07 maggio 2026

«Le vacanze dei signori Lagonia» di Colella/Lagi (regia, F. Lagi)

«Le vacanze dei signori Lagonia» di Colella/Lagi (regia, F. Lagi)

Roma, Spazio Diamante
6 maggio 2026

«UN SOGNO SOTTO L’OMBRELLONE»

Qua e là, in questa spiaggia deserta del nostro sud, bagnato dallo Ionio, si scorgono riflessi beckettiani. In scena pochi elementi: un ombrellone e due sedie, un secchiello con la paletta, un borsone pieno di oggetti e indumenti da bagno estivo, e una tanica; dal lato opposto la prora di un gozzo tirato a secco. Sin dall’inizio si intuisce che Le vacanze dei signori Lagonìa (cognome tipico del catanzarese, con accentazione piana) si svolgeranno in riva al mare in una calda giornata di sole, infatti, al momento opportuno, spunterà fuori un ventaglio gigante, sproporzionato per qualunque visione realistica, che palesa l’eccentricità della situazione dichiarandone lo stile dell’assurdo.

06 maggio 2026

«Prima del temporale», da un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio

«Prima del temporale» di Orsini/Popolizio

Roma, Teatro Argentina
5 maggio 2026

«TUTTI SCRIVONO UN MEMORIALE!»

«Grazie, Umberto, grazie»: il grido commosso di una spettatrice s’è innalzato più potente del tripudio finale che ha accompagnato l’ovazione per Umberto Orsini, alle prese con Prima del temporale. Dieci minuti di applausi scroscianti hanno salutato l’attore novantaduenne, compiuti poco più di un mese fa, a conclusione di una delle serate teatrali più emozionanti degli ultimi anni. Uno spettacolo che è stato un colpo al cuore per gli amanti del teatro, ma soprattutto per coloro che hanno conosciuto, apprezzato e accarezzato l’idea di un teatro che non esiste più, e di cui oggi si ascoltano gli echi di chi all’epoca c’era. Umberto Orsini quel teatro l’ha vissuto da protagonista, ne ha goduto i giorni migliori, i più felici e facoltosi, i più spensierati e goliardici, ma anche i più densi di arte e di amicizie. Perché il teatro, quel teatro, s’è fatto così: sempre con arte, impegno, devozione e amicizia. Sempre. Oggi è rimasto lui tra gli ultimi testimoni di quell’aureo tempo e ieri sera ce ne ha voluto regalare una reliquia sotto forma di autobiografia, che oltre a essere un condensato di emozioni, è stato un grande insegnamento.

02 maggio 2026

«Tre sorelle» da Anton Čechov (di Liv Ferracchiati)

«Tre sorelle» da Čechov (regia, Liv Ferracchiati)

Roma, Teatro India
1° maggio 2026

OLGA, IRINA E MAŠA DIVENTANO TRE AUTOMI DELLA PAROLA

La riscrittura che Liv Ferracchiati propone delle Tre sorelle di Anton Čechov un po’ confonde gli animi dei personaggi, un po’ invecchia il testo. Eppure, nelle intenzioni del regista – che qui si fa autore – c’è evidente la necessità di aggiornare i temi toccati dallo scrittore russo per trasporli all’oggi. Sembra un paradosso, ma, per come è stato pensato l’adattamento, gli argomenti che la leggerezza della penna di Čechov ha saputo rendere immortali, ritoccati da Ferracchiati, risentono del limite di un presente che è immensamente più misero rispetto all’eternità di un’opera esemplare. Lo spettacolo diventa il risultato di una sottrazione letteraria: a un materiale divenuto classico per la sua completezza è stato tolto tutto l’involucro poetico e i personaggi si sono inariditi fino a esprimersi come fossero automi. Al di là delle battute aggiunte (da altri testi cechoviani?) e di quelle rimaneggiate, c’è che questa sensazione viene suggestionata dalla frenesia imposta agli interpreti che sparano battute alla velocità e alla violenza di una mitragliatrice, tanto da far sembrare un minifestival di aforismi sulla vita, in cui il tema della guerra e dell’infelicità umana si sovrappongono di continuo!

