14 settembre 2023

«Vengo anch’io», di Giorgio Verdelli

Roma, Cinema Caravaggio
13 settembre 2023

«SONO UN DIVERSO. MA CHI SONO I DIVERSI»

La vita artistica di Enzo Jannacci in un documentario dolce e frizzante

Raccontare Enzo Jannacci in 97 minuti è impresa ardua. Eppure, Giorgio Verdelli, escludendo buona parte del panorama artistico e intellettuale del cantautore, è riuscito a raccogliere l’anima goliardica e geniale dell’estro del multiforme autore di Vengo anch’io. D’altronde un documentario non è una biografia: anzi, chi si cimenta nella narrazione della vita di un artista tanto poliedrico potrebbe scivolare facilmente sulla china della noia. Il lavoro di Verdelli, presentato fuori concorso all’80ª Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, non corre questo rischio. Si vede con piacere, divertimento e commozione in un batter d’occhio.

13 settembre 2023

Intervista a Horacio Duràn

Arena del Teatro
Tor Bella Monaca
11 settembre 2023

IL CANTO EROICO DEGLI INTI-ILLIMANI

Cinquant’anni fa il golpe in Cile e l’esilio in Italia. Horacio Duràn: «Ricevemmo la notizia in cima alla cupola di San Pietro. Ci stabilimmo a Genzano»

L’11 settembre del 1973, Horacio Salinas, Horacio Duràn, José Seves, Max Berrú, Jorge Coulòn e José Miguel Camus, si trovavano a Roma per un concerto. Erano gli Inti-Illimani: all’epoca una tra le più emergenti e applaudite compagini musicali nata in Cile nel 1967, certamente già affermata anche a livello internazionale, ma ancora con un potenziale artistico-popolare da svelare a gran parte del pianeta.

«Eravamo in viaggio già da tempo – ricorda Horacio Duràn, storico leader del gruppo, che abbiamo incontrato al bar del teatro Tor Bella Monaca qualche minuto prima dell’inizio dell’ultimo concerto, grazie all’intercessione di Valentino Saliola, organizzatore dell’evento – per una lunga tournée in tutto il mondo. Malgrado la Guerra fredda che incombeva, sembrava essere un periodo di distensione per i tanti paesi oppressi dalle dittature, dalle false democrazie, dalle guerriglie interne. E noi portavamo in giro la nostra musica felice. Una musica fatta con le dolci sonorità popolari delle Ande, un Sudamerica per molti, all’epoca, ancora sconosciuto; una musica che per noi cileni aveva un significato particolare. In quel momento esprimeva l’esplosione di felicità per la conquista della nostra libertà».

11 settembre 2023

«Io capitano», di Matteo Garrone

Roma, Cinema Mignon
10 settembre 2023

LA «DISUMANA TRANSUMANZA» VISTA DA MATTEO GARRONE

Sarebbe interessante scoprire se l’idea del soggetto dell’ultimo film di Matteo Garrone, presentato in concorso alla 80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, giunga da un’elaborazione del suo «Pinocchio» (pellicola del 2019) o direttamente dalle immagini di cronaca quotidiana trasmesse dai telegiornali. Io capitano affronta l’interminabile viaggio di due sedicenni, Seydou e Moussa, dal Senegal fino alle coste della Sicilia. Certamente non è lo stesso viaggio che Lucignolo propone a Pinocchio prima di salire sul carro che li condurrà nel Paese dei Balocchi, ma se l’ex burattino e il suo amichetto furono vittime di una severa punizione metaforica (la trasformazione in asinelli) dopo aver goduto di un giorno di bagordi, Seydou e Moussa cominciano il loro atroce calvario molto prima di arrivare nel Paese dei Balocchi.

09 settembre 2023

«L’ordine del tempo», di Liliana Cavani

Roma, Cinema Caravaggio
8 settembre 2023

IL RUGGITO SENZ’ANIMA DI UN LEONE ORMAI SPENTO

Liliana Cavani: novant’anni, una filmografia entrata di diritto negli annali della cinematografia mondiale, un Leone alla carriera all’ultima Mostra del cinema di Venezia certamente meritato, ma purtroppo un’occasione persa. Non vorremmo essere cinici, ma se è vero che l’ordine del tempo per noi comuni mortali è spietato, probabilmente questa è anche l’ultima occasione della Cavani, cineasta che invece preferiremmo ricordare con i titoli che l’hanno resa famosa e forse immortale: «Il portiere di notte» (1974), «Al di là del bene e del male» (1977), «La pelle» (1981), «Interno berlinese» (1985), «Francesco» (1989). L’ultima pellicola, prima di questa, risale a ventuno anni fa («Il gioco di Ripley», 2002), un silenzio troppo lungo di cui ora si scorgono i motivi. L’ordine del tempo è stato presentato, il 30 agosto scorso, fuori concorso all’80ª kermesse lagunare, racimolando scarsi consensi; molto meno di quanti ne abbia raccolti l’autrice quando le è stato consegnato l’ambito Leone a una carriera piena di ruggiti, oggi spenti.

