06 novembre 2026

«U.B.U. Ultime bellicose unioni» scritto e diretto da Giulia Trippetta

«U.B.U. Ultime bellicose unioni», scritto e diretto da Giulia Trippetta

Roma, Spazio Diamante
5 novembre 2026

UNA COPPIA IN PROGNOSI RISERVATA

«Cosa siamo disposti a sacrificare di noi stessi per non perdere la persona che amiamo?» È la domanda che Giulia Trippetta pone come postulato che precede l’inizio della contesa in una coppia ormai scoppiata e già in «prognosi riservata», in balia dei tentativi di rianimazione sentimentale da parte della psicologia. Lui e lei intraprendono un percorso di terapia assai intensiva, oserei dire, per cercare di salvare il salvabile, ma più ai due si chiede di scavare nei meandri dei silenzi accumulati in 18 anni di convivenza e meno possibilità di ricominciare sorgono all’orizzonte. L’idea di portare in palcoscenico la comune difficoltà di sopravvivenza affettiva, la rinomata crisi di coppia, anche se non è inedita, potrebbe riscuotere consensi. D’altronde le premesse ci sono: entrambi gli attori hanno partecipato allo spettacolo pluripremiato alle Maschere di settembre; entrambi hanno riscosso i successi che meritano in progetti di ottima fattura; entrambi conoscono bene il mestiere e il modo di far teatro. Eppure…

05 novembre 2026

«Otello» di Shakespeare (Regia di Luca De Fusco)

«Otello» di Shakespeare (Regia di Luca De Fusco)

Roma, Teatro Argentina
4 novembre 2026

«MAI DOLCEZZA FU COSÌ FATALE»

Atto V. Scena II. Desdemona giace dormiente nel letto. Otello è deciso a ucciderla, ma l’animo suo nobile, che giunge direttamente dai lontani echi della Colchide, è pronto piuttosto a sacrificarla, così come Medea sacrifica i figli in nome della più cieca gelosia. Un sacrificio non è mai un omicidio, almeno a teatro. Ed è in quel momento che il Moro, baciando per l’ultima volta la donna che ama, sussurra «Mai dolcezza fu così fatale». Parole che Shakespeare reinterpreta direttamente dal canto dantesco di Paolo e Francesca, e che oggi per molti potrebbero risuonare stonate, ma che in realtà qui rafforzano l’inganno teso da Iago. In questa edizione di Otello, firmata Luca De Fusco, che ufficialmente apre la stagione del teatro Argentina, Luca Lazzareschi, nel ruolo del perfido alfiere, infatti, sembra farne un uso personale rivestendo la sua malvagità di una, spietata e calcolata, fatale dolcezza. Solo così il personaggio riesce a rendere credibili quei sentimenti di rancore che cova per la sua inadeguatezza: ribaltando in affettuosa delicatezza l’odio e l’invidia nei confronti di Otello; sfumature emotive che nella sua stringatissima traduzione, Gianni Garrera ha lasciato all’immaginazione di chi già conosce gli animi dei protagonisti shakespeariani.

02 novembre 2026

«Spettri» di Henrik Ibsen (Regia di W. Pagliaro)

«Spettri» di Henrik Ibsen. Regia di Walter Pagliaro

Roma, Teatro dei Documenti
1° novembre 2026

GLI SPETTRI STRISCIANO TRA UN AVVERBIO E UNA CONGIUNZIONE!

È evidente che qualcosa non funzioni in questa versione di Spettri, ripresa di un allestimento di qualche anno fa: come se non fosse passata sotto la solita mano del maestro. Le regie di Walter Pagliaro mantengono un’impronta classica, sì, ma sempre lucida, che qui purtroppo è mancata. Quasi tre ore che ne sembrano otto: e tutto è asservito alla recitazione di Micaela Esdra nel ruolo della vedova Alving, che con cappello e bacchetta appare come un prestigiatore dal livello inferiore del teatro dei Documenti. Già la disposizione dei mobili, con sei lettini ordinati e schierati in fila collegiale, fanno presagire a un uso convenzionale dello spazio scenico: la recita è impostata verso uno solo dei lati lunghi della grande sala; quindi, il pubblico, che solitamente siede intorno al ring, invece, è disposto sull’unica gradinata frontale. Gli attori sono lì, a pochi centimetri, e l’assenza di distanza accentua e soffoca tutte le sfumature che soprattutto la protagonista sottolinea fino all’esasperazione.

