Lo spettacolo che ha debuttato, in prima nazionale, al Festival dei Due Mondi (Spoleto) il 26 giugno è stato visto dal sottoscritto il 20 giugno scorso in prova generale, al teatro della tenuta umbra di San Pancrazio di Peter Stein.
L’AMORE, CHE INFERNO!
Peter Stein, grazie all’esperienza che ormai gli appartiene, sposa con semplice familiarità il teatro di Anton Cechov tanto da coglierne con eleganza tutti i sottintesi drammatici e al contempo ironici, che finanche Stanislavski ne sarebbe invidioso! In quest’ultima fatica il regista tedesco ha fatto di una trama dall’impronta prettamente drammatica, quale è il Platonov, una commedia ironica sui difetti della società e sui vizi della gente. L’autore compose il testo, che è tra i meno rappresentati della sua opera, a soli vent’anni, tra il 1880 e l’81, e – in verità – risente di qualche esuberanza di scrittura giovanile: troppi i personaggi che non hanno uno sviluppo continuo e un po’ vengono dimenticati, qualche eccesso nei caratteri (come il pianto imposto alla figura di Maria Efímovna), qualche ripetizione che ingabbia perfino il protagonista, e soprattutto la lunghezza del testo che giunge alla conclusione dopo quattro atti, di cui il primo potrebbe tranquillamente vivere da solo come atto unico e nemmeno breve.







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