21 agosto 2023

Brevi riflessioni estive

TEATRO DI ROMA: IL MIO REGNO PER UN CDA

La settimana di Ferragosto segna idealmente il limite della stagione appena passata e l’inizio della successiva. Gli uffici organizzativi, intenti a perfezionare tempi e luoghi degli spettacoli invernali sono giustamente in vacanza. La sospensione agostana è di prassi: tutto è rimandato a settembre. D’altronde molti cartelloni sono già completi; titoli e date sono stati annunciati, e i palcoscenici dei maggiori teatri nazionali attendono soltanto il «chi è di scena» per riaprire il sipario. In realtà, però, sono ancora molte le compagnie che devono completarsi; non tutti i ruoli sono stati assegnati, ma – si sa – ogni locandina si può perfezionare anche all’ultimo momento.

07 agosto 2023

Intervista con Annamaria Giromella (3ª parte)

Sempre amici: Ninni con Mario Ferrero

A casa di Ninni,
11 giugno 2023

«LA LIBERTÀ HA SEMPRE GOVERNATO LA MIA VITA»

Ultima puntata dell’intervista con Ninni, storica insegnante di Dizione e Recitazione all’Accademia d’Arte Drammatica

TERZA PARTE

Fausto – Chi ti ha trasmesso l’educazione linguistica?

Ninni – Mio nonno. Dopo il mio primo anno d’età, mio padre – medico – morì e io e mamma andammo a vivere con i nonni. Lui era professore di filosofia, mia nonna insegnante di francese. Tutte le mattine quando mi svegliavo ascoltavo mio nonno che ripeteva a memoria brani dei grandi poemi greci e latini che a me sembravano una musica meravigliosa. Diceva che così esercitava la memoria per mantenerla viva. A me quella musicalità e quella precisione nel declamare i versi m’è rimasta nell’orecchio e nell’anima fino ad oggi. Poi, a otto anni, mia madre si risposò con una persona sbagliata e in me nacque lentamente un forte senso di ribellione. Dovevo andar via e a ventidue anni mi sposai. Avevo il consenso di mamma e organizzai un matrimonio senza nessun invitato. Non volevo cerimonie finte. Optai per un marito simpatico, ironico, intelligente e che condividesse la mia scelta. Si chiamava Mario Pogliotti, giornalista e autore di canzoni. Ci sposammo alle sette di sera a Monterosso, sulle Cinque Terre, il giorno dopo la data fissata (perché pioveva), con due pescatori che ci fecero da testimoni. Il matrimonio non durò molto, ma siamo rimasti legati da una profonda amicizia. Nel frattempo avevo conosciuto Raffaele Sposito, detto Faele, il padre di mia figlia Orsetta, un siciliano autore per la televisione e per il teatro con Antonio Amurri, Dino Verde e Guido Castaldo. Questa unione extramatrimoniale – non c’era ancora il divorzio e fui considerata un’adultera! – fece storcere il naso al Direttore generale della Rai che mi mise in castigo: fui così trasferita alle trasmissioni per l’estero. Mai punizione fu più gratificante: i programmi cominciavano alle 14.30 e per me che la sera ero sempre a teatro fu una svolta, la mattina potevo finalmente dormire. Nel 1957 ottenni l’annullamento di matrimonio e mi risposai.

06 agosto 2023

Intervista con Annamaria Giromella (2ª parte)

Due immagini di Ninni (prese dal suo album)

A casa di Ninni,
11 giugno 2023

«IL PARLAR BENE È ALLA BASE DELLA NOSTRA EDUCAZIONE»

Continua l’incontro con Annamaria Giromella, insegnante all’Accademia d’arte drammatica per 38 anni; nel mondo del teatro e della recitazione sin dal 1953.
Da sempre tutti la chiamano Ninni

SECONDA PARTE

Fausto – Poco prima del 1980 è cominciato il boom televisivo. Sempre più canali, sempre più programmi. Sempre più scelta casalinga a buon mercato. Tutto ciò coincide con il decadimento del teatro e del cinema.

