23 gennaio 2026

«Lisistrata» di Aristofane (regia, E. Miscio)

«Lisistrata» di Aristofane (regia, E. Miscio)

Roma, Teatro Antigone
22 gennaio 2026

IL SESSO SIA CON NOI: ANDIAMO IN PACE!

Un invito a teatro per andare a vedere Lisistrata, di questi tempi, non si può rifiutare. L’idea di ritrovarsi di fronte a un gruppo di donne in calore che, per la pace nel mondo, sono disposte ad affrontare un lungo periodo di astinenza sessuale è una pensata che avrebbe fatto arrossire finanche le belle corsare della Flotilla. Ed Emilia Miscio affronta l’adattamento del testo con l’arguzia e la determinazione di far sentire il peso del potere femminile rivolto al bene, quelle possibilità materiali che madre natura ha loro donato per ottenere qualunque cosa dall’uomo, perfino di smettere di «giocare» alla guerra, dimostrando quanto Aristofane sia molto più moderno di noi. «Finiamola col distenderci a letto tutte profumate e truccate ad attendere i nostri uomini, indossando vestiti trasparenti – grida la protagonista alle sue seguaci – La salvezza della Grecia dipende da noi: dobbiamo rinunciare al sesso». In verità, la proposta non solleva immediati clamori. Le focose ateniesi rigettano il piano di castità: evidentemente non fa per loro. Invece, la bella spartana intuisce che dietro quel sacrificio c’è un’intenzione più grande: ottenere la pace nel mondo, sconfiggere la guerra. Ed è lei che convince le altre.

21 gennaio 2026

«Bubù Babà Bebé» di aa. vv. (regia, L. Lambertini)

«Bubù Babà Bebé» di aa. vv. (regia, L. Lambertini)

Roma, Sala Umberto
20 gennaio 2026

«IL TEMPO MANGIA OGNI COSA!»

Ieri sera alla Sala Umberto ho assistito a due spettacoli: uno fatto da Bubù e l’altro fatto da Babà. Un po’ slegati tra loro – gli attori – a volte colti dall’incertezza nei tempi e anche nelle battute, ma entrambi, siccome figli di una solidissima tradizione teatrale, mai si lasciano sopraffare dal panico, mai si abbandonano al buio delle nebbie. Quando si inciampa (e pochi se ne accorgono) ci si rialza immediatamente. È il mestiere che soccorre chi batte il palcoscenico sin dalla nascita. La padronanza artistica di Bubù gli consente di riempire la scena con un sorriso, di tenere il pubblico col fiato sospeso anche con un silenzio un po’ più lungo, mentre cerca nella memoria una parola che fatica a raggiungere le labbra, mentre ritrova il respiro fiaccato. Dall’altra parte l’irrefrenabile energia di Babà riesce a supplire a qualunque cedevole esitazione dello stanco Bubù. Babà canta e recita, mantiene la brace accesa sotto le poltrone degli spettatori, suggerisce, rimedia, incolla all’istante i pezzi che si staccano a vista dal collage appena abbozzato su cui i due personaggi si muovono. È proprio lei che nell’incertezza della nebbia trova lo spirito d’arrembaggio che riscatta se stessa e il compagno di viaggio.

20 gennaio 2026

«Tà-Kài-Tà» di Enzo Moscato (regia, F. Faliero)

«Tà-Kài-Tà» di Enzo Moscato (regia, F. Faliero)

Roma, Teatro Studio E. Duse
17 gennaio 2026

UNA ESERCITAZIONE A «SIPARIO CHIUSO»

Nel 2012 Enzo Moscato scrive un disarticolato testo teatrale dedicato a Eduardo De Filippo, nel quale sono evocati i suoi pensieri, i suoi dolori, i suoi sentimenti, le sue parole sparse (quelle che più lo hanno rappresentato nella vita e sul palcoscenico), riflessioni critiche mai esposte, ma eduardiane doc. Moscato recupera frammenti nella sua memoria rovistando in quelle valigie che Eduardo si apprestava a preparare, quando l’estrema vecchiezza gli suggerì una commovente poesia sulle consistenze della vita che a un certo punto rifiuta le tante inutili fesserie. Al grande pubblico che oggi affolla le platee, il testo di Moscato resta sconosciuto (fu rappresentato dall’autore una sola volta con Isa Danieli, poi non so, non trovo traccia di altre edizioni). Nell’originale, malgrado Eduardo si racconti in prima persona, prende consistenza un fatto nascosto, che pochi conoscono: è la figura di un innominato Pierpaolo Pasolini che «suggerisce» all’autore di titolare l’opera Tà-Kài-Tà, che nella lingua di Platone significa «questo e quello» e rimanda al titolo del film che PPP stava scrivendo sulla vita di San Paolo, poco prima di essere «brutalmente massacrato». Di quel progetto Pasolini già ne aveva parlato con Eduardo, il quale avrebbe dovuto partecipare alle riprese. «Chillo ha penzato a te, pecché nun ce sta cchiù Totò».

