Tracollo FAMILIARE TRA LE SBARRE DELLA MENZOGNA
Gabriele Lavia ormai ci ha abituato: quando si tratta di rappresentare un interno preferisce le linee diagonali, così le due grandi librerie, invece di stare sul fondo a far da muro e appesantire l’orizzonte scenico, si trovano sulla tangente di sinistra, e i libri, anche lassù in alto, sembrano scorrere più leggeri; così il divano non è posizionato fronte al pubblico, come quando alle riunioni familiari ci si sottopone alla foto ricordo ogni anno più piatta e triste, ma segue la direzione della stanza; così la scena sembra più lunga e i movimenti ingannano la ribalta, che gli attori sfiorano senza mai correre il rischio di coinvolgere nel dialogo gli spettatori delle prime file. L’idea della regia è tutta nella scena realizzata da Alessandro Camera: una sala spaziosa con divano, poltrone, lampade, sedie, tavolino e pianoforte. C’è tutto l’occorrente per trascorrere una giornata in famiglia rinchiusi da una possente simbolica cancellata che costringe i dannati in una gabbia.









