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21 settembre 2026

Premiazione «Le Maschere del Teatro»: il commento

Le MAschere del teatro italiano 2026

Roma, Teatro Argentina
19 settembre 2026

L’INGIUSTIZIA PREMIA ELIO GERMANO

Con Serena Autieri a far gli onori di casa, la festa per il teatro italiano ha immediatamente preso un ritmo frizzante e uno spessore artistico che forse erano necessari alla brillantezza della kermesse. Bella ed elegante presenza, spontaneità e scaltrezza, voce canora straordinaria, tutte doti, a cui si è aggiunta un’insospettabile padronanza del mestiere di presentatrice, grazie alle quali ha saputo sciogliere col sorriso anche quei piccoli imprevisti che l’improvvisazione inevitabilmente crea. Attorno a lei un parterre di star nazionali e internazionali. Su tutti spiccava Giulia Lazzarini, un monumento in continuo movimento della scena nostrana anche con 92 primavere sulle spalle: vincitrice quest’anno della quinta Maschera, la seconda come attrice non protagonista. Accompagnata in ribalta, al momento della consegna del premio, da un altro decano e gigante del nostro teatro, Gabriele Lavia, ormai habitué della premiazione, applauditissimo anche lui, l’attrice ha dedicato il successo a tutti coloro con cui ha lavorato (e non son pochi) «e con cui lavorerò», ha aggiunto con la pervicace forza dell’ironia.

20 settembre 2026

Le Maschere del Teatro italiano: i vincitori 2026

Francesco Rocca (presidente Regione Lazio) e Serena Autieri (foto fn))
Robert Carsen

Roma, Teatro Argentina
19 settembre 2026

CON ROBERT CARSEN TRIONFA «ANTIGONE»

La XXIII edizione delle Maschere del teatro italiano ha festeggiato sabato sera la consegna dei premi. La kermesse è stata presentata da Serena Autieri che, con Antonio Bannò, ha accolto sul palcoscenico dell’Argentina i finalisti che venerdì sono stati ricevuti al Quirinale per l’augurio del Capo dello Stato. Enorme l’affetto del pubblico romano nei confronti di Giulia Lazzarini che, ancora a telecamere spente (l’evento è stato poi trasmesso in differita su RaiUno), è stata salutata da un caloroso applauso seguito da standing ovation. «Dovevo venire a Roma per ricevere un applauso così affettuoso!», ha commentato l’attrice, classe 1934, giunta appositamente nella Capitale prima ancora di sapere d’aver vinto la sua quinta Maschera, la seconda come non protagonista per «Miracolo a Milano». Rammarico per l’assenza di Umberto Orsini. (fn)

Di seguito l’elenco delle terne con i vincitori in neretto:

27 giugno 2026

«Platonov» di Anton Cechov (regia, P. Stein)

«Platonov», di Anton Cechov. (Regia, P. Stein)

Lo spettacolo che ha debuttato, in prima nazionale, al Festival dei Due Mondi (Spoleto) il 26 giugno è stato visto dal sottoscritto il 20 giugno scorso in prova generale, al teatro della tenuta umbra di San Pancrazio di Peter Stein.

L’AMORE, CHE INFERNO!

Peter Stein, grazie all’esperienza che ormai gli appartiene, sposa con semplice familiarità il teatro di Anton Cechov tanto da coglierne con eleganza tutti i sottintesi drammatici e al contempo ironici, che finanche Stanislavski ne sarebbe invidioso! In quest’ultima fatica il regista tedesco ha fatto di una trama dall’impronta prettamente drammatica, quale è il Platonov, una commedia ironica sui difetti della società e sui vizi della gente. L’autore compose il testo, che è tra i meno rappresentati della sua opera, a soli vent’anni, tra il 1880 e l’81, e – in verità – risente di qualche esuberanza di scrittura giovanile: troppi i personaggi che non hanno uno sviluppo continuo e un po’ vengono dimenticati, qualche eccesso nei caratteri (come il pianto imposto alla figura di Maria Efímovna), qualche ripetizione che ingabbia perfino il protagonista, e soprattutto la lunghezza del testo che giunge alla conclusione dopo quattro atti, di cui il primo potrebbe tranquillamente vivere da solo come atto unico e nemmeno breve.

