05 novembre 2022

«Conta che passa la pazza» di e con Irma Ciaramella


Roma, Teatro Porta Portese
4 novembre 2022

IL DELIRIO, O DIALOGHI CON UNA CAFFETTIERA

Chi può dire se sia meglio perdere la memoria o se prendere coscienza di essere diverso dagli altri, tra loro simili, e sentirsi all’improvviso esclusi dal mondo che ci ha accolti fino a quell’istante? Il quesito resta senza risposta, perché sia gli uni che gli altri si abbandonano a uno stato patologico di assurde convinzioni. Il delirio.

04 novembre 2022

«Buonasera a tutti», di Peppe Barra


Roma, Off/Off Theatre
3 novembre 2022

UN BAMBINO DEL 1944 SEDUTO SULLA SEDIA

Eduardo, quando frequentava i set cinematografici, ai giovani che gli chiedevano timorosi cosa occorresse per far cinema, abituato alle estenuanti attese tra una ripresa e l’altra, rispondeva sicuro: «Giovanotto, procuratevi una sedia». Peppe Barra fa eccezione. Lui fa teatro, ma una sedia se la procura sempre. Ormai in quasi tutti gli spettacoli di Barra la sedia campeggia in proscenio. È diventata la cifra stilistica delle sue performance: per lui, diremo, è una sicurezza necessaria, perché Barra ha un’età certa; per noi seduti in platea, invece, quella sedia rappresenta la sua generosa convivialità. Peppe Barra ama il pubblico e sedendosi di fronte ai suoi spettatori comincia a conversare amichevolmente senza neanche troppo impegno, pare.

03 novembre 2022

«Agamennone», di Ghiannis Ritsos


Roma, Teatro Tor Bella Monaca
2 novembre 2022

IL RE SI PERDE IN UN BICCHIER D’ACQUA

L’Agamennone del poeta ellenico Ghiannis Ritsos mostra una sottile novità che fa da sfondo alla pena che deve scontare un re osannato dal popolo, «un re perfetto» com’è definito nel prologo. Agamennone, pur se acclamato vincitore in patria, sente su di sé l’ineluttabile condanna della vecchiaia. Dopo dieci anni trascorsi a capo dell’esercito greco in quel di Troia, su di lui ora grava il peso della fatica del tempo passato, anziché l’entusiasmo dell’eroe trionfante.

02 novembre 2022

«Intestamè» di Carlo Ragone e Loredana Scaramella

Carlo Ragone

Roma, Teatro Vittoria
1° novembre 2022

EREDE DI UN SORRISO ANTICO

Carlo Ragone – il personaggio Carlo Ragone – nasce in teatro probabilmente nella seconda metà dell’Ottocento, insieme a una generazione di attori che, soprattutto a Napoli, ma anche a Roma, generarono, plasmarono, forgiarono la figura del Comico: da Gustavo De Marco a Maldacea, da Ettore Petrolini fino a Totò e tanti altri: con loro bastava la giacca di un vecchio frac per far sbocciare il fiore del sorriso nell’animo dello spettatore. Furono loro, ognuno creando una sorta di propria controfigura (la famosa macchietta), che rinnovarono il genere teatrale, inventando un tipo di spettacolo più popolare e disinvolto, l’avanspettacolo. Grazie a questi geni della comicità, infatti, il muro della quarta parete crollò dando maggior spazio alla ribalta che consentiva ai protagonisti della scena di superare il limite imposto dalla linea del sipario per avvicinarsi alla platea e stabilire un rapporto diretto col pubblico, fatto di empatie e piccole collaborazioni all’impronta.

31 ottobre 2022

Un ospite di riguardo: Lelio Luttazzi (1991)


LA SUA ROMANTICA E SPIETATA «OBLOMOVERIE»

Mentre all’interno della Sala Sinopoli dell’Auditorium l’applauso s’innalza con una standing ovation al protagonista del documentario che Giorgio Verdelli ha dedicato al più grande pianista jazz che l’Italia abbia avuto, l’emozione di chi scrive vola tra i ricordi di un indimenticabile luglio del 1991. Una stagione balneare che s’aprì con una visita inaspettata: «Laeluis Lutatius cum Roxana».

All’epoca – mi si perdoni la prima persona – avevo 25 anni e potevo godere di lunghe vacanze al mare, che la sospensione dell’attività teatrale offriva a quelle compagnie che raramente frequentavano le piazze estive. La meta, ormai da qualche anno, era la solita: una invidiabile terrazza che dalla costa settentrionale della Corsica guarda a distanza le sagome dell’isola d’Elba e di Capraia. Con i primi caldi il piccolo borgo di pescatori tuttora resta poco frequentato, se non dai più affezionati villeggianti. In quel periodo, trentuno anni fa, una coppia di amici (dei miei genitori) prendeva lì una casetta in affitto per il mese di luglio; si chiamavano Mario e Mary. Andavo spesso a pesca di saraghi sul mio gozzo insieme con Mario. Una mattina, poco dopo l’alba, appena giunti in mare aperto, Mario mi informò di una novità: «Mi ha telefonato Lelio, avrebbe intenzione di raggiungermi qui con la moglie. Vengono in motoscafo per rimanere qualche giorno: tu sai meglio di me dove potrebbero alloggiare».