31 ottobre 2026

«Escaped alone» di Caryl Churchill (lacasadargilla)

«Escaped alone» di Caryl Churchill (lacasadargilla)

Roma, Teatro Valle
30 ottobre 2026

UNA SVAGATA CHIACCHIERATA IN GIARDINO TRA UN TÈ E UN OMICIDIO

Prima di raggiungere la platea, siamo rimasti incantati dai crediti esposti in locandina: oltre ai nomi delle quattro attrici, tutte molto brave, e a una regia fatta a quattro mani da Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, troviamo i «paesaggi sonori», la «drammaturgia del movimento», gli «ambienti visivi», la «drammaturgia delle luci», l’«accompagnamento alla ricerca», definizioni che sul pianeta teatrale, fino a qualche anno fa, erano totalmente sconosciute. Qui le hanno messe tutte insieme, tanto che ci eravamo predisposti ad assistere a uno spettacolo lunare. Il mio amico musicista, che il teatro lo mastica da più di mezzo secolo, s’è convinto che i «paesaggi sonori» sono opere di musicisti che non sanno tenere il pennello in mano o di pittori che non sanno leggere le note, ma – attenzione – potrebbe anche essere un incastro letto al contrario! La conferma di questi dubbi arriva dagli incarichi segnalati da Anna Missaglia, da Marco Rossi e Francesca Sgariboldi che usano un termine classico (ossia, serio) per identificare con chiarezza il loro ruolo: così lo spettatore capisce bene chi ha ideato i «costumi» e chi le «scene». Il resto casca in pasto alla libera interpretazione e ai malevoli sghignazzi!

30 ottobre 2026

«Beng!», di aa. vv. Regia di Giacomo De Cataldo

«Beng!», di aa. vv. Regia di Giacomo De Cataldo

Roma, Spazio Diamante
29 ottobre 2026

UN GIALLO, UN PO’ NOIR, QUASI BEIGE

Troppo giovani per giudicarli severamente. Troppo incomprensibili per apprezzarli appieno. Troppo entusiasti per stroncarli. In scena sono in cinque: giocano con le pistole, si divertono con i travestimenti. C’è chi rifà il verso a Franco Franchi, chi si ispira a Rocco Schiavone. Indagano, scherzano e si sparano, Beng!, muoiono attaccati a una bottiglia di whisky e poi cantano e si sparano di nuovo. Riavvolgono il nastro della scena, come fosse una pellicola in moviola, ripetendo i gesti all’incontrario. L’esagerazione è il marchio di questa recitazione esasperata. Fanno i buffoni alla corte della follia in un giallo, un po’ noir, quasi beige. Urlano: «Senti, John…» e qualcuno del pubblico (pubblico della prima) ride a crepapelle. Evidentemente sono io che non capisco il loro umorismo privo di logica. Eppure, continuo a chiedermi cosa si possa nascondere di così irresistibile in quel «Senti, John…»; si fosse almeno chiamato Johnny, allora sarebbe tornato alla mente quel «nome difficile da ricordare, ma facile da dimenticare». Per cui stavolta mi arrendo… pardon, mi astengo dal recensire. Posso solo dire che i microfoni sono completamente inutili: si sa, è uno dei vantaggi della nonsense comedy! (fn)
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Beng! Lo strano caso del caso risolto per caso, drammaturgia di Leonardo Carducci, Alessandro Apostoli, Vittorio Allegra, Claudio Totino, Matteo Pascarella, Giacomo De Cataldo. Regia di Giacomo De Cataldo. Con Vittorio Allegra, Alessandro Apostoli, Leonardo Carducci, Matteo Pascarella, Claudio Totino. Musiche, Marco Sinopoli. Consulenza drammaturgica, Nicolò Gaetani. Scenografia, Alessandro Chiti. Costumi, Camilla Grappelli. Consulenza di progetto, Massimo Wertmüller. Produzione: DO7 Factory. Allo Spazio Diamante, fino al 1° novembre

Durata: 75’
Con microfoni inutili

Foto: Beng! (© ???)

29 ottobre 2026

«Toilet», scritto e diretto da Gabriele Pignotta

«Toilet», scritto e diretto da Gabriele Pignotta

Roma, Piccolo Eliseo
28 ottobre 2026

QUANTO È SQUALLIDA LA REALTÀ CONSEGNATA AL PALCOSCENICO!

Non c’è nulla di più noioso di un uomo chiuso in bagno con il proprio cellulare. Grazie a una premessa che ha del surreale, il venditore Flavio Bretagna si ritrova nella toilette di un autogrill di una strada statale non meglio indentificata, in un luogo di cui non sa nemmeno rintracciare il nome. Questa nebbia che avvolge l’arrivo del personaggio potrebbe essere un inizio curioso, ma il suo cellulare squilla in continuazione. Lui risponde, parla, saluta, riattacca. Chiama un altro contatto, si arrabbia e chiude la conversazione. Il telefono suona ancora: altra persona, altro tono, ma il procedimento non cambia. Ripetitivo già dopo pochi minuti. La sorpresa, però, arriva quando l’uomo sta per uscire e la porta della Toilet non si apre, resta bloccata senza possibilità di scampo. Fuori non c’è nessuno e nessuno ci sarà per svariate ore. Ecco di nuovo la nebbia del surreale, purtroppo dimenticata là fuori, abbandonata in strada; invece sarebbe stata la svolta che avrebbe potuto regalare al nostro protagonista una situazione teatralmente più accattivante e meno legata alle sterili dinamiche degli sketch televisivi, quelle che sembrano barzellette istantanee dall’aria baldanzosa e tenute insieme da un collante di pura superficialità.

