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21 settembre 2026

Premiazione «Le Maschere del Teatro»: il commento

Le MAschere del teatro italiano 2026

Roma, Teatro Argentina
19 settembre 2026

L’INGIUSTIZIA PREMIA ELIO GERMANO

Con Serena Autieri a far gli onori di casa, la festa per il teatro italiano ha immediatamente preso un ritmo frizzante e uno spessore artistico che forse erano necessari alla brillantezza della kermesse. Bella ed elegante presenza, spontaneità e scaltrezza, voce canora straordinaria, tutte doti, a cui si è aggiunta un’insospettabile padronanza del mestiere di presentatrice, grazie alle quali ha saputo sciogliere col sorriso anche quei piccoli imprevisti che l’improvvisazione inevitabilmente crea. Attorno a lei un parterre di star nazionali e internazionali. Su tutti spiccava Giulia Lazzarini, un monumento in continuo movimento della scena nostrana anche con 92 primavere sulle spalle: vincitrice quest’anno della quinta Maschera, la seconda come attrice non protagonista. Accompagnata in ribalta, al momento della consegna del premio, da un altro decano e gigante del nostro teatro, Gabriele Lavia, ormai habitué della premiazione, applauditissimo anche lui, l’attrice ha dedicato il successo a tutti coloro con cui ha lavorato (e non son pochi) «e con cui lavorerò», ha aggiunto con la pervicace forza dell’ironia.

20 settembre 2026

Le Maschere del Teatro italiano: i vincitori 2026

Francesco Rocca (presidente Regione Lazio) e Serena Autieri (foto fn))
Robert Carsen

Roma, Teatro Argentina
19 settembre 2026

CON ROBERT CARSEN TRIONFA «ANTIGONE»

La XXIII edizione delle Maschere del teatro italiano ha festeggiato sabato sera la consegna dei premi. La kermesse è stata presentata da Serena Autieri che, con Antonio Bannò, ha accolto sul palcoscenico dell’Argentina i finalisti che venerdì sono stati ricevuti al Quirinale per l’augurio del Capo dello Stato. Enorme l’affetto del pubblico romano nei confronti di Giulia Lazzarini che, ancora a telecamere spente (l’evento è stato poi trasmesso in differita su RaiUno), è stata salutata da un caloroso applauso seguito da standing ovation. «Dovevo venire a Roma per ricevere un applauso così affettuoso!», ha commentato l’attrice, classe 1934, giunta appositamente nella Capitale prima ancora di sapere d’aver vinto la sua quinta Maschera, la seconda come non protagonista per «Miracolo a Milano». Rammarico per l’assenza di Umberto Orsini. (fn)

Di seguito l’elenco delle terne con i vincitori in neretto:

20 luglio 2026

S’è chiuso il Campionato mondiale di calcio 2026

Finale mondiale calcio: Spagna-Argentina

Erbalunga, 19 luglio 2026

L’AMARO ADDIO DEL CAMPIONE

Lionel Messi non ha ripetuto la storica impresa, riuscita solo a un manipolo di brasiliani (tra cui Garrincha, Didì e Vavà nel 1958 e ’62), di alzare al cielo la seconda Coppa in due edizioni consecutive del Campionato mondiale di calcio. L’Argentina torna a casa con un bagaglio di lacrime: il suo eroe era lì a un passo dal traguardo, aveva trascinato la squadra alla finale dopo alcune, le prime, prestazioni eccellenti, poi però sempre più spente e pigre. L’Albiceleste, è vero, ha avuto un cammino più leggero rispetto ad altre nazionali, ma ha sempre dimostrato d’essere una formazione comunque all’altezza della competizione. Tuttavia, è stata segnata da un’impostazione molto altalenante: ottime giocate, magnifica organizzazione tattica, ma anche tanta stanchezza che lungo il percorso verso la finale è costantemente cresciuta. E, diciamo la verità, la stanchezza nasceva proprio dai piedi di Messi, il quale nelle ultime tre partite lo si è visto quasi sempre camminare e aspettare che il pallone lo raggiungesse per mettersi in moto.

