22 febbraio 2026

«Per sempre», di Alessandro Bandini (da Giovanni Testori)

«Per sempre» di Alessandro Bandini (da G. Testori)

Roma, Teatro Torlonia
21 febbraio 2026

SCINTILLANTE SINFONIA D’AMORE PER ALAIN

Non solo io, ma anche altri seduti in platea, all’inizio, si sono chiesti se sotto la camicia a quadri, la giacca di renna e la cravatta, Alessandro Bandini indossasse un paio di pantaloncini corti e attillati, oppure dei boxer; è certo che ai piedi non mancassero calzettoni lunghi e scarpe. Il dubbio nasce spontaneo a causa della frenetica corsa con cui l’attore raggiunge il palcoscenico attraversando la sala tra gli spettatori. Trafelato, febbrile, eccitato, intenso, il personaggio indiavolato corre (lo s’intuisce poco dopo) all’ufficio postale per recuperare la lettera quotidiana inviatagli dal suo amante parigino, o per spedire la sua a lui, tramite fermo posta. Per questa smania ansiosa di voler comunicare con l’altra faccia del proprio cuore, mi piace immaginare che Giovanni Testori sia uscito di casa dimenticandosi d’indossare i pantaloni: d’altronde la meravigliosa follia con cui Bandini rilegge a memoria la scintillante sinfonia dell’epistolario del poeta milanese ad Alain Toubas, conosciuto il 24 febbraio 1959, non potrebbe darmi torto.

21 febbraio 2026

«Le notti bianche» da Fedor Dostoevskij (regia, S. Cordella)

«Le notti bianche» da Dostoevskij (regia, Stefano Cordella)

Roma, Spazio Diamante
20 febbraio 2026

REGOLA NUMERO UNO:
VIETATO CORREGGERE DOSTOEVSKIJ

Un ragazzo entra in scena con un apparecchio per ascoltare le vecchie musicassette e immediatamente una voce registrata legge le prime righe del più famoso racconto di Dostoevskij, Le notti bianche, capolavoro del 1848, tratto «Dalle memorie di un sognatore», specifica il più grande scrittore russo e non solo. La citazione sonora è riportata con una variazione minima, ma non del tutto trascurabile, anzi molto significativa per comprendere l’operazione teatrale: nell’originale, sotto il cielo stellato e sfavillante di una incantevole notte pietroburghese, il narratore si chiede come possano «vivere uomini irascibili e irosi», mentre la drammaturgia di Elena Patacchini corregge in «uomini infelici».

20 febbraio 2026

«Torna fra nove mesi» di Evelina Buffa Nazzari (regia, A. Libri)

«Torna fra nove mesi» di Evelina Buffa Nazzari (regia, A. Libri)

Roma, Teatro Sophia
19 febbraio 2026

QUELL’AMORE CHE APPARTIENE SOLTANTO A UNA MADRE

Che il teatro sia un gioco ce lo dice chiaramente l’arte della recitazione che in molte lingue europee, e non solo, usa la parola giocare per definire l’interpretazione: jouer le rôle, spielen die Rolle, play the role, jugar el papel. Scopo di questo gioco è sempre la ricerca della verità in una realtà governata dalla finzione: ossia, il proseguimento, nel mondo degli adulti, del «facciamo finta che…» che i bambini usano per vivere qualcosa che è nel loro immaginario. Poniamo, invece, per una volta, che accada l’esatto contrario: che il palcoscenico diventi il luogo dov’è possibile rivivere la verità, dove la parola amore corrisponde al sentimento di chi prova quell’amore, dove la parola dolore corrisponde allo strazio che ancora brucia in cuor suo.

19 febbraio 2026

«Mein Kampf», uno spettacolo di e con Stefano Massini

«Mein Kampf» di e con Stefano Massini

Roma, Teatro Argentina
18 febbraio 2026

HITLER, O LA SEMPLICITÀ DEL POTERE

«Solo attraverso la conoscenza si può evitare il ripetersi della catastrofe», si legge nelle note che accompagnano lo spettacolo: con queste parole la Germania, ottant’anni dopo la fine della Seconda guerra, acconsente nel 2016 a diffondere Mein Kampf, il saggio biografico che Adolf Hitler scrisse durante la prigionia nel carcere di Landsberg, in seguito al tentativo di colpo di stato organizzato a Monaco di Baviera nel novembre del 1923. Per le stesse ragioni Stefano Massini trae dal volume, che in alcuni paesi, ancora oggi, è considerato illegale, un monologo teatrale denso di interesse storiografico in una cornice scenica assai scarna ma efficace ed elegante. Riadatta le memorie del futuro dittatore con altri testi esaminati, per rintracciare quel fascino che ipnotizzò milioni di tedeschi. Al di là della discussione su un eventuale ritorno della catastrofe nazifascista, e in quali forme potrebbe manifestarsi nell’odierna società, c’è da sottolineare il favorevole percorso che l’autore compie intorno all’importanza dei libri.

