirica e irrazionale. Ma quanta verità si può leggere in questa fiaba, ispirata all’omonimo romanzo dello scozzese Alasdair Gray.

04 marzo 2024

«Le Molière imaginaire» di Olivier Py

Laurent Lafitte è Molière

Nizza, cinema Rialto
23 febbraio 2024

«NON È LA MIA MALATTIA AD ESSERE IMMAGINARIA, MA IL MIO IMMAGINARIO AD ESSERE MALATO»

È un film appena sfornato, del 2024. In Italia ancora non è uscito nelle sale (e chissà se…), ma vale la pena ricordarlo soprattutto per il nome che porta nel titolo: un colosso del teatro mondiale dalla vita disordinata che assomiglia a un’avventura epica, un’esistenza vissuta nella consapevolezza della finzione teatrale e della reale immaginazione. Sono queste, in effetti, le radici che hanno generato Le Molière imaginaire di Olivier Py. Una rappresentazione su palcoscenico della vita privata di Jean-Baptiste Poquelin (1622–1673).

03 marzo 2024

«American fiction» di Cord Jefferson

Erika Alexander e Jeffrey Wright
Amazon Prime
2 marzo 2024

IL LIBERO PENSIERO DEL PROFESSOR «MONK», ANTICONFOMISTA RIBELLE

Nel 1944 Thelonious Monk scrisse un brano musicale dal titolo diventato poi leggendario: Round midnight. Considerato sin da subito un pezzo di difficile esecuzione, ancora oggi resta il vessillo di un genere jazz considerato innovativo. Cootie Williams, che collaborò in parte alla creazione, disse che gli inconsueti e bizzarri giri armonici che la musica conteneva erano il miglior frutto del «pessimo» carattere di Thelonious, uomo per certi versi stravagante, a volte scontroso, quasi sempre rintanato nel silenzio, ma pronto a proporre l’idea più originale. E originale e diverso da tutti gli altri, all’epoca, era Round midnight, brano che trovò una casa discografica soltanto tre anni dopo il suo battesimo in pubblico.

28 febbraio 2024

«La zona d’interesse» di Jonathan Glazer

Nizza, cinema Rialto
24 febbraio 2024

LA CRUDELTÀ DISCRETA DELLA BORGHESIA

Candidato a cinque premi Oscar, il film di Glazer racconta il genocidio di Auschwitz al di là del muro

La tragedia che non si vede. Il dramma nascosto dietro il muro. Il genocidio commesso tra i rumori ovattati dalla barriera, tra gli spettri soffocati dal fumo ancora infuocato dei comignoli che sputano i vapori della morte senza esitazione. La zona d’interesse è un film a parte: si potrebbe dire anche che sia un altro film, un’altra storia che prescinde dal contesto per cui è stato scritto. Il suo fascino e la sua atroce crudeltà si nascondono sulla faccia storicamente più nascosta della medaglia, quella apparentemente pulita, mai sfiorata dal massacro nazista, mai inquadrata fino ad ora. La pellicola prende in parte spunto dall’omonimo romanzo (2014) di Martin Amis e traduce in immagini casalinghe la feroce quotidianità della famiglia di Rudolf Höss, il direttore del campo di concentramento di Auschwitz, la zona d’interesse. Rudolf abita con moglie e figli in una villa con giardino, piscina e orto al di là del muro, al di là del filo spinato. Al di là del male. E il regista ci mostra che al di qua, il male, è altrettanto spietato, anzi lo è di più.