19 giugno 2026

Una serata con Paolo Castrignano, chef a Trastevere

Roma, 18 giugno 2026

SIGNORI, LA «SANTA CUCINA» È DI SCENA

Lo stimolo per intervistare uno chef è arrivato appena ho varcato la soglia del ristorante, un luogo dove non ti aspetti di trovare la stessa situazione di quando entri dal fondo di una platea che di fronte offre la visuale del palcoscenico e l’occhio già mira, con lo sguardo della memoria, a una nuova edizione di Sabato, domenica e lunedì: «Ampia e linda cucina», scrive Eduardo nella didascalia di apertura. Non si nota, però, la presenza di Rosa Priore che prepara il ragù, ma al suo posto una squadra di cuochi è alle prese con le più svariate preparazioni. Dalla porta d’ingresso della sala del Cecilia Santa Cucina, mentre si viene catturati dal rito dell’accoglienza – solitamente è Fabio che porge il benvenuto per accompagnare i clienti al posto, pardon, al tavolo – s’intuisce infatti che lì, la rappresentazione è cominciata già da un po’, ma il concetto del ritardo è abbastanza effimero. Solo una vetrata, come fosse la quarta parete, separa la zona dei fornelli dalla platea. È teatro vivo, realistico, anzi iperrealistico, perché anche i profumi fanno parte della regia. Scorgo le bottiglie di vino sulla sinistra, ma mi incuriosiscono i ripiani di marmo sostenuti da vecchi tavolacci restaurati su cui si mangia. È un arredamento insolito, rustico e raffinato, pieno di fascino. Siamo nella vecchia Roma popolare di Trastevere.

17 giugno 2026

Commento alle terne. Le Maschere del teatro italiano 2026

Roma, Teatro Argentina
15 giugno 2026

CARO UMBERTO, QUESTO PREMIO È TUO, TI SPETTA

Fossimo agli Oscar, oggi il nome di Arturo Cirillo sarebbe su tutti i siti del web, e con pieno merito: 7 candidature sono tante, ma Le false confidenze di Marivaux, che con maestria l’artista ha saputo portare in scena, le reggono benissimo in ogni categoria assegnata: dalle luci alle musiche, dalle scene ai costumi, fino all’attrice protagonista (la sorprendente Elena Sofia Ricci), regia e miglior spettacolo; anzi, per me, manca all’appello anche quella dell’attrice non protagonista, che davo quasi per scontata. A tal proposito, in questa categoria, vorrei sottolineare la presenza, sostenuta a maggioranza, di Anita Bartolucci, non nuova nella triade delle Maschere, premio che ha già vinto due volte, sfiorando anche il podio nella categoria superiore: messa a dura prova in un ruolo di un carattere del teatro di Eduardo, è riuscita a sopperire, lei che è marchigiana, alle difficoltà del dialetto inventandosi un’eleganza nei gesti e una fioritura nella dizione, queste sì, tutte partenopee. Stesso discorso, anche se con sfumature differenti, vale per Paolo Serra, il ragioniere che porta lo scompiglio in casa Priore. Sono i punti di forza, insieme con il protagonista Claudio Di Palma (ben 10 votazioni su 15 a suo favore), che hanno sospinto le 4 candidature di Sabato, domenica e lunedì, regia di Luca De Fusco. Il quale, doveroso dirlo, promosso anche tra i migliori registi, da patron della kermesse, ha declinato l’invito a partecipare alla premiazione, lasciando gareggiare la sua opera come Miglior spettacolo, insieme all’outsider Antigone, firmato da Robert Carsen. C’è chi mormora che sarà proprio quest’ultimo il più temibile antagonista, tuttavia è anche il meno visto.

