18 ottobre 2022

«Un archivio fotografico per il teatro» di Paola Bertolone

Roma, Teatro Quirino
17 ottobre 2022

TOMMASO LE PERA, MEMORIA STORICA DEL PALCOSCENICO

Luchino Visconti amava far teatro perché, tra i tanti motivi, era convinto che la creazione in palcoscenico corrispondesse a quei canoni artistici di cui egli era diretto discendente culturale: «Tutta l’arte è completamente inutile», sosteneva, infatti, Oscar Wilde; e ispirandosi ai più famosi versi di Malherbe, Visconti scrive che il teatro deve rappresentare tanto la perfezione quanto la caducità «delle più belle cose che nascono e muoiono, avendo vissuto l’espace d’un matin, que vivent les roses», lo spazio di un mattino, quello che vivono le rose. Non a caso per secoli l’arte più completa dell’universo s’è fatta, soprattutto in Italia, pensando fosse ormai tradizione trascriverla nel vento o nell’acqua che fugge, per dirla con Catullo; fino a quando, un giorno di qualche anno fa, Tommaso Le Pera si accorge che la sua riscrittura storica del teatro italiano degli ultimi 50 anni non è stata né spolverata dal vento né cancellata dall’acqua, ma è lì davanti ai suoi occhi, e che l’autore di cotanta fatica è proprio lui che con la sua macchina fotografica ha conservato viva la memoria di migliaia di spettacoli.

15 ottobre 2022

«Il grande Grabski» di Vanacore-Rinaldi

Roma, Teatro 7 Off
14 ottobre 2022

GRABSKI, IL GRANDE CIALTRONE

È risaputo che la psicanalisi talvolta non raggiunga i propri scopi. Succede pure che potrebbe aumentare i problemi dei pazienti, o addirittura creare veri e propri disastri psicologici. Tutto sta nella scelta del medico: Maurizio, malconsigliato dalla fidanzata, si rivolge a un luminare per la verità poco illuminato dalla scienza. In fondo si tratta di trovare la causa di una fastidiosa eiaculazione precoce che non riesce a spegnere la focosità di lei e mortifica lui. Ci penserà il grande Grabski, psichiatra tanto esoso quanto infarcito di concetti appresi, forse troppo superficialmente, da Freud, Lacan e Jung. Su tutti incombe la figura mitologica di Edipo, padre di tutti gli inconsci malati; poi c’è la grande madre, come archetipo femminile. E poi, per il nostro Maurizio, per fortuna, ci sono soprattutto le polpette di sua madre, che però non riusciranno a scardinare né le teorie né le pretese economiche di Grabski.

13 ottobre 2022

«La signorina Giulia» di Strindberg; regia, Leonardo Lidi

Giuliana Vigogna e Christian La Rosa

Roma, Teatro Vascello
12 ottobre 2022

Darwin nella stanza della signorina Giulia

Se il naturalismo letterario e artistico ha lo scopo di mantenere in scena un atteggiamento realistico; se il naturalismo invocato da Zola (1880) invita a rispettare sulla scena i dettagli dell’ambiente che sono determinanti per il comportamento dei personaggi; se è vero che Strindberg è considerato il capostipite del teatro naturalistico, La signorina Giulia, presentato dallo Stabile umbro, al Vascello di Roma fino al 16 ottobre, per l’adattamento e la regia di Leonardo Lidi, non ha nulla di tutto questo: recitazione, movimenti e soprattutto l’impianto scenografico fanno pensare piuttosto a un teatro decisamente astratto, quasi metaforico. Lidi, infatti, impianta la sua regia (che lo indirizza inevitabilmente a un adattamento del testo originale) partendo dall’idea dello spazio/tempo che soffoca le esigenze della nostra vita; un concetto che l’opera di August Strindberg certamente contiene, benché sviluppata in maniera molto diversa. Pertanto i tre personaggi del dramma, quando rispettano i loro ruoli, sono eretti, cioè, godono di una posizione che Darwin (che del naturalismo artistico fu l’ispiratore) definirebbe da homo erectus, mentre quando gli stessi ambiscono a liberarsi della loro posizione, a uscire dai propri confini sociali, eccoli costretti a una postura ricurva, molto simile a quella delle scimmie.

