NORA, FEMMINISTA EMANCIPATA MA CON QUALCHE GRATTACAPO
La prima raccomandazione, se Alessandro Longobardi – patron dello Spazio Diamante – me lo consente, è quella di esortare lui e la sua équipe a tenere in scena questo gioiellino per almeno altri quindici giorni, oppure di riprenderlo al più presto: se la voce si sparge, se il passaparola corre, arriveranno le folle in via Prenestina. Non a caso la produzione che ha lanciato lo spettacolo a Broadway nel 2017 pretende in cartellone di essere citata, segno evidente che il prodotto è di prima qualità. Il testo di Lucas Hnath si aggancia a quello più famoso di Ibsen del 1879 che fece scandalo per i concetti femministi portati, allora, all’estremo: Nora si ribella al marito che la tratta come una bambola, facendola sentire chiusa nella prigione del matrimonio, quindi lascia il tetto coniugale, abbandonando i tre figli. «Madre snaturata», gridarono i critici (perché all’epoca era usanza che la prole restasse a carico del pater familias), ma molto più violente furono le reazioni in società.
Oggi molte cose sulle questioni familiari sono cambiate. La giurisprudenza in proposito ha percorso chilometri, forse miglia, e tante ingiustizie di genere sono state risolte, in molti casi addirittura ribaltate, ma pure tanti problemi sono nati (alcuni purtroppo sono anche degenerati), e un sano e sereno equilibrio non s’è mai trovato. E mai si troverà, ci dice Hnath, presentando Casa di bambola, parte 2: testo in cui Nora – quindici anni dopo la fuga – ritorna a casa, non certo per amore nei confronti del cupo Torvald, non per riabbracciare i figli, né la vecchia tata, ma per un cavillo burocratico che a noi oggi fa sorridere; già ampiamente superato dalla legge Fortuna-Baslini del 1970, e confermata dal referendum del 1974: un decreto che non poteva far finta dell’esistenza delle tante Nore che vivevano «imbambolate» tra le mura casalinghe a sorridere e cucire. La Nora di Hnath è ancora più emancipata, libertaria, ormai ricca e indipendente, può permettersi un abito sopraffino e un’invidiabile spavalderia. A proposito dei costumi, per l’occorrenza la Viola produzioni, che governa la versione italiana (ottimamente tradotta e diretta con pregevole leggerezza da Claudio Zanelli), ha coinvolto nell’operazione gli allievi dell’Accademia Costume & Moda, coordinati da Andrea Viotti: e finezza di materiali ed eleganza delle confezioni si notano subito. Vedere un personaggio vestito con abiti di sartoria è un effetto che allo Spazio Diamante ancora mancava.
Come fosse un gioco umoristico, non privo di un’aspra critica alla mentalità di una società universale, mai scevro da tagliente amarezza sentimentale, Hnath ricostruisce il ritorno della protagonista nella casa matrimoniale dove incontra Anne Marie (Antonia Di Francesco, brillante nel tipico ruolo della caratterista), che nel frattempo ha cresciuto i suoi figli, rivede Torvald (bravo Simone Leonardi a delinearne tristezze e goffaggini) e conosce la sua bambina più piccola (Erica Sani, che ostenta un po’ di manierismo nella spietata ragionevolezza), colei che meno la ricorda perché abbandonata in fasce. Nora, rispetto agli altri, ha sviluppato un atteggiamento moderno, vivace e spudorato, tuttavia pieno di vuoti di responsabilità: accecata dal femminismo, rivolge le sue teorie soltanto al futuro e mai getta lo sguardo al tempo ormai remoto che ovviamente detesta. Eppure, ha bussato alla porta del passato dove apprende l’esistenza di una realtà affettiva che le manda all’aria i programmi presentandole qualche imprevisto grattacapo, perché costretta a confrontarsi con gli spettri della sua assenza. Un dialogo analitico con il mondo classico che Ibsen scomodò con lucida lungimiranza, ma che sfocia dichiaratamente nel comico, nel sarcastico, nel divertimento.
Originally produced on Broadway by Scott Rudin, Eli Bush, Joey Parnes, Sue Wagner, and John Johnson commissioned and first produced by South Coast Repertory «A doll’s house, part 2» benefited from a residency at New Dramatists
Casa di bambola, parte 2, di Lucas Hnath. Traduzione e regia di Claudio Zanelli. Con Alice Mistroni (Nora), Simone Leonardi (Torvald Helmer), Antonia Di Francesco (Anne Marie, bambinaia), Erica Sani (Figlia di Nora e Torvald). Scenografia, Ambramà. Costumi, Accademia Costume & Moda (Valeria Claudia Bitetti, Flavia Di Leonardo, Lucrezia Fischione, Marta Martino, Daniela Nobili Benedetti, Vittoria Sacco) sotto la supervisione di Andrea Viotti. Luci, Serena Zamperini. Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale. Allo Spazio Diamante, fino al 15 febbraio
