GIANFRANCO COLTO DA IMPROVVISA «PRIMAVERA DELL’ASSENZA»
Commedia metafisica e dramma surreale. Il pregio della scrittura di Filippo Gili è l’immediatezza con la quale riesce a chiarire, in pochissime battute, il mondo artistico che lo spettatore si appresta a osservare. Come all’inizio di ogni favola, dove la narrazione è spesso onirica e inverosimile, una voce registrata annuncia che in quel momento «la morte ancora non esisteva, ma improvvisamente…» accade che un gruppo di falegnami, fino a quell’istante immortali, scopre che la vita più cessare. Ma prima di prendere coscienza con questo «strano» evento devono arricchirsi di nuova esperienza e soprattutto devono trovare inedite parole che possano descrivere il fatto affinché si possa raccontare. Così, anche la più crudele calamità della nostra esistenza si trasforma in un sogno umoristico, o, meglio, in una commedia che cerca di superare i limiti del razionalismo per esplorare le capacità umane: dal più complicato subconscio irrazionale all’elementare metodo cognitivo che si sviluppa durante l’infanzia, quando le scoperte avvengono di minuto in minuto.