27 ottobre 2026

«I duellanti» di Andrea Camilleri (lettura di Paolo Triestino)

«I duellanti», di Andrea Camilleri (legge Paolo Triestino)

Roma, Binario 30
25 ottobre 2026

CON LA STAMPELLA ALLA GUERRA DEI GELATI

Domenica pomeriggio mi sono divertito moltissimo ascoltando Paolo Triestino al Binario 30 che ha letto I duellanti, racconto di Andrea Camilleri tratto dalla raccolta «La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta» (ed. Sellerio). La piccola sala era più che strapiena perché doveva contenere anche parte del pubblico che il giorno precedente non ha potuto assistere alla prima performance a causa delle proteste cittadine considerate ad alto rischio. Risultato, teatro chiuso! Ma la serata sarà recuperata il 13 novembre prossimo. Prenotatevi, ne vale pena. L’attesa per l’evento, però, è cresciuto, e quando l’attore ha raggiunto la sua postazione, passando tra due ali di folla, sorreggendosi a una stampella, qualcuno ha pensato che potesse far parte di una messa in scena ad hoc: forse la storia, chissà, verrà raccontata dallo sfidante che ha avuto la peggio!

24 ottobre 2026

«Le statue di sale», scritto e diretto da Marianna Adamo

L'immagine di locandina

Roma, Teatro Belli
23 ottobre 2026

«QUANDO CREDI DI AVER CAPITO, NON HAI CAPITO»

L’autrice scrive in nota: «I personaggi entrano come maschere pirandelliane e, una dopo l’altra, si spogliano, senza che questo basti a dire dove stia la verità: quando credi di aver capito, non hai capito.» Infatti, si è capito ben poco! Mi sono sfuggite perfino le maschere pirandelliane e soprattutto nessuno si è spogliato, né degli abiti, né metaforicamente. Purtroppo, quando la comprensione del testo non esce dalle nebbie di una scrittura confusa (e poco teatrale), non c’è annotazione che possa garantire schiarite. Tuttavia, qualche rimembranza ripescata dagli echi giovanili mi ha spinto a rileggere un passo della Genesi, in cui la moglie di Lot viene trasformata in statua di sale perché, allontanandosi dalla distruzione che colpì la città Sodoma, disobbedì alle disposizioni degli angeli che imposero alla famiglia reale di scappare senza mai guardarsi alle spalle.

22 ottobre 2026

«Sei personaggi in cerca d’autore» di L. Pirandello (regia, G. Ferro)

«Sei personaggi in cerca d’autore» di L. Pirandello (regia, G. Ferro)

Roma, Teatro Quirino
21 ottobre 2026

NATI PER LA SCENA, MA CON I MINUTI CONTATI!

«Chi sono lor signori? Che cosa vogliono?», intima il capocomico ai sei che arrivano dalla platea.
«Siamo qua in cerca di un autore», risponde l’uomo in bombetta.
«D’un autore? Che autore?»
«D’uno qualunque, signore.»
«Ma qui non c’è nessun autore…»
Davvero poco male, stavolta, che non ci sia un autore, visto che anche i personaggi latitano. Fanno capolino con le loro ombre nere, vestiti a lutto, ma poi, appena conquistata la ribalta, si spengono in piccole voci, come fossero intimiditi dalla sontuosità del palcoscenico. Eppure, secondo Pirandello, sarebbero nati per la scena!

21 ottobre 2026

«Cuore di porco», Carrozzeria Orfeo

«Cuore di porco», Carrozzeria Orfeo

Roma, Spazio Diamante
20 ottobre 2026

«GENERARE UN FIGLIO È PARTORIRE CARNE DA MACELLO»

Se la settimana scorsa ci siamo occupati del bianco cinghiale blasonato di Riccardo III, stavolta il suino di turno, protagonista dell’ultima ideazione fimata Carrozzeria Orfeo, è quello comune: il maiale domestico di cui tutto si mangia e nulla si getta, perché è «tutto buono», finanche il suo cuore che, nella favola illustrata scritta da Chiara Arrigoni, Filippo Capobianco e Francesco Petruzzelli, salva la vita a un uomo ormai anziano, già ricurvo sul bastone, il quale ci narra una storia accaduta quando il pianeta stava per essere liberato dal male grazie all’intervento di un nuovo prodigioso messia, ma il miracolo all’epoca rimase incompiuto. Ora siamo nel 2067 e il male ha preso definitivamente il sopravvento: il mondo è sull’orlo del baratro, eppure qualcosa, 24 anni prima, avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi.

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