28 gennaio 2024

«Maestro», di Bradley Cooper (2023)

Bradley Cooper nel ruolo di Leonard Bernstein
Netflix,
27 gennaio 2024

MUSICA E VITALITÀ DI BERNSTEIN RIVIVONO NEL FILM DI COOPER

In attesa degli Oscar, nessun riconoscimento ai Golden Globes

Maestro è stato presentato all’ultimo Festival di Venezia riscuotendo molti apprezzamenti, ma senza racimolare alcun premio. Ora, il film di Bradley Cooper dedicato a Leonard Bernstein, dopo aver bruciato quattro candidature ai Golden Globes, spera di recuperare agli Oscar (7 candidature, che non son poche). L’augurio è che vinca, vinca, vinca, in onore del più straordinario Maestro della musica contemporanea: l’unico, insieme con Šostakovič, ad aver portato le forme musicali considerate leggere a livello della musica colta. Questa speranza di vittoria, tuttavia, molto probabilmente rimarrà inascoltata. Sappiamo benissimo che quel che oggi spinge una pellicola alla conquista dei più ambiti riconoscimenti internazionali dipende da altri fattori, più economici che artistici, e non solo.

03 gennaio 2024

«Che hai fatto in tutti questi anni», Einaudi, 2021 (seconda parte)

MEDIOLI: «È LA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO DI UN GANGSTER»

Claudio Mancini, l’amico: «Sergio era un gran fijo de ‘na mignotta, praticamente un genio»

Ipse dixit: «Basta western», ma un grande regista, un uomo che ha vissuto di cinema sin dalla nascita – il padre di Leone, Vincenzo, in arte Roberti Roberti, fu un pioniere del muto all’epoca di Francesca Bertini – è soprattutto, per indole artistica, un gran bugiardo. Non a caso Sergio Leone, che con i suoi film è diventato il maestro dell’antagonismo tra il Buono e il Cattivo, comincia le riprese di C’era una volta in America partendo proprio dalla lotta tra il Bene e il Male: un western in versione metaforica, una rappresentazione irreale tra le ombre di Rama e Ravana, personaggi antagonisti della mitologia induista. Affermare che, dopo la Trilogia del dollaro e i dopo «C’era un volta il west» e «Giù la testa», l’intenzione è di abbandonare il genere western suona come il campanello di un rito scaramantico: in questa storia di gangster la forza del Male sembra trionfare sul nascere, eppure sono l’Amore e l’Amicizia i sentimenti portanti del film. Fatto sta che quelle immagini, in perfetto stile giapponese, sono le prime a essere girate e tra le prime a essere utilizzate in fase di montaggio, come se Leone volesse far intendere che, anche lontano dai suoi pistoleri, le anime rivali del Far West restano vive ovunque. D’altronde i rapporti col Sol Levante dei samurai di Kurosawa si sono intrecciati, senza più lasciarsi, sin dai tempi di «Per un pugno di dollari» (1964).

02 gennaio 2024

«Che hai fatto in tutti questi anni», Einaudi, 2021 (prima parte)

SERGIO LEONE E I PRIMI 40 ANNI DI NOODLES E MAX

In un libro, la genesi del capolavoro cinematografico raccontata da Piero Negri Scaglione

Il 28 settembre 1984, quaranta anni fa, usciva nelle sale cinematografiche italiane «C’era una volta in America», capolavoro di Sergio Leone, considerato dal pubblico uno dei film più emozionanti di sempre, e dai cinefili tra le opere più riuscite; un film pieno di fascino che ha nella sua gestazione una storia altrettanto affascinante. L’ha raccontata Paolo Negri Scaglione pubblicando per Einaudi (2021) «Che hai fatto in tutti questi anni».

Il 14 giugno 1982, poco meno di un mese prima che Dino Zoff alzasse la coppa del mondo al cielo di Madrid, alle 9.30 del mattino, a Roma, Sergio Leone dà il via alle riprese del suo nuovo film. Si gira in una piccola sala teatrale di fronte al Campidoglio, chiusa al pubblico dal 1969 a causa di un piccolo incendio. Il regista, con Robert De Niro, Olga Karlatos, Mario Brega e il produttore esecutivo Claudio Mancini si danno appuntamento al Teatro della Cometa, insieme con altre comparse di Cinecittà, mentre alcuni tecnici, con lo scenografo Carlo Simi già hanno allestito la «fumeria d’oppio dove De Niro/Noodles è disteso a terra, la lunga pipa in bocca. Raccoglie il giornale con la notizia della morte dei suoi tre compagni» e ascolta per la prima volta lo squillo di un telefono che solo lui sente suonare.

Pour vous