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10 aprile 2026

«Basso napoletano», uno spettacolo di Marco Sgrosso

«Basso napoletano», uno spettacolo di Marco Sgrosso

Roma, Teatro Argot
9 aprile 2026

«LUCARIE’, SCETATE, SONG’ ‘E NOVE»

«Dedicato a Leo». È scritto così sulla locandina sotto il titolo. Ma in scena c’è più di una dedica a Leo De Berardinis: c’è il suo respiro silenzioso, il suo sguardo inquieto, il movimento nel nero, i fasci di luce, l’oggetto dimenticato nell’oscurità, che all’improvviso diventa qualcuno a cui dar voce. E c’è il suo dolore. Certe impronte teatrali lasciano il segno e per fortuna c’è chi le ritira fuori dall’immenso «cascione» della propria esperienza: Marco Sgrosso. Non sta a me spiegare che cos’è un basso napoletano, ormai lo sanno tutti, comunque per precauzione dirò che è nu quartino mmiez’ ‘o vico, ossia una stanza (non sempre vivibile), al piano basso di un palazzo, che nelle ore soprattutto diurne dispone di una fetta di strada pubblica per poter «ampliare» la vita familiare che si svolge all’interno. Ed è così che avviene uno scambio secolare e affascinante: il basso vive delle voci che giungono dalla strada e alla strada dona le sue voci più intime. Ma il basso in questione è anche il contrabasso, strumento musicale suonato, pizzicato, percosso, accarezzato, sfiorato da Felice Del Gaudio che accompagna l’andirivieni di voci con suoni, melodie, accenni sonori, soffusi controcanti, proprio come si vive nel vicolo dove Donna Amalia, mantiene attivo il commercio quando suo marito, Gennaro Iovine, soldato sopravvissuto, torna dal fronte.

07 aprile 2026

Intervista a Martina Carpi (di Walter Bagnato)

Intervista a Martina Carpi (di Walter Bagnato)

Ospito con immenso piacere su questo blog l’intervista a Martina Carpi, scritta da Walter Bagnato, sia perché conosco Martina ormai da «qualche anno», sia perché era un pensiero che mi solleticava da tempo. Bagnato, però, prima di me, è riuscito a rintracciare il bandolo che univa gli argomenti e, soprattutto, a raggrupparli in un insieme artistico che lo vede protagonista. È lui il musicista che accompagna l’attrice in scena mentre legge, dalle pagine del diario di suo nonno Aldo, le memorie dal campo di Gusen, dove fu deportato. È lui che suona le musiche di Fiorenzo Carpi in questo toccante «Al di là del muro» che Martina porta in giro dal gennaio del 2020. Spettacolo che all’epoca debuttò al teatro Parenti di Milano, per raggiungere Roma, una manciata di repliche prima della sospensione imposta dal Covid, all’Off/Off theatre di via Giulia. Ripreso nel novembre del ‘23 a Brera, e a gennaio ‘24 all’Istituto italiano di cultura a Parigi, dopo altri debutti italiani, speriamo di poterla rivedere a Roma quanto prima. Walter Bagnato, oltre a essere musicista, è docente di pianoforte e musica d’insieme al liceo musicale «Giuseppe Verdi» di Milano. (fn)

«L’ARTE CHE ATTRAVERSA LE GENERAZIONI»

Gli attori vivono in due mondi: quello che appare sul palco, davanti al pubblico, e quello più nascosto, fatto di silenzi, ascolto e affinità sottili. In questo spazio intimo si costruiscono i legami più profondi e nascono i mondi teatrali più vivi: storie che emozionano, provocano e restano dentro chi le interpreta e chi le osserva. Martina Carpi, attrice di rara profondità, porta con sé una storia artistica importante che non pesa mai come un’eredità da esibire, ma si manifesta, piuttosto, come un respiro naturale, un modo di stare nel mondo e nel teatro. Ho il privilegio di lavorare con lei come musicista in alcuni spettacoli, tra cui Al di là del muro, un progetto che intreccia memoria e creazione, parola e suono e che custodisce al suo interno una storia familiare capace di farsi universale. Le musiche di suo padre, il maestro Fiorenzo Carpi, accompagnano questo viaggio con una forza discreta ma incisiva, dando voce a ciò che spesso resta non detto. Questa intervista nasce da un dialogo che attraversa generazioni, esperienze e visioni, e che prova a restituire non solo un percorso artistico, ma un’idea più ampia e necessaria di teatro.

