05 novembre 2026

«Otello» di Shakespeare (Regia di Luca De Fusco)

«Otello» di Shakespeare (Regia di Luca De Fusco)

Roma, Teatro Argentina
4 novembre 2026

«MAI DOLCEZZA FU COSÌ FATALE»

Atto V. Scena II. Desdemona giace dormiente nel letto. Otello è deciso a ucciderla, ma l’animo suo nobile, che giunge direttamente dai lontani echi della Colchide, è pronto piuttosto a sacrificarla, così come Medea sacrifica i figli in nome della più cieca gelosia. Un sacrificio non è mai un omicidio, almeno a teatro. Ed è in quel momento che il Moro, baciando per l’ultima volta la donna che ama, sussurra «Mai dolcezza fu così fatale». Parole che Shakespeare reinterpreta direttamente dal canto dantesco di Paolo e Francesca, e che oggi per molti potrebbero risuonare stonate, ma che in realtà qui rafforzano l’inganno teso da Iago. In questa edizione di Otello, firmata Luca De Fusco, che ufficialmente apre la stagione del teatro Argentina, Luca Lazzareschi, nel ruolo del perfido alfiere, infatti, sembra farne un uso personale rivestendo la sua malvagità di una, spietata e calcolata, fatale dolcezza. Solo così il personaggio riesce a rendere credibili quei sentimenti di rancore che cova per la sua inadeguatezza: ribaltando in affettuosa delicatezza l’odio e l’invidia nei confronti di Otello; sfumature emotive che nella sua stringatissima traduzione, Gianni Garrera ha lasciato all’immaginazione di chi già conosce gli animi dei protagonisti shakespeariani.

02 novembre 2026

«Spettri» di Henrik Ibsen (Regia di W. Pagliaro)

«Spettri» di Henrik Ibsen. Regia di Walter Pagliaro

Roma, Teatro dei Documenti
1° novembre 2026

GLI SPETTRI STRISCIANO TRA UN AVVERBIO E UNA CONGIUNZIONE!

È evidente che qualcosa non funzioni in questa versione di Spettri, ripresa di un allestimento di qualche anno fa: come se non fosse passata sotto la solita mano del maestro. Le regie di Walter Pagliaro mantengono un’impronta classica, sì, ma sempre lucida, che qui purtroppo è mancata. Quasi tre ore che ne sembrano otto: e tutto è asservito alla recitazione di Micaela Esdra nel ruolo della vedova Alving, che con cappello e bacchetta appare come un prestigiatore dal livello inferiore del teatro dei Documenti. Già la disposizione dei mobili, con sei lettini ordinati e schierati in fila collegiale, fanno presagire a un uso convenzionale dello spazio scenico: la recita è impostata verso uno solo dei lati lunghi della grande sala; quindi, il pubblico, che solitamente siede intorno al ring, invece, è disposto sull’unica gradinata frontale. Gli attori sono lì, a pochi centimetri, e l’assenza di distanza accentua e soffoca tutte le sfumature che soprattutto la protagonista sottolinea fino all’esasperazione.

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