19 febbraio 2026

«Mein Kampf», uno spettacolo di e con Stefano Massini

«Mein Kampf» di e con Stefano Massini

Roma, Teatro Argentina
18 febbraio 2026

HITLER, O LA SEMPLICITÀ DEL POTERE

«Solo attraverso la conoscenza si può evitare il ripetersi della catastrofe», si legge nelle note che accompagnano lo spettacolo: con queste parole la Germania, ottant’anni dopo la fine della Seconda guerra, acconsente nel 2016 a diffondere Mein Kampf, il saggio biografico che Adolf Hitler scrisse durante la prigionia nel carcere di Landsberg, in seguito al tentativo di colpo di stato organizzato a Monaco di Baviera nel novembre del 1923. Per le stesse ragioni Stefano Massini trae dal volume, che in alcuni paesi, ancora oggi, è considerato illegale, un monologo teatrale denso di interesse storiografico in una cornice scenica assai scarna ma efficace ed elegante. Riadatta le memorie del futuro dittatore con altri testi esaminati, per rintracciare quel fascino che ipnotizzò milioni di tedeschi. Al di là della discussione su un eventuale ritorno della catastrofe nazifascista, e in quali forme potrebbe manifestarsi nell’odierna società, c’è da sottolineare il favorevole percorso che l’autore compie intorno all’importanza dei libri.

18 febbraio 2026

«Pinocchio. Che cos’è una persona?», scritto e diretto da Davide Iodice

«Pinocchio» scritto e diretto da Davide Iodice

Roma, Teatro India
17 febbraio 2026

L’ALTRA METÀ DELLA FAVOLA

Il Grillo parlante crocifisso al legno della sua storia

Il ciocco di legno c’è e alla fine è quel che resta in ribalta sotto le luci che lentamente cedono al buio, tra gli applausi scroscianti della platea, ma stavolta Pinocchio sa che deve fare un piccolo passo indietro per rimanere il simbolo della purezza di questa storia che non è tutta racchiusa in una favola. «Ogni favola è un gioco / che si fa con il tempo / ed è vera soltanto a metà…», cantava Edoardo Bennato, e Davide Iodice, un eroe, ci mostra l’altra metà, quella che favola non è, e che ogni giorno ci passa davanti agli occhi e quasi non ce ne accorgiamo. In scena, una decina (forse più) di ragazzi disabili, accompagnati soprattutto dalle mamme, ma anche da fratelli e papà, e sorvegliati a vista dai tutor, danno vita a un entusiasmante e commovente gioco teatrale sulla diversità e sul saper trovare, in questa, la serenità.

16 febbraio 2026

«La rigenerazione» di Italo Svevo (regia, V. Santoro)

«La rigenerazione» di Italo Svevo (regia, V. Santoro)

Roma, Teatro Quirino
15 febbraio 2026

GIOVANNI CHIERICI, PERSONAGGIO DI UN TEMPO TROPPO DISTANTE

Tra i temi fondamentali delle teorie letterarie di Italo Svevo c’è quella, più volte citata dallo stesso autore triestino, che tutti gli uomini debbano rappresentare la loro epoca e di conseguenza ogni personaggio descritto è una testimonianza del tempo vissuto. Ed è il motivo principale per cui le sue creature (a cominciare da Zeno Cosini) risentono di un passato difficile da rigenerare. Temo, tuttavia, che fare una critica aggiornata a Svevo sia del tutto fuori luogo: per quanto sia innegabile che faccia parte della schiera dei nostri maggiori scrittori del tardo ‘800 e primo ‘900, è altresì veritiero che la sua produzione teatrale è ormai legata a una certa vetustà di stile, di argomenti e di influenze. E oggi che anche le quote freudiane sono cadute in ribasso, se ne avverte ancor più l’anacronismo. Risulta addirittura arduo individuare una valida motivazione che giustifichi il nuovo allestimento de La rigenerazione (commedia del 1927) interpretata da Nello Mascia e diretta da Valerio Santoro.

