UNA PASSIONE RAGGELATA NELLA SANTIAGO DI PINOCHET
Il colpo d’occhio si concentra sulla scena di Guia Buzzi, che riesce a far da conchiglia a un romanzo, cercando di contenerlo per intero, di proteggerlo dalle insidie del palcoscenico e di ingentilirlo dalla crudele realtà dov’è stato partorito, ma soprattutto tenta di renderlo teatralmente vivace. Un testo in prosa trasportato sul palco si trascina molte difficoltà e qualche pesantezza: ne abbiamo avuto più di una prova in queste ultime stagioni. Generalmente quanto più è lungo lo spettacolo, più ne risente l’agilità e la fruibilità della visione. Cento ottantacinque minuti di Ho paura torero non aiutano a rendere frizzante e gustosa un’opera in cui, in certi momenti (soprattutto nella prima parte), i dialoghi faticano a rompere la monotonia del racconto. Pedro Lemebel, autore cileno che ha più volte denunciato nei suoi scritti l’oppressione militare della dittatura di Pinochet, inventa una graffiante satira ambientandola nel 1986, anno dell’attentato al presidente, costruendo, sullo sfondo della vita politica e dell’attività rivoluzionaria, una storia d’amore altrettanto sovversiva tra Carlos, un militante del Fronte patriottico, e La fata dell’angolo, un romantico travestito, innamorato e sognatore.