Roma, Teatro Ateneo
Università «La Sapienza»
2 ottobre 2026
«ZEUS CI PROTEGGA DA UN MATRIMONIO ABOMINEVOLE»
Non si devono fare paragoni tra gli spettacoli – è regola fondamentale – anche se coordinati dalla stessa mano registica. Eppure, è proprio il ricordo del sorprendente «Edipo a Colono», ammirato esattamente un anno fa, sempre al Teatro Ateneo, che ha fatto crescere le aspettative per queste Supplici che Adriano Evangelisti porta in scena grazie a un folto gruppo di studenti universitari, di cui 17 si sono occupati della traduzione e 25 hanno dato vita alle voci in scena. E proprio i pregi che più avevano meravigliato lo scorso anno, stavolta sono parsi il punto debole: la pulizia e la precisione del coro. Pecca maggiormente insidiosa perché nella tragedia di Eschilo il coro è protagonista. Se manca la scansione precisa delle frasi, i suoni si impastano e si perde gran parte del dialogo. È vero che stiamo facendo il «contropelo» ad attori non professionisti, ma i colleghi universitari, reduci nell’ottobre 2025 dalle rovine di Colono, risultarono integerrimi sia nel ritmo che nella dizione del verso.
Troppi movimenti di braccia in un coro visibilmente preoccupato a sincronizzare la coreografia a discapito della parola; troppi difetti di pronuncia: tra sigmatismi e rotacismi, le dislalie hanno vinto sul pathos! Tuttavia, encomiabile è stato l’impegno, la dedizione, la serietà con cui tutti si sono esibiti, cercando di dar corpo e valore alle parole di Eschilo. A tal proposito devo, ancora una volta, dar ragione ad Alessandro Serra (autore e regista della magnifica «Tragudia»), il quale sostiene che ogni traduzione riduce «il tragico a un fatto drammatico». Verissimo anche in questa circostanza! Evangelisti, infatti, sembra paradossalmente aver recepito il messaggio, e con l’arrivo degli egiziani, mentre sul palco le figlie di Danao supplicano in versione italiana, gli stranieri, sbarcando con le loro navi dalla platea, gridano in lingua originale la loro rabbia: la potenza del verso greco, nonostante sia abbastanza incomprensibile, fa sentire il suono verace della tragedia, la sua autentica vibrazione. Evidentemente, nell’epoca del crepuscolo degli intelletti qualcuno sente la necessità di riappropriarsi del canto degli dèi. In verità: non ci fa che bene!
Malgrado la rappresentazione non abbia completamente soddisfatto le esigenze del recensore, per via anche di una riduzione abbastanza consistente del testo, c’è da sottolineare la modernità del pensiero di Eschilo che già 2500 anni fa si batteva contro le unioni coniugali forzate. Lo spettacolo, infatti, è dedicato a Theresa Kachindamoto, leader politica del Malawi, che durante il suo mandato ha annullato oltre tremila matrimoni combinati, liberando molte bambine dalla prigionia coniugale. Per lo stesso motivo, le supplici fuggono dall’Egitto perché costrette a sposare i figli del re, elegantemente incravattati, ma abituati a usare la cinghia: «Zeus ci protegga da un matrimonio abominevole», gridano atterrite. Chiedono asilo a re Pelasgo, il quale, rispettando il principio democratico (ossia, dopo essersi consultato con il suo popolo: «La comunità ama accusare chi governa!»), accoglie la supplica, dando ospitalità alle figlie di Danao; ma è pronto a respingere con decisione la prepotenza degli egiziani che reclamano le donne perché con esse vogliono accoppiarsi. Dunque, nell’insegnamento dell’autore c’è grande generosità nei confronti di chi chiede aiuto, ma estrema severità in chi dimostra arroganza e violenza. Soprattutto c’è un gran rispetto per il genere femminile: i greci e il mito hanno sempre avuto enorme considerazione per la donna, perché la considerano madre di vita, genitrice del futuro. Antica saggezza che altre popolazioni ancora oggi disprezzano. (fn)
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Le supplici, di Eschilo. Ideazione e regia di Adriano Evangelisti. Coordinamento, Salvatore Monda, e con la supervisione di Anna Maria Belardinelli. Traduzione: dieci allievi del corso di laurea magistrale in Filologia, Letterature e Storia del mondo antico; cinque allievi del corso di laurea triennale in Lettere classiche; due allievi del dottorato di ricerca in Filologia e Storia del mondo antico; e con la partecipazione di Tommaso Suaria. Con Laura Maria Baldassarri, Annamaria Bertoni, Anita Elsa Carosi, Charlotte Carretta, Giulia Cenci, Andrea Cifoletti, Filippo Cifoletti, Alessandra D’Aloisi, Ludovica Damiani, Leandro De Pasquale, Emanuela Di Paolo, Benedetta Fatali, Francesco Fazio, Perla Franchi, Francesco Frollini, Aldo Lobascio, Leonardo Losi, Lorenzo Magistri, Arianna Marcozzi, Andrea Meduri, Leonardo Mini, Marco Monti, Claudia Ndoca, Marco Pulcini, Matteo Ricucci. Scene, allievi del liceo artistico «Caravaggio» (Prof. Francesco Mattei). Costumi, Luigina Ponzo. Musiche, Patrizio Maria D’Artista. Organizzazione: Theatron, Teatro Antico alla Sapienza. Al Teatro Ateneo dell’Università «La Sapienza». Prossime date: 7, 8, 9, ottobre, Aula Magna del Rettorato (h. 10.30/16.30); martedì 6 ottobre (h. 10.30/17.00)
Durata: 60’
Senza microfoni
Foto non di scena: (© Danilo Serreli)