23 aprile 2026

«dEVERSIVO» (primo di) tre spettacoli di Eleonora Danco

«dEVERSIVO» di Eleonora Danco

Roma, Teatro Vascello
22 aprile 2026

UN CAPPOTTO SBAGLIATO SU UNA VOCE STONATA

Non avevo mai visto Eleonora Danco: la curiosità stavolta ha avuto la meglio, a scapito, ahimè, del godimento. Non immaginavo di ritrovarmi di fronte a un cappotto sbagliato indossato da una voce stonata. Eppure, l’operazione della Danco ha cercato di rendere pubblica una piccola tragedia (personale e non solo), riletta in chiave ironica, raccontando le vicissitudini di un’attrice di teatro contemporaneo e l’improba fatica che deve affrontare per salire sul palcoscenico. La storia raccontata in dEVERSIVO (sì, tutto maiuscolo ma con l’iniziale minuscola, affinché si capisca bene che la destabilizzazione dell’arte perda i suoi principii eversivi, e che l’assonanza del titolo ci porti velocemente sulla retta via sgombra da insidiose macchie d’unto, viscide, scomode, pericolose come lo sono le sferzate di un artista che rema controcorrente), la storia – dicevamo – si svolge a Roma e il personaggio narrante è uno e trino: attrice, regista e scrittrice, come troppo spesso oggi si osserva.

22 aprile 2026

«Pignasecca e Pignaverde» di E. Valentinetti (regia, T. Solenghi)

«Pignasecca e Pignaverde» di E. Valentinetti (regia, T. Solenghi)

Roma, Teatro Quirino
21 aprile 2026

PROSEGUE L’OMAGGIO A GILBERTO GOVI

Per il secondo appuntamento con l’omaggio a Gilberto Govi, Tullio Solenghi sceglie un altro classico del repertorio del grande attore genovese: Pignasecca e Pignaverde: e, come il primo testo portato in scena, anche questo gira intorno ai «maneggi per maritare una figlia». Ma il Pastorino di Emerico Valentinetti, a differenza dello Steva di Bacigalupo, è un tignoso Arpagone alla genovese, dai tratti caratteristici della Commedia dell’arte: d’altronde Govi è diventato, nella memoria dei cultori, una maschera indelebile, esattamente come quelle classiche, al punto da indurre l’attore Solenghi a truccarsi ad arte per riprendere la fisionomia del maestro con quella faccia un po’ così.

21 aprile 2026

«Ricordi autobiografici» (1) di Fausto Nicolini, Seniore

Fausto Nicolini (1903)

Mi è stato chiesto, inaspettatamente, di approfondire le notizie sulla vita di Fausto Nicolini Sr. già da me sintetizzate nella pagina madre a lui dedicata. Tuttavia, mi pare opportuno lasciar direttamente a lui la parola, visto che nel 1956, in una lunga Comunicazione presentata all’Accademia pontaniana [1], di cui fu socio ordinario sin dal 1908 e, in seguito, più volte eletto presidente, egli stesso scrive di suo pugno i Ricordi autobiografici, pubblicati sia autonomamente, negli Atti dell’Accademia, sia poi riproposti da Riccardo Ricciardi in testa a «Il Croce minore», volume da cui sto estrapolando questi suoi scritti. A causa della prolissità del testo mi sono attenuto a rispolverare i brani più significativi per lui e per l’epoca, dividendo la pubblicazione in più parti. (fn)