19 giugno 2026

Una serata con Paolo Castrignano, chef a Trastevere

Roma, 18 giugno 2026

SIGNORI, LA «SANTA CUCINA» È DI SCENA

Lo stimolo per intervistare uno chef è arrivato appena ho varcato la soglia del ristorante, un luogo dove non ti aspetti di trovare la stessa situazione di quando entri dal fondo di una platea che di fronte offre la visuale del palcoscenico e l’occhio già mira, con lo sguardo della memoria, a una nuova edizione di Sabato, domenica e lunedì: «Ampia e linda cucina», scrive Eduardo nella didascalia di apertura. Non si nota, però, la presenza di Rosa Priore che prepara il ragù, ma al suo posto una squadra di cuochi è alle prese con le più svariate preparazioni. Dalla porta d’ingresso della sala del Cecilia Santa Cucina, mentre si viene catturati dal rito dell’accoglienza – solitamente è Fabio che porge il benvenuto per accompagnare i clienti al posto, pardon, al tavolo – s’intuisce infatti che lì, la rappresentazione è cominciata già da un po’, ma il concetto del ritardo è abbastanza effimero. Solo una vetrata, come fosse la quarta parete, separa la zona dei fornelli dalla platea. È teatro vivo, realistico, anzi iperrealistico, perché anche i profumi fanno parte della regia. Scorgo le bottiglie di vino sulla sinistra, ma mi incuriosiscono i ripiani di marmo sostenuti da vecchi tavolacci restaurati su cui si mangia. È un arredamento insolito, rustico e raffinato, pieno di fascino. Siamo nella vecchia Roma popolare di Trastevere.

17 giugno 2026

Commento alle terne. Le Maschere del teatro italiano 2026

Roma, Teatro Argentina
15 giugno 2026

CARO UMBERTO, QUESTO PREMIO È TUO, TI SPETTA

Fossimo agli Oscar, oggi il nome di Arturo Cirillo sarebbe su tutti i siti del web, e con pieno merito: 7 candidature sono tante, ma Le false confidenze di Marivaux, che con maestria l’artista ha saputo portare in scena, le reggono benissimo in ogni categoria assegnata: dalle luci alle musiche, dalle scene ai costumi, fino all’attrice protagonista (la sorprendente Elena Sofia Ricci), regia e miglior spettacolo; anzi, per me, manca all’appello anche quella dell’attrice non protagonista, che davo quasi per scontata. A tal proposito, in questa categoria, vorrei sottolineare la presenza, sostenuta a maggioranza, di Anita Bartolucci, non nuova nella triade delle Maschere, premio che ha già vinto due volte, sfiorando anche il podio nella categoria superiore: messa a dura prova in un ruolo di un carattere del teatro di Eduardo, è riuscita a sopperire, lei che è marchigiana, alle difficoltà del dialetto inventandosi un’eleganza nei gesti e una fioritura nella dizione, queste sì, tutte partenopee. Stesso discorso, anche se con sfumature differenti, vale per Paolo Serra, il ragioniere che porta lo scompiglio in casa Priore. Sono i punti di forza, insieme con il protagonista Claudio Di Palma (ben 10 votazioni su 15 a suo favore), che hanno sospinto le 4 candidature di Sabato, domenica e lunedì, regia di Luca De Fusco. Il quale, doveroso dirlo, promosso anche tra i migliori registi, da patron della kermesse, ha declinato l’invito a partecipare alla premiazione, lasciando gareggiare la sua opera come Miglior spettacolo, insieme all’outsider Antigone, firmato da Robert Carsen. C’è chi mormora che sarà proprio quest’ultimo il più temibile antagonista, tuttavia è anche il meno visto.