16 giugno 2026

Le Maschere del Teatro italiano. Le terne 2026

Roma, Teatro Argentina
15 giugno 2026

7 CANDIDATURE PER LE «CONFIDENZE» DI CIRILLO

Si è svolto ieri pomeriggio l’incontro per stabilire le terne dei migliori della stagione teatrale sulla quale è appena calato il sipario. La giuria della XXIII edizione del premio Le Maschere del teatro italiano, presieduta da Gianni Letta, e composta quest’anno da Giulio Baffi, Caterina Barone, Donatella Cataldi, Franco Cordelli, Masolino D’Amico, Elio De Capitani, Giuseppe Dipasquale, Titti Foti Giuliani, Katia Ippaso, Tommaso Le Pera, Laura Novelli, Michele Sciancalepore, Francesco Siciliano (Presidente della fondazione Teatro di Roma) e dal sottoscritto, si è data appuntamento sul palcoscenico del Teatro Argentina (ospite del patron della kermesse e direttore dello stabile romano, Luca De Fusco) per decretare i magnifici 3 per ciascuna delle 13 categorie. Le terne finaliste passeranno successivamente al vaglio di una giuria popolare, formata da oltre mille operatori culturali e abbonati dei Teatri nazionali, che designerà i vincitori. La premiazione si terrà sempre al Teatro Argentina il 19 settembre prossimo (h. 19.00), e verrà trasmessa in differita su Raiuno in tarda serata.

15 maggio 2026

Chiacchierata informale sulle abusive intromissioni

Roma, 5 maggio 2026

«OLTRE QUARANT’ANNI DI GAVETTA: NON SE NE PUÒ PIÙ!»

L’incontro si apre con uno sbadiglio.
«Scusa, mi succede sempre quando sono nervoso.»
- E lo sei, ora?
«Da qualche mese, sì, costantemente.»
Lui, attore, sessant’anni passati («…da un bel po’, direi!»), oltre quaranta dedicati al palcoscenico («quarantacinque», sottolinea), ordina due caffè e, insieme al suo fisico corpulento, fa sedere sulla sedia il peso di un’inquietudine che lo rende apparentemente svogliato. «Ti ho chiamato io, sei mio ospite», bofonchia puntando un dito sul tavolo, come se volesse mettere un punto a un discorso ancora da cominciare. Eppure, da un paio di settimane, ha terminato una tournée di successo: dovrebbe essere quantomeno sereno.
«Non posso esserlo.», la risposta è perentoria.

11 aprile 2026

A proposito di «Sabato, domenica e lunedì»

«Sabato, domenica e lunedì», di Eduardo De Filippo. (Regia, L. De Fusco)

Roma, 11 aprile 2026

PENNA ALL’ARRABBIATA

Quando il critico perde lo spirito libertario

Esisteva un tempo, sui quotidiani, ma soprattutto sui settimanali culturali, la polemica costruttiva, quella sollevata da personalità del mondo dello spettacolo (mi attengo alla mia materia) che si scontravano sulle idee, sui pareri, sui differenti modi di osservare e giudicare un’opera. Da questa rivalità intellettuale, spesso nascevano fiori. All’epoca di una famosa Salomè, per esempio, Carmelo Bene fu al centro di molti dibattiti: chi amava il suo teatro innovativo, chi invece era convinto che fosse solo un atto provocatorio da stipare «in cantina». Il tempo ha dato ragione ai primi; eppure, quelle discussioni, più che a chiunque, giovarono al protagonista che seppe sfruttare i consigli degli uni e degli altri, perché sapeva (e lo si poteva desumere dai loro scritti) che quegli uni e quegli altri non appartenevano alla categoria degli arrabbiati, piuttosto a quella del buon teatro e del libero pensiero.

24 marzo 2026

«I microfoni in palcoscenico», chiacchierata con Giuseppe Tantillo

Roma, 16 marzo 2026

«PREOCCUPANTE LA SCORRETTA EDUCAZIONE ALL’ASCOLTO»

Sono anni che mi batto per un uso più coscienzioso del microfono in scena. Purtroppo, a poco servono le critiche, gli avvertimenti e i consigli. Sempre più spesso all’apertura del sipario la prima sillaba pronunciata lascia intendere quale sarà l’impostazione della recita. Anche qualche sera fa, alla Sala Umberto, con un’attrice brava ed esperta come Laura Marinoni, i primi minuti sono stati «di prova» per il fonico che (comunque bravo) ha dovuto livellare i volumi a spettacolo avviato, creando ovviamente uno squilibrio di voci e di volumi. Poi tutto si è armonizzato al meglio, ma questo tipo di accortezze fanno ormai parte delle eccezioni: sta diventando regola teatrale, la sopraffazione della voce sul gesto, sull’espressione, sull’emotività dello stato interiore del comédien, perché mentre la prima è amplificata, le altre doti restano contenute in una più naturale esposizione. Non si vuol comprendere che l’arte della recitazione è la summa di varie estensioni sensibili del corpo di un attore che è il mezzo con cui si dà vita al personaggio.

