IN CARCERE, UN TEATRO PER CONOSCERSI MEGLIO
Da parecchio tempo non recensisco più un’opera cinematografica per dedicarmi esclusivamente al palcoscenico ma siccome La salita è un film che vuole rendere omaggio alle potenzialità sociali del teatro, siccome l’impostazione della sceneggiatura risente di una fortissima influenza teatrale, penso che un’eccezione si possa fare. Massimiliano Gallo, al suo debutto dietro la macchina da presa, mostrando coraggio e determinazione, ha certamente vinto la sfida: il soggetto è assai accattivante e, pur se parte da alcuni cliché già visti recentemente in televisione, prende tutt’altra strada, conquistandosi una pregevole autonomia sia sul piano sentimentale che culturale. La presenza di Eduardo De Filippo tra i personaggi fa salire il livello dialettico e allontana il dramma del carcere minorile dalla deplorevole violenza senz’altro scopo. Lo rivela Mariano Rigillo interpretandolo, con grande rispetto e infinita delicatezza, e lo dice lui stesso, il maestro, nelle immagini di repertorio (girate al Filangieri) mostrate mentre scorrono i titoli di coda: «Mio padre mi ha fatto studiare. Non fidatevi dell’aiuto degli altri, fate affidamento solo sulle vostre forze». Ed è questo il messaggio che dovrebbe rimbalzare ogni giorno tra le mura di tutti i riformatori del mondo.











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