16 giugno 2026

Le Maschere del Teatro italiano. Le terne 2026

Roma, Teatro Argentina
15 giugno 2026

7 CANDIDATURE PER LE «CONFIDENZE» DI CIRILLO

Si è svolto ieri pomeriggio l’incontro per stabilire le terne dei migliori della stagione teatrale sulla quale è appena calato il sipario. La giuria della XXIII edizione del premio Le Maschere del teatro italiano, presieduta da Gianni Letta, e composta quest’anno da Giulio Baffi, Caterina Barone, Donatella Cataldi, Franco Cordelli, Masolino D’Amico, Elio De Capitani, Giuseppe Dipasquale, Titti Foti Giuliani, Katia Ippaso, Tommaso Le Pera, Laura Novelli, Michele Sciancalepore, Francesco Siciliano (Presidente della fondazione Teatro di Roma) e dal sottoscritto, si è data appuntamento sul palcoscenico del Teatro Argentina (ospite del patron della kermesse e direttore dello stabile romano, Luca De Fusco) per decretare i magnifici 3 per ciascuna delle 13 categorie. Le terne finaliste passeranno successivamente al vaglio di una giuria popolare, formata da oltre mille operatori culturali e abbonati dei Teatri nazionali, che designerà i vincitori. La premiazione si terrà sempre al Teatro Argentina il 19 settembre prossimo (h. 19.00), e verrà trasmessa in differita su Raiuno in tarda serata.

07 giugno 2026

«La figlia di Kioto Zhang», scritto e diretto da Massimo Odierna

«La figlia di Kioto Zhang», scritto e diretto da Massimo Odierna

Roma, Spazio Recherche
6 giugno 2026

«BENVENUTI IN QUESTO PAZZO MONDO»

D’altronde ero stato avvertito senza fraintendimenti: «Vieni, spettacolo bello pazzo!» E la follia non s’è risparmiata, anzi, ha dato il meglio di sé ruotando vorticosamente intorno a un perno centrale nemmeno troppo solido. Una storia che si basa sulla disperata ricerca di un’immagine favolistica, la dolce Noa, il desiderio di un amore impossibile, ossia La figlia di Kioto Zhang, il temibile capo delle guardie imperiali; fanciulla incantevole le cui sembianze, dice Libero innamorato, ricordano le «famose» ceramiche di Catanzaro e i «celebri» arcobaleni di Pechino: goliardiche trovate molto distanti da qualunque riferimento finanche surreale. Per fortuna, «le lacrime di minchia» ci riportano con i piedi a terra nel nostro mondo, al nostro tempo sconclusionato, dove tutto diventa esagerazione e volgarità. Esiste, però, in teatro, un tipo di volgarità talmente fantasiosa e sfacciata da superare il limite di qualsiasi pudore e conquistare il fascino della risata e della fiducia. Pertanto, la quotidiana volgarità detestabile che, invece, incontriamo per strada, al bar, al ristorante, quella fastidiosa che sembra inseguirci ovunque travestita da umana irrazionalità, quell’altra ancor più noiosa offerta dalla telespazzatura, trova in questa (che è teatralizzata) la sua bella copia, ardita e fantasiosa, che ne è la parodia, in cui anche le espressioni più grevi e colorite esplodono come ricami artificiosi di un ingegno.

05 giugno 2026

«Il pedagogo dell’infame», scritto e diretto da Riccardo Cacace

«Il pedagogo dell’infame», scritto e diretto da Riccardo Cacace

Roma, Teatro Tordinona
4 giugno 2026

HITLER E GOEBBELS HANNO UN’ANIMA. MA È TEATRO!

Triste premessa. Esistono spettacoli ben scritti, magnificamente recitati, egregiamente allestiti che rappresentano, come fiore all’occhiello, l’ingiustizia del nostro sistema teatrale. Lo scorso anno – sono ormai trascorsi 13 mesi – Il pedagogo dell’infame, scritto e diretto da Riccardo Cacace, esordì allo Spazio Diamante (in forma di studio o, se preferite, di corto teatrale) al festival Indivenire diretto da Giampiero Cicciò e patronato da Alessandro Longobardi. Fu immediatamente notato e sostenuto dall’intera giuria (di cui allora facevo parte), e fu premiato, senza troppi indugi, come Miglior spettacolo, col maggior riconoscimento anche al Miglior attore (Marco Gualco). Sappiamo bene che, di questi tempi, vincere una kermesse (qualunque essa sia) non è sempre sinonimo di garanzia di qualità: eppure, a volte, pregi e valori riescono a consistere tanto chiaramente in un progetto che ci si aspetterebbe che la stagione successiva il vincitore meritasse palcoscenici più gratificanti e anche qualche sostegno economico più congruo. Invece, per come vanno le brutte faccende del teatro indipendente, eccoli, Riccardo e Marco, ancora vincolati alle dipendenze e agli incastri di un festival che, dopo un anno, a fine stagione cerca di sostenerli e di dar loro una vetrina con una sola replica romana.