16 dicembre 2025

Riflessione sulla tutela d’autore che scade dopo 70 anni

Roma, 16 dicembre 2025

SHAKESPEARE E MOZART DOVREBBERO ESSERE RISARCITI

I diritti degli «immortali» in aiuto ai giovani artisti

Fra quindici giorni, il 31 dicembre, i diritti che proteggono gli scritti di Thomas Mann scadranno. Con l’arrivo del nuovo anno anche le opere di Paul Claudel perderanno i loro profitti. Saggi, prose e poesie, testi teatrali e musicali di autori deceduti nel 1955 diventeranno di dominio pubblico, compresi quelli di Charlie Parker, padre del bebop jazz. Ogni opera è protetta dal giorno del suo battesimo – che corrisponde al momento del deposito presso la società incaricata – fino a 70 anni dalla morte dell’autore: il dominio scade, appunto, il 31 dicembre successivo al 70° anniversario del decesso. Questo significa che, per esempio, chi vorrà rifare una nuova edizione cinematografica o teatrale della Morte a Venezia dal primo gennaio sarà libero da permessi e da pagamenti per liberatorie, e quindi ci si potrà ubriacare con Aschenbach o con il vecchio Buddenbrook senza alcun timore di essere sorpresi dal controllo delle autorità predisposte. Si cita Thomas Mann solo perché il nome è il più autorevole, e i suoi scritti hanno ispirato tanti altri autori e registi a impegnarsi in riscritture, adattamenti e rielaborazioni, ma il discorso vale per tutti, anche per la meno conosciuta Anne C. Flexner, commediografa statunitense, i cui eredi fra meno di due settimane perderanno, qualora ancora ce ne fossero, gli introiti scaturiti dalle rappresentazioni delle sue commedie che all’epoca pare fossero di enorme successo.

25 novembre 2025

Premio Gigi Proietti (Prima edizione)

Roma, Teatro Sala Umberto
24 novembre 2025

INSINNA: «ABBIAMO ABITATO IL TEMPO DI UN GENIO»

Un premio in onore di Gigi Proietti, il grande mattatore, il funambolo della risata arguta, della battuta irriverente, del sorriso bonario e impertinente, dell’espressione sorniona e beffarda, dell’attor comico elegante e cialtrone, del tragico appassionato e drammatico, dell’uomo di teatro – tra i più generosi e sinceri del Novecento – che poteva permettersi di riproporre in scena finanche il personaggio Gigi Proietti, perché sapeva recitare, (o meglio) rendere teatrale, il ruolo di se stesso. Ha detto bene Flavio Insinna, allievo del suo Laboratorio alla fine degli anni Ottanta: «Abbiamo abitato il tempo di un genio». Fortunato lui e tutti gli altri! Chi vive un periodo della sua vita accanto a un uomo così ne apprezza profondamente, non solo la parola, ma ogni suo gesto, ogni suo respiro, perché ogni espressione del genio diventa un insegnamento, spesso inconsapevole, ma fondamentale più della canonica lezione dottrinale.

30 settembre 2025

Incontro con Dino Trappetti

Roma, 29 settembre 2025

ALLE CINQUE DEL MATTINO, L’URLO DI TIRELLI: «È MORTO ROMOLO»

«Valli, sempre Valli, fortissimamente Valli»

Questo articolo non è soltanto il resoconto di un’intervista, anche se prende consistenza dalle parole di Dino Trappetti su Romolo Valli. Avevo chiesto a Dino di parlarmi degli ultimi momenti vissuti dall’amico: anni fa me ne parlò Peppino Patroni Griffi, e poi anche Anita Bartolucci, ma volevo sentirlo dalla sua voce, perché tra tutti gli amici di Romolo, lui quella sera era stato lì, al suo fianco, fino a poco prima della tragedia. Questo articolo è il proseguimento naturale di quello che pubblicai nell’aprile scorso, quando, prendendo a pretesto il ritrovamento di una recensione di qualche anno fa, la riscrissi tralasciando completamente la visione dello spettacolo, non ne valeva la pena, e dando la precedenza ai veri protagonisti di Prima del silenzio. Questo articolo vuole essere un atto dovuto nei confronti di uno dei protagonisti più illustri del nostro palcoscenico; vuole essere un colpo di spugna sulle tante menzogne che si dissero all’epoca intorno a un episodio che fu soltanto il tragico epilogo di un grande attore che viveva del piacere della parola che in lui trovava sempre l’asilo più naturale e confortante.