UNA VITA CONSACRATA AGLI STUDI

Illustri colleghi e cari amici,
una disposizione statuaria non più osservata non solo in questa nostra Accademia, ma anche in parecchie altre nostre consorelle italiche è quella che impone ai soci novellini di non prender possesso del seggio accademico se non dopo d’aver commemorato il socio defunto, a cui ciascuno è succeduto. Nel 1908, quando nella nostra antica sede di Tarsia ebbi l’onore di commemorare il mio predecessore Amerigo de Gennaro-Ferrigni [2], […] le commemorazioni assumevano un tal quale carattere di solennità, tanto che quasi sempre i commemoratori si credevan tenuti a indossare, per l’occasione, un abito di cerimonia o […] quanto meno una giacca nera. Purtroppo, già con lo scoppio della prima guerra mondiale, vennero cadendo in desuetudine non poche belle usanze […] di quel buon tempo antico […] in cui non solamente si sapeva vivere, ma […] si trovava che la vita, travagliosa, affannosa, o dolorosa che a volte possa essere, è sempre cosa assai bella e che, perciò, metta gran conto viverla, e viverla con la maggiore intensità. E tra le cose travolte da quel primo vortice bellico furono appunto le nostre commemorazioni accademiche. Basti dire che già intorno al 1920 non era raro il caso che il commemorando fosse stato raggiunto negli Elisi da colui che avrebbe dovuto commemorarlo: con che sulle spalle del successore di quest’ultimo venivano a gravare […] non una ma due commemorazioni. E ci si fosse fermati a questo numero! […] Lungo gli anni corsi dal 1920 a oggi, esso molte volte è stato elevato alla seconda e, in qualche caso, persino alla terza potenza. [3] […]

20 aprile 2026

L’occhio di Graffeo sulla morte dell’anarchico Pinelli

«Tentativo… morte … anarchico» di M. Graffeo

Roma, Spazio Diamante
19 aprile 2026

QUEGLI STRANI SUICIDI DEGLI ANARCHICI

Ecco uno spettacolo che dovrebbe rimanere in cartellone almeno quindici giorni, invece due sole repliche. Marcantonio Graffeo, con un dichiarato omaggio a Fo, a Petri, e a tutti coloro che si sono impegnati nella lotta politica negli anni Settanta, fa un gran bel regalo agli amanti del teatro rispolverando il testo più provocatorio di Dario Fo, scritto nel 1970; e il dono risulta ancor più prezioso per coloro che ricordano gli aurei fasti del Teatro Tenda di piazza Mancini, dove «Morte accidentale di un anarchico» andò in scena nel 1982. Graffeo riscrive il copione a modo suo, con variazioni e aggiunte, stando attento a modificare il titolo che preannuncia il tentativo di una rappresentazione, una sorta di prova per una messa in scena. Riscrive il testo pur mantenendo inalterato il tipico stile di Fo, apparentemente disordinato, nel quale l’improvvisazione è sempre in agguato, ma soprattutto reinventando scenicamente l’accuse sotto le spoglie di finta commedia dell’arte, affidando le parti di tutti alle nostre maschere più conosciute: ecco che così, in locandina, si leggono accanto agli interpreti i nomi di Brighella, Balanzone, Pulcinella, Colombina e Capitan Fracassa, che con la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, obbiettivamente, c’entrano come cavoli a merenda. Tuttavia, a volte, le locandine sono utili e offrono indicazioni illuminanti su insospettabili analogie e metafore.

18 aprile 2026

«Varietà ‘900, ovvero Tingeltangel», un’ideazione di Franco Mannella

«Varietà ‘900, ovvero Tingeltangel», di Franco Mannella

Roma, Teatro Altrove
17 aprile 2026

«CI VORREBBE UN TEATRO DELL’OBBLIGO»

Il nome di Karl Valentin è oggi sconosciuto ai più, purtroppo. E questo è già un buon motivo per rattristarsi e per chiedersi come possa essere possibile che il primo grande comico dell’assurdo sia stato completamente abbandonato nel dimenticatoio. Nacque a Monaco, in Germania, nel 1882, sette anni prima del grande Chaplin; ma a differenza di Charlot, Valentin rimase sempre in Europa; e mentre il genio londinese puntò sulla modernità della macchina da presa che immortalasse i suoi sketch, il tedesco preferì continuare a esibirsi nei cosiddetti sudici tingeltangel, le antiche birrerie bavaresi d’inizio Novecento, affrontando ogni sera direttamente il pubblico, caloroso ed eccessivo nel bene e nel male. Ci ha lasciato alcuni testi scritti, rappresentati in Italia troppo raramente.