16 dicembre 2025

Riflessione sulla tutela d’autore che scade dopo 70 anni

Roma, 16 dicembre 2025

SHAKESPEARE E MOZART DOVREBBERO ESSERE RISARCITI

I diritti degli «immortali» in aiuto ai giovani artisti

Fra quindici giorni, il 31 dicembre, i diritti che proteggono gli scritti di Thomas Mann scadranno. Con l’arrivo del nuovo anno anche le opere di Paul Claudel perderanno i loro profitti. Saggi, prose e poesie, testi teatrali e musicali di autori deceduti nel 1955 diventeranno di dominio pubblico, compresi quelli di Charlie Parker, padre del bebop jazz. Ogni opera è protetta dal giorno del suo battesimo – che corrisponde al momento del deposito presso la società incaricata – fino a 70 anni dalla morte dell’autore: il dominio scade, appunto, il 31 dicembre successivo al 70° anniversario del decesso. Questo significa che, per esempio, chi vorrà rifare una nuova edizione cinematografica o teatrale della Morte a Venezia dal primo gennaio sarà libero da permessi e da pagamenti per liberatorie, e quindi ci si potrà ubriacare con Aschenbach o con il vecchio Buddenbrook senza alcun timore di essere sorpresi dal controllo delle autorità predisposte. Si cita Thomas Mann solo perché il nome è il più autorevole, e i suoi scritti hanno ispirato tanti altri autori e registi a impegnarsi in riscritture, adattamenti e rielaborazioni, ma il discorso vale per tutti, anche per la meno conosciuta Anne C. Flexner, commediografa statunitense, i cui eredi fra meno di due settimane perderanno, qualora ancora ce ne fossero, gli introiti scaturiti dalle rappresentazioni delle sue commedie che all’epoca pare fossero di enorme successo.

17 novembre 2025

«Pinocchio.Zero» di Mandracchia/Cocifoglia

«Pinocchio.Zero» di Mandracchia/Cocifoglia/Zero

Roma, Spazio Nous
16 novembre 2025

RENATO, PADRE INCONSAPEVOLE DI UN «FIGLIO» BURATTINO

Il carrozzone muove dal foyer con un suono di ciaramelle e di tamburi, alla maniera degli zampognari, con le regine, i suoi fanti e i suoi re immaginari, per annunciare la storia che comincia con un insolito pezzo di legno. «C’era na vorta un bel pezzo de legno», sì, proprio in romanesco: un testo che Manuela Mandracchia e Fabio Cocifoglia hanno recuperato acquistando un libretto su una bancarella. Era la storia di Pinocchio riscritta nella lingua del Belli, ma seguendo gli endecasillabi dei sonetti in rima composti da Ivo Martellini. Da qui l’idea di farlo conoscere al pubblico, alternandolo, per semplificare appena, con alcuni brani in prosa, e un po’ di musica per accompagnamento. Ma non una musica qualsiasi composta per l’occasione! Chi è cresciuto con le canzoni dei nostri cantautori, le conosce praticamente a memoria e, o a Manuela o a Fabio, o a entrambi, è arrivata l’intuizione di accostare alla favola bella che tutti conosciamo qualche bella canzone di Renato Zero.