25 settembre 2025

Intervista con Roberto Russo

Intervista con Roberto Russo

Roma, 24 settembre 2025

L’ERETICO DEL TEATRO,
IL DRAMMATURGO DELLE LIBERTÀ

«In palcoscenico incombe una nebbia rossastra. Non esistono belle parole per descrivere quel che stiamo vivendo»

L’occasione per un incontro con Roberto Russo è la notizia di un importante riconoscimento che gli sarà consegnato sabato 27 settembre. Con cerimonia che si terrà al Teatro Sannazzaro di Napoli, il drammaturgo partenopeo, classe 1960, riceverà il Masaniello «Unicum», intitolato a Guglielmo Celestino, il Conquistacuori. Destinato a chi si è particolarmente distinto per le sue qualità professionali, il premio celebra coloro che sono riusciti a interpretare con la loro opera lo spirito della città. L’appuntamento, fissato a Napoli per domenica 21, ovviamente di sera, al ristorante e nell’atmosfera più amichevole e confidenziale che si possa immaginare, viene però turbato sul nascere da una curiosa coincidenza. Ero da poco sceso dal treno, in tarda mattinata, e stavo per raggiungere il luogo che mi avrebbe ospitato, quando all’altezza del San Carlo una ferale notizia mi raggiunge: «È morto Roberto Russo», mi avverte un’amica al telefono, ignara che mi trovassi a Napoli proprio per incontrare… Roberto Russo. Sul momento l’effetto sorpresa è stato abbastanza scioccante: non capita tutti i giorni di partire per andare a intervistare un fresco estinto! Poi l’improvviso nome di Monica ha riportato chiarezza: conoscevo il marito della Vitti, ma non tanto da rivolgere a lui il primo pensiero.

18 settembre 2025

Alessandro Longobardi presenta 58 spettacoli

Roma, Spazio Diamante
17 settembre 2025

PINO LE PERA: «LO SPAZIO DIAMANTE È UN PDF»

I miei quattro lettori più attenti avranno notato che, in questi ultimi mesi, a differenza del passato, ancora non ho mai pubblicato un articolo sulle presentazioni dei cartelloni targati 2025/26. In realtà non sono nemmeno andato alle riunioni di fine stagione per evitare di ripetere di trascrivere le solite riflessioni, di giungere alle identiche conclusioni sui difetti del nostro sistema teatrale. Sì, perché la sensazione con cui si esce da queste assemblee annuali sono, grosso modo, sempre le stesse. Cambiano i titoli degli spettacoli – tranne che per i classici, ovviamente – ma i nomi degli attori ritornano ciclicamente e i problemi pure. Con la velocità del web non si fa a tempo a dare una notizia inedita che è già di dominio pubblico in un batter d’occhio, compreso il cartellone. Insomma, generalmente, le presentazioni delle stagioni teatrali sono diventate ripetitive e noiose. Eppure, allo Spazio Diamante, invece, mi sono recato con piacere, e con divertimento ho assistito a una cavalcata infinita di titoli, di attori sempre simpatici e soprattutto di grande entusiasmo e fermento.

