L’OMOSESSUALITÀ, O LA PAZZIA DEGLI ALTRI
Nella penultima pagina del programma di sala, le note che forniscono il curriculum di Laura Marinoni, ricordano: «Milanese, debutta in tv a vent’anni e si forma all’Accademia Silvio D’Amico. Giuseppe Patroni Griffi la dirige in numerosi spettacoli diventandone il suo mentore…». Quei numerosi spettacoli furono dieci (calcolando due diverse edizioni dei Sei personaggi…) e l’ultimo fu proprio Improvvisamente l’estate scorsa, la regia che Peppino riuscì soltanto a imbastire. Poi si ammalò e improvvisamente se ne andò. Era il 2005 e Laura era stata richiamata, dopo qualche anno di lontananza dal suo maestro, per ricoprire il ruolo di Catherine. Sono trascorsi più di vent’anni e oggi veste i panni di Mrs. Violet Venable. Non c’è che dire: il suo mentore le sta sempre al fianco. Un’interpretazione che ricorda le dive del cinema degli anni Trenta, quelle che lui amava: altera e spietata come una Joan Crawford, sempre un po’ distaccata dal contesto delle passioni degli altri, cosciente sin da subito del proprio silenzio a protezione dello scandalo, cerca le luci di taglio, posizionate in proscenio, come fossero i primi piani cinematografici che più le si addicono; quasi preferisce fingere un rapporto incestuoso, pur di salvare le apparenze della mascolinità di suo figlio morto l’estate scorsa in circostanze misteriose. Logica, quasi vendicativa, quando tenta di convincere il Dott. «Zucchero» (un ottimo Edoardo Ribatto) che occorre lobotomizzare Catherine per farla tacere, promettendo in cambio una cospicua eredità; e infine ritorna diva nella scelta obbligata di fingersi in preda alla pazzia, che vede come una condanna, «una solitudine peggiore della morte».