04 giugno 2026

«Circle mirror transformation» di Annie Baker (regia, Valerio Binasco)

«Circle mirror transformation» di Annie Baker (regia, Valerio Binasco)

Roma, Teatro Argentina
3 giugno 2026

ESERCIZI DI STILE ALLA RICERCA DELLA SATIRA!

Prima mi tolgo un fastidioso sassolino dalla scarpa. Annie Baker, tra le più autorevoli drammaturghe contemporanee statunitensi, già vincitrice di un Pulitzer nel 2014, nelle note di apertura a Circle mirror transformation, avverte registi e attori che si accingono a dar vita alla sua opera di «rispettare le pause e i silenzi di questa pièce. […] Senza i suoi silenzi diventerebbe una satira, mentre si spera possa essere una piccola meditazione naturalistica sul teatro, la vita, la morte e il passaggio del tempo». Già la pretesa di voler meditare su teatro, vita, morte e passaggio del tempo (argomenti filosoficamente abbastanza impegnativi e molto dibattuti) preferendo, alle parole, pause e silenzi sembra appartenere più al mondo della satira che a quello del dramma. Se qualche insegnamento a riguardo ci è pervenuto dagli antichi pensatori greci, che molto amavano discettare su questi temi universali, lo dobbiamo grazie alle loro parole, ai loro scritti: certamente non siamo stati educati né dai silenzi né dalle pause di quei saggi che precedettero la venuta di Cristo. Se poi la Baker, evidentemente erede di quella ricerca di intima elevazione e folgorazione interiore tipica della beat generetion di Kerouac, pretende di sostituirsi ad Eraclito, Platone e Aristotele con pause e silenzi è liberissima di sperare nella sua «piccola meditazione naturalistica».

01 giugno 2026

«Amleto» di W. Shakespeare (regia, Luca Ariano)

«Amleto» di W. Shakespeare (regia, Luca Ariano)

Roma (Labaro), Studi Cine Lab
31 maggio 2026

LA COSCIENZA DEL PRINCIPE È UNA E TRINA

Che le letture critiche del testo più famoso del Bardo fossero più d’una, e talvolta anche controverse, lo sapevamo e ce n’eravamo fatta una ragione mettendoci in pace con noi stessi e soprattutto senza voler contraddire nessuno degli autorevoli studiosi shakespeariani; che nel personaggio di Amleto soggiornassero indefiniti dubbi che  al contempo lo sostengono e lo infragiliscono in ogni istante del suo travaglio, e che questi potessero essere osservati da diverse prospettive, anche, è stato motivo di rassegnazione intellettuale; ma che tre di queste sfaccettature psicologiche, forse addirittura psicoanalitiche, del Principe di Danimarca potessero prendere consistenza scenica e diventare una coscienza in carne ed ossa, spaccata in tre parti, in cui ciascuna dialoga con le altre, questo, sì, è davvero sorprendente.

31 maggio 2026

«Ago, capitano silenzioso», scritto e diretto da Ariele Vincenti

«Ago, capitano silenzioso» scritto e diretto da Ariele Vincenti

Roma, Teatro Vittoria
30 maggio 2026

«IL SILENZIO È UN’OCCASIONE PER ASCOLTARE»

«Oh Agostino, Ago, Ago, Ago, Agostino gol». Al termine della rappresentazione, lo storico incitamento che per anni ha osannato il capitano della Roma dello scudetto di Falcao, di Pruzzo, di Conti, parte da una sola voce, ma in un attimo il coro si espande all’intera platea, come accadeva (quasi cinquant’anni fa) allo Stadio Olimpico. Qualcuno, durante il nostalgico entusiasmo, solleva le vecchie sciarpe con i colori della Magica, un po’ sbiaditi dal tempo, ma ancora vessilli di una fedeltà incrollabile. È il momento in cui si capisce che Ariele Vincenti, con un monologo, da lui scritto, diretto e interpretato per ricordare Agostino Di Bartolomei, è riuscito a portare in teatro una ristretta brigata di rappresentanti della Curva Sud, autentici Ultrà, ora coi capelli bianchi, ma da sempre con il cuore «mezzo giallo e mezzo rosso». Tra loro anche Antonio Bongi che, a soli 14 anni, nel ’72, fondò il gruppo dei Boys, sostenitori assiepati nella Nord, e che fu tra coloro che nel ’78 rubarono ai tristemente famosi Hooligans dei Reds il ritmo con cui inneggiare Ago, colui che a breve sarebbe diventato il capitano.

