15 gennaio 2026

«La chunga» di Mario Vargas Llosa (regia, C. Sciaccaluga)

«La chunga» di Mario Vargas Llosa (regia, C. Sciaccaluga)

Roma, Teatro India
14 gennaio 2026

LA FIDUCIA FEMMINILE DIVENTA L’ARMA DELLA VENDETTA

Nel 1986 Mario Vargas Llosa scrive due atti per il teatro ispirandosi alle atmosfere del suo secondo romanzo «La casa verde», pubblicato nel 1966, ricavando da quel groviglio di personaggi, i cui destini sono destinati a incrociarsi dopo aver condotto esistenze molto differenti, una storia densa di torbida umanità, condita dalla più bieca ambizione della miseria, quella di trovare molto denaro con il minimo sforzo. Tema principale è il maschilismo, che qui si scontra con il ruvido muro dell’omosessualità femminile. C’è molta violenza nelle parole e negli atteggiamenti dell’uomo, ma ci sono anche due figure di donne ben differenti tra loro: una indurita dalla vita e, per difendersi, inaridita nel sentimento; l’altra romantica e remissiva, quindi condannata a diventare schiava del suo aguzzino.

14 gennaio 2026

«Amleto²» scritto e diretto da Filippo Timi

Amleto², di Filippo Timi (© Annapaola Martin)

Roma, Teatro Ambra Jovinelli
13 gennaio 2026

C’È ANCORA DEL MARCIO IN DANIMARCA,
MA IN PLATEA È IL DELIRIO!

Di solito non leggo mai le recensioni di uno spettacolo prima di vederlo. Stavolta, nel cercare la fotografia che avrebbe corredato l’articolo, cliccando sull’immagine si è aperta una pagina scritta circa un anno fa. Una frase ha attirato la mia attenzione e l’occhio ha finito per cedere all’inganno. L’autore del pezzo, o ha assistito a uno spettacolo che io mi son perso, o s’è divertito a imbrogliare le carte. La critica, seriosa al punto da sfiorare la noia, ha accentuato il malinteso di base della messa in scena, un determinante vizio che nasce dal manifesto: è vero che il nome di Shakespeare non compare mai, ma (mi chiedo) è sufficiente un piccolo numero esponenziale, posto in alto a destra, dopo il nome di Amleto, principe, prima ancora che di Danimarca, della tragedia del teatro dell’era moderna, per giustificare un divertissement immaginato tra le atmosfere del varietà (teatrale e televisivo) e l’ambientazione circense? Non sto esagerando: in scena Amleto, o chi per esso, si trova dietro una gabbia, proprio come quella che, sotto il tendone, per anni ha protetto le belve feroci dalla stupidità del pubblico!

12 gennaio 2026

«Orlando» di Benedetta Nicoletti (regia, A. Cianca)

Roma, Teatro Tordinona
11 gennaio 2026

DISCORSO SUL MONOLOGO DEL SIGNOR PINCOPALLINO

Ho visto l’ennesimo monologo e il risultato, piuttosto infelice, mi offre l’opportunità di affrontare un breve discorso che da tempo bussa incessantemente alla porta della ribellione. Ho cercato di soffocarlo più volte questo grido per decenza, per rispetto, per «vediamo questo fino a dove vuole arrivare». Ebbene è giunto il momento di metterlo in chiaro, anche se il mio pensiero conta davvero poco rispetto agli utili vantaggi che un soliloquio contrappone a una commedia a più personaggi. Solitamente in un monologo non accade nulla, o quasi. Si ascolta una storia raccontata e raramente vissuta, in cui l’interpretazione del personaggio non sempre accompagna le emozioni narrate, perché non c’è confronto, perché manca la risposta che incalza e scuote l’animo di chi parla. Se ne accorse Eschilo, qualche anno fa, che i monologhi erano noiosi e trovò un rimedio efficace tanto da sfidare i millenni.

10 gennaio 2026

«Il gabbiano» di Anton Cechov (regia, F. Dini)

«Il gabbiano» di Anton Cechov (regia, F. Dini)

Roma, Teatro Argentina
9 gennaio 2026

PER FAVORE, SIGNORI REGISTI, NON «ALLIDIATEVI»

