«MI CHIAMO RENZO E … TI PENZO»
Non c’è nulla di più noioso di un uomo chiuso in bagno con il proprio cellulare. In una situazione surreale il venditore Flavio Bretagna si ritrova nella toilette di un autogrill di una strada statale non meglio indentificata, in un luogo di cui non sa nemmeno rintracciare il nome. Questa nebbia che avvolge l’arrivo del personaggio potrebbe essere un inizio curioso, ma il suo cellulare squilla in continuazione. Lui risponde, parla, saluta, riattacca. Chiama un altro contatto, si arrabbia, chiude la conversazione. Il telefono suona ancora: altra persona, altro tono, ma il procedimento non cambia. Ripetitivo già dopo pochi minuti. La sorpresa, però, arriva quando l’uomo sta per uscire e la porta della Toilet non si apre, resta bloccata senza possibilità di scampo. Fuori non c’è nessuno e nessuno ci sarà per svariate ore. Ecco di nuovo la nebbia del surreale, purtroppo dimenticata là fuori, abbandonata in strada; invece sarebbe stata la svolta che avrebbe potuto regalare al nostro protagonista una situazione più teatralmente accattivante e meno legata alle sterili dinamiche degli sketch televisivi, quelle che sembrano barzellette istantanee dall’aria baldanzosa e tenute insieme da un collante di pura superficialità.