19 gennaio 2026

«Trappola per topi» di Agatha Christie (regia, A. Masullo)

«Trappola per topi» di Agatha Christie (regia, A. Masullo)

Roma, Teatro Ciak
18 gennaio 2026

UN ALLESTIMENTO DOVE REGNA IL RISPETTO PER L’AUTORE

Semplicità e coerenza ripagano sempre. Anna Masullo porta in scena un testo nel quale, giustamente, ha piena fiducia e non sente la necessità di adattarlo, di stravolgerlo, di aggiornarlo, di «renderlo fluido» (come ho sentito dire giorni fa per un altro lavoro): si affida alle indicazioni in didascalia di Agatha Christie, alle battute scritte (tradotte da Edoardo Erba) che sono la partitura della regia, e si lascia consigliare esclusivamente dal buon senso teatrale. Ne esce uno spettacolo più che decoroso, misurato e, siccome è un giallo, anche assai intrigante. Non ci sono sfarzi. Non ci sono colori azzardati (la scena, sobria, è di Michele Montemagno). Non ci sono toni eccessivamente imprudenti. Si avverte (con gioia) un’aria di competente rigore. I caratteri dei personaggi sono contenuti e ben identificabili. In ogni ambito regna il rispetto per l’autrice e per quell’allestimento che, a Londra, è in cartellone – ininterrottamente – dal 6 ottobre 1952, giorno del debutto. Soltanto il Covid è riuscito a interrompere le repliche dell’inossidabile The Mousetrap, Trappola per topi, capolavoro del genere poliziesco.

18 gennaio 2026

«Le volpi» di Franchi/Ricci (regia, L. Ricci)

«Le volpi» di Franchi/Ricci (regia, L. Ricci)

Roma, Sala Umberto
17 gennaio 2026

SI ATTENDE LA PROSSIMA PUNTATA!

Che i microfoni siano i peggiori nemici della recitazione è una mia convinzione (e chi mi legge se ne dovrà fare una ragione) e durante la rappresentazione dello spettacolo, visto alla penultima replica, di Lucia Franchi e Luca Ricci, ne ho avuto la prova. Quando anche qualcun altro si convincerà che un attore risulta più bravo, senza gli aiuti dell’amplificazione, perché la sua voce sarà senza dubbio più calda e pulita, allora si tornerà ad apprezzare certe sfumature quasi dimenticate. All’apertura del sipario, mentre sulla sinistra si nota una grande tenda bianca che ripara tre sedie e un tavolino (la scena è dello stesso Ricci che ha curato anche la regia), sulla destra, i tre protagonisti siedono su una panca rivolti verso la quinta opposta, in un atteggiamento che ancora non dichiara la loro presenza da personaggi.

17 gennaio 2026

«Battuage», Vucciria Teatro (scritto e diretto da J. Anastasi)

«Battuage», Vucciria Teatro (scritto e diretto da J. Anastasi)

Roma, Spazio Diamante
16 gennaio 2026

SPLENDORI E MISERIE DEL SESSO OCCASIONALE

Battuage è un termine gergale, coniato non molti anni fa, per definire, con la pretestuosa eleganza del francese maccheronico, quei luoghi pubblici dove gli amanti degli incontri occasionali consumano rapporti veloci e anonimi; dove solitamente gli uomini si appartano con altri uomini o con transessuali, a seconda dei gusti; e dove le coppie che praticano lo scambismo possono facilmente trovare discreti adepti ai loro piaceri; dove ogni tipo di torbida lussuria diventa lecita. Naturalmente, nelle aree di battuage (in cui ciascuno può battere gratuitamente) sono anche ammessi i professionisti del sesso di qualunque genere, così, in mancanza di prodigali opportunità, chiunque può, anche a pagamento, dare sfogo ai propri istinti e ai propri desideri.