Sono convinto che una recensione debba cominciare col segnalare le caratteristiche più evidenti di uno spettacolo, quelle che maggiormente ne segnano stile e intenzioni di chi porta in scena un testo rilevante come Il gabbiano. Nelle note di regia Filippi Dini scrive che è la commedia «più contemporanea» di Anton Cechov, ed è vero. Anzi, aggiungerei che, per assurdo, oggi diventa anche la meno cechoviana tra quelle simboliche: si dice spesso, infatti, che nelle atmosfere delle sue ambientazioni, materiali e sentimentali, l’insostenibile peso del nulla determini i drammi, ma nella casa di campagna di Sorin, di fatti, invece, anche eclatanti, ne accadono molti, e infliggono ferite profondissime. Non c’è solo il gabbiano che «cade esamine al suolo, ma con lui precipita il destino» dell’intera umanità. Questa innovativa edizione, non priva di qualche incongruenza, pigia il pedale soprattutto sulla sovranità del trionfo della futilità; del cinguettio dei passeri – per dirla con le parole dell’autore – che volano «sopra un mucchio di letame». Cechov s’illudeva soltanto nel credere che l’uomo potesse diventare migliore «quando gli avremo mostrato com’è» attraverso il riflesso dell’arte «che non tollera la menzogna».

09 gennaio 2026

«Soft white underbelly» di Massimiliano Vado

Soft white underbelly, di Massimiliano Vado.

Roma, Spazio Diamante
8 gennaio 2026

IL LATO OSCURO DEL MONDO A STELLE E STRISCE

Massimiliano Vado, per adeguarsi ai tempi, ha avuto un’ottima idea: invece di portare in scena un solo monologo – poiché in questa stagione abbondano in ogni teatro – ne offre, in un unico spettacolo, «appena» undici. Ma c’è da dire pure che Vado, per non perdere l’occasione di sollevare polemiche, ha avuto anche un’ottima intuizione: mostrarci in questo modo l’altra faccia dell’America trionfante a stelle e strisce, non quella «bianca» e spaccona di Trump e Rubio che minacciano di andare a caccia degli ultimi orsi polari, ma quella più oscura di Skid Row, un quartiere di Los Angeles tristemente noto per la miseria, il degrado, la droga e la criminalità. Soft white underbelly, che non ha nulla a che vedere con il colore bianco, è un’espressione americana, assai in voga tra le ultime generazioni, che vuole indicare il lato nascosto delle cose: letteralmente, portare alla luce (white) dolcemente (soft) la pancia degli animali (underbelly) che solitamente è visibile soltanto dal basso. Tuttavia, Soft white underbelly è anche il nome del canale Youtube di Mark Laita, un attempato fotografo che va in giro a filmare ciò che vede nel quartiere di Skid Row, intervistando prostitute, tossicodipendenti, schizofrenici, balordi gangster, insomma vagabondi disturbati da ogni sorta di infelicità. Les épaves, direbbe Baudelaire, i relitti di una società nascosta che vive ai margini della civiltà. Ed è facile immaginare che in queste inchieste non c’è traccia di soft. Tutt’altro!

08 gennaio 2026

«Il medico dei pazzi» di Eduardo Scarpetta (regia, L. Muscato)

«Il medico dei pazzi», di E. Scarpetta. Regia di L. Muscato. Con Gianfelice Imparato

Roma, Teatro Quirino
7 gennaio 2026

SCIOSCIAMMOCCA RIPASSATO AL VAGLIO DELLA LEGGE BASAGLIA

Ricostruire la distribuzione di un simile adattamento è impresa eroica: la locandina esposta nel foyer del teatro riporta, come al solito in maniera assai superficiale, soltanto un oscuro elenco di nomi, e cercare di associare i visi – e quindi poter individuare l’interprete – a personaggi che perlopiù sono stati modificati dal testo originale diventa un lavoro snervante. E questo non giova alla recensione, che inevitabilmente risente di un peso e di una responsabilità che non spetta al critico. Se i produttori completassero al meglio le loro fatiche anche gli scritturati sarebbero più contenti: ciascuno guadagnerebbe la propria identità e avrebbe gli applausi o i fischi che merita. Affidarsi alla sapienza dei critici non è mai troppo saggio!

19 dicembre 2025

«Attacco al Vaticano» di Gianmarco Crò (regia, Ciufoli/Colombari)

«Attacco al Vaticano», di Gianmarco Crò

Roma, Teatro de’ Servi
18 dicembre 2025

QUATTRO BURATTINI SUL PALCO,
IL GATTO E LA VOLPE IN REGIA

Stanco di ascoltar monologhi – nel solo mese di dicembre ne ho visti ben sette, e ciò non è bene – anziché recarmi a vedere l’ennesimo soliloquio (ché non mancavano proposte nel quotidiano cartellone!), ho preferito scegliere una commedia di minor richiamo, il cui manifesto faceva intendere che sul palco si sarebbero esibiti quattro attori. «Almeno si sentirà qualche dialogo», ho pensato, «e ci sarà un po’ di movimento in scena, magari anche con qualche battuta simpatica», ho pensato ancora, «toh, Roberto Ciufoli e Simone Colombari firmano insieme la regia: due nomi che in teoria dovrebbero essere una garanzia», ho pensato in ultimo. È che alle volte ci si rende conto in ritardo che lasciarsi convincere dal troppo pensare è una strategia assai imprudente, se non addirittura una tattica spericolata. M’è andata male, anzi malissimo. Sarebbe stato più prudente un insano solito monologo.

