09 marzo 2026

«Riccardo III» di Shakespeare (regia, Andrea Chiodi)

«Riccardo III» di Shakespeare (regia, Andrea Chiodi)

Roma, Teatro Argentina
8 marzo 2026

IL RE SOGNA (MA FORSE NO)

Soltanto al termine si delinea più chiaramente l’idea che Andrea Chiodi ha partorito per costruire su misura un Riccardo III per lasciar esprimere al meglio l’abilità recitativa di Maria Paiato, indiscussa regina della nostra scena. Un Duca di Gloucester, principe del male, dunque interpretato da una donna, da una voce luciferina, dalle movenze ambigue: tutte caratteristiche che rendono mefistofelico il personaggio più cattivo del panorama teatrale. Tuttavia, la realizzazione di quest’idea risente di alcune stonature che diventano vere e proprie trappole per il regista, il quale non può accontentarsi di una traduzione, seppur aggiornata, ma richiede l’intervento di Angela Dematté per adattare la tragedia di Shakespeare alle esigenze della nuova rappresentazione.

08 marzo 2026

«Marcinelle, storie di minatori», scritto e diretto da Ariele Vincenti

«Marcinelle» scritto e diretto da Ariele Vincenti

Roma, Spazio Diamante
7 marzo 2026

RARA MAGIA DEL TEATRO

Ormai è raro lasciare la platea a fine spettacolo completamente soddisfatti e convinti di aver visto qualcosa di «indimenticabile» (lo scrivo tra virgolette perché negli anni Ottanta si ripeteva spesso, ma oggi, ahinoi, non si pronuncia più!). Marcinelle è un vero e proprio evento teatrale dietro il quale non ci sono grosse produzioni, e questo è il segno più evidente che per far del buon teatro non occorrono tanti denari ma buone idee, non sono necessari i nomi famosi in cartellone ma capacità selettive di chi ha il palcoscenico nel sangue. Capita non più di un paio di volte a stagione di ammirare ancora prove di altissimo livello attoriale, di regie curate nei minimi dettagli: si apprezza l’opera compiuta nella sua interezza, oppure il testo, gli interpreti, o il regista, ma da anni – e la lunga mancanza di quest’emozione mi aveva convinto che difficilmente sarebbe potuto riaccadere – non mi succedeva di provare una simile emozione agli applausi finali. E insieme con me, il pubblico tutto: in piedi, entusiasta e commosso per aver seguito queste incredibili storie di minatori che possono entrare a far parte delle piccole grandi magie del teatro italiano. Ed è un peccato poterne annunciare soltanto l’ultima replica.

07 marzo 2026

«Charlotte & Theodore» di Ryan Craig (regia, M. Farau)

«Charlotte & Theodore» di Ryan Craig (regia, M. Farau)

Roma, Teatro Cometa Off
6 marzo 2026

UN TESTO CHE SI RIBELLA ALLA CULTURA WOKE

Secondo le più recenti indagini di mercato, sono le Birkenstock ad aver soppiantato le Clarke: in Inghilterra sono scarpe diventate emblema maniacale tra coloro che appoggiano i più moderni laburisti, tanto che se ne possono comprare anche due sinistrorse, perché pare che la scarpa destra nessuno la voglia più indossare. La facile boutade viene spontanea dopo aver ascoltato il monologo di Teddy che conclude il suo sfogo di ribellione dicendo: «Non permetterò che la mia lingua venga vigilata da qualche fascista con le Birkenstock.» «Pensi che sia questo il fascismo?», gli chiede Lotty. «Comincia così: cercano di controllare le tue parole, poi i tuoi pensieri, e a poco poco intaccano la tua libertà d’azione». Ryan Craig, inglese del 1972, scrive per la scena l’intelligente dialogo intitolato Charlotte & Theodore (nel 2023), che Massimiliano Farau porta al Cometa Off nella versione tradotta da Enrico Luttman; con il quale contesta tutte le restrizioni e le nuove educazioni imposte dalla nuova cultura precauzionale, quella che per non offendere è pronta ad annientare la storia del Mediterraneo, culla di civiltà e, secondo gli esperti di ultima generazione, anche del patriarcato, del sessismo, del bullismo et similia.