14 novembre 2025

«Circo Paradiso», di Agnese Fallongo (regia, Evangelisti/Latagliata)

Roma, Teatro Manzoni
13 novembre 2025

IL CIRCO, UN ANFITEATRO CON LE ALI COLMO DI STORIE, MUSICHE E SORRISI

Terminata la lunga esperienza dedicata alla «trilogia degli ultimi», l’ormai affiatato quartetto (composto da Caputo, Evangelisti, Fallongo e Latagliata), pur cambiando il genere teatrale e l’ambientazione dove si svolge la vicenda, resta saldamente agganciato al mondo degli umili e soprattutto all’epoca: a quel Novecento ricco di storia e di umanità, che ha fatto da cornice a due guerre mondiali. Nella scrittura della Fallongo questo sfondo storico diventa una prerogativa, anche se non se ne fa cenno esplicito. Così come acquista valore l’origine geografica dei personaggi che l’autrice crea pensando a un’Italia romantica capace di stare ancora dalla parte dei più deboli o dei più soli. Già nel titolo – Circo Paradiso – si intuisce una necessità di girovagare: «Come gli zingari?», dice lui; «No, che c’entrano gli zingari», risponde lei quasi offesa. Eppure l’ispirazione dell’autrice nasce dal continuo movimento delle genti, dal bisogno di soddisfare un istintivo impulso nomade. Il circo non mette mai radici. Il circo è un anfiteatro con le ali. E nel circo nascono storie che hanno affascinato, sin dalla fine dell’Ottocento, fior di artisti e registi.

10 novembre 2025

«Club 27», di Elisa Di Eusanio

«Club 27», di Elisa Di Eusanio

Roma, Teatro Belli
9 novembre 2025

ASCESA E CADUTA DELLE STAR DEL ROCK

Morire a 27 anni, ricchi e famosi, è il filo diabolico che lega alcune rockstar della storia della musica moderna. Sul palcoscenico del Teatro Belli, fino al 30 novembre, Elisa Di Eusanio offre un drammatico, ma entusiasmante e coinvolgente, squarcio di una gioventù maudite del secolo scorso, quella che ha tentato attraverso il rock di riabilitare ciascuno il proprio animo ferito dall’incompiutezza della vita che una impalpabile percezione ha reso insostenibile. Di loro si è parlato di vita breve ma intensa, segnata dal successo e dal clamore delle folle; si è parlato di genio e sregolatezza, di improvvise ricchezze dilapidate nel peggiore dei modi tra alcol e droghe. Il motto che per anni più s’addiceva a costoro – sesso, droga e rock ‘n’ roll – suonava come una triplice condanna da parte di chi ha fatto del giudizio personale l’arma invisibile per mortificare e per sfregiare i più fragili. Di costoro, «poeti maledetti» del suono irriverente, vittime della propria sensibilità, s’è scritto e detto tanto, ma un percorso così denso e intimo di musica e paura, di ascesa e caduta delle star del rock, in Italia, non s’era mai visto.

03 marzo 2025

«Fino alle stelle!», di Agnese Fallongo

Roma, Teatro Roma
2 marzo 2025

PAESE CHE VAI, CANZONE CHE TROVI!

Ogni spettacolo fa storia a sé e nessuna rappresentazione deve dipendere da un’altra o ad altra far riferimento. Cosicché anche Fino alle stelle! vive autonomamente, nonostante faccia parte di una trilogia, e, di questa, sia lo spettacolo di congiunzione: ossia, quello che è legato ad ambo le parti e che dovrebbe mantenere solida l’unione di una terna sulla povertà del secolo scorso in chiave popolare; invece, dei tre, malgrado sia quello di mezzo, sembra essere il più indipendente, il più slegato, il più «sbarazzino». Se in Letizia va alla guerra il motore trainante era la scrittura drammaturgica, mentre ne I Mezzalira, a crear fascino, era l’abilità degli interpreti, impegnati i diversi ruoli con travestimenti repentini, qui sono i ritmi, quelli incessanti tipici del vecchio avanspettacolo, a tirare la carretta e a farla correre oltreoceano, anzi scorrere piacevolmente sulla nave che li trasporta.