28 maggio 2026

«Le notti bianche» di F. Dostoevskij (regia, Lucia Rocco)

«Le notti bianche», di F. Dostoevskij (regia, Lucia Rocco)

Roma, Teatro Torlonia
27 maggio 2026

INTIMA RAPPRESENTAZIONE DELLA MORTE DI UN SOGNO

Concetto fondamentale che il sognatore, protagonista de Le notti bianche, confessa alla giovane Nasten’ka durante la seconda notte, quando il dialogo si fa più denso, riguarda la differenza tra la vita insulsa della gente comune, che mai si spezzerà all’improvviso, e la brusca fine dei sogni, condannati invece a svanire in un attimo. Dostoevskij lo fa dire chiaramente al suo alter ego: «… anche i sogni muoiono!», intendendo che con la fine del sogno si spegne l’anima del sognatore, la sua fantasia, il desiderio, tutte quelle sensazioni che sono più vive ed eccitanti della realtà circostante. Lucia Rocco, che ha adattato il racconto con molta cautela e infinito rispetto per l’autore (tant’è che in locandina si legge che lo spettacolo teatrale è di Fiodor Dostoevkij, e non tratto da F. D.), da regista s’è lasciata guidare, per incanto, da questa indicazione, sottraendola alla narrazione, ma traducendola visivamente per la scena; cosicché l’intera rappresentazione gira intorno all’angoscia del più bel sogno che ineluttabilmente sta per spezzarsi.

15 maggio 2026

Chiacchierata informale sulle abusive intromissioni

Roma, 5 maggio 2026

«OLTRE QUARANT’ANNI DI GAVETTA: NON SE NE PUÒ PIÙ!»

L’incontro si apre con uno sbadiglio.
«Scusa, mi succede sempre quando sono nervoso.»
- E lo sei, ora?
«Da qualche mese, sì, costantemente.»
Lui, attore, sessant’anni passati («…da un bel po’, direi!»), oltre quaranta dedicati al palcoscenico («quarantacinque», sottolinea), ordina due caffè e, insieme al suo fisico corpulento, fa sedere sulla sedia il peso di un’inquietudine che lo rende apparentemente svogliato. «Ti ho chiamato io, sei mio ospite», bofonchia puntando un dito sul tavolo, come se volesse mettere un punto a un discorso ancora da cominciare. Eppure, da un paio di settimane, ha terminato una tournée di successo: dovrebbe essere quantomeno sereno.
«Non posso esserlo.», la risposta è perentoria.

14 maggio 2026

«Morte di un commesso viaggiatore» di Arthur Miller (regia, C. Sciaccaluga)

«Morte di un commesso viaggiatore» di Arthur Miller (regia, C. Sciaccaluga)

Roma, Teatro Argentina
13 aprile 2026

«GUARDA COME CI HANNO INGABBIATI!»

L’impronta fotografica che Carlo Sciaccaluga dà al suo allestimento di Morte di un commesso viaggiatore – tanto per far capire subito che sta viaggiando da solo, senza ingombranti rimembranze paterne (Marco Sciaccaluga ne diresse ben due edizioni) – è racchiusa nell’immagine iniziale, quando tutti gli attori, con il volto coperto, fanno capolino dalle quinte in attesa dell’arrivo di Willy Loman che giunge dalla platea. Lo osservano come automi silenziosi, come quei manichini con le teste bianche che De Chirico dipinse per rappresentare l’uomo moderno, privato della propria identità, a cui il nuovo sistema di vita ha oscurato la capacità di trasmettere emozioni. In questa giungla di sguardi che evocano mistero e solitudine, e che noi oggi conosciamo fin troppo bene, avanza l’ultimo naufrago dell’umana coscienza, stanco certamente di viaggiare a causa del suo sciagurato mestiere, ma la sua camminata si porta dietro una stanchezza molto più profonda, quella di un uomo che sente l’affanno delle forze che lo stanno abbandonando, della fatica che non riesce più a sopportare a causa delle continue mortificazioni che tenta di nascondere.

