LODE ALLA SCENA E AI COSTUMI
Visivamente Giuseppe Di Morabito realizza per Anche in casa si possono provare emozioni forti, spettacolo che apre la stagione del Teatro India, un ensemble di scene e costumi stilisticamente sofisticato e cromaticamente audace. Il risultato è eccellente: armonia ed eleganza passeggiano altere a braccetto sul palco, anche se il defilé delle modelle talvolta ruba la ribalta al carattere personaggi. Questo, però, accade perché il talento dello stilista viene lasciato libero di spettacolarizzare per sé, senza essere imbrigliato dalla mano di una regia più energica. Anzi, questa si lascia con compiacimento addomesticare dall’estetica e dal fascino. Ed è proprio la forte impronta visiva che fa venire a galla tutte le pecche di un testo parateatrale, più che teatrale, nonostante l’autrice firmi in locandina la «drammaturgia». Una drammaturgia che mantiene la classica patina della narrazione, entrando poche volte nel vivo di un dialogo. Sarà per questo che tra le cinque api regine ho apprezzato molto i brevi interventi di Gloria Busti, la sorella minore un po’ «maschiaccia», vestita à la garçon, l’unica che portava un colore spontaneo alle parole, l’unica che ha usato la recitazione asciutta senza condirla con una gestualità artefatta e manieristica: per rimanere in tema, direi, démodé!
Caterina Filograno racconta le sue rimembranze (autobiografiche, ma non solo) di rampolla d’ultima generazione di un casato nobiliare, in cui il nonno materno era un imparentato con i Borboni di Napoli. Dunque, siamo al sud, nella villa di famiglia, dove d’estate ci si riunisce tutti insieme per trascorrere il lungo periodo di riposo: la nonna in poltrona con figlie e nipoti che le volteggiano intorno. Caterina, che interpreta il narratore, in realtà sta scrivendo un libro, e ciò giustificherebbe l’aridità dei dialoghi, se non fosse che il clima resta piuttosto spento sia nei toni che nelle emozioni. Anche se il titolo vuole che le emozioni forti si possono provare anche in casa, non bisogna dimenticare che ci si trova in teatro e che le emozioni dovrebbero, prima di tutto, coinvolgere la platea.
C’è aria di ridondanza nella scrittura che non fa decollare il pathos, spesso schiacciato dalla scientifica citazione psicoanalitica – non facile né da dire né da recepire. Tuttavia il senso della pièce, da cui si evince quale sia il tarlo che rode la sensibilità dell’autrice, è un’aspra critica al matriarcato, deplorevole consuetudine tipica di certi ambienti, soprattutto meridionali, dove la donna (non tutte, ma quella che non ha la sfacciataggine di diventare maliarda e non avrà mai il coraggio di condividere idee progressiste), per atavica rivalsa comincia a trattare gli uomini di casa con la convinzione che siano soltanto esseri capaci alla riproduzione, esattamente come le api regine. Filograno, con una certa amarezza, fa notare che in queste famiglie i maschi cedono spesso all’autoesclusione: infatti, il nonno è morto prima del tempo, mentre il padre ha atteso la conferma referendaria della Fortuna-Baslini per chiedere subito il divorzio nel 1975.
____________________
Anche in casa si possono provare emozioni forti, regia e drammaturgia di Caterina Filograno. Con Caterina Filograno (Caterina, la narratrice), Gloria Busti (Rebecca, sua sorella), Francesca Porrini (Simonetta, la zia), Simona Senzacqua (Mina, la madre), Maria Grazia Sughi (Maddalena Casto, la nonna). Scene e costumi, Giuseppe Di Morabito. Sound design, Gerets. Light design, Stefano Bardelli. Movement coach, Ester Guntıń. Produzione: Sardegna Teatro, Teatro Stabile di Torino (Teatro Nazionale), Teatri di Bari. Al Teatro India, fino all’11 ottobre
Foto: Caterina Filograno, Gloria Busti, Simona Senzacqua, Francesca Porrini (© ???)