02 marzo 2025

«Per amore dell’amore», di Caroline Pagani

Roma, Auditorium,
Teatro Studio Borgna
1° marzo 2025

RICORDO DI HERBERT PAGANI, POETA DELLA «NUMERO TRE»

«Io lavoro al bar di un albergo a ore, porto su il caffè a chi fa l’amore». In quella stanza «numero tre» di un Albergo a ore non meglio identificato, si amò una delle coppie destinate a diventare tra le più famose del mondo, ma i loro nomi nessuno li ha mai scoperti. Sono immortalati nei versi di Herbert Pagani che nel 1969 immaginò, con parole scritte sulla musica di Marguerite Monnot, l’incontro segreto di due amanti che hanno fatto della loro ultima notte un inno straziante per gli innamorati clandestini. Per l’amore dell’amore è il titolo dello spettacolo che la «sorellina Caroline» regala alla memoria del «suo fratellone Herbert», scomparso nel 1988 a soli 44 anni.

30 gennaio 2025

«Radio Argo Suite» di Igor Esposito

Roma, Teatro India
29 gennaio 2025

STRAPPIAMOCI DI DOSSO L’ABITO DELLA VANITÀ

Più che il Mazzotta poté l’Esposito. Peppino Mazzotta è un ottimo interprete (ma...!). A settembre scorso vinse il Premio Le Maschere per la realizzazione di Radio Argo Suite, monologo che già nel 2011 ricevette il Premio nazionale della Critica, e che ora torna in ribalta al teatro India fino al 2 febbraio. Peppino Mazzotta, ripeto, è un ottimo interprete, eppure è il testo di Igor Esposito a lasciare il segno sugli spettatori, a graffiare il mondo del potere dei pochi e della vanità dei molti. Come Vittorio Alfieri, per far rivivere ai suoi giorni (fine Settecento) il mito degli Atridi, riscrisse in endecasillabi – Notte! funesta, atroce, orribil notte… il più famoso incipit – il ciclo di Argo, ispirandosi all’Orestea di Eschilo, Esposito, per lo stesso intento, ha scelto, nella sua originale soluzione teatrale, di simulare una trasmissione radiofonica, con un conduttore dalla tipica profonda voce notturna, che introduce i personaggi della tragedia a cui offre un microfono per lasciargli il tempo di raccontare ciascuno il proprio dramma. O, per essere più precisi, un radiodramma in versione suite, proprio come sono certe trasmissioni della notte, che alternano brani musicali a momenti più «funesti».

19 gennaio 2025

«Vittorio De Sica» di Luca Mascolo

Roma, Altrove Teatro Studio
18 gennaio 2025

ANCORA UN MICROFONO INVANDENTE

Il 13 novembre scorso ricorreva il 50° anniversario della morte di Vittorio De Sica. L’omaggio di Luca Mascolo giunge sul palcoscenico dell’Altrove Teatro Studio di Roma con un paio di mesi di ritardo, ma è meraviglioso che ci sia arrivato e sarebbe meglio se ci restasse ancora un po’, perché la scena alla quale ho assistito involontariamente, al termine dello spettacolo, mi ha lasciato del tutto incredulo. Un gruppetto formato da ragazze ventenni, o poco più, commentava con stupore la bellezza di alcune canzoni, eseguite da Mascolo, che non avevano mai ascoltato. Le fanciulle, quindi, ignoravano l’esistenza di Munasterio ‘e santa Chiara, di Anema e core e naturalmente anche di quelle meno famose. Preso atto di questa triste realtà e avendo di fronte la fotografia del regista di Ladri di biciclette, mi son chiesto quanto le nuove generazioni abbiano la possibilità oggi di andare a scovare in quel marasma che è la rete web notizie su De Sica e Rossellini o su Zavattini e Mattoli che pure sono nominati nello spettacolo. È bene, quindi, che il teatro possa sollecitare quelle curiosità che ormai scuola e famiglia non riescono più a provocare.