11 maggio 2026

«Ape regina» di Giorgia Cerruti (regia, Giglio/Cerruti)

«Ape regina» di Giorgia Cerruti (regia, Giglio/Cerruti)

Roma, Teatro Basilica
9 maggio 2026

QUANDO MOLLY BLOOM SCELSE BILLY WILDER

Giorgia Cerruti, oltre a essere un’ottima interprete, credibile finanche nelle situazioni più paradossali, come in questa Ape regina che ha scritto per se stessa, costruisce i testi avvalendosi di una notevole preparazione culturale. Per fortuna, la sua dote migliore, merito anche di Davide Giglio che qui l’ha diretta e ben protetta, è l’attenzione che pone per carpire la curiosità del pubblico, l’affascinazione che poi è quel linguaggio teatrale che più resta nell’occhio e nella mente dello spettatore. Una giornata per Molly Bloom, che è il sottotitolo della sua ultima fatica romana (la Piccola compagnia della Magnolia è di Torino) proposta al Basilica per due sole repliche, è un monologo assai complesso da decodificare, tuttavia scorre bene, pieno di fascino, di malinconie e azzardi elargiti con eleganza e grande leggerezza e ironia: quel che basta per fare del buon teatro. Perché anche se non si comprende facilmente tutto il lavoro che c’è dietro la facciata, e che il nome di Molly Bloom lascia intuire, l’emozione per una liberazione di un animo femminile raggiunge con chiarezza e determinazione tutta la platea.

10 maggio 2026

«Opera Pia» di Gianfranco Vergoni (regia, Nicola Pistoia)

«Opera Pia» di G. Vergoni (regia, N. Pistoia)

Roma, TeatroSophia
9 maggio 2026

LOREDANA, LEONESSA DA PALCO

Ribadisco, se ce ne fosse bisogno: ogni qual volta vado a vedere un monologo, mi prudono le mani. E la performance di Loredana Piedimonte mi ha confermato che il mio non è un pregiudizio, ma un malessere che deriva dalla consapevolezza che i monologhi sono quasi sempre un ripiego artistico per chi potrebbe offrire molto di più, per chi sa che l’arte teatrale porta la cifra universale di Euripide, di Shakespeare, di Cechov (e l’elenco completo, per fortuna, è molto più lungo). Non me ne voglia Gianfranco Vergoni, autore di questo delizioso racconto di pene d’amor assai dibattuto, non è a lui che rivolgo la critica, anzi, ce ne fossero di storie così dense, spiritose e drammatiche! Senonché, la mia sensazione ribelle ha origine molto più complessa.

09 maggio 2026

«La festa» di Manzan/Placidi (regia, L. Manzan)

«La festa» di Manzan/Placidi (regia, L. Manzan)

Roma, Teatro India
8 maggio 2026

IL TEATRO BRINDA ALLA GEORGIA

Leonardo Manzan, che è ancora molto giovane, già si potrebbe definire l’eroe delle imprese più difficili, quelle quasi impossibili. In questi ultimi anni si è cimentato in una collaborazione artistica in Georgia, dove indirettamente ha vissuto la crisi politica e sociale, che dal 2024 ha colpito il paese. A seguito, infatti, delle elezioni del 4 dicembre di quell’anno, giudicate dallo stesso ministro (europeista e indipendente) degli affari esteri, «illegittime», «anticostituzionali», «inaccettabili», le proteste nazionali sono sfociate in manifestazioni popolari represse che hanno portato a diversi arresti e moltissime restrizioni, tra cui la chiusura del New Theatre di Tbilisi, dove il nostro, appena un mese prima, aveva riallestito, in lingua georgiana, il suo «Cirano deve morire», scritto sempre in coppia con Placidi. «Nel dicembre 2023 – dice Manzan facendo un passo indietro – lasciavo un Paese in festa per l’imminente candidatura all’Unione europea, ma meno di un anno dopo ho ritrovato una nazione divisa. Dopo l’ultima replica del nostro spettacolo c’è stata l’ultima supra a cui ho partecipato. La gioia era mischiata alla rabbia e alla tristezza per ciò che i miei compagni rischiavano di perdere, e che poi hanno perso davvero: il teatro oggi è chiuso, un loro collega è in carcere, il direttore licenziato. Eppure, brindavano. Era una festa.»