29 ottobre 2022

«Amleto die Fortinbrascmaschine» di Roberto Latini

Roma, Teatro Basilica
28 ottobre 2022

LA VENDETTA SI RIPETE PER IL PRINCIPE DI DANIMARCA

«Siamo stati tutti uccisi per vendetta», ossia siamo un popolo di morti a cui la vita ha riservato il solo valore della vendetta. Lo erano all’epoca quei valorosi principi e lo siamo ora noi, meno valorosi e ugualmente (se non di più) arrabbiati e sempre pronti a sferrare il colpo: che sia quello sparato con la pistola nelle faide di malavita, o il fendente di una lama che uccide al centro commerciale, cediamo inesorabilmente il passo all’impeto del germe vendicativo.

E chissà che non rientri nella sfera delle vendette anche questo nuovo esercizio intellettuale che ruota intorno al principe di Danimarca: una nemesi giocata ai danni del tedesco Heiner Müller, il quale nel 1977 scrisse per il teatro «Hamletmachine». Come Fortebraccio, principe di Norvegia, il cui padre è stato ucciso dal padre di Amleto, vuole attaccare la Danimarca per vendicare la morte del genitore, così Roberto Latini riscrive con la punta di una spada affilata la trascrizione dall’Amleto shakespeariano già osata dal Müller. Si sa, anche gli scrittori non disdegnano la vendetta, ma per fortuna usano la penna che pure è un’arma, ma tutt’altro che cruenta.

26 ottobre 2022

«Certi di esistere» di Alessandro Benvenuti


Roma, Teatro Vittoria
25 ottobre 2022

«IL TEATRO VA AIUTATO»

Un amico colto e sapiente, che conta qualche primavera più del sottoscritto, al termine di Certi di esistere, scritto e diretto da Alessandro Benvenuti, in scena al teatro Vittoria, ha sospirato profondamente prima di esprimere il suo pensiero da ultra-collaudato giornalista dello spettacolo: «Il teatro va aiutato». Evidentemente anche lui sentiva il peso del forte imbarazzo che opprimeva le nostre riflessioni a caldo.

24 ottobre 2022

«Centomila, uno, nessuno» di Giuseppe Argirò

23 ottobre 2022

SIGNORI, VI PRESENTO LA VOSTRA COSCIENZA

Uscendo dal teatro Arcobaleno di via Redi, dopo aver assistito alla Curiosa storia di Luigi Pirandello, il primo istintivo pensiero è stato quello di imboccare via Nomentana, voltare a destra e, comodamente a piedi, in appena cinque minuti, risalire via Bosio, sempre sulla destra, per raggiungere Pirandello a casa sua. Non saprei dire come mi avrebbe accolto: se come un suo ammiratore, un amico o come un semplice seccatore, o magari come personaggio. Io invece avrei voluto confessargli che, grazie a lui e con lui – con le sue parole, voglio dire – ci sente meno soli, si avverte vivo il senso dell’intelligenza, e soprattutto si ha l’impressione di ritrovarsi più vicino alla gente in strada, quella che ormai troppo spesso, oppressi come siamo dal caotico mal di vivere, non riusciamo più a sopportare. E avrei voluto dirgli, anche, che dopo tanti anni di confidenziale frequentazione letteraria, mi sono convinto della sua sacra missione su questa terra: con i suoi pirandellismi, infatti, egli ci predispone, ogni volta lo si ascolti, alla ragionevole comprensione dei nostri simili. Un miracolo che riuscì, in parte, soltanto a Gesù Cristo.

23 ottobre 2022

«Favola» di Fabrizio Sinisi

Roma, Teatro Basilica
22 ottobre 2022

IL VIAGGIO NELLA MEMORIA DI G.

Si scrive «Favola», si legge incubo. Ma è un incubo affascinante che ha le sue motivazioni e le sue giustificazioni. G e D, i due personaggi di questa tragedia da camera, come è stata definita, vivono rinchiusi in una stanza: insieme formano una coppia, e per oltre un’ora sembrano accordare perennemente i loro strumenti per un duetto che riusciranno a suonare soltanto negli ultimi cinque minuti di spettacolo, quando finalmente nel labirinto del dramma tutto si dipana e si chiarisce. Prima che ciò accada noi spettatori fatichiamo a seguire l’armonia del racconto (perché, in effetti, non c’è), spesso ci perdiamo nei meandri della pioggia di note che cascano disordinate. Improvvisamente, però, si intuisce che l’autore, Fabrizio Sinisi, ci sta abilmente conducendo lungo un tortuoso percorso nella memoria di G: una memoria scomposta, tutta da ricostruire.

21 ottobre 2022

«Testimony», di Simon Bovey

I protagonisti di Testimony

Roma, Teatro Belli,
20 ottobre 2022

BOVEY PUNTA IL DITO SULL’ABUSO DI POTERE

Al Teatro Belli di Trastevere ha preso il via Trend, nuove frontiere della scena britannica, rassegna a cura di Rodolfo di Giammarco. Apre la XXI edizione Testimony, di Simon Bovey, drammaturgo e sceneggiatore inglese nato nel 1960: vien da pensare che l’autore abbia scritto, per dar voce a una ribellione collettiva, un dramma del quale egli stesso sia stato, in veste di comune cittadino, testimone senza diritto di parola. Esattamente come molti di noi (italiani) lo siamo stati quando simili fatti di cronaca sono avvenuti sul nostro territorio: vedi il caso Cucchi a Roma o il caso Magherini a Firenze. In teoria si dovrebbe aver tutti massima fiducia nelle forze dell’ordine, nelle autorità, invece, succede che increduli e inermi assistiamo alle vessazioni di chi ci dovrebbe proteggere. Bovey, infatti, punta il dito sul consueto abuso di potere da parte di chi ne detiene il controllo, e sulla condizione di «eterno colpevole» di colui che è già caduto in errore nei confronti della legge, senza possibilità di redenzione.

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