10 ottobre 2022

«Dante» un film di Pupi Avati

Alessandro Sperduti è Dante
Roma, cinema Lux
6 ottobre 2022

SOFFRE DI TROPPE OMISSIONI IL DANTE DI AVATI

Dante morì a soli 56 anni, giammai vecchio dunque; anzi a un’età che oggi non discosta molto dal mezzo del cammin di nostra vita: e l’intuizione pregevole di Pupi Avati è proprio quella di restituirci il fresco viso di un giovane che si potrebbe definire affettuosamente «uno sbarbatello» del tutto inatteso al grande pubblico, abituato da secoli a riconoscere il grande poeta fiorentino nell’arcigno profilo nasuto e un po’ musone. Invece il sorriso quasi ingenuo del bravo Alessandro Sperduti sorprende assai positivamente lo spettatore e regala al film un senso di leggerezza che altrimenti prenderebbe una piega eccessivamente solenne. Intrigante e ben studiato anche il percorso del racconto della vita di Dante, narrato da Giovanni Boccaccio (un ottimo Sergio Castellitto), incaricato dall’ingrato governo fiorentino di donare dieci fiorini d’oro come risarcimento tardivo e simbolico alla figlia del poeta, suora in un monastero di Ravenna.

15 marzo 2021

«’O ciardino nuosto», Effennedition 2021

Disegno di Gabriella Pescucci

Traduzione in napoletano del «Giardino dei ciliegi»
di Anton Čechov
di
Fausto Nicolini

Effennedition, marzo 2021

con 12 acquarelli di Gabriella Pescucci
4 bozzetti di scena di Pierpaolo Bisleri
la prefazione di Paolo Isotta

09 febbraio 2017

«Peppino naturale e strafottente»

Raccolta degli articoli
di Giuseppe Patroni Griffi
a cura di Fausto Nicolini

con un ricordo di Antonio Ghirelli
una premessa di Raffaele La Capria
e una introduzione di Fausto Nicolini


In copertina, foto a colori di Bepi Caroli (2001)
pagg 556: con 60 fotografie in b/n

Editoriale Scientifica, Napoli, 2017
La memoria storica diretta da Fulvio Tessitore 

https://www.editorialescientifica.com/


PEPPINO NATURALE E STRAFOTTENTE

«Per chi la notte non ha voglia di dormire»

Una selezione di 114 articoli di
GIUSEPPE PATRONI GRIFFI
scritti per il Messaggero e per il Corriere della Sera

07 dicembre 2015

«Fuje Filumena (degli eterni sospiri)» di Peppe Fonzo

Benevento, Piccolo Teatro Libertà
4 dicembre 2015

AZZURRO IN UN GIALLO-NOIR COLOR FUXIA

Nella stagione in cui le attese degli aficionados sono puntate verso la più classica versione di «Filumena Marturano», interpretata dalla più improbabile icona delle sonorità melodiche partenopee, ecco che spunta inaspettata e silenziosa un’originale rivisitazione del personaggio eduardiano, scritta e riscritta da Peppe Fonzo, rappresentata in un teatro di nicchia (oltre che di provincia) con la regia dell’autore e l’interpretazione di Roberto Azzurro. Non passi inosservata al lettore quel «scritta e riscritta», in quanto lo spettacolo a cui abbiamo assistito è in pratica la traduzione al maschile di una precedente versione già realizzata (per sola voce femminile) dallo stesso Fonzo. Le due trasposizioni, femminile e maschile, prendono spunto dall’assassinio dei tre figli di un boss della camorra, del quale la protagonista ideata da Fonzo ne è l’amante giovanissima e segretissima: prostituta sì, ma non madre dei tre pargoli di Domenico Soriano, uomo già sposato, padre (stavolta) indiscusso dei suoi eredi, e capo di una cosca dedita alle attività criminali.

