IL TEATRO BRINDA ALLA GEORGIA
Leonardo Manzan, che è ancora molto giovane, già si potrebbe definire l’eroe delle imprese più difficili, quelle quasi impossibili. In questi ultimi anni si è cimentato in una collaborazione artistica in Georgia, dove indirettamente ha vissuto la crisi politica e sociale, che dal 2024 ha colpito il paese. A seguito, infatti, delle elezioni del 4 dicembre di quell’anno, giudicate dallo stesso ministro (europeista e indipendente) degli affari esteri, «illegittime», «anticostituzionali», «inaccettabili», le proteste nazionali sono sfociate in manifestazioni popolari represse che hanno portato a diversi arresti e moltissime restrizioni, tra cui la chiusura del New Theatre di Tbilisi, dove il nostro, appena un mese prima, aveva riallestito, in lingua georgiana, il suo «Cirano deve morire», scritto sempre in coppia con Placidi. «Nel dicembre 2023 – dice Manzan facendo un passo indietro – lasciavo un Paese in festa per l’imminente candidatura all’Unione europea, ma meno di un anno dopo ho ritrovato una nazione divisa. Dopo l’ultima replica del nostro spettacolo c’è stata l’ultima supra a cui ho partecipato. La gioia era mischiata alla rabbia e alla tristezza per ciò che i miei compagni rischiavano di perdere, e che poi hanno perso davvero: il teatro oggi è chiuso, un loro collega è in carcere, il direttore licenziato. Eppure, brindavano. Era una festa.»









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