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| Napoli: l’installazione dell'opera di Pistoletto |
LA VENERE MESSA AL ROGO DALL’IGNORANZA
Nell’antichità, alla Venere di Milo, per un motivo del tutto accidentale, caddero le braccia, ma l’amputazione, pur se vistosa, non riuscì a intaccare la dolcezza delle forme e la sua delicata bellezza. Bellezza ellenistica, classica, sicuramente eterna. Oscar Wilde, che di cose belle se ne intendeva, racconta che, quando l’eco di cotanta bellezza raggiunse le coste del nuovo continente, un ricco possidente americano, inebriato dal fascino delle favolose descrizioni di chi l’aveva vista da vicino, ad occhi chiusi ne ordinò una copia e se la fece spedire; ma non appena ricevette l’opera, a grandezza naturale, protestò con veemenza contro la compagnia navale lamentando che la statua gli era stata consegnata priva delle braccia. La questione finì in tribunale e una sciagurata corte d’oltreoceano condannò la società dei trasporti a risarcire il cliente per gli oggettivi danni arrecati alla statua durante il viaggio.







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