25 giugno 2024

«Mai di lunedì», Germano Mazzocchetti ensemble

Roma, Giardini della Filarmonica
23 giugno 2024

A FAR DA CAVIA TALVOLTA SI GODE, E TANTO!

Mai di lunedì è il richiamo. E infatti il concerto dell’ensemble di Germano Mazzocchetti è stato eseguito domenica sera, 23 giugno, nella magnifica cornice dei Giardini della Filarmonica di via Flaminia, all’interno della rassegna musicale Harmoniae, organizzata dall’Accademia Filarmonica Romana. «Mai di lunedì», come nella migliore tradizione di palcoscenico che Mazzocchetti ben conosce, essendo il compositore di tante melodie che hanno arricchito i lavori teatrali dell’ultimo trentennio. Eppure l’origine del nome del brano, lo stesso che trionfa in locandina, non è da rintracciare in palcoscenico, luogo che da sempre accoglie attori e musicisti, ma risale all’infanzia dell’autore, quando ancora il teatro non faceva parte delle sue prospettive artistiche.

30 aprile 2024

«Ennio Morricone. La leggenda», di Adelmo Togliani

Roma, Teatro Sala Umberto
29 aprile 2024

OVAZIONE PER L’OMAGGIO AL MAESTRO

Per rendere giustizia all’operazione organizzata e promossa da Ciao Lab Aps, e realizzata con il contributo di Roma Capitale e di Zètema Progetto Cultura, devo fare un passo indietro per riguardare e riascoltare l’omaggio, che l’Orchestra Nova Amadeus ha tributato a Ennio Morricone, con occhi e orecchie del signore che mi sedeva a fianco. L’evento si è tenuto alla Sala Umberto, serata unica a ingresso libero, fino a esaurimento posti, e ha avuto un enorme successo di pubblico. Posti davvero esauriti, compresa la galleria. L’ovazione finale e la richiesta del bis hanno emesso verdetto certamente positivo. Tuttavia, se non avessi ben inteso i commenti di qualche spettatore, poco abituato a frequentare le platee di cinema e teatro, non avrei mai compreso fino in fondo il senso di questa serata che definirei promozionale se non addirittura educativa.

19 aprile 2024

«La buona novella» di Fabrizio De André

Neri Marcorè

Roma, Teatro Quirino
18 aprile 2024

MARCORÈ CANTA GLI APOCRIFI VANGELI DI DE ANDRÉ

Nel 1969 Fabrizio De André venne invitato da Roberto Dané, un importante produttore discografico di quel tempo, a realizzare un disco sui Vangeli apocrifi. L’idea originariamente – e tengo a precisarlo per ricordare con affetto una persona a me particolarmente cara – nacque per Duilio Del Prete, ma poi Antonio Casetta, altro imprenditore musicale, suggerì il più famoso cantautore genovese in cerca di un’ispirazione per il suo quarto album. Oggi Neri Marcorè torna, dopo sei anni, a confrontarsi con De André, e sempre con la regia di Giorgio Gallione, che ne imposta anche la drammaturgia. Lo spettacolo, in scena al Quirino di Roma fino al 28 aprile, porta il titolo di quell’album che fu pubblicato nel 1970: La buona novella.

07 aprile 2024

«House» di Aurora Miriam Scala


Roma, Fonderia delle Arti
6 aprile 2024

STORIA DI JACOPO, DJ FUTURISTA

Il sabato sera riserva una serata diversa alla Fonderia delle Arti, alla scoperta di novità, in occasione del Festival delle Entrature sonore, organizzato da Tuttoteatro.com che dedica quattro giornate alla creatività contemporanea «per immaginare e davvero ritrovare il senso del nostro andare» che potrebbe essere tranquillamente un verso di F. T. Marinetti, invece lo ha scritto Mariateresa Surianello, curatrice della kermesse, sul programma degli eventi. In effetti, in questi locali, il dinamismo futurista non manca mai. C’è sempre una sorpresa. Gran movimento all’ingresso, il fermento è vivo, ci si affolla sulla porta, cresce – senza reale motivo – un certo sospetto. Poi ci si avventura all’interno.

