QUEGLI STRANI SUICIDI DEGLI ANARCHICI
Ecco uno spettacolo che dovrebbe rimanere in cartellone almeno quindici giorni, invece due sole repliche. Marcantonio Graffeo fa un gran bel regalo agli amanti del teatro rispolverando il testo più provocatorio di Dario Fo, scritto nel 1970; e il dono risulta ancor più prezioso per coloro che ricordano gli aurei fasti del Teatro Tenda di piazza Mancini, dove «Morte accidentale di un anarchico» andò in scena nel 1982. Graffeo riscrive il copione a modo suo, con variazioni e qualche aggiunta, stando attento a modificare il titolo che preannuncia il tentativo di una rappresentazione, una sorta di prova per una messa in scena. Riscrive il testo pur mantenendo inalterato il tipico stile di Fo, apparentemente disordinato, nel quale l’improvvisazione è sempre in agguato, ma soprattutto reinventando scenicamente l’accuse sotto le spoglie di finta commedia dell’arte, affidando le parti di tutti alle nostre maschere più conosciute: ecco che così, in locandina, si leggono accanto agli interpreti i nomi di Brighella, Balanzone, Pulcinella, Colombina e Capitan Fracassa, che con la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, obbiettivamente, c’entrano come cavoli a merenda. Tuttavia, a volte, le locandine sono utili e offrono indicazioni illuminanti su insospettabili analogie.

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