NORA, FEMMINISTA EMANCIPATA MA CON QUALCHE GRATTACAPO
La prima raccomandazione, se Alessandro Longobardi – patron dello Spazio Diamante – me lo consente, è quella di esortare lui e la sua équipe a tenere in scena questo gioiellino per almeno altri quindici giorni, oppure di riprenderlo al più presto: se la voce si sparge, se il passaparola corre, arriveranno le folle in via Prenestina. Non a caso la produzione che ha lanciato lo spettacolo a Broadway nel 2017 pretende in cartellone di essere citata, segno evidente che il prodotto è di prima qualità. Il testo di Lucas Hnath si aggancia a quello più famoso di Ibsen del 1879 che fece scandalo per i concetti femministi portati, allora, all’estremo: Nora si ribella al marito che la tratta come una bambola, facendola sentire chiusa nella prigione del matrimonio, quindi lascia il tetto coniugale, abbandonando i tre figli. «Madre snaturata», gridarono i critici (perché all’epoca era usanza che la prole restasse a carico del pater familias), ma molto più violente furono le reazioni in società.