30 marzo 2024

«La Conventicola degli Ultramoderni» di Mirko Dettori (2°)



Musica e comicità, cabaret e burlesque
per chi la notte non ha voglia di dormire
Roma, 28 marzo 2024

MUSICA, COMICITÀ E BURLESQUE:
SIOR MIRKACCIO CHIUDE I GIOCHI ALL’ALBA

Alle tre di notte la voglia di divertirsi è ancora alle stelle alla Conventicola degli Ultramoderni: in sala si fa spazio all’allegria degli avventori, ai quali il Sior Mirkaccio, (come già scritto a giugno scorso) folti mustacci alla Bismarck e lucida «pelata» alla Yul Brynner, fino a quel momento ha sgretolato ogni indugio inibitorio. Con le dita che scivolano ancora leggere sulla tastiera del suo Lipp, pianoforte verticoda che pare abbia fatto parte della collezione di Arturo Benedetti Michelangeli, Mirko Dettori controlla, con lo sguardo e il sorriso del perfetto padrone di casa, la vivacità degli stakanovisti della notte. Ma se si è costretti a spostare qualche tavolino per consentire di dar libero sfogo a chi sente la necessità di ballare, la colpa è certamente di quel giovanotto che risponde al nome di Renato Carosone, il quale con il suo swing partenopeo e parte americano fu il primo vero ultramoderno italiano; se poi bisogna cedere il microfono a chi sente l’esigenza di dedicare una canzone la colpa allora ricade proprio su Mirko che, al pianoforte, le conosce tutte e non sbaglia una nota.

10 marzo 2024

«Ennio», film documentario di Giuseppe Tornatore

Roma, Cinema Lux
10 novembre 2022

C’ERA UNA VOLTA… MORRICONE

«Servono solo due o tre note per comporre una colonna sonora»

L’evento è davvero straordinario. La sala è piena, non c’è un posto libero. Anzi qualcuno è seduto su piccole sedie aggiunte.
«Non si potrebbe», è la voce che fino a poco prima dell’ingresso in sala si sentiva dire al botteghino.
«La legge lo vieta, ma l’evento è straordinario e con un solo giorno di proiezione non si può rimandare la gente a casa», sussurra un signore fiaccato dal tormento della responsabilità.
L’evento è straordinario: «Soltanto oggi e in poche sale in tutta Italia», si puntualizza all’ingresso.
«La società che distribuisce il film poteva concedere qualche giorno in più», lamenta un altro spettatore.
«L’evento è straordinario perché per vedere le cose belle ce le fanno sudare, ci obbligano a rincorrerle e poi si rischia pure di tornare a casa a bocca asciutta», sintetizza il più anziano.

Tutti hanno ragione, ma nessuno sa il vero motivo per cui l’evento è davvero straordinario. E ha fatto benissimo il direttore del cinema a prendersi la responsabilità di aggiungere qualche posto a sedere, all’ultimo minuto, per non rovinare la festa a Ennio Morricone che la sera del 10 novembre, in occasione dello straordinario evento, avrebbe soffiato su 94 candeline, e magari con la tromba, il primo amore.

05 febbraio 2024

«Palindroma» allo Spazio Recherche

Roma, Spazio Recherche,
4 febbraio 2024

LE SONORITÀ PROUSTIANE DI LUCA LONGOBARDI

In un angolo nascosto della Capitale, accanto alle magnifiche Mura Alessandrine, Vittoria Faro ci accoglie nella sua Recherche: uno spazio alternativo abbigliato al soffitto di bianchi tendaggi che formano onde, sotto le quali una soffusa luminosità e molte candele spostano all’improvviso la percezione caotica della città mille miglia lontana. Nella grande sala che ospita le performance salta all’occhio uno stuolo di materassi e cuscini distesi in terra, nelle prime file; più dietro le sedie disposte in ordine; mezzi manichini da ciel piovuti; una sagoma umana in fil di ferro che s’arrampica a un traliccio; e un vecchio pianoforte, che pure ha una parte in questa storia.