15 febbraio 2026

«L’uomo di legno», scritto e diretto da Filippo Gili

«L’uomo di legno», scritto e diretto da Filippo Gili

Roma, Teatro Argot
14 febbraio 2026

GIANFRANCO COLTO DA IMPROVVISA «PRIMAVERA DELL’ASSENZA»

Commedia metafisica e dramma surreale. Il pregio della scrittura di Filippo Gili è l’immediatezza con la quale riesce a chiarire, in pochissime battute, il mondo artistico che lo spettatore si appresta a osservare. Come all’inizio di ogni favola, dove la narrazione è spesso onirica e inverosimile, una voce registrata annuncia che in quel momento «la morte ancora non esisteva, ma improvvisamente…» accade che un gruppo di falegnami, fino a quell’istante immortali, scopre che la vita più cessare. Ma prima di prendere coscienza con questo «strano» evento devono arricchirsi di nuova esperienza e soprattutto devono trovare inedite parole che possano descrivere il fatto affinché si possa raccontare. Così, anche la più crudele calamità della nostra esistenza si trasforma in un sogno umoristico, o, meglio, in una commedia che cerca di superare i limiti del razionalismo per esplorare le capacità umane: dal più complicato subconscio irrazionale all’elementare metodo cognitivo che si sviluppa durante l’infanzia, quando le scoperte avvengono di minuto in minuto.

13 febbraio 2026

«Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto», di Roberto Latini

«Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto», di Roberto Latini

Roma, Teatro Basilica
12 febbraio 2026

IL CORTO CIRCUITO TRA L’AMORE DI IERI E DI OGGI

Gli spettacoli di Roberto Latini più sono di nicchia e più diventano un rebus. Ma, anche nel rovello della soluzione, si intuisce che dietro le dune del criptico c’è un materiale – forse ancora in tempesta – interessante, che, proprio come un enigma andrebbe risolto per poterne svelare misteri e curiosità. Siccome stimo molto Latini, anche se stavolta ha esagerato un po’ troppo, e non sono uscito dal teatro pienamente convinto, proverò a decodificare l’enigma. L’autore scrive nelle note che si tratta di «un concerto scenico dalla tragedia di Shakespeare, costruito attraversando le poche scene in cui Romeo e Giulietta sono insieme». Sono cinque: il sonetto della mano del pellegrino, che è il primo incontro tra i due giovanissimi; la scena del balcone; il canto dell’allodola all’alba della loro prima (e unica) notte d’amore; il convegno da frate Lorenzo; e lo sfortunato appuntamento nella cripta.

12 febbraio 2026

«La principessa di Lampedusa» di R. Cappuccio (regia, S. Bergamasco)

«La principessa di Lampedusa» di Ruggero Cappuccio (regia, Sonia Bergamasco)

Roma, Teatro India
11 febbraio 2026

QUEI GATTOPARDI DISCENDENTI DEL VESUVIO E DELL’ETNA

Una decina d’anni fa, d’estate, in una località del Cilento, fui invitato da Ruggero Cappuccio per presentare una mia pubblicazione. Ovviamente arrivai sul posto con molto anticipo, e in un salone dall’aria medievale dell’antico palazzo nobiliare, mi fermai in chiacchiere con il mio ospite. Il discorso, passando per Luchino Visconti, scivolò su alcuni aneddoti intorno al Gattopardo (prima la versione cinematografica e poi il libro). Cappuccio ne descrisse quattro o cinque, e avrebbe potuto continuare fino a tardi se qualcuno non fosse venuto a sollecitare la nostra presenza giù in cortile dove il pubblico attendeva. Al di là dell’episodio personale che esula dalla recensione, ricordo perfettamente la passione che il fine dicitore mi aveva trasmesso narrandomi fatti di un mondo che lui conosceva molto bene. Attraverso le sue testimonianze storiche, piene di particolari emotivi, riuscì a trascinarmi tra principi e marchesi di una Sicilia da poco orfana del regno, e nella voce del narratore sentivo il caldo che soffocava quelle terre, il mare lontano, il sonno in cui pasceva l’aristocrazia e anche il frinire dei grilli, del quale sentivamo la vicina eco, che ci giungeva dalle finestre aperte, dei loro cugini cilentani.

11 febbraio 2026

«Casa di bambola, parte 2» di Lucas Hnath (regia, C. Zanelli)

«Casa di bambola, parte 2» di Lucas Hnath (regia, Claudio Zanelli)

Roma, Spazio Diamante
10 febbraio 2026

NORA, FEMMINISTA EMANCIPATA MA CON QUALCHE GRATTACAPO

La prima raccomandazione, se Alessandro Longobardi – patron dello Spazio Diamante – me lo consente, è quella di esortare lui e la sua équipe a tenere in scena questo gioiellino per almeno altri quindici giorni, oppure di riprenderlo al più presto: se la voce si sparge, se il passaparola corre, arriveranno le folle in via Prenestina. Non a caso la produzione che ha lanciato lo spettacolo a Broadway nel 2017 pretende in cartellone di essere citata, segno evidente che il prodotto è di prima qualità. Il testo di Lucas Hnath si aggancia a quello più famoso di Ibsen del 1879 che fece scandalo per i concetti femministi portati, allora, all’estremo: Nora si ribella al marito che la tratta come una bambola, facendola sentire chiusa nella prigione del matrimonio, quindi lascia il tetto coniugale, abbandonando i tre figli. «Madre snaturata», gridarono i critici (perché all’epoca era usanza che la prole restasse a carico del pater familias), ma molto più violente furono le reazioni in società.

