UN’EMOZIONE NON LASCIA INDIFFERENTI
Non è soltanto M. – che probabilmente sta per Macchiusi – ad essere informato dei fatti. Anche noi abbiamo indagato, prima ancora di leggere le note che l’autore, l’interprete e il regista ha scritto su se medesimo. La più avvincente notizia è che Filippo Maria raggiunge la ribalta di un palcoscenico dopo una laurea in Medicina e Chirurgia, e vi approda con un certo ritardo, verrebbe da dire: sì, perché, al contrario dei soliti incidenti di percorso che la passione artistica rappresenta per molti ragazzi, i quali si scoprono attori, cantanti o altro per fatalità, in questo caso sono gli studi universitari ad essere stati d’impaccio all’accensione della precoce fiamma teatrale che ha infuocato l’animo del giovanissimo Macchiusi. Se per un verso è lodevole e auspicabile che un dottore in Medicina si dedichi ai traumi del teatro nella speranza di sanarli, dall’altro non vorremmo che il contagio del malanno di cui soffre la scena nazionale possa corrompere un così determinato e dirompente entusiasmo artistico, oltre al fisico possente che lo contiene.
Fermo restando che un dottorato può sempre risultare utile, auguriamo a Filippo Maria Macchiusi il miglior futuro che desidera: e considerando l’emozione che s’è diffusa in sala, al termine dello spettacolo M. informato dei fatti – in scena per soli due giorni allo Spazio Diamante – ci risulta auspicabile che l’avvenire possa essere luminoso abbastanza da provocare una lunga eco. Ero seduto a pochi passi dall’attore e già qualche minuto prima del termine della prova mi sono accorto che i suoi occhi si sono arrossati e riempiti di lacrime, sia per effetto della conclusione del testo ma soprattutto per la tensione che cominciava a sfumare. Benché non fosse la prima volta in assoluto che Filippo Maria calcasse la scena, quella dell’altra sera può considerarsi un vero e proprio debutto. Un lavorone: lui ha scritto il testo, lui l’ha diretto e lui l’ha interpretato. E la fatica accumulata è esplosa contagiando amici e parenti: la sorella alla mia destra singhiozzava di gioia mentre un tripudio festoso è esploso sull’ultima parola. Tra gli applausi scroscianti e qualche «bravo, bravo…» le palpebre strette e le braccia alzate di Macchiusi gridavano in silenzio «Evviva, ce l’ho fatta!». Questa è stata l’emozione. E un’emozione così forte ed evidente non si sgualcisce, e anche se ci tocca indirettamente non può lasciare indifferenti, né si può macchiarla con leggerezza. Non ne sarei capace.
Posso soltanto osservare che Filippo Maria possiede un’ottima qualità di scrittura verace, dalla quale i personaggi vengono fuori vivi e caratterizzati ciascuno da una sfaccettatura ridicola o drammatica: attraverso le spennellate del racconto ho «visto» un maresciallo dell’Arma assai ossequioso, un appuntato puntiglioso, un malvivente sofista e crudele, una donna poco affidabile e soprattutto un povero cristo, vittima di un mondo che non gli appartiene, costretto a testimoniare qualcosa di losco che lo ha preso allo sprovvisto, o forse lo ha intimato alle spalle o forse soltanto catturato per amore. Tuttavia non posso fare a meno di notare che Filippo Maria, nato nel 1996, fa parte di quella generazione cresciuta con un genere televisivo che lo ha forgiato e con il quale probabilmente si è confrontato. Il suo stile, infatti risente di un’eccessiva ricercatezza per la battuta spiritosa che fa presa facile sul pubblico; risente dell’effetto caustico immediato; si appoggia sui tempi da teleschermo più che da palcoscenico.
Foto: L’immagine di locandina (© Paolo Sebastiani)