UN GIALLO, UN PO’ NOIR, QUASI BEIGE
Troppo giovani per giudicarli severamente. Troppo incomprensibili per apprezzarli appieno. Troppo entusiasti per stroncarli. In scena sono in cinque: giocano con le pistole, si divertono con i travestimenti. C’è chi rifà il verso a Franco Franchi, chi si ispira a Rocco Schiavone. Indagano, scherzano e si sparano, Beng!, muoiono attaccati a una bottiglia di whisky e poi cantano e si sparano di nuovo. Riavvolgono il nastro della scena, come fosse una pellicola in moviola, ripetendo i gesti all’incontrario. L’esagerazione è il marchio di questa recitazione esasperata. Fanno i buffoni alla corte della follia in un giallo, un po’ noir, quasi beige. Urlano: «Senti, John…» e qualcuno del pubblico (pubblico della prima) ride a crepapelle. Evidentemente sono io che non capisco il loro umorismo privo di logica. Eppure, continuo a chiedermi cosa si possa nascondere di così irresistibile in quel «Senti, John…»; si fosse almeno chiamato Johnny, allora sarebbe tornato alla mente quel «nome difficile da ricordare, ma facile da dimenticare». Per cui stavolta mi arrendo… pardon, mi astengo dal recensire. Posso solo dire che i microfoni sono completamente inutili: si sa, è uno dei vantaggi della nonsense comedy! (fn)
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Beng! Lo strano caso del caso risolto per caso, drammaturgia di Leonardo Carducci, Alessandro Apostoli, Vittorio Allegra, Claudio Totino, Matteo Pascarella, Giacomo De Cataldo. Regia di Giacomo De Cataldo. Con Vittorio Allegra, Alessandro Apostoli, Leonardo Carducci, Matteo Pascarella, Claudio Totino. Musiche, Marco Sinopoli. Consulenza drammaturgica, Nicolò Gaetani. Scenografia, Alessandro Chiti. Costumi, Camilla Grappelli. Consulenza di progetto, Massimo Wertmüller. Produzione: DO7 Factory. Allo Spazio Diamante, fino al 1° novembre









