05 ottobre 2026

«Non comparse», scritto e diretto da M. De Pinto e S. Oppedisano

Marianna De Pinto e Simona Oppedisano (© ???)

Roma, Teatro Tor Bella Monaca
4 ottobre 2026

LA NEONATA REPUBBLICA CHE OSCURÒ LE NOSTRE EROINE

C’era una volta la Resistenza, quella partigiana, cominciata subito dopo l’8 settembre 1943, quella che al sud passò come una violenta ventata di sollievo con le truppe Alleate pronte a intervenire, mentre al centro della penisola, e soprattutto al nord, la lotta contro i nazisti costò la vita a oltre 40.000 patrioti, morti per riconquistare il Tricolore. Marianna De Pinto e Simona Oppedisano, insieme, con simpatia e preparazione documentata, portano avanti la loro lezione di storia volta a testimoniare la presenza attiva delle donne durante il movimento di Liberazione. Secondo i dati dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani italiani, «le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento.» Cifre che la Storia, soprattutto quella insegnata a scuola, troppo spesso dimentica, relegando le protagoniste di una importantissima pagina nazionale al ruolo di comparse: anzi, Non comparse, quindi nascoste; forse, per molte di loro, addirittura, mai apparse.

04 ottobre 2026

«Le supplici» di Eschilo (regia, A. Evangelisti)

 

Foto non di scena: (© Danilo Serreli)

Roma, Teatro Ateneo
Università «La Sapienza»
2 ottobre 2026

«ZEUS CI PROTEGGA DA UN MATRIMONIO ABOMINEVOLE»

Non si devono fare paragoni tra gli spettacoli – è regola fondamentale – anche se coordinati dalla stessa mano registica. Eppure, è proprio il ricordo del sorprendente «Edipo a Colono», ammirato esattamente un anno fa, sempre al Teatro Ateneo, che ha fatto crescere le aspettative per queste Supplici che Adriano Evangelisti porta in scena grazie a un folto gruppo di studenti universitari, di cui 17 si sono occupati della traduzione e 25 hanno dato vita alle voci in scena. E proprio i pregi che più avevano meravigliato lo scorso anno, stavolta sono parsi il punto debole: la pulizia e la precisione del coro. Pecca maggiormente insidiosa perché nella tragedia di Eschilo il coro è protagonista. Se manca la scansione precisa delle frasi, i suoni si impastano e si perde gran parte del dialogo. È vero che stiamo facendo il «contropelo» ad attori non professionisti, ma i colleghi universitari, reduci nell’ottobre 2025 dalle rovine di Colono, risultarono integerrimi sia nel ritmo che nella dizione del verso.

30 settembre 2026

«Tragudia», ideato e diretto da Alessandro Serra

«Tragudia» scritto e diretto da Alessandro Serra

Roma, Teatro Vascello
29 settembre 2026

IL CANTO GRECANICO DI EDIPO, UOMO GIUSTO

L’opera ideata e portata in scena da Alessandro Serra è un’implorazione disperata per la sopravvivenza dell’antichità, o forse addirittura dell’eternità, quella che molti chiamano mito, e che oggi giustamente si sente minacciata da eventi sovrumani che rischiano di annientarla. Dalle macerie di questa tragedia risorge Il canto di Edipo, come canto di un cigno millenario, a ricordare che egli fu l’uomo che ebbe il coraggio di riconoscere i propri errori, le proprie debolezze, giudicando severamente la viltà della propria superbia e delle proprie nefandezze. Edipo, quale atto di espiazione e riconoscimento della passata cecità morale e intellettuale, si acceca fisicamente e chiede di essere esiliato, sottomettendosi alle sue stesse leggi. In questo modo egli stesso santifica la Giustizia in omnia saecula saeculorum. In Tragudia (testo in cui le opere di Sofocle dedicate al figlio di Laio vengono fuse), Edipo diventa il prototipo dell’uomo giusto, colui che oggi è in via di estinzione.

27 settembre 2026

«Eneide: la tregua» da Virgilio (regia, M. Tarasco)

Il regista Matteo Tarasco durante le prove (© ???)

