I DOGMI INGLESI DELLA SIGNORA ELLIS
Quest’estate, in territorio neutro, l’amico inglese di un conoscente transalpino, avendo saputo la mia città d’origine, si mise a elogiarne bellezze e caratteristiche. Al di là della ovvietà del mare very beautiful che bagna la Partenope e del sole incredible che delinea il profilo di Capri, lo straniero rimase colpito dalla casual elegance con cui la maggior parte dei conducenti dei motorini oltrepassava gli incroci stradali, incuranti del colore che offriva semaforo. Osservò con una certa arguzia che la manovra, pur facendo parte di un riprovevole comportamento assai rischioso, in realtà denunciava una necessaria ribellione del popolo nei confronti delle regole. «Noi inglesi, per lo più, non siamo capaci di queste individuali e costanti manifestazioni d’indisciplina – diceva – che spesso critichiamo in voi italiani, ma, sotto sotto, vi invidiamo tantissimo perché sono sintomi di una libertà molto più spensierata di come invece la viviamo in Gran Bretagna. Per noi la libertà è sempre legata a principii dogmatici, etici, morali, dai quali non riusciamo a scioglierci e dai quali ci facciamo influenzare anche se scriviamo un messaggio sul cellulare.»





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