HITLER E GOEBBELS HANNO UN’ANIMA. MA È TEATRO!
Triste premessa. Esistono spettacoli ben scritti, magnificamente recitati, egregiamente allestiti che rappresentano, come fiore all’occhiello, l’ingiustizia del nostro sistema teatrale. Lo scorso anno – sono ormai trascorsi 13 mesi – Il pedagogo dell’infame, scritto e diretto da Riccardo Cacace, esordì allo Spazio Diamante (in forma di studio o, se preferite, di corto teatrale) al festival Indivenire diretto da Giampiero Cicciò e patronato da Alessandro Longobardi. Fu immediatamente notato e sostenuto dall’intera giuria (di cui allora facevo parte), e fu premiato, senza troppi indugi, come Miglior spettacolo, col maggior riconoscimento anche al Miglior attore (Marco Gualco). Sappiamo bene che, di questi tempi, vincere una kermesse (qualunque essa sia) non è sempre sinonimo di garanzia di qualità: eppure, a volte, pregi e valori riescono a consistere tanto chiaramente in un progetto che ci si aspetterebbe che la stagione successiva il vincitore meritasse palcoscenici più gratificanti e anche qualche sostegno economico più congruo. Invece, per come vanno le brutte faccende del teatro indipendente, eccoli, Riccardo e Marco, ancora vincolati alle dipendenze e agli incastri di un festival che, dopo un anno, a fine stagione cerca di sostenerli e di dar loro una vetrina con una sola replica romana.


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