16 gennaio 2026

«Wonder woman» di Latella-Bellini (regia, A. Latella)

Roma, Teatro Vascello
15 gennaio 2026

«UNO STILLICIDIO»

Bisogna riconoscere alle quattro interpreti la capacità di declamare un intero spettacolo come fosse il coro delle Eumenidi, sostenuto da un ritmo frenetico. Bravissime nell’esecuzione tecnica, nella ricercatezza delle tonalità, nelle variazioni scandite a tempo di metronomo. Una prova difficilissima, audace e perfettamente riuscita. Chapeau! Per il resto, che dire? L’argomento avrebbe meritato uno svolgimento meno cadenzato, meno numerico, meno ripetitivo, meno freddo, forse più teatrale, più umano, più consistente e soprattutto più aggiornato. Se si prende a pretesto un caso giudiziario dei nostri tempi, questo va esposto nella sua completezza; denunciare soltanto l’errore porta coloro che non sanno su una cattiva strada. Mostrare il solo lato negativo di una stessa medaglia, non è mai corretto.

15 gennaio 2026

«La chunga» di Mario Vargas Llosa (regia, C. Sciaccaluga)

«La chunga» di Mario Vargas Llosa (regia, C. Sciaccaluga)

Roma, Teatro India
14 gennaio 2026

LA FIDUCIA FEMMINILE DIVENTA L’ARMA DELLA VENDETTA

Nel 1986 Mario Vargas Llosa scrive due atti per il teatro ispirandosi alle atmosfere del suo secondo romanzo «La casa verde», pubblicato nel 1966, ricavando da quel groviglio di personaggi, i cui destini sono destinati a incrociarsi dopo aver condotto esistenze molto differenti, una storia densa di torbida umanità, condita dalla più bieca ambizione della miseria, quella di trovare molto denaro con il minimo sforzo. Tema principale è il maschilismo, che qui si scontra con il ruvido muro dell’omosessualità femminile. C’è molta violenza nelle parole e negli atteggiamenti dell’uomo, ma ci sono anche due figure di donne ben differenti tra loro: una indurita dalla vita e, per difendersi, inaridita nel sentimento; l’altra romantica e remissiva, quindi condannata a diventare schiava del suo aguzzino.

14 gennaio 2026

«Amleto²» scritto e diretto da Filippo Timi

Amleto², di Filippo Timi (© Annapaola Martin)

Roma, Teatro Ambra Jovinelli
13 gennaio 2026

C’È ANCORA DEL MARCIO IN DANIMARCA,
MA IN PLATEA È IL DELIRIO!

Di solito non leggo mai le recensioni di uno spettacolo prima di vederlo. Stavolta, nel cercare la fotografia che avrebbe corredato l’articolo, cliccando sull’immagine si è aperta una pagina scritta circa un anno fa. Una frase ha attirato la mia attenzione e l’occhio ha finito per cedere all’inganno. L’autore del pezzo, o ha assistito a uno spettacolo che io mi son perso, o s’è divertito a imbrogliare le carte. La critica, seriosa al punto da sfiorare la noia, ha accentuato il malinteso di base della messa in scena, un determinante vizio che nasce dal manifesto: è vero che il nome di Shakespeare non compare mai, ma (mi chiedo) è sufficiente un piccolo numero esponenziale, posto in alto a destra, dopo il nome di Amleto, principe, prima ancora che di Danimarca, della tragedia del teatro dell’era moderna, per giustificare un divertissement immaginato tra le atmosfere del varietà (teatrale e televisivo) e l’ambientazione circense? Non sto esagerando: in scena Amleto, o chi per esso, si trova dietro una gabbia, proprio come quella che, sotto il tendone, per anni ha protetto le belve feroci dalla stupidità del pubblico!

12 gennaio 2026

«Orlando» di Benedetta Nicoletti (regia, A. Cianca)

Roma, Teatro Tordinona
11 gennaio 2026

DISCORSO SUL MONOLOGO DEL SIGNOR PINCOPALLINO

Ho visto l’ennesimo monologo e il risultato, piuttosto infelice, mi offre l’opportunità di affrontare un breve discorso che da tempo bussa incessantemente alla porta della ribellione. Ho cercato di soffocarlo più volte questo grido per decenza, per rispetto, per «vediamo questo fino a dove vuole arrivare». Ebbene è giunto il momento di metterlo in chiaro, anche se il mio pensiero conta davvero poco rispetto agli utili vantaggi che un soliloquio contrappone a una commedia a più personaggi. Solitamente in un monologo non accade nulla, o quasi. Si ascolta una storia raccontata e raramente vissuta, in cui l’interpretazione del personaggio non sempre accompagna le emozioni narrate, perché non c’è confronto, perché manca la risposta che incalza e scuote l’animo di chi parla. Se ne accorse Eschilo, qualche anno fa, che i monologhi erano noiosi e trovò un rimedio efficace tanto da sfidare i millenni.

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