INTIMA RAPPRESENTAZIONE DELLA MORTE DI UN SOGNO
Concetto fondamentale che il sognatore, protagonista de Le notti bianche, confessa alla giovane Nasten’ka durante la seconda notte, quando il dialogo si fa più denso, riguarda la differenza tra la vita insulsa della gente comune, che mai si spezzerà all’improvviso, e la brusca fine dei sogni, condannati invece a svanire in un attimo. Dostoevskij lo fa dire chiaramente al suo alter ego: «… anche i sogni muoiono!», intendendo che con la fine del sogno si spegne l’anima del sognatore, la sua fantasia, il desiderio, tutte quelle sensazioni che sono più vive ed eccitanti della realtà circostante. Lucia Rocco, che ha adattato il racconto con molta cautela e infinito rispetto per l’autore (tant’è che in locandina si legge che lo spettacolo teatrale è di Fiodor Dostoevkij, e non tratto da F. D.), da regista s’è lasciata guidare, per incanto, da questa indicazione, sottraendola alla narrazione, ma traducendola visivamente per la scena; cosicché l’intera rappresentazione gira intorno all’angoscia del più bel sogno che ineluttabilmente sta per spezzarsi.

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