Roma, Spazio Recherche
«BENVENUTI IN QUESTO PAZZO MONDO»
D’altronde ero stato avvertito senza fraintendimenti: «Vieni, spettacolo bello pazzo!» E la follia non s’è risparmiata, anzi, ha dato il meglio di sé ruotando vorticosamente intorno a un perno centrale nemmeno troppo solido. Una storia che si basa sulla disperata ricerca di un’immagine favolistica, la dolce Noa, il desiderio di un amore impossibile, ossia La figlia di Kioto Zhang, il temibile capo delle guardie imperiali; fanciulla incantevole le cui sembianze, dice Libero innamorato, ricordano le «famose» ceramiche di Catanzaro e i «celebri» arcobaleni di Pechino: goliardiche trovate molto distanti da qualunque riferimento finanche surreale. Per fortuna, «le lacrime di minchia» ci riportano con i piedi a terra nel nostro mondo, al nostro tempo sconclusionato, dove tutto diventa esagerazione e volgarità. Esiste, però, in teatro, un tipo di volgarità talmente fantasiosa e sfacciata da superare il limite di qualsiasi pudore e conquistare il fascino della risata e della fiducia. Pertanto, la quotidiana volgarità detestabile che, invece, incontriamo per strada, al bar, al ristorante, quella fastidiosa che sembra inseguirci ovunque travestita da umana irrazionalità, quell’altra ancor più noiosa offerta dalla telespazzatura, trova in questa (che è teatralizzata) la sua bella copia, ardita e fantasiosa, che ne è la parodia, in cui anche le espressioni più grevi e colorite esplodono come ricami artificiosi di un ingegno.



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