SPLENDORI E MISERIE DEL SESSO OCCASIONALE
Battuage è un termine gergale, coniato non molti anni fa, per definire, con la pretestuosa eleganza del francese maccheronico, quei luoghi pubblici dove gli amanti degli incontri occasionali consumano rapporti veloci e anonimi; dove solitamente gli uomini si appartano con altri uomini o con transessuali, a seconda dei gusti; e dove le coppie che praticano lo scambismo possono facilmente trovare discreti adepti ai loro piaceri; dove ogni tipo di torbida lussuria diventa lecita. Naturalmente, nelle aree di battuage (in cui ciascuno può battere gratuitamente) sono anche ammessi i professionisti del sesso di qualunque genere, così, in mancanza di prodigali opportunità, chiunque può, anche a pagamento, dare sfogo ai propri istinti e ai propri desideri.
Lo spettacolo di Vucciria Teatro racconta tutto questo affidandosi all’incalzante ritmo di un lussurioso bolero, poetico e crudele, drammatico e carnale. Poesia sfacciata dal lessico tosto, dal contesto assai forte e dalle battute violente. Si ride seguendo il tratto di un teatro dai nobili natali popolareschi. Quindi anche poesia tragica, dolorosa, quella che incespica di continuo nei tradimenti, nelle delusioni, nella sopraffazione della solitudine, nello squallore di una realtà profana. L’autore affronta, senza riserve, il malessere delle diversità, il senso della ribellione alla famiglia, alla società, alle noie delle buone costumanze, ma sottolinea anche il coraggio di protestare contro se stessi, contro quel che si è sin dalla nascita e non si accetta. La regia mira a mostrare le storie contemporaneamente, quindi interrompendo gli episodi per poi riprenderli e concludere. Tutti gli attori sono in scena e cambiano d’abito in continuazione approfittando di un’abile costruzione delle luci che creano zone di penombra dove sezioni di muri in pietra deteriorati, diventano tolette e non solo.
Gli attori sono quattro, ma i personaggi si moltiplicano sulla piazza incandescente. Ci sono i trans Kelly e Noemi che litigano per diritti territoriali; c’è Joanna, prostituta greca, che si dispera per aver perso la sua amica e amante Alexia, e deve lottare per non finire sotto il dominio dello spietato magnaccia; ci sono lui e lei, marito e moglie viziosi e perdenti; c’è il giovane che non riesce a placare l’esuberanza dei suoi ormoni; e c’è soprattutto Salvatore, partito dal paese con la speranza di far cinema e finito sulla piazza con slip, giubbotto di pelle e scarpe femminili, tacco 12.
È lui che ci introduce nell’area della carnalità e del piacere, narrandoci come la sua vita sia naufragata nella prostituzione. Ci presenta anche sua madre che, a distanza, augura al figlio i migliori splendori, ma finisce per pretendere anche il frutto della sua squallida miseria. La madre di Salvatore, unico personaggio a rimanere invisibile, diventa la madre di tutte le tragedie del battuage: in lei ristagna la povertà, l’arrivismo, l’invidia, quella diabolica educazione che genera i mostri dell’emarginazione e dell’autodistruzione. Si raggiunge la piazza con l’intenzione di trovare il piacere o di donarlo, magari guadagnando qualche soldo, ma se ne esce inevitabilmente impoveriti nell’animo, delusi e tormentati dalla solitudine. Ogni personaggio porta alla ribalta la sua storia, diversa nei fatti da quella degli altri, ma uguale alle altre nel sentimento della delusione.
Joele Anastasi, autore e regista, è anche l’interprete tragico di Salvatore, bello e dannato. Apparentemente spietato come un cow-boy del sesso, affronta ogni incontro con un pensiero fisso: accontentare i capricci di sua mamma. Ivan Castiglione usa la sapienza della comicità partenopea per colorire le estrosità di un travestito che sembra uscito dalla pagina letteraria di un femminiello dell’epoca bella, coraggioso, stravagante, divertente; mentre lascia alla figura del marito il rigore triste del tradimento. Enrico Sortino, costruisce magnificamente l’indomabile ebbrezza di un ragazzo alle prime armi, quando ogni momento è giusto per dar sfogo all’impulso: tutte le possibilità sono rapprese nei suoi irruenti desideri, ma, tra il dire e il fare, inesperienza e timidezza creano ostacoli invalicabili. La sua versione en travesti, invece, risente di qualche deja-vu. Federica Carruba Toscano, nel doppio ruolo della prostituta greca e della moglie viziosa, dona a entrambi i caratteri calore e verità, ironia e afflizione. È sempre credibile e costantemente accesa di luminosa intensità drammatica.
Foto: Joele Anastasi (© Dalila Romeo)
