L’ATTRICE: «FESTEGGIAMO LA NOSTRA DISFATTA»
È già in scena quando il pubblico prende posto nella piccola affasciante platea e sotto lo stemma dei Torlonia. È ricoperta, l’attrice, da una tunica bianca. In sottofondo c’è il rumore, un po’ ossessivo, di un indolente respiro asmatico. Osservando Carlotta Viscovo, si nota che si muove con una lentezza estenuante: dalla sinistra punta verso il centro scena. Riesce a raggiungere il blocco di (finta) pietra su cui distende. Le luci si spengono, il respiro, a cui nel frattempo ci si è abituati, diventa flemmatico: gli spettatori, sotto l’effetto del buio, vengono immediatamente risucchiati in un mantra ultra-benefico. Non accade niente: solo movimenti al ralenti di braccia e gambe, giochi d’ombre che si riflettono sulle tre pareti della scena. Sembra la scena di un film muto, con sottotitoli in giapponese! Il respiro asmatico non demorde, non perde un ritmo: da flemmatico diventa letargico. E alle mie spalle già si consuma il primo sonno: mento chinato sul petto, vistosa pancia in docile quiescenza, ora su ora giù, e soffio pesante perfettamente cadenzato su quello registrato.
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