09 febbraio 2026

«Vita del signor Molière» di M. T. Berardelli (regia, D. Capezzani)

«Vita del signor Molière» di M. T. Berardelli (regia, D. Capezzani)

Roma, Teatro Greco
8 febbraio 2026

PROVE CONTEMPORANEE DI UNA TRAGICA COMMEDIA

«Uno scrittore che non scrive sempre non è un vero scrittore; uno scrittore costretto al silenzio è un infelice». Sulla base di questo enunciato germoglia la Vita del signor Molière che Maria Teresa Berardelli trascrive liberamente per la scena dall’omonimo romanzo di Michail Bulgakov, raccontando, sì, la biografia del più grande drammaturgo francese, in una sequenza cronologica di quadri in cui i dialoghi condensano umori, pensieri e creazioni del protagonista, ma lasciando costantemente sullo sfondo l’abilità sopraffina di chi per respirare abbia necessità di scrivere. Su di un palcoscenico sgombro, dove soltanto un sipario grigio, in fondo, simboleggia un teatro e alcune poltrone da platea regalano, ai lati di una pedana, opportuno asilo agli interpreti in fase di riposo, si susseguono alcuni episodi della generosa e stravagante vita di Jean-Baptiste Poquelin, l’autore prediletto da le Roi Soleil.

08 febbraio 2026

«Regina madre» di Manlio Santanelli (regia, A. Ferro)

«Regina madre» di Manlio Santanelli (regia, A. Ferro)

Roma, Teatro Sophia
7 febbraio 2026

AL PARIONE, REGINA GIANNELLI PARLA ROMANESCO

Adattandolo dall’italiano al dialetto romanesco, Alessandra Ferro si cuce su misura, per sé stessa, il ruolo di Regina Giannelli, nome che Manlio Santanelli scelse per la protagonista di un dialogo, ormai famoso, tra madre e figlio in un testo del 1984: Regina Madre, di cui qualcuno ricorderà ancora una storica edizione interpretata da Isa Danieli con Roberto Herlitzka. La Ferro preferisce un linguaggio popolaresco assai comprensibile, moderno ma efficace ed affascinante, piuttosto che avventurarsi nelle più colorite locuzioni del Belli. Cura anche la regia, così è scritto in locandina, anche se si tratta di un allestimento molto elementare e statico: due poltroncine sul fondo e due sgabelli in proscenio, aiutano i protagonisti a mantenere le posizioni con una essenziale regolarità. Osservando lo spazio esiguo della scena del Teatro Sophia, al Parione, s’intuiscono bene le ragioni di questa scelta spartana che giustamente predilige le sfumature del duello verbale tra una madre ammalata, ma indistruttibile, e un figlio, già cinquantenne, che ha fallito sia in campo sentimentale che professionale.

07 febbraio 2026

«Orgasmo», scritto e diretto da Niccolò Fettarappa

«Orgasmo», scritto e diretto da Niccolò Fettarappa

Roma, Teatro India
6 febbraio 2026

L’AUTORE PREDICA BENE
MA IN SCENA SI RAZZOLA MALE!

Più del titolo è il sottotitolo che apre la porta della simpatia a un testo che Niccolò Fettarappa sembra aver scritto di getto spinto dall’anoressia sessuale che sta dilagando nel mondo tra le coppie. L’autore sembra guardare esclusivamente alle crisi coniugali, o comunque a quelle unioni stabili che cominciano il rapporto sotto i migliori auspici amorosi, e che nell’amplesso ritrovano intesa e serenità per proseguire insieme il cammino. Così in scena, su uno sproporzionato immenso letto a due piazze, lui e lei si danno rigorosamente le spalle, offuscati ciascuno dalle proprie preoccupazioni, dai propri malumori. I due non si parlano, non si guardano, e se ciò accade non è certamente per tentare un corteggiamento. Tutt’altro!

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