17 aprile 2026

«L’estasi della lotta», un progetto di Carlotta Viscovo

«L’estasi della lotta», un progetto di e con Carlotta Viscovo

Roma, Teatro Torlonia
16 aprile 2026

L’ATTRICE: «FESTEGGIAMO LA NOSTRA DISFATTA»

È già in scena quando il pubblico prende posto nella piccola affasciante platea e sotto lo stemma dei Torlonia. È ricoperta, l’attrice, da una tunica bianca. In sottofondo c’è il rumore, un po’ ossessivo, di un indolente respiro asmatico. Osservando Carlotta Viscovo, si nota che si muove con una lentezza estenuante: dalla sinistra punta verso il centro scena. Riesce a raggiungere il blocco di (finta) pietra su cui distende. Le luci si spengono, il respiro, a cui nel frattempo ci si è abituati, diventa flemmatico: gli spettatori, sotto l’effetto del buio, vengono immediatamente risucchiati in un mantra ultra-benefico. Non accade niente: solo movimenti al ralenti di braccia e gambe, giochi d’ombre che si riflettono sulle tre pareti della scena. Sembra la sequenza di un film muto, con sottotitoli in giapponese! Il respiro asmatico non demorde, non perde un ritmo: da flemmatico diventa letargico. E alle mie spalle già si consuma il primo sonno: mento chinato sul petto, vistosa pancia in docile quiescenza, ora su ora giù, e soffio pesante perfettamente cadenzato su quello registrato.

16 aprile 2026

Ricordo di Salvatore Di Giacomo, di Fausto Nicolini Sr.

Tra i più divertenti scritti raccolti ne «Il Croce minore» (Ricciardi 1963) leggo questo affettuoso ricordo del Nicolini sull’amico Salvatore Di Giacomo, di cui pubblico solo la prima parte (di tre). I due si conobbero nel 1896, a Santa Maria Capua Vetere, dove l’avo Niccola (bisnonno del Sr.) acquistò un palazzo ai tempi del suo mandato in Terra di Lavoro come Procuratore regio del Tribunale criminale. All’epoca Fausto aveva appena 17 anni, mentre il poeta, che colà aveva alcuni parenti, ne contava già 36. In quel periodo i miei bisnonni (genitori di Fausto e di mio nonno Luigi), preferivano vivere nell’antica Capua, anziché a Napoli, soprattutto per motivi legati al più facile controllo e amministrazione delle terre e dei fittavoli. (fn)

Napoli, 1962 cc.

ANCORA D’UN AMICO FRATERNO DEL CROCE

Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo è stato il primo letterato napoletano che, nella mia ormai più che decilustre [1] vita di letterato, io abbia conosciuto (naturalmente, nei riguardi di lui, adopero la parola «letterato» nel significato di, come si direbbe oggi, «lavoratore della penna», o, come diceva Ferdinando II, «pennaiuolo»: ché, incarnazione quasi perfetta dell’artista puro, il Di Giacomo era proprio il contrario di ciò che s’intende comunemente per «letterato»). S’era nel 1896, quando egli, che amava, con civetteria muliebre, togliersi alcuni anni, se ne dava una trentina, pure essendo giunto già oltre il mezzo del cammin di nostra vita. E s’era in quel di Santa Maria Capua Vetere, ove allora io, diciassettenne, dimoravo, e ov’egli veniva di quando in quando, ospite, se non rammento male, di suoi parenti lontani, ch’io frequentavo. E l’ho davanti agli occhi, come se fosse ieri, nell’atto in cui in una luminosissima serata estiva, sdraiato su una stuoia fuori una terrazza o, come diciamo a Napoli, «loggia», e circondato da una decina di più o meno venuste [2] rappresentanti del sesso gentile, diceva com’egli solo sapeva dirle, qualcuna delle sue liriche più belle.

Pour vous