18 febbraio 2026

«Pinocchio. Che cos’è una persona?», scritto e diretto da Davide Iodice

«Pinocchio» scritto e diretto da Davide Iodice

Roma, Teatro India
17 febbraio 2026

L’ALTRA METÀ DELLA FAVOLA

Il Grillo parlante crocifisso al legno della sua storia

Il ciocco di legno c’è e alla fine è quel che resta in ribalta sotto le luci che lentamente cedono al buio, tra gli applausi scroscianti della platea, ma stavolta Pinocchio sa che deve fare un piccolo passo indietro per rimanere il simbolo della purezza di questa storia che non è tutta racchiusa in una favola. «Ogni favola è un gioco / che si fa con il tempo / ed è vera soltanto a metà…», cantava Edoardo Bennato, e Davide Iodice, un eroe, ci mostra l’altra metà, quella che favola non è, e che ogni giorno ci passa davanti agli occhi e quasi non ce ne accorgiamo. In scena, una decina (forse più) di ragazzi disabili, accompagnati soprattutto dalle mamme, ma anche da fratelli e papà, e sorvegliati a vista dai tutor, danno vita a un entusiasmante e commovente gioco teatrale sulla diversità e sul saper trovare, in questa, la serenità.

16 febbraio 2026

«La rigenerazione» di Italo Svevo (regia, V. Santoro)

«La rigenerazione» di Italo Svevo (regia, V. Santoro)

Roma, Teatro Quirino
15 febbraio 2026

GIOVANNI CHIERICI, PERSONAGGIO DI UN TEMPO TROPPO DISTANTE

Tra i temi fondamentali delle teorie letterarie di Italo Svevo c’è quella, più volte citata dallo stesso autore triestino, che tutti gli uomini debbano rappresentare la loro epoca e di conseguenza ogni personaggio descritto è una testimonianza del tempo vissuto. Ed è il motivo principale per cui le sue creature (a cominciare da Zeno Cosini) risentono di un passato difficile da rigenerare. Temo, tuttavia, che fare una critica aggiornata a Svevo sia del tutto fuori luogo: per quanto sia innegabile che faccia parte della schiera dei nostri maggiori scrittori del tardo ‘800 e primo ‘900, è altresì veritiero che la sua produzione teatrale è ormai legata a una certa vetustà di stile, di argomenti e di influenze. E oggi che anche le quote freudiane sono cadute in ribasso, se ne avverte ancor più l’anacronismo. Risulta addirittura arduo individuare una valida motivazione che giustifichi il nuovo allestimento de La rigenerazione (commedia del 1927) interpretata da Nello Mascia e diretta da Valerio Santoro.

15 febbraio 2026

«L’uomo di legno», scritto e diretto da Filippo Gili

«L’uomo di legno», scritto e diretto da Filippo Gili

Roma, Teatro Argot
14 febbraio 2026

GIANFRANCO COLTO DA IMPROVVISA «PRIMAVERA DELL’ASSENZA»

Commedia metafisica e dramma surreale. Il pregio della scrittura di Filippo Gili è l’immediatezza con la quale riesce a chiarire, in pochissime battute, il mondo artistico che lo spettatore si appresta a osservare. Come all’inizio di ogni favola, dove la narrazione è spesso onirica e inverosimile, una voce registrata annuncia che in quel momento «la morte ancora non esisteva, ma improvvisamente…» accade che un gruppo di falegnami, fino a quell’istante immortali, scopre che la vita più cessare. Ma prima di prendere coscienza con questo «strano» evento devono arricchirsi di nuova esperienza e soprattutto devono trovare inedite parole che possano descrivere il fatto affinché si possa raccontare. Così, anche la più crudele calamità della nostra esistenza si trasforma in un sogno umoristico, o, meglio, in una commedia che cerca di superare i limiti del razionalismo per esplorare le capacità umane: dal più complicato subconscio irrazionale all’elementare metodo cognitivo che si sviluppa durante l’infanzia, quando le scoperte avvengono di minuto in minuto.

