27 settembre 2026

«Eneide: la tregua» da Virgilio (regia, M. Tarasco)

Il regista Matteo Tarasco durante le prove (© ???)

Roma, Sala Raffaello
26 settembre 2026

ANCHE VIRGILIO SA CHE LA PACE È NOIOSA

Matteo Tarasco, con La tregua, completa il laboratorio teatrale sull’Eneide, riproposto alla Sala Raffaello come un trittico, in cui vengono riletti alcuni canti del poema virgiliano. Dei tre, il sottoscritto ne ha visti due: in entrambi, le premesse annunciate dal regista, che firma anche la drammaturgia, sono rimaste disattese. Il progetto riporta come sottotitolo «Teatro della migrazione»: da questo concetto che vede Enea quale migrante che fugge dal disagio che offre la sua terra dopo l’incendio di Troia, si sviluppa il facile paragone con gli immigrati che oggi lasciano il proprio continente per raggiungere lidi più ospitali. Nelle intenzioni di Tarasco fa breccia anche la necessità per gli uomini di progredire grazie a un continuo movimento (vedi il viaggio di Ulisse, oltre a quello di Enea, fino a quello di Dante); inoltre punta il dito sulla crudeltà della guerra, di cui, però, il mito ne descrive da sempre gloria, eroismo e sofferenza.

Di tutte queste idee che trovo scritte in articoli e interviste dedicati al progetto, malauguratamente il palcoscenico ne resta a digiuno. Laddove occorre concretizzare le teorie e vivificarle davanti al pubblico, attraverso l’elaborazione degli attori («Il laboratorio è un’occasione per lavorare sulla drammaturgia, sul corpo, sulla voce e sulla pluralità linguistica», spiega Tarasco), proprio lì, prende voce Virgilio con maestosa autorità, il quale, malgrado la traduzione e un lieve adattamento dei suoi canti epici, diventa il padrone del racconto e della scena. Non esistono attori, cioè interpreti, ma soltanto dicitori. L’Eneide, come i poemi di Omero, o come la Divina Commedia o l’Orlando Furioso, è un testo talmente enorme che difficilmente si lascia manovrare da una drammaturgia poco incisiva, perché attenta a non tradire l’originale dalle arbitrarie interpretazioni altrui. Nelle parole che i quattro cantori declamano, si sente Virgilio con la sua forza, la sua poesia e le sue idee, e non il sottotesto della migrazione di Tarasco.

La tregua, terzo ed ultimo atto, che pur dovrebbe parlar di pace (visto che segue il capitolo intitolato «Guerra»), comincia con un lunghissimo elenco di guerre: da quelle antiche a quelle medievali fino alle odierne, da quelle mediterranee a quelle del lontano oriente, fino ai conflitti nord e sudamericani, ai massacri nel continente nero, alle crociate, alle rivolte, ai genocidi (un applauso alla impeccabile declamatrice della cruenta e impietosa lista). Un elenco drammatico a cui, si presuppone, segua una tregua, appunto, un momento di pace. Ma Virgilio sa bene che la pace è noiosa e non proclama eroi! Infatti, ad attendere Enea, sulle coste italiche, ci sono i Rutuli armati che re Turno guida contro l’invasore, a cui si aggiungono i Volsci di Camilla, e altro sangue viene versato per il tradimento di re Latino che offre sua figlia Lavinia in sposa all’eroe troiano, rompendo il patto con Turno. Insomma, durante l’agognata «tregua» supposta da Tarasco, si elogiano in versi la guerra e le armi, i morti e i feriti. Quando arriva la pace, il racconto finisce, le luci si spengono e cominciano gli sbadigli. Lo sanno anche i bambini che nelle favole, dopo il conflitto tra male e bene, quando finalmente i protagonisti «vissero felici e contenti», bisogna spegnere la luce e andare a dormire. Evidentemente la pace a teatro, come in qualsiasi letteratura, annoia spettatori e uditori che invece prestano maggiore attenzione ai colpi inferti da Achille, alla sua armatura invincibile, al sangue del suo tallone; mentre la pace resta una tediosa ipotesi da relegare all’eterna speranza. (fn)
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Eneide: la tregua (Teatro della migrazione), da Virgilio. Drammaturgia e regia di Matteo Tarasco. Con Nicolò Boccalari, Ludovica Bonfante, Elena Bretti, Ugo Caprarella, Giovanni Costamagna, Francesco De Landro, Enrica La Rosa, Filippo Masocco, Fabrizio Tiberi, Emma Vitalone. Alla Sala Raffaello della Chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio in via Terni 92 (Villa Fiorelli), data unica

Foto: Il regista Matteo Tarasco durante le prove (© ???)

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