«MAI DOLCEZZA FU COSÌ FATALE»
Atto V. Scena II. Desdemona giace dormiente nel letto. Otello è deciso a ucciderla, ma l’animo suo nobile, che giunge direttamente dai lontani echi della Colchide, è pronto piuttosto a sacrificarla, così come Medea sacrifica i figli in nome della più cieca gelosia. Un sacrificio non è mai un omicidio, almeno a teatro. Ed è in quel momento che il Moro, baciando per l’ultima volta la donna che ama, sussurra «Mai dolcezza fu così fatale». Parole che Shakespeare reinterpreta direttamente dal canto dantesco di Paolo e Francesca, e che oggi per molti potrebbero risuonare stonate, ma che in realtà qui rafforzano l’inganno teso da Iago. In questa edizione di Otello, firmata Luca De Fusco, che ufficialmente apre la stagione del teatro Argentina, Luca Lazzareschi, nel ruolo del perfido alfiere, infatti, sembra farne un uso personale rivestendo la sua malvagità di una, spietata e calcolata, fatale dolcezza. Solo così il personaggio riesce a rendere credibili quei sentimenti di rancore che cova per la sua inadeguatezza: ribaltando in affettuosa delicatezza l’odio e l’invidia nei confronti di Otello; sfumature emotive che nella sua stringatissima traduzione, Gianni Garrera ha lasciato all’immaginazione di chi già conosce gli animi dei protagonisti shakespeariani.





















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