06 marzo 2026

«Don Giovanni», uno spettacolo di Arturo Cirillo

«Don Giovanni» di Arturo Cirillo

Roma, Sala Umberto
5 marzo 2026

GESTUALITÀ MOZARTIANA PER L’OMAGGIO A MOLIÈRE

Malgrado gli autori effettivi siano nomi altisonanti, come Molière e Da Ponte (con Mozart), questo è uno spettacolo che porta indiscutibilmente la firma di Arturo Cirillo. Nessuno dei tre giganti del teatro (di prosa e lirico) riconoscerebbe suo l’allestimento visto alla Sala Umberto del Don Giovanni, e soprattutto all’unisono dichiarerebbero che quel personaggio non è rappresentato così come loro lo hanno pensato. Eppure, la storia corrisponde sia alla trama musicata da Mozart, con Leporello servitore, sia all’altra, simile ma non identica, che Molière mise in scena scrivendo la parte di Sganarello per se stesso. Entrambe sono figlie dell’opera di Tirso de Molina (1616), ma questa di Cirillo si allaccia per ritmi e sonorità al libretto di Da Ponte e alla comicità della scrittura dell’autore prediletto da Re Sole.

05 marzo 2026

«Orlando», da Virginia Woolf (regia, Andrea De Rosa)

«Orlando» da Virginia Woolf (regia, Andrea De Rosa)

Roma, Teatro Vascello
4 marzo 2026

ALL’OMBRA DELLA QUERCIA IN FIORE,
UNA «JEUNE FILLE EN FLEUR»

Non ho fatto a tempo a riprendermi dall’affettuosa ramanzina per non aver apprezzato uno scialbo e vano monologo denso di insensatezze, definito dai più «uno spettacolo al femminile», che il destino mi propone una versione, per voce solo, tratto dall’Orlando dell’immensa Virginia Woolf, romanzo divenuto emblema della fluidità di genere. Andrea De Rosa coglie al volo il momento storico in cui tutti siamo alacremente concentrati a sbandierare i vessilli dell’omosessualità, e a proteggere con fervore la libertà di poter esibire il proprio istinto, ieri di mascolinità, domani di femminilità, per educarci a rispettare i tempi di seduzione dei nostri desideri. E soprattutto a ricordarci che Orlando, personaggio immaginario, scrittore, poeta, cavaliere e inossidabile amante della vita, impiega diversi secoli per vivere entrambe le situazioni, da uomo e da donna. Prima gode della propria esuberanza in un corpo di maschile e poi, dopo un lungo sonno, si risveglia nell’altro sesso per riscoprire le gioia e i piaceri della nuova esistenza.

03 marzo 2026

«Come conobbi Benedetto Croce» di Fausto Nicolini Sr. (2)

Roma, 2 marzo 2026

COME CONOBBI BENEDETTO CROCE

II
Storia

Dopo il 1857 i rapporti tra i Croce e i Nicolini si vennero via via allentando, sino a cessare del tutto. Sicché, a principio del presente secolo, il grande Benedetto Croce, di cui mi giungeva sempre più spesso all’orecchio il nome, era per me un estraneo. Tanto più che, pur avendo io seguìto assai straccamente all’Università i corsi di giurisprudenza e strappato una laurea in utroque, vivevo lontanissimo dal mondo degli studi e m’occupavo furiosamente di musica. Nel che è quasi implicito — confesso la cosa con rossore — che del Croce io avessi letto ne verbum quidem e non sapessi nemmeno con precisione di quali discipline s’occupasse.

02 marzo 2026

«Come conobbi Benedetto Croce» di Fausto Nicolini Sr. (1)

Roma, 1° marzo 2026

In vista di una più approfondita – ormai d’imminente pubblicazione – rivalutazione storica, analitica e culturale della figura di Fausto Nicolini (Napoli, 20 gennaio 1879 – ivi, 1º marzo 1965), del quale porto generosamente il nome, vinco una forte ritrosia per rendergli omaggio: non già perché «Zio Fausto» non lo meriti, tutt’altro, ma per quell’atavico pudore che ha sempre frenato prima mio padre e poi me nel voler decantare le lodi degli antenati. Oggi, 1º marzo 2026, data in cui ricorre il 61° anniversario della morte, sollecitato dall’impegno che il mio fraterno amico Simone Misiani, una volta compagno di gioventù, ora anche professore di Storia Moderna, in questi mesi sta prodigando agli studi sull’esimio Don Fausto, fratello di mio nonno Luigi, mi piace inaugurare, su questo blog, una rubrica che ospiti, di tanto in tanto, alcuni suoi scritti, ormai tutti editi, ma per lo più sconosciuti, a cominciare da quello più significativo, nel quale lo zio di mio padre racconta come avvenne l’incontro con Benedetto Croce nel lontano 1903. Una conoscenza che gli cambiò la vita, e che presto diventò un’assidua collaborazione, fino a tramutarsi in amicizia leale e soprattutto proficua.

