05 ottobre 2026

«Non comparse», scritto e diretto da M. De Pinto e S. Oppedisano

Marianna De Pinto e Simona Oppedisano (© ???)

Roma, Teatro Tor Bella Monaca
4 ottobre 2026

LA NEONATA REPUBBLICA CHE OSCURÒ LE NOSTRE EROINE

C’era una volta la Resistenza, quella partigiana, cominciata subito dopo l’8 settembre 1943, quella che al sud passò come una violenta ventata di sollievo con le truppe Alleate pronte a intervenire, mentre al centro della penisola, e soprattutto al nord, la lotta contro i nazisti costò la vita a oltre 40.000 patrioti, morti per riconquistare il Tricolore. Marianna De Pinto e Simona Oppedisano, insieme, con simpatia e preparazione documentata, portano avanti la loro lezione di storia volta a testimoniare la presenza attiva delle donne durante il movimento di Liberazione. Secondo i dati dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani italiani, «le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento.» Cifre che la Storia, soprattutto quella insegnata a scuola, troppo spesso dimentica, relegando le protagoniste di una importantissima pagina nazionale al ruolo di comparse: anzi, Non comparse, quindi nascoste; forse, per molte di loro, addirittura, mai apparse.

Eppure, s’è sempre detto e raccontato che la Resistenza fu un evento tenace e vittorioso grazie all’impegno eroico dei partigiani, rigorosamente al maschile. E non per mera questione grammaticale, ma per un passaparola, erroneo o manipolato, che s’è tramandato per emarginare dai ricordi della storia patria la figura femminile. Loro però erano lì, ogni giorno presenti, per nulla intimorite, spesso giovanissime, a tentare di ingannare il nemico, per portare messaggi, armi, munizioni, cibo ai soldati nascosti tra le montagne, rischiando la vita, rischiando di essere stuprate; e qualcuna, con fucile in spalla, era pronta a sparare al fianco degli uomini lungo le linee di combattimento: lo testimoniano libri, interviste, articoli, e altre pubblicazioni che però hanno fatto fatica (e ancora oggi faticano) a uscir fuori dalle ombre di un’intransigenza di stampo calvinista che nell’immediato dopoguerra aleggiava in alcuni parlamentari molto vicini al clero.

Mentalità che dilagava anche tra i padri costituenti, democratici sì, ma non tutti liberali sani, e nemmeno comunisti scevri dal peccato adamitico, i quali non vedevano di buon occhio le poche figure femminili che frequentavano i banchi parlamentari della neonata Repubblica. Un’Italia finalmente affrancata dal regime, ma ancora incatenata a un’educazione retrograda, più che maschilista, pronta a dimenticarsi della figura femminile durante l’opposizione patriottica che la storia contemporanea elogia quale lotta primaria per la libertà. Per questioni di date non si può, infatti, imputare al Duce – che pure istituì la giornata dedicata alla mamma (sic!) e che premiava quelle con il maggior numero di figli – la volontà di voler oscurare le azioni delle donne durante la Resistenza. Fu la Repubblica a creare le «Non comparse», la stessa che promosse nella Costituzione un articolo che