08 maggio 2026

«Le baccanti» di Euripide (Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa)

«Le baccanti» di Euripide (regia, Marco Isidori)

Roma, Teatro Vascello
7 maggio 2026

ERANO MEGLIO QUANDO STAVANO PEGGIO!

Alla memoria s’affaccia, con pachidermica fatica, il ricordo di un incubo dei primi anni Novanta, quando un nuovo gruppo di teatro sperimentale, dal nome assai giocoso, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, si dilettava a esplorare i testi classici mischiando frasi e personaggi, inventando, con le parole, suoni frammentati che seguivano un’armonia più musicale (talvolta dodecafonica) anziché drammatica. Di drammatico, quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi, ci fu la categorica decisione del gran rifiuto. Da allora, mai più visti, son trascorsi 35 anni, molte guerre, tre nuovi papi, quattro presidenti della Repubblica: mi son chiesto, chissà se, a parte l’età, qualcosa è cambiato nel concepimento del teatro firmato Marcido? Purtroppo no, erano decisamente meglio quando stavano peggio! Quando, cioè, all’inizio della carriera, il loro approccio al palcoscenico aveva il sapore della novità, e i loro sguardi vivevano di qualche giustificata incertezza. Oggi tutto mi sembra più vecchio di allora, vecchissimo. Un teatro riesumato dalle polveri della naftalina. Una prova finita in tragedia che perfino Zeus sarebbe stato meno antiquato.

07 maggio 2026

«Le vacanze dei signori Lagonia» di Colella/Lagi (regia, F. Lagi)

«Le vacanze dei signori Lagonia» di Colella/Lagi (regia, F. Lagi)

Roma, Spazio Diamante
6 maggio 2026

«UN SOGNO SOTTO L’OMBRELLONE»

Qua e là, in questa immaginaria spiaggia deserta del nostro sud, bagnato dallo Ionio, si scorgono riflessi beckettiani. In scena pochi elementi: un ombrellone e due sedie, un secchiello con la paletta, un borsone pieno di oggetti e indumenti da bagno estivo, e una tanica; dal lato opposto la prora di un gozzo tirato a secco. Sin dall’inizio si intuisce che Le vacanze dei signori Lagonìa (cognome tipico del catanzarese, con accentazione piana) si svolgeranno in riva al mare in una calda giornata di sole; infatti, al momento opportuno, spunterà fuori un ventaglio gigante, sproporzionato per qualunque visione realistica, che palesa l’eccentricità della situazione dichiarandone lo stile dell’assurdo.

06 maggio 2026

«Prima del temporale», da un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio

«Prima del temporale» di Orsini/Popolizio

Roma, Teatro Argentina
5 maggio 2026

«TUTTI SCRIVONO UN MEMORIALE!»

«Grazie, Umberto, grazie»: il grido commosso di una spettatrice s’è innalzato più potente del tripudio finale che ha accompagnato l’ovazione per Umberto Orsini, alle prese con Prima del temporale. Dieci minuti di applausi scroscianti hanno salutato l’attore novantaduenne, compiuti poco più di un mese fa, a conclusione di una delle serate teatrali più emozionanti degli ultimi anni. Uno spettacolo che è stato un colpo al cuore per gli amanti del teatro, ma soprattutto per coloro che hanno conosciuto, apprezzato e accarezzato l’idea di un teatro che non esiste più, e di cui oggi si ascoltano gli echi di chi all’epoca c’era. Umberto Orsini quel teatro l’ha vissuto da protagonista, ne ha goduto i giorni migliori, i più felici e facoltosi, i più spensierati e goliardici, ma anche i più densi di arte e di amicizie. Perché il teatro, quel teatro, s’è fatto così: sempre con arte, impegno, devozione e amicizia. Sempre. Oggi è rimasto lui tra gli ultimi testimoni di quell’aureo tempo e ieri sera ce ne ha voluto regalare una reliquia sotto forma di autobiografia, che oltre a essere un condensato di emozioni, è stato un grande insegnamento.

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