28 gennaio 2024

«Maestro», di Bradley Cooper (2023)

Bradley Cooper nel ruolo di Leonard Bernstein
Netflix,
27 gennaio 2024

MUSICA E VITALITÀ DI BERNSTEIN RIVIVONO NEL FILM DI COOPER

In attesa degli Oscar, nessun riconoscimento ai Golden Globes

Maestro è stato presentato all’ultimo Festival di Venezia riscuotendo molti apprezzamenti, ma senza racimolare alcun premio. Ora, il film di Bradley Cooper dedicato a Leonard Bernstein, dopo aver bruciato quattro candidature ai Golden Globes, spera di recuperare agli Oscar (7 candidature, che non son poche). L’augurio è che vinca, vinca, vinca, in onore del più straordinario Maestro della musica contemporanea: l’unico, insieme con Šostakovič, ad aver portato le forme musicali considerate leggere a livello della musica colta. Questa speranza di vittoria, tuttavia, molto probabilmente rimarrà inascoltata. Sappiamo benissimo che quel che oggi spinge una pellicola alla conquista dei più ambiti riconoscimenti internazionali dipende da altri fattori, più economici che artistici, e non solo.

13 gennaio 2024

«Sarò diverso» di Serena Maffia

Roma, Teatro Altrove
12 gennaio 2024

IL VISIONARIO SOGNA IL GIOVANE LEMURI (MA FORSE NO)

In locandina si legge il nome di Vittorio Centrone e, a coloro che di rock se ne intendono poco, non viene nemmeno il sospetto che si possa trattare di una star della musica. Anche la memoria tradisce e il collegamento con il suo alter ego, Lemuri il Visionario, coglie impreparati molti spettatori habitué dell’Altrove, ma non i suoi fan che pure hanno affollato il teatro. Il Visionario è la voce maschile di tanti successi internazionali. Navigando sul web si viene a sapere che ha venduto qualche milione di copie delle sue interpretazioni canore. Il primo dell’elenco è il brano dance Dragostea din tei, del 2004. Forse il titolo a molti dice poco, ma basta cercarlo su youtube e già dalle prime note lo si riconosce come uno di quei tormentoni ascoltati alla radio migliaia di volte. Insomma, Vittorio ha un passato musicale di tutto rispetto, associato alla sua abilità vocale: «C’è qualcosa di magico nella tua voce», si dirà durante lo spettacolo. Ed è vero.

12 gennaio 2024

«Il profeta scorretto» di Riccardo Leonelli

Roma, Teatro Belli
12 gennaio 2024

IL POLITICALLY CORRECT SORPRENDE ANCHE IL SIGNOR G.

Due ore piene, senza intervallo, in compagnia di Giorgio Gaber. Anzi due! Sì, ce n’è anche uno con la barba. È lo spettacolo che ha ideato, scritto e realizzato Riccardo Leonelli. È in scena, da ieri, fino a domenica 14 al Belli. Chi ama il repertorio del teatro canzone non dovrebbe perderlo. Ai più giovani, che forse conoscono poco Gaber, mi permetto di consigliarlo vivamente. Per i sostenitori del politicamente corretto, be’, sarebbe una buona occasione per redimersi e godersi due ore di sana libertà. A tal proposito, mi piace ricordare che poco più di un anno fa vidi un altro spettacolo sul cantautore milanese e così, guarda caso, titolai la recensione: «Quando Gaber e Luporini erano liberi di essere politicamente scorretti». C’era una volta il nostro linguaggio, quello adottato fino a quando una forte ventata di moralismo ha cominciato a strapparci le parole di bocca, rendendoci tutti uguali, tutti spenti, tutti muti. Tutti senza pensiero individuale «perché la parola, se non trova asilo nella bocca dell’uomo, è già la morte, senza resurrezione», scrisse un altro poeta contemporaneo.

Pour vous