17 settembre 2025

Giuseppe Patroni Griffi, revocati i diritti del primo romanzo

Roma, 17 settembre 2025

«ROSALINDA SPRINT È UN PERSONAGGIO LETTERARIO»

La frase riportata nel titolo, che oggi suona come una sentenza postuma, in verità fu un’asserzione convinta dell’autore: posso testimoniarlo personalmente (e non soltanto io). Qualche giorno fa gli eredi dei diritti Siae di Giuseppe Patroni Griffi, scomparso il 15 dicembre 2005, a 84 anni, hanno deciso, a vent’anni dalla morte dello scrittore, di «non autorizzare più alcuna rappresentazione dell’opera Scende giù per Toledo», romanzo pubblicato per la prima volta da Garzanti nel febbraio 1975. Una decisione che ha colto di sorpresa qualche addetto ai lavori teatrali, già in procinto di riallestire la propria performance. Nessuno sgambetto, però: chi deteneva i diritti e già aveva programmato lo spettacolo per la stagione che sta per cominciare non sarà messo in difficoltà; ancora per un anno potrà beneficiare del consenso. Decisione molto corretta, anche se probabilmente lascerà l’amaro in bocca a qualcuno.

14 settembre 2025

Le Maschere del Teatro 2025: la serata

Roma, Teatro Argentina
12 settembre 2025

LA GIOIA CONTAGIOSA DI SARA E LA SILENZIOSA DIGNITÀ DI ELIA

Festa grande all’Argentina di Roma per la consegna delle Maschere del teatro 2025. Cinque premi a «Sarabanda», regia di Roberto Andò, tre a «Ho paura torero», regia di Claudio Longhi, ma il premio più importante se lo è aggiudicato il classico dei classici: «Re Lear», diretto e interpretato da Gabriele Lavia. Tuttavia la novità più vistosa riguarda l’assenza dal palcoscenico di Solenghi, presentatore storico dell’evento, che l’altra sera sedeva comodamente in platea. La serata, infatti, è stata guidata da una nuova coppia di conduttori che si sono molto ben spalleggiati: la più professionale Teresa Saponangelo (che a breve, sotto la regia di Luca De Fusco, patron del Premio, sarà Donna Rosa, protagonista di «Sabato, domenica e lunedì»), sobria e precisa, e il giovane Antonio Bannò, capace di alleggerire con scioltezza e simpatia la ripresa Rai, andata in onda a tarda serata. Anzi a tardissima nottata. Ci si chiede, da tempo, per quale motivo gli spazi televisivi che le reti nazionali riservano al teatro di prosa siano sempre più per nottambuli incalliti? Bannò, eccessivamente premuroso, più di una volta è stato costretto a sollecitare gli ospiti, affinché non si dilungassero troppo nelle dichiarazioni di rito, ma alla fine il vero ritardo ai telespettatori è stato imposto proprio da RaiUno.

13 settembre 2025

Le Maschere del Teatro 2025: i premi

VINCE IL RE LEAR DI LAVIA

Si è svolta sul palcoscenico del teatro Argentina di Roma la premiazione delle Maschere del teatro italiano 2025, competizione giunta alla XXII edizione


Ecco le terne con i vincitori evidenziati in grassetto.

MIGLIORE SPETTACOLO DI PROSA
«Re Lear» di W. Shakespeare (regia di Gabriele Lavia)
«A place of safety» (regia di Kepler 452)
«Capitolo due» (regia di Massimiliano Civica)

13 agosto 2025

Intervista con Maria Cristina Gionta

Erbalunga, 12 agosto 2025

«DIETRO IL SIPARIO SONO LIBERA DI PIANGERE E DI URLARE»

Per un’intervista sarà da usare la preposizione a o con? Questa domanda me la sono posta, per la prima volta in vita mia, sedendomi a tavolino a rileggere gli appunti presi circa un mese fa durante una piacevole chiacchierata con Maria Cristina Gionta, l’attrice che non t’aspetti, una ex ragazza dagli occhi magnetici che mantengono lo sguardo concentrato alla ricerca continua della linfa del sapere. In realtà tra le due preposizioni c’è poca differenza, questione di sfumature, ma la tendenza mira a sottintendere che dietro un’intervista a qualcuno ci sia un’istituzione (che sia una testata giornalistica o un ente privato o pubblico): ciò significa, senza scomodare regole ufficiali, che, usando il con, il rapporto tra intervistato e intervistatore si addolcisca e che i ruoli si sciolgano al dialogo sodale intorno alla questione che più ci sta a cuore: la scelta di un buon bicchiere di vino che accompagni il pasto, intorno al quale le esperienze professionali e i primi ricordi di palcoscenico di Maria Cristina facciano da miglior condimento.