13 febbraio 2026

«Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto», di Roberto Latini

«Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto», di Roberto Latini

Roma, Teatro Basilica
12 febbraio 2026

IL CORTO CIRCUITO TRA L’AMORE DI IERI E DI OGGI

Gli spettacoli di Roberto Latini più sono di nicchia e più diventano un rebus. Ma, anche nel rovello della soluzione, si intuisce che dietro le dune del criptico c’è un materiale – forse ancora in tempesta – interessante, che, proprio come un enigma andrebbe risolto per poterne svelare misteri e curiosità. Siccome stimo molto Latini, anche se stavolta ha esagerato un po’ troppo, e non sono uscito dal teatro pienamente convinto, proverò a decodificare l’enigma. L’autore scrive nelle note che si tratta di «un concerto scenico dalla tragedia di Shakespeare, costruito attraversando le poche scene in cui Romeo e Giulietta sono insieme». Sono cinque: il sonetto della mano del pellegrino, che è il primo incontro tra i due giovanissimi; la scena del balcone; il canto dell’allodola all’alba della loro prima (e unica) notte d’amore; il convegno da frate Lorenzo; e lo sfortunato appuntamento nella cripta.

12 febbraio 2026

«La principessa di Lampedusa» di R. Cappuccio (regia, S. Bergamasco)

«La principessa di Lampedusa» di Ruggero Cappuccio (regia, Sonia Bergamasco)

Roma, Teatro India
11 febbraio 2026

QUEI GATTOPARDI DISCENDENTI DEL VESUVIO E DELL’ETNA

Una decina d’anni fa, d’estate, in una località del Cilento, fui invitato da Ruggero Cappuccio per presentare una mia pubblicazione. Ovviamente arrivai sul posto con molto anticipo, e in un salone dall’aria medievale dell’antico palazzo nobiliare, mi fermai in chiacchiere con il mio ospite. Il discorso, passando per Luchino Visconti, scivolò su alcuni aneddoti intorno al Gattopardo (prima la versione cinematografica e poi il libro). Cappuccio ne descrisse quattro o cinque, e avrebbe potuto continuare fino a tardi se qualcuno non fosse venuto a sollecitare la nostra presenza giù in cortile dove il pubblico attendeva. Al di là dell’episodio personale che esula dalla recensione, ricordo perfettamente la passione che il fine dicitore mi aveva trasmesso narrandomi fatti di un mondo che lui conosceva molto bene. Attraverso le sue testimonianze storiche, piene di particolari emotivi, riuscì a trascinarmi tra principi e marchesi di una Sicilia da poco orfana del regno, e nella voce del narratore sentivo il caldo che soffocava quelle terre, il mare lontano, il sonno in cui pasceva l’aristocrazia e anche il frinire dei grilli, del quale sentivamo la vicina eco, che ci giungeva dalle finestre aperte, dei loro cugini cilentani.

11 febbraio 2026

«Casa di bambola, parte 2» di Lucas Hnath (regia, C. Zanelli)

«Casa di bambola, parte 2» di Lucas Hnath (regia, Claudio Zanelli)

Roma, Spazio Diamante
10 febbraio 2026

NORA, FEMMINISTA EMANCIPATA MA CON QUALCHE GRATTACAPO

La prima raccomandazione, se Alessandro Longobardi – patron dello Spazio Diamante – me lo consente, è quella di esortare lui e la sua équipe a tenere in scena questo gioiellino per almeno altri quindici giorni, oppure di riprenderlo al più presto: se la voce si sparge, se il passaparola corre, arriveranno le folle in via Prenestina. Non a caso la produzione che ha lanciato lo spettacolo a Broadway nel 2017 pretende in cartellone di essere citata, segno evidente che il prodotto è di prima qualità. Il testo di Lucas Hnath si aggancia a quello più famoso di Ibsen del 1879 che fece scandalo per i concetti femministi portati, allora, all’estremo: Nora si ribella al marito che la tratta come una bambola, facendola sentire chiusa nella prigione del matrimonio, quindi lascia il tetto coniugale, abbandonando i tre figli. «Madre snaturata», gridarono i critici (perché all’epoca era usanza che la prole restasse a carico del pater familias), ma molto più violente furono le reazioni in società.

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