Ninni – Certamente la televisione non ha aiutato. Tuttavia non è solo la televisione che ha provocato questo corto circuito, ma qualcosa di più perfido che non si riesce ancora a mettere a fuoco. Qualcosa che ha cambiato la vita di ciascuno. Oltretutto, all’epoca, la palestra quotidiana degli attori era il palcoscenico, un confronto costante con il pubblico, un esame continuo, oggi gli allenamenti di recitazione si svolgono per lo più in uno studio televisivo, dove si lavora con ritmi e con concentrazione molto diversi dalla sacralità della scena. Il confronto diretto non esiste più, l’esito dell’esame è determinato dallo share e non dagli applausi. Un freddo numero rispetto alla vivacità dei beniamini.

05 agosto 2023

Intervista con Annamaria Giromella (1ª parte)

Ninni Giromella (Archivio Nicolini)

A casa di Ninni,
11 giugno 2023

NINNI, NOVANT’ANNI DI TEATRO E GIOVINEZZA

Incontro con Annamaria Giromella, classe 1931, insegnante all’Accademia d’arte drammatica per 38 anni; nel mondo del teatro e della recitazione sin dal 1953.
Da sempre tutti la chiamano Ninni

PRIMA PARTE

Ninni – E a cosa devo l’onore di questa attenzione, per meritarmi un’intervista?

Fausto – Dopo 92 primavere ogni tua cosa merita la nostra attenzione.

N – Quindi è soltanto per una quantità di anni accumulata nella vita!

F – No. È la qualità del tuo carattere, della tua freschezza mentale, del tuo essere sempre giovane in mezzo ai giovani, e giovane anche più dei giovani, che a 92 anni diventa un ottimo motivo per intervistarti e scoprire qualcosa in più, di te e del tuo mondo.

N – Prima di tutto non sono ancora 92. Ad oggi, 92 anni fa, ero ancora protetta nel pancione della mia mamma: sono nata il 7 agosto 1931, a Carrara.

F – Allora, partiamo dal futuro…

N – Non mi prendere in giro.

01 agosto 2023

«Un’eredità di avorio e ambra» di Edmund de Waal

La collezione di netsuke, quel che resta di una grande famiglia

Erbalunga, 1° agosto 2023

LE EREDITÀ NON SONO MAI BANALI

Difficile stabilire se Un’eredità di avorio e ambra sia un volume che parli della famiglia dell’autore, o se indirettamente egli voglia svelare il passato remoto di se stesso, del suo gene – il più vituperato dell’umanità – della sua memoria che si riflette in sensazioni ed emozioni ma anche in dolori e delusioni, o se sia più semplicemente «un libro su certi oggettini giapponesi». Lui, lo scrittore, si chiama Edmund de Waal ed è tra i più noti artisti della ceramica. È nato nel 1964 nella Nottigham che fu il territorio dove Robin Hood cercò di riportare giustizia tra le classi sociali. La sua contemporanea opera artistica si plasma sulla tradizione inglese che sposa l’arte orientale. Gli «oggettini» in questione, invece, si chiamano netsuke, e pur essendo pezzi d’arte originari del Sol levante non hanno nulla in comune con l’attività di Edmund. Ma De Waal è anche un apprezzato storico dell’arte, e probabilmente sia lo studio universitario che la ricerca bibliotecaria hanno fatto leva per scoprire prima l’importanza artistica dei netsuke e poi l’incredibile storia di cui erano stati protagonisti involontari.

23 luglio 2023

Fondazione Teatro di Roma: slitta il Cda

Il Teatro Argentina, sede della Fondazione Teatro di Roma

QUER PASTICCIACCIO «ROSA» DI VIA DE’ BARBIERI

Quando tutto ormai sembrava pronto per ripartire con l’aurea che gli compete, con l’entusiasmo di una importante stagione teatrale annunciata il 16 giugno scorso, ecco che il direttivo dello Stabile romano di via de’ Barbieri scivola sulla più classica e imbarazzante buccia di banana. Nell’ultima conferenza stampa, tenutasi nel cortile del Burcardo, mentre l’ex Commissario straordinario, Giovanna Marinelli, presentando il prossimo cartellone, salutava la platea congedandosi dal delicato incarico di vigilanza amministrativa, mentre si ribadiva con soddisfazione il passaggio del più prestigioso ente teatrale capitolino da associazione a fondazione, affinché un più idoneo modello giuridico potesse favorire il raggiungimento degli obiettivi culturali e sociali che competono a un teatro europeo, l’assessore alla cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor, elencava gli opportuni passi da fare per ritornare «alla normalità».

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