21 giugno 2025

Ancora sul Teatro della Pergola

Alessandro Giuli, ministro della Cultura

Roma, 21 giugno 2025

UNA POSTILLA NECESSARIA

All’indomani del polverone sollevato a Firenze, dopo lo choc per l’annunciato declassamento del Teatro della Pergola, la cui eco ieri è giunta fino in piazza della Signoria con poche spiegazioni da parte del Ministro della cultura e troppe proteste fumose dei soliti piagnoni, la timida voce del sottosegretario dello stesso dicastero, Gianfranco Mazzi, che ha la delega per lo Spettacolo dal vivo, annuncia: «Dopo aver appreso delle plateali dimissioni di tre componenti della commissione teatro del Ministero e che due di loro, nominati come figure tecniche dalla Conferenza unificata di Regioni, Province e Comuni, sono in realtà esponenti di partito, ho deciso di accelerare una decisione già da tempo condivisa con le associazioni più rappresentative del settore. Insedieremo entro pochi giorni un gruppo di lavoro per lo studio e l’individuazione di nuovi criteri e nuove modalità per l’assegnazione dei contributi allo spettacolo dal vivo che lavorerà per i prossimi due anni e dovrà realizzare un sistema più semplice e trasparente di quello attuale, da lasciare come eredità alla prossima legislatura. Sarà Giorgio Assumma a guidare il gruppo di studio che si avvarrà del contributo dei più autorevoli studiosi italiani della materia e dei migliori operatori del mondo dello spettacolo.»

Declassato il Teatro della Pergola

Roma, 20 giugno 2025

UN BUON MINISTRO AIUTA, NON CONDANNA

Nel 1965, durante il Concilio vaticano II, una commissione composta da cardinali, vescovi e teologi, decise di cancellare il nome di San Gennaro, protettore della città di Napoli, dal calendario ufficiale dei santi. I napoletani, pur se offesi, risposero con la solita ironia, scrivendo sui muri esterni dei palazzi divertenti ed affilate pasquinate (direbbero a Roma) contro la Chiesa e contro il Papa, esortando il loro beniamino dalla faccia ‘ngialluta (ossia, gialla perché tale il colore dei riflessi dorati che risplendono sul viso della statua che viene portata in processione) a non prendere troppo sul serio la decisione del Vaticano: San Genna’, futtatenne, fu il motto più popolare e affettuoso nei riguardi del martire a cui il clero voltò improvvisamente le spalle. Il declassamento del Santo, oltre all’offesa morale inferta ai seguaci, ebbe come unica ripercussione effettiva il fatto che la Chiesa romana non riconobbe più quale patrono metropolitano la figura di un idolo a santità ridotta, salvo poi relegarlo in extremis ufficialmente a simbolo di una fede circoscritta al luogo del culto. Santo sì, ma fino al Garigliano! Tuttavia, malgrado l’onta, San Gennaro, anche se non più ascritto al calendario protocollare di Gregorio, continuò puntuale a compiere il miracolo dello scioglimento del sangue, fino a quando nel 1980 Giovanni Paolo II lo riabilitò a santo di primo grado: addirittura, lo proclamò patrono ufficiale di Napoli (decisione senza precedenti), spodestando l’intoccabile Madonna Assunta. Terremoto in Paradiso! E per la prima volta, infatti, San Gennaro, sia per rispettare la classifica celeste, sia per ovvii diritti di sacra precedenza, sia per onorare con galanteria la Madre di nostro Signore, e probabilmente sentendosi anche umiliato dal potere ballerino dei discendenti di Pietro che potevano in terra decidere il bello e il cattivo tempo dell’empireo, a prescindere dalla volontà divina, rispose con severità rimanendo quell’anno ostentatamente rappreso nell’ampolla: segno premonitore di catastrofi imminenti. Era il mese di settembre: sessantaquattro giorni dopo l’Irpinia e la Campania furono devastate dal sisma. Un cataclisma – guarda caso – circoscritto al luogo del culto del santo, vescovo di Benevento. Da allora la Chiesa non osò mai più ostacolare credenze e tradizioni che accompagnano il mito di San Gennaro.

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