UNA CONNIE TROPPO CASTA, ANCHE SE «SCOPA»!
Nel mio immaginario, ancora influenzato da certe audaci visioni giovanili di quando divorai d’un fiato il romanzo di David H. Lawrence, non mi sarei mai aspettato di «incontrare» Lady Chatterley in casto completo cardigan e cloche, con doppio filo di perle al collo, com’è lo stereotipo della signorina perbene, troppo perbene, degli anni Venti. È vero che l’eleganza di Coco Chanel imperversava in quel periodo, ma certe fanciulle che avevano beneficiato di «un’educazione esteticamente anticonformista», come tiene a precisare l’autore per la sua eroina (e sua sorella Hilda), che avevano frequentato «Parigi, Firenze e Roma», che «non si erano sentite minimamente intimidite dall’arte o dagli ideali politici», anzi questi erano «il loro ambiente naturale» tanto da aver frequentato, grazie alla mentalità progressista del padre, i «grandi congressi socialisti», queste fanciulle, dicevo, avrebbero certamente scelto l’altro stile di Coco, quello della donna emancipata, a la garçonne, in pantaloni o in gonne corte a pieghe che lasciavano liberi i movimenti, vita bassa, giusta la cloche aderente sul capo, ma che con altro abbinamento esibisce la figura della ragazza scandalosa, colei che si comporta con estrema libertà sessuale, come la protagonista di un altro romanzo proibito, quello di Victor Margueritte: la pubblicazione del francese La garçonne, infatti, precede di un lustro L’amante di lady Chatterley, che è del 1924.
Per dar vita in scena a Constance Chatterley non bisogna sottovalutare che l’autore scrisse la storia lontano dal plumbeo puritanesimo d’Inghilterra. Per realizzare la sua impudica ispirazione dovette incontrare il sole delle colline fiorentine: è lì che è nata Connie, tra l’arte rinascimentale e la natura rigogliosa. Non a caso la descrive come una «ragazza rubiconda…, corpo vigoroso…, libera…, cólta»: a diciotto anni (che non sono i diciotto di oggi) già aveva conosciuto i piaceri del sesso, «l’amour avait passé par là» si legge nelle prime pagine. E di queste qualità sfrontate il giovane tenente Clifford Chatterley, di nobile schiatta, ne rimase affascinato tanto da chiederle di sposarla. Ora, a me è parso che, nella rilettura della pur brava Gaia Aprea, il personaggio, nell’atteggiamento come nella costumatezza fisica, tenda ad assumere altro carattere: più rassegnato e disponibile rispetto alla possibile condizione di demi-vierge che le si prospetta dopo l’incidente che ha paralizzato il marito.
Prima dell’incontro con il guardiacaccia, nel libro, Connie provoca un approccio con un giovane irlandese, e non solo: particolari che sono stati tagliati nell’adattamento teatrale per ovvi motivi di ridurre i tempi, ma che dovrebbero contribuire a suggerirne il carattere da intraprendere, a dare indicazioni esplicite sulla sensualità libera e straripante che la protagonista contiene, e che invece in palcoscenico l’elegante e stretto cardigan rattiene in movenze e gesti tipici di un’educanda e non quelli piuttosto disinvolti della donna emancipata creata da Lawrence. Cosicché, quando scocca la scintilla con il guardiacaccia Mellors, le parti quasi si invertono e par che sia soltanto lui a sentire l’esigenza di tuffarsi tra le braccia di lei, e non quella di entrambi.
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