ESERCIZI DI STILE ALLA RICERCA DELLA SATIRA!
Prima mi tolgo un fastidioso sassolino dalla scarpa. Annie Baker, tra le più autorevoli drammaturghe contemporanee statunitensi, già vincitrice di un Pulitzer nel 2014, nelle note di apertura a Circle mirror transformation, avverte registi e attori che si accingono a dar vita alla sua opera di «rispettare le pause e i silenzi di questa pièce. […] Senza i suoi silenzi diventerebbe una satira, mentre si spera possa essere una piccola meditazione naturalistica sul teatro, la vita, la morte e il passaggio del tempo». Già la pretesa di voler meditare su teatro, vita, morte e passaggio del tempo (argomenti filosoficamente abbastanza impegnativi e molto dibattuti) preferendo, alle parole, pause e silenzi sembra appartenere più al mondo della satira che a quello del dramma. Se qualche insegnamento a riguardo ci è pervenuto dagli antichi pensatori greci, che molto amavano discettare su questi temi universali, lo dobbiamo grazie alle loro parole, ai loro scritti: certamente non siamo stati educati né dai silenzi né dalle pause di quei saggi che precedettero la venuta di Cristo. Se poi la Baker, evidentemente erede di quella ricerca di intima elevazione e folgorazione interiore tipica della beat generetion di Kerouac, pretende di sostituirsi ad Eraclito, Platone e Aristotele con pause e silenzi è liberissima di sperare nella sua «piccola meditazione naturalistica».

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