«MAMMA, MI RACCONTI LA STORIA?»
Il «c’era una volta» si nasconde dietro la battuta della madre che dall’aeroporto annuncia telefonicamente lo sciopero ai figli, ai quali dice che nell’attesa leggerà un libro. È così che comincia la fiaba: «Un giorno di gennaio del 1941, un soldato tedesco…». Ad osservare più attentamente a come decolla il racconto, è una mamma che narra la favola della buonanotte ai suoi due piccoli. Sul palcoscenico, immediatamente, si materializzano le immagini partorite dalla fantasia dei bambini che, nella penombra della stanza, dove una lucina illumina soltanto le pagine del libro aperto, lasciano entrare i personaggi di cui seguono le vicende e ne ipotizzano le voci che sono le loro voci, e ne intravedono le sembianze che sono le loro stesse sembianze. Sono loro che si trasformano in Gunther, in Nino, in Useppe, nel nonno Giuseppe, in Davide, mentre ai volti delle donne regalano l’aspetto della madre che è lì seduta accanto al letto a leggere La storia.
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