01 marzo 2026

«Invenzioni» da Elena Ferrante (regia, Andrea Giannoni)

«Invenzioni», da Elena Ferrante (regia, A. Giannoni)

Roma, Spazio Diamante
28 febbraio 2026

LA FIERA DELLA BANALITÀ IN 70 MINUTI

Nel 2018 il quotidiano inglese The Guardian offrì una rubrica settimanale alla nostra scrittrice Elena Ferrante. La collaborazione cominciò il 20 gennaio del ’18 e terminò il 12 gennaio del ’19. Gli articoli sono stati poi riuniti in un volume intitolato «L’invenzione occasionale». Da questi Andrea Giannoni ne ha ricavata una sfilacciata raccolta di brevi monologhi, che – come gli articoli – parlano per assoli. Gli argomenti sono tra i più immaginifici che la mediocrità possa partorire: il primo amore, del quale la scrittrice ricorda bene soltanto la fermata dell’autobus dove incontrava lui: d’altronde aveva 12 anni e a quell’età anche una pensilina può sprigionare il suo fascino!

28 febbraio 2026

«Gli innamorati» di Carlo Goldoni (regia, Roberto Valerio)

«Gli innamorati» di Carlo Goldoni (regia, Roberto Valerio)

Roma, Teatro Quirino
27 febbraio 2026

EUGENIA E FULGENZIO: L’IRRINUNCIABILE INFELICITÀ DELL’AMORE

Argomento eterno, la gelosia. Da sempre dibattuta, da sempre condannata, da sempre portatrice d’infernale bufera nel paradiso dell’amore. Carlo Goldoni nel 1759, rivolgendosi ai giovani dell’epoca sua, dopo averli esortati a evitare di convertire il balsamo in veleno, li ammoniva: «Specchiatevi in questi innamorati ch’io vi presento; ridete di loro e non fate che si abbia a rider di voi.» Evidentemente nelle intenzioni dell’autore c’era quella di divertire il pubblico e non v’è dubbio che in passate edizioni si sia anche riso e molto. Tuttavia, in questa di Roberto Valerio, più che ridere, si «soffre» con Gli innamorati. Ma non è un difetto, anzi potrebbe essere il pregio della regia se questa fosse bilanciata tutta sulla «tragedia dell’amore» o anche se fosse meglio equilibrata tra dramma d’amore e commedia leggera.

27 febbraio 2026

«L’imbarazzo della scelta» di S. Azzopardi e S. Danino (regia, V. Acqua)

«L’imbarazzo della scelta» di S. Azzopardi e S. Danino (regia, V. Acqua)

Roma, Teatro Vittoria
26 febbraio 2026

PERÒ, ALMENO, NON AVEVANO IL MICROFONO!

Difficile per il critico recensire quel che s’è visto ieri sera al Teatro Vittoria. Ogni spettacolo va giudicato secondo un criterio di appartenenza: la tragedia greca non può essere valutata come la commedia goldoniana, eppure entrambe fanno parte del genere classico, ma esigono sguardi molto differenti; il teatro di Beckett non può essere analizzato come quello di Eduardo De Filippo, eppure entrambi sono della stessa epoca; le opere che vanno in scena all’Argentina, con grosse produzioni alle spalle, non possono godere di quella opportuna comprensione che spazi molto più piccoli offrono a esibizioni messe in piedi con i soli sacrifici degli addetti ai lavori. Ammirai molto la scelta di Virginia Acqua (qui regista) quando, un paio d’anni fa, portò alla Sala Umberto «Intramuros» del francese Alexis Michalik: ne apprezzai sia la qualità dell’allestimento che l’intelligenza del testo (dando per scontato che sia del regista la scelta di un copione da rappresentare, o comunque il beneplacito su di esso).

Pour vous