09 aprile 2013

«Linguanìa», La Vita Felice 2013


Venti poesie dedicate all’amore di Fausto Nicolini
(20 disegni dedicati all’amore)
con una prefazione di Vincenzo Mascolo
La Vita Felice, 2013


«Per il poeta, la sofferenza e l’assenza di qualcuno o qualcosa rendono necessario il dire. Nicolini esalta la bellezza della donna, talvolta ne loda la corporeità e il tormento dell’allontanamento» (Deborah Mega)

*

... e dopo, nel magma, s’incontra il Senza
nei labirinti privi di sorrisi
dove il distillato dell’uomo
s’imbatte nei ricorsi d’una storia
scolpita tra i bastioni della mente.
Sopravvive la memoria che scorre
limpida
nel letto del fiume delle parole
scritte che non possono più fermarsi
«come fosse la lingua che parlasse»
crocefissa al legno dell’incoscienza

09 febbraio 2011

«Note d’amore (ma senza cuore)», Lietocolle 2011


«Solodieci POESIE» di Fausto Nicolini
con una nota dell'autore
Lietocolle, 2011
Libriccini da collezione


«“Note d’amore (ma senza cuore)” non vuole essere la rima dei “cattivi poeti”. Tutt’altro! Durante la lettura di alcune mie poesie, anni fa, fui amabilmente rimproverato da un ascoltatore: “Belli i tuoi versi, ma troppi cuori”. ... Da quella sera la mia sfida poetica fu quella d’ideare una breve silloge d’amore senza la parola cuore» (fn)


La caduta

Sei donna nell’intimità e nell’esplosione
nella delicatezza e nell’avversione, sei donna
come il passo ancora incerto che incespica
sul pensiero malizioso lasciato sul selciato
e perfino trascurato, il ginocchio sbucciato


25 novembre 2010

«Donna Rosita nubile» di Federico Garcìa Lorca


Gianfranco Dettori e Andrea Jonasson

 Roma, Teatro Argentina
24 novembre 2010

CON UN GRANDE CAST LA COMMOZIONE NON ARRIVA PER CASO

Da quanto tempo l’emozione non mi scuoteva!

Per una volta mi piace cominciare a scrivere d’istinto. Puro istinto. Perché, è vero, assistendo a Donna Rosita nubile il sentimento che mi lega al teatro – a una certa idea del teatro in cui sono cresciuto, quella che affonda le radici nell’educazione teatrale – ha subito il trauma del risveglio. Lo stesso che, paradossalmente, prova chi all’improvviso esce dal coma e d’incanto recepisce di nuovo le vibrazioni dell’esistenza. Che qui, tradotto in termini emotivi, si chiama nostalgia. È la nostalgia di vedere rappresentato il rigore, cioè l’etichetta scomparsa delle grandi rappresentazioni, l’omaggio a un Credo certamente acatollico ma ugualmente sacro. Una devozione rivolta non esclusivamente al cosa sì è visto (che pure ha la sua valenza), ma piuttosto al come è stato riproposto. Il teatro, si sa, è un gioco infinito durante il quale la Signora Finzione cerca di imitare la Signora Realtà; unica regola: guai a prenderne il posto, pena la catastrofe. Ma a catastrofi, ben peggiori, abbiamo assistito in questi anni: quando abbiamo visto la prima delle due madame andarsene da sola per la sua strada, senza alcuna meta, cioè senza alcun rigore, osservando esclusivamente la regola del pressappochismo, delle mezzecalzette: l’esempio di teatro che alla lunga accompagna lo spettatore affezionato verso un coma critico sempre più profondo, verso l’incapacità di giudizio critico: un letale anestetizzante.

Pour vous