18 dicembre 2025

«La vita davanti a sé», da Romain Gary (regia, S. Orlando)

Silvio Orlando ("La vita davanti a sé", di R. Gary)

Roma, Teatro Quirino
17 dicembre 2025

IN UN BAGAGLIO CARICO DI BENE, I RICORDI DEL PICCOLO MOMÒ

Il sipario si apre sulle note di Padam Padam, brano musicale portato al successo nel 1955 da Edith Piaf. Si dice che le parole furono riscritte per lei, per raccontare la sua travagliata storia d’amore con Marcel Cerdan, il pugile. La musica, a ritmo di valzer, sembra contenere allegria, ma invece è densa di nostalgia, di ricordi che riaffiorano. La prima strofa chiarisce il senso della canzone e anche la scelta di Silvio Orlando di voler introdurre il personaggio narrante di La vita davanti a sé presentato dai versi sottintesi: «Questa melodia che mi ossessiona giorno e notte / Questa melodia non riguarda il presente / Ma arriva da dove io arrivo / Ed è composta da centomila musicisti» che ovviamente sono i ricordi che risuonano nella mente del piccolo Momò. Un bambino di appena sei anni, forse dieci, forse di più, figlio di una prostituta scomparsa all’improvviso e cresciuto da Madame Rose. Momò, narrando la sua storia di orfano, in effetti, racconta la vita di Madame: una ex prostituta ebrea, scappata dai campi di concentramento e rifugiatasi a Parigi dove per vivere s’è data al mestiere più antico; quando l’età non le ha più consentito di poter lavorare con regolarità ha aperto una pensione per allevare i figli delle sue colleghe più giovani.

16 dicembre 2025

Riflessione sulla tutela d’autore che scade dopo 70 anni

Roma, 16 dicembre 2025

SHAKESPEARE E MOZART DOVREBBERO ESSERE RISARCITI

I diritti degli «immortali» in aiuto ai giovani artisti

Fra quindici giorni, il 31 dicembre, i diritti che proteggono gli scritti di Thomas Mann scadranno. Con l’arrivo del nuovo anno anche le opere di Paul Claudel perderanno i loro profitti. Saggi, prose e poesie, testi teatrali e musicali di autori deceduti nel 1955 diventeranno di dominio pubblico, compresi quelli di Charlie Parker, padre del bebop jazz. Ogni opera è protetta dal giorno del suo battesimo – che corrisponde al momento del deposito presso la società incaricata – fino a 70 anni dalla morte dell’autore: il dominio scade, appunto, il 31 dicembre successivo al 70° anniversario del decesso. Questo significa che, per esempio, chi vorrà rifare una nuova edizione cinematografica o teatrale della Morte a Venezia dal primo gennaio sarà libero da permessi e da pagamenti per liberatorie, e quindi ci si potrà ubriacare con Aschenbach o con il vecchio Buddenbrook senza alcun timore di essere sorpresi dal controllo delle autorità predisposte. Si cita Thomas Mann solo perché il nome è il più autorevole, e i suoi scritti hanno ispirato tanti altri autori e registi a impegnarsi in riscritture, adattamenti e rielaborazioni, ma il discorso vale per tutti, anche per la meno conosciuta Anne C. Flexner, commediografa statunitense, i cui eredi fra meno di due settimane perderanno, qualora ancora ce ne fossero, gli introiti scaturiti dalle rappresentazioni delle sue commedie che all’epoca pare fossero di enorme successo.

13 dicembre 2025

«Scende giù per Toledo» di Giuseppe Patroni Griffi (regia, R. M. Azzurro)

Roma, Off/Off Theatre
12 dicembre 2025

ROSALINDA SPRINT CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO

Nei giorni che precedono il ventesimo anniversario della morte del suo autore (15 dicembre 2005), Rosalinda Sprint passa, ovviamente sempre di fretta, per la nobilissima via Giulia. Roma che ha accolto Giuseppe Patroni Griffi sin dal 1945, lo ricorda con l’allestimento all’Off/Off theatre di Roberto Maria Azzurro, il quale, in forma ridotta, porta in scena le parole del personaggio simbolo dello scrittore napoletano. Peppino era legatissimo a Rosalinda Sprint, protagonista del romanzo pubblicato nel 1975, dopo undici anni di gestazione; talmente affezionato all’idea della suggestione letteraria che difese strenuamente la sua fantasiosa creatura tra le pagine del libro, proteggendola da qualunque tentativo di volerle attribuire una fisionomia cinematografica o teatrale (qui l’approfondimento sui diritti d’autore).

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