16 gennaio 2026

«Wonder woman» di Latella-Bellini (regia, A. Latella)

Roma, Teatro Vascello
15 gennaio 2026

«UNO STILLICIDIO»

Bisogna riconoscere alle quattro interpreti la capacità di declamare un intero spettacolo come fosse il coro delle Eumenidi, sostenuto da un ritmo frenetico. Bravissime nell’esecuzione tecnica, nella ricercatezza delle tonalità, nelle variazioni scandite a tempo di metronomo. Una prova difficilissima, audace e perfettamente riuscita. Chapeau! Per il resto, che dire? L’argomento avrebbe meritato uno svolgimento meno cadenzato, meno numerico, meno ripetitivo, meno freddo, forse più teatrale, più umano, più consistente e soprattutto più aggiornato.

Il processo per lo stupro subìto da Nina, ragazza peruviana di 22 anni, violentata da due coetanei, in un parco di Ancona nel 2013, suscitò grande scalpore: mentre in primo grado, infatti, i due connazionali, conoscenti della vittima, il 6 luglio del 2016, vennero condannati, il 23 novembre 2017 la Corte d’Appello di Ancona ribaltò la decisione. Assolti grazie a un verdetto che faceva leva sulle «apparenze mascoline» della ragazza: una imbarazzante trovata dei giudici (tutte donne) che puntavano a minare la credibilità della giovane. Nel 2019 la Cassazione, opportunamente, annullò la scandalosa sentenza d’Appello, dichiarando che «l’aspetto fisico di una donna è del tutto irrilevante» ai fini di una violenza e non può essere un «elemento decisivo» per valutare la credibilità della sua denuncia.

Per il palcoscenico Antonio Latella e Federico Bellini ribattezzano Nina, detta Vikingo, in Wonder woman, analizzando, in maniera piuttosto confusionaria, esclusivamente i fatti che concernono la sentenza choc della Corte d’Appello, concludendo che «la colpa è del patriarcato», come urlano con veemenza le erinni dal proscenio, dopo che si è ripetuto per diversi minuti un aberrante «bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla», proprio così, giuro, anzi talvolta differenziando l’accentazione. Si replica ad libitum la stessa frase sulla birra offerta alla vittima prima della violenza. Si reitera per oltre trenta volte una estenuante litania sui gironi infernali trascorsi dalla sventurata Nina, ma non accade mai nulla, né prima, né durante, né dopo. Le quattro narratrici, in scarpette rosse (che idea!), oltre a mostrare la loro irreprensibile professionalità, non accennano a niente altro. Così (non) facendo, le voci diventano insopportabili come le urla da stadio e l’orecchio acchiappa e trattiene espressioni piene di eloquente seduzione, tipo: «uno stillicidio», «che voglia di dormire», «una grande rottura di coglioni». Dal teatro Vascello è tutto. Alla prossima. (fn)
____________________
Wonder woman, di Antonio Latella e Federico Bellini. Regia di Antonio Latella. Con Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti. Costumi, Simona D’Amico. Musiche e suono, Franco Visioli. Movimenti, Francesco Manetti e Isacco Venturini. Produzione, Tpe – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile. Al teatro Vascello, fino al 18 gennaio

Foto: Giulia Heathfield Di Renzi (© ???)

Pour vous