«LO STILE DELL’ACQUA» DI ROSALINDA SPRINT
La recitazione in teatro è quell’arte che può far apparire autentica la finzione e finto il realismo. Nel caso di Scende giù per Toledo, riproposto per il palcoscenico da Arturo Cirillo, la realtà scenica, ossia la stanza che diventa il mondo dove agisce la protagonista del romanzo, si discosta totalmente dallo «stile dell’acqua» (come fu definito da Natalia Ginzburg, sul Corriere della Sera del 20 luglio 1975), tuttora innovativo, usato da Giuseppe Patroni Griffi per descrivere le stravaganze di Rosalinda Sprint, oggi il femminiello (impropriamente detto travestito) per antonomasia, ma ripreso dall’interprete con «caritatevole grazia» per spiare l’intimità del rapporto amoroso che lo scrittore stabilì con il suo personaggio al momento della creazione. Per tradurre quest’amore, l’autore scelse «la naturalezza – scrive la Ginzburg – e la semplicità. Ora se ne distacca e l’osserva, ora parla con la sua voce. Lo vive ora da fuori, ora da dentro, ora un po’ da lontano e ora da vicino. Si muove in lui e fuori di lui con grande libertà di movimenti e come a nuoto. La terza persona e la prima sono punti diversi ma vicini entro un medesimo specchio d’acqua».









