PROVE CONTEMPORANEE DI UNA TRAGICA COMMEDIA
«Uno scrittore che non scrive sempre non è un vero scrittore; uno scrittore costretto al silenzio è un infelice». Sulla base di questo enunciato germoglia la Vita del signor Molière che Maria Teresa Berardelli trascrive liberamente per la scena dall’omonimo romanzo di Michail Bulgakov, raccontando, sì, la biografia del più grande drammaturgo francese, in una sequenza cronologica di quadri in cui i dialoghi condensano umori, pensieri e creazioni del protagonista, ma lasciando costantemente sullo sfondo l’abilità sopraffina di chi per respirare abbia necessità di scrivere. Su di un palcoscenico sgombro, dove soltanto un sipario grigio, in fondo, simboleggia un teatro e alcune poltrone da platea regalano, ai lati di una pedana, opportuno asilo agli interpreti in fase di riposo, si susseguono alcuni episodi della generosa e stravagante vita di Jean-Baptiste Poquelin, l’autore prediletto da le Roi Soleil.









