UNA SVAGATA CHIACCHIERATA IN GIARDINO TRA UN TÈ E UN OMICIDIO
Prima di raggiungere la platea, siamo rimasti incantati dai crediti esposti in locandina: oltre ai nomi delle quattro attrici, tutte molto brave, e a una regia fatta a quattro mani da Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, troviamo i «paesaggi sonori», la «drammaturgia del movimento», gli «ambienti visivi», la «drammaturgia delle luci», l’«accompagnamento alla ricerca», definizioni che sul pianeta teatrale, fino a qualche anno fa, erano totalmente sconosciute. Qui le hanno messe tutte insieme, tanto che ci eravamo predisposti ad assistere a uno spettacolo lunare. Il mio amico musicista, che il teatro lo mastica da più di mezzo secolo, s’è convinto che i «paesaggi sonori» sono opere di musicisti che non sanno tenere il pennello in mano o di pittori che non sanno leggere le note, ma – attenzione – potrebbe anche essere un incastro letto al contrario! La conferma di questi dubbi arriva dagli incarichi segnalati da Anna Missaglia, da Marco Rossi e Francesca Sgariboldi che usano un termine classico (ossia, serio) per identificare con chiarezza il loro ruolo: così lo spettatore capisce bene chi ha ideato i «costumi» e chi le «scene». Il resto casca in pasto alla libera interpretazione e ai malevoli sghignazzi!









