Roma, Teatro Quirino
17 ottobre 2022
TOMMASO LE PERA, MEMORIA STORICA DEL PALCOSCENICO
Luchino Visconti amava far teatro perché, tra i tanti motivi, era convinto che la creazione in palcoscenico corrispondesse a quei canoni artistici di cui egli era diretto discendente culturale: «Tutta l’arte è completamente inutile», sosteneva, infatti, Oscar Wilde; e ispirandosi ai più famosi versi di Malherbe, Visconti scrive che il teatro deve rappresentare tanto la perfezione quanto la caducità «delle più belle cose che nascono e muoiono, avendo vissuto l’espace d’un matin, que vivent les roses», lo spazio di un mattino, quello che vivono le rose. Non a caso per secoli l’arte più completa dell’universo s’è fatta, soprattutto in Italia, pensando fosse ormai tradizione trascriverla nel vento o nell’acqua che fugge, per dirla con Catullo; fino a quando, un giorno di qualche anno fa, Tommaso Le Pera si accorge che la sua riscrittura storica del teatro italiano degli ultimi 50 anni non è stata né spolverata dal vento né cancellata dall’acqua, ma è lì davanti ai suoi occhi, e che l’autore di cotanta fatica è proprio lui che con la sua macchina fotografica ha conservato viva la memoria di migliaia di spettacoli.