Roma, Sala Raffaello
26 settembre 2026

ANCHE VIRGILIO SA CHE LA PACE È NOIOSA

Matteo Tarasco, con La tregua, completa il laboratorio teatrale sull’Eneide, riproposto alla Sala Raffaello come un trittico, in cui vengono riletti alcuni canti del poema virgiliano. Dei tre, il sottoscritto ne ha visti due: in entrambi, le premesse annunciate dal regista, che firma anche la drammaturgia, sono rimaste disattese. Il progetto riporta come sottotitolo «Teatro della migrazione»: da questo concetto che vede Enea quale migrante che fugge dal disagio che offre la sua terra dopo l’incendio di Troia, si sviluppa il facile paragone con gli immigrati che oggi lasciano il proprio continente per raggiungere lidi più ospitali. Nelle intenzioni di Tarasco fa breccia anche la necessità per gli uomini di progredire grazie a un continuo movimento (vedi il viaggio di Ulisse, oltre a quello di Enea, fino a quello di Dante); inoltre punta il dito sulla crudeltà della guerra, di cui, però, il mito ne descrive da sempre gloria, eroismo e sofferenza.

24 settembre 2026

«Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde» (regia, Fabio Condemi)

Christian La Rosa (© Luca D’Agostino, Phocus agency)

Roma, Teatro Vascello
23 settembre 2026

IL DIALOGO MANCATO TRA MALE E BENE

La stagione di prosa del Vascello si apre con un monologo dal titolo altisonante, la cui fama gode di una dualità pari a quella dei fantomatici personaggi dello Strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde: da una parte il celeberrimo romanzo di Robert L. Stevenson, dall’altra il film di Victor Fleming (con Spencer Tracy, Ingrid Bergman e Lana Turner). Ma se la trasposizione cinematografica, benché fascinosa, tradì, e non poco, l’originale dimenticandosi del protagonista del racconto, questa versione per il palcoscenico, realizzata da Fabio Condemi, invece, viene condotta proprio come scritta dall’autore nel 1866. La narrazione, infatti, è affidata all’avvocato Gabriel John Utterson, interpretato con precisione chirurgica da Christian La Rosa, il quale più che portare avanti una bizzarra storia di un uomo malvagio che sovente sparisce nel nulla, tanto da farsi soprannominare Mr. Nascondino (in inglese Hyde suona come to hide, nascondere), preferisce lasciarsi andare a strane considerazioni sulla doppia personalità di ogni essere umano.

21 settembre 2026

Premiazione «Le Maschere del Teatro»: il commento

Le MAschere del teatro italiano 2026

Roma, Teatro Argentina
19 settembre 2026

L’INGIUSTIZIA PREMIA ELIO GERMANO

Con Serena Autieri a far gli onori di casa, la festa per il teatro italiano ha immediatamente preso un ritmo frizzante e uno spessore artistico che forse erano necessari alla brillantezza della kermesse. Bella ed elegante presenza, spontaneità e scaltrezza, voce canora straordinaria, tutte doti, a cui si è aggiunta un’insospettabile padronanza del mestiere di presentatrice, grazie alle quali ha saputo sciogliere col sorriso anche quei piccoli imprevisti che l’improvvisazione inevitabilmente crea. Attorno a lei un parterre di star nazionali e internazionali. Su tutti spiccava Giulia Lazzarini, un monumento in continuo movimento della scena nostrana anche con 92 primavere sulle spalle: vincitrice quest’anno della quinta Maschera, la seconda come attrice non protagonista. Accompagnata in ribalta, al momento della consegna del premio, da un altro decano e gigante del nostro teatro, Gabriele Lavia, ormai habitué della premiazione, applauditissimo anche lui, l’attrice ha dedicato il successo a tutti coloro con cui ha lavorato (e non son pochi) «e con cui lavorerò», ha aggiunto con la pervicace forza dell’ironia.

20 settembre 2026

Le Maschere del Teatro italiano: i vincitori 2026

Francesco Rocca (presidente Regione Lazio) e Serena Autieri (foto fn))
Robert Carsen

Roma, Teatro Argentina
19 settembre 2026

CON ROBERT CARSEN TRIONFA «ANTIGONE»

La XXIII edizione delle Maschere del teatro italiano ha festeggiato sabato sera la consegna dei premi. La kermesse è stata presentata da Serena Autieri che, con Antonio Bannò, ha accolto sul palcoscenico dell’Argentina i finalisti che venerdì sono stati ricevuti al Quirinale per l’augurio del Capo dello Stato. Enorme l’affetto del pubblico romano nei confronti di Giulia Lazzarini che, ancora a telecamere spente (l’evento è stato poi trasmesso in differita su RaiUno), è stata salutata da un caloroso applauso seguito da standing ovation. «Dovevo venire a Roma per ricevere un applauso così affettuoso!», ha commentato l’attrice, classe 1934, giunta appositamente nella Capitale prima ancora di sapere d’aver vinto la sua quinta Maschera, la seconda come non protagonista per «Miracolo a Milano». Rammarico per l’assenza di Umberto Orsini. (fn)

Di seguito l’elenco delle terne con i vincitori in neretto:

20 luglio 2026

S’è chiuso il Campionato mondiale di calcio 2026

Finale mondiale calcio: Spagna-Argentina

Erbalunga, 19 luglio 2026

L’AMARO ADDIO DEL CAMPIONE

Lionel Messi non ha ripetuto la storica impresa, riuscita solo a un manipolo di brasiliani (tra cui Garrincha, Didì e Vavà nel 1958 e ’62), di alzare al cielo la seconda Coppa in due edizioni consecutive del Campionato mondiale di calcio. L’Argentina torna a casa con un bagaglio di lacrime: il suo eroe era lì a un passo dal traguardo, aveva trascinato la squadra alla finale dopo alcune, le prime, prestazioni eccellenti, poi però sempre più spente e pigre. L’Albiceleste, è vero, ha avuto un cammino più leggero rispetto ad altre nazionali, ma ha sempre dimostrato d’essere una formazione comunque all’altezza della competizione. Tuttavia, è stata segnata da un’impostazione molto altalenante: ottime giocate, magnifica organizzazione tattica, ma anche tanta stanchezza che lungo il percorso verso la finale è costantemente cresciuta. E, diciamo la verità, la stanchezza nasceva proprio dai piedi di Messi, il quale nelle ultime tre partite lo si è visto quasi sempre camminare e aspettare che il pallone lo raggiungesse per mettersi in moto.

27 giugno 2026

«Platonov» di Anton Cechov (regia, P. Stein)

«Platonov», di Anton Cechov. (Regia, P. Stein)

Lo spettacolo che ha debuttato, in prima nazionale, al Festival dei Due Mondi (Spoleto) il 26 giugno è stato visto dal sottoscritto il 20 giugno scorso in prova generale, al teatro della tenuta umbra di San Pancrazio di Peter Stein.

L’AMORE, CHE INFERNO!

Peter Stein, grazie all’esperienza che ormai gli appartiene, sposa con semplice familiarità il teatro di Anton Cechov tanto da coglierne con eleganza tutti i sottintesi drammatici e al contempo ironici, che finanche Stanislavski ne sarebbe invidioso! In quest’ultima fatica il regista tedesco ha fatto di una trama dall’impronta prettamente drammatica, quale è il Platonov, una commedia ironica sui difetti della società e sui vizi della gente. L’autore compose il testo, che è tra i meno rappresentati della sua opera, a soli vent’anni, tra il 1880 e l’81, e – in verità – risente di qualche esuberanza di scrittura giovanile: troppi i personaggi che non hanno uno sviluppo continuo e un po’ vengono dimenticati, qualche eccesso nei caratteri (come il pianto imposto alla figura di Maria Efímovna), qualche ripetizione che ingabbia perfino il protagonista, e soprattutto la lunghezza del testo che giunge alla conclusione dopo quattro atti, di cui il primo potrebbe tranquillamente vivere da solo come atto unico e nemmeno breve.

19 giugno 2026

Una serata con Paolo Castrignano, chef a Trastevere

Roma, 18 giugno 2026

SIGNORI, LA «SANTA CUCINA» È DI SCENA

Lo stimolo per intervistare uno chef è arrivato appena ho varcato la soglia del ristorante, un luogo dove non ti aspetti di trovare la stessa situazione di quando entri dal fondo di una platea che di fronte offre la visuale del palcoscenico e l’occhio già mira, con lo sguardo della memoria, a una nuova edizione di Sabato, domenica e lunedì: «Ampia e linda cucina», scrive Eduardo nella didascalia di apertura. Non si nota, però, la presenza di Rosa Priore che prepara il ragù, ma al suo posto una squadra di cuochi è alle prese con le più svariate preparazioni. Dalla porta d’ingresso della sala del Cecilia Santa Cucina, mentre si viene catturati dal rito dell’accoglienza – solitamente è Fabio che porge il benvenuto per accompagnare i clienti al posto, pardon, al tavolo – s’intuisce infatti che lì, la rappresentazione è cominciata già da un po’, ma il concetto del ritardo è abbastanza effimero. Solo una vetrata, come fosse la quarta parete, separa la zona dei fornelli dalla platea. È teatro vivo, realistico, anzi iperrealistico, perché anche i profumi fanno parte della regia. Scorgo le bottiglie di vino sulla sinistra, ma mi incuriosiscono i ripiani di marmo sostenuti da vecchi tavolacci restaurati su cui si mangia. È un arredamento insolito, rustico e raffinato, pieno di fascino. Siamo nella vecchia Roma popolare di Trastevere.

Pour vous