08 dicembre 2022

«Angel of Kobane», di Henry Naylor

Anna Della Rosa

Roma, Teatro Belli
7 dicembre 2022

REHANA, RINATA DAL SANGUE DEL SUO ANGELO

A narrare le atrocità della guerriglia, in scena c’è soltanto Anna Della Rosa, la quale subito ci avverte che Kobane è una città poco nota a nord della Siria, al confine con la Turchia, e il suo angelo, Rehana, la protagonista della storia, è una ragazza ancor meno conosciuta. Ma quel che lei s’appresta a raccontare è tutto vero. Nell’ottobre del 2014 un nutrito commando di militanti dell’Isis assediò Kobane, tenendola sotto scacco per svariati giorni, fino a quando fu costretto a ritirarsi parzialmente grazie alla tenace offensiva dei resistenti locali: un’agguerrita squadriglia formata quasi esclusivamente da donne, tra cui Arin Mirka, immolatasi per aver fatto esplodere una roccaforte dell’Isis; e Rehana, una ragazza che, prima di diventare avvocato, per fare giustizia, fu costretta a impugnare il kalashnikov.

07 dicembre 2022

«Beginning» di David Eldridge

Giovanni Scifoni e Francesca Inaudi

Roma, Sala Umberto
6 dicembre 2022

INAUDI E SCIFONI, UNA NOTTE INSIEME PER CANCELLARE LE RISPETTIVE SOLITUDINI

David Eldridge, drammaturgo inglese, nato nel 1973, sembra prendere spunto per il suo Beginning, che ha debuttato ieri sera in prima nazionale alla Sala Umberto di Roma, dai versi di una famosa canzone di Califano e Bindi presentata al Festival di Sanremo nel 1967: «Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno … cosa non darei per stringerti a me». Naturalmente la considerazione canora non ha nulla di realistico, ma è soltanto una reminiscenza di chi appartiene a una generazione non più giovanissima: eppure la commedia si apre sull’ultimo ospite rimasto a casa di Laura che ha inaugurato il suo nuovo appartamento in una esclusiva zona di Londra; tutti gli altri partecipanti sono andati via, la musica è finita, resta una gran confusione tra bicchieri e bottiglie, tovagliolini e cuscini a terra; lei è distesa sul divano in attesa che lui prenda l’iniziativa, ma malgrado (prima) le suadenti provocazioni di lei e malgrado (poco dopo) le più convincenti esternazioni, sempre da parte di lei, Daniele sembra essere refrattario a ogni richiamo erotico. Cos’altro sarebbe disposta a fare Laura per avere Daniele tra le sue braccia? Parlare per iniziare un rapporto. Ecco, beginning. Cominciare a parlare per cercare di sciogliere la glaciale resistenza che blocca il suo amico. E dialogare potrebbe essere la strada più opportuna per scandagliare l’animo altrui. Occorre, però, imparare a parlare per scoprire le affinità, per abbattere le barriere, per aumentare il volume dei sentimenti: ma tutto questo benessere che le parole potrebbero raggiungere non fa parte del patrimonio né di Laura né di Daniele.

27 novembre 2022

«L’ombra di Caravaggio», film di Michele Placido

Roma, Cinema Lux
21 novembre 2022

MICHELANGELO MERISI, IL FUORICLASSE

Il Caravaggio di Michele Placido certamente vince, ma non convince, o forse convince poco. Vince perché Michelangelo Merisi è un fuoriclasse nell’arte e nella vita – un’esistenza che sembrerebbe proprio il frutto di un soggetto cinematografico – e vince soprattutto perché Riccardo Scamarcio ne interpreta l’animosità, il tormento e la ribellione con vigorosa efficacia. Vincente, lui, nella somiglianza oltre che, incisivo e persuasivo, nella recitazione. Il film vince, anzi stravince, perché il realismo pittorico di Caravaggio si presta a una teatralità incantevole: la realtà stessa da cui trae ispirazione diventa opera d’arte ancor prima di essere dipinta; non sono poche le sequenze dedicate alla sensibilità artistica del pittore che perfino dal cadavere di una sua modella (Annuccia Bianchini, morta suicida nel Tevere) ne ricava l’ennesimo capolavoro, «Morte della Vergine», 1604.

24 novembre 2022

«Porco mondo», di Francesca Macrì e Andrea Trapani

Roma, Teatro Basilica
23 novembre 2022

 QUANDO SEI QUI CON ME… IO FUGGO

«Quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti, ma alberi, alberi infiniti, quando sei qui vicino a me…». La canzone di Gino Paoli, «quello che ha la pallottola incastrata nel cuore», è qualcosa in più del leitmotiv di Porco mondo, testo scritto a quattro mani, dieci anni fa, da Francesca Macrì e Andrea Trapani, in scena al Teatro Basilica di Roma fino al 27 novembre. Paoli nel 1963 fu vittima di un incidente da arma da fuoco – si ipotizzò anche un tentativo di suicidio – per cui da allora il cantante convive con un proiettile nel miocardio perché i medici giudicarono troppo rischioso intervenire chirurgicamente. Quella pallottola – che nello spettacolo viene soltanto ricordata – in effetti, diventa il simbolo incandescente e pericoloso del tentativo di dialogo estremo che la coppia protagonista cerca al contempo di instaurare e di evitare nella loro stanza dal cielo fin troppo cupo.

23 novembre 2022

«Il crogiuolo», di Arthur Miller

Roma, Teatro Quirino
22 novembre 2022

I SOCIAL SONO IL NOSTRO CROGIUOLO QUOTIDIANO

Il crogiuolo di Arthur Miller trae spunto dai documenti del processo avvenuto nella cittadina di Salem nel 1692 che portò 19 persone ad essere giustiziate per stregoneria. Tuttavia non è difficile riconoscervi l’aspra critica dell’autore alle condanne avvenute negli anni Cinquanta nell’America maccartista, quando il senatore Joseph McCarthy praticava un’esasperata persecuzione nei confronti di persone ritenute filocomuniste.

Ora vien da chiedersi perché Filippo Dini ha sentito la necessità di portare in scena una commedia che tratta un argomento, quello della caccia alle streghe, oggi considerato primitivo, un argomento lontano dal nostro tempo e dalla nostra cultura, nell’epoca dell’esplosione dei social sul web? Forse perché in Italia si sente odor di novello maccartismo?

12 novembre 2022

«Diario licenzioso di una cameriera», di Mario Moretti

Roma, Teatro Sophia
11 novembre 2022

AMMICCAMENTI IN GUÊPIÈRE

Quando cominciai a far teatro – sul serio – gli attori avevano a disposizione trenta o quaranta giorni di prove per assimilare bene lo spettacolo che s’apprestavano a rappresentare. Eppure i capocomici pretendevano da loro che, al primo giorno di prove, la memoria fosse già ben avviata: significa che, quando la compagnia si riuniva attorno a un tavolo per la prima lettura del regista, che tutti chiamavano maestro, i commedianti sapevano, anche se non perfettamente, già ripetere a mente le battute del copione corrispondenti al proprio ruolo. Durante il lungo periodo di prove, infatti, si dovevano memorizzare le intonazioni, rispettare i movimenti impartiti dal regista, trovare la gestualità del personaggio, modificare le intenzioni per accordarsi tutti come in un’orchestra, seguendo quei tagli e quelle piccole correzioni al testo che completavano la regia; e soprattutto assorbire tutto questo affinché parole, toni, movimenti e gesti acquisissero la leggerezza della quotidianità, la naturalezza dell’indipendenza, ossia quella capacità di far apparire ogni cosa indipendente l’una dall’altra, anche se in pratica – e lo sa bene chi fa teatro – si tratta dell’esatto contrario. Ma il teatro è finzione, e la prima finzione di un attore è quella di nascondere al pubblico la propria tecnica, è quella di camuffare al meglio i propri difetti; è quella di far apparire semplice ogni difficoltà affrontata in prova. Ecco perché occorre arrivare preparati, con la parte imparata a memoria, al primo giorno di prove.

11 novembre 2022

«La stranezza», film di Roberto Andò

Roma, Cinema Lux
9 novembre 2022

PIRANDELLO IN SICILIA CON I SEI PERSONAGGI

Ogni domenica mattina Luigi Pirandello aveva l’abitudine di «dare udienza» ai personaggi delle sue novelle. Cinque ore: dalle otto all’una. Quasi sempre gli sembrava di stare in cattiva compagnia, ma, per dovere di autore, sopportava. In occasione dell’ottantesimo compleanno di Giovanni Verga, dovendo assentarsi da Roma per raggiungere la Sicilia, lasciò loro un biglietto: «le udienze sono sospese». Prese il treno, e durante il viaggio si accorse di essere anche lì in pessima compagnia di sei personaggi che, incuranti dell’avviso, lo stavano seguendo: erano tutti nello stesso scompartimento, di fronte a lui, ciascuno nel suo atteggiamento ostinato, proprio come s’erano già presentati nel suo studio romano qualche tempo prima.

08 novembre 2022

«Il berretto a sonagli», di Luigi Pirandello

Roma, Teatro Quirino
8 novembre 2022

LAVIA PORTA CIAMPA AL TEATRO DEI PUPI

«Dovrebbe bastare, santo Dio, esser nati pupi così per volontà divina. Nossignori! Ognuno poi si fa pupo per conto suo: quel pupo che può essere o che si crede d’essere. E allora cominciano le liti.» È uno dei ragionamenti cardine che Luigi Pirandello fa dire a Ciampa, protagonista del Berretto a sonagli nella bella e inconsueta edizione di Gabriele Lavia. E la suggestiva scena – firmata da Alessandro Camera – prende spunto da questa battuta per diventare quel sacco che per reggersi ha bisogno di lasciar entrare la ragione e i sentimenti che han determinato il fatto da esporre. Sì, perché un sacco vuoto non si regge, avverte altrove Pirandello. E allora, dato per assodato il netto cambiamento epocale rispetto al presente che non saprebbe come prendere in considerazione uno scandalo familiare d’inizio novecento, è meglio che codesto sacco si riempia di quei sentimenti atavici e originali della Trinacria.

«The wasp», di Morgan Lloyd Malcolm


Roma, Teatro Belli
7 novembre 2022

VERY GOOD PLAY!

Al Belli il sesto appuntamento della rassegna Trend sulla nuova drammaturgia inglese propone The wasp, una commedia noir, assai intrigante e ben scritta da Morgan Lloyd Malcom che, con un impeccabile senso della suspense, assesta due colpi di scena molto avvincenti capaci di rapire l’attenzione dello spettatore, ma anche di inchiodare il critico al silenzio coatto: raccontare la trama di un thriller affascinante, o svelarne i meccanismi, sarebbe errore imperdonabile.

Senza perderci d’animo, analizzeremo altro.
Dall’inglese, «the wasp» si traduce con «la vespa», ma nel bel mezzo della vicenda scopriamo che si tratta di un insetto molto più sofisticato nella sua crudeltà, denominato il falco delle tarantole. La femmina di questo particolare Pompilidae (Wikipedia ci aiuta a trovare sinonimie appropriate), quando deve deporre il suo unico uovo va a caccia della tarantola. L’insetto, dotato di un ottimo fiuto, riesce a individuare la preda anche all’interno della tana. Facendosi largo tra le ragnatele, con il potente pungiglione colpisce la vittima in pieno petto, paralizzandola con il veleno. Quindi, all’interno del corpo del ragno, introduce l’uovo che genererà una larva, la quale si ciberà delle sue interiora fino a quando avverrà la metamorfosi e sarà in grado di spiccare il volo salutando la tarantola che l’ha ospitata e che ormai è ridotta a cadavere.

06 novembre 2022

Intervista a Carlo Ragone


Roma, Teatro Vittoria
5 novembre 2022

IL TEATRO FORGIA IL PENSIERO CRITICO, MA NON SI INSEGNA A SCUOLA

È salernitano, Carlo Ragone, ma non troppo. Sì, sono nato a Salerno nel 1967, ma poco dopo sono rinato a Napoli.
Ancora neonato fui ricoverato al Policlinico di Napoli per una grave forma di itterizia. Lo chiamavano ittero mortale. Qualcuno mi dava per spacciato, invece grazie alle cure del professor Lupo, sono ancora qui.

Un miracolo?
Forse. Quando mia madre ringraziò il dottore, lui le disse: «Non dovete ringraziare me. Dovete ringraziare San Gennaro: questo bambino ha la forza e la volontà di vivere e vivrà. Una storia che racconto anche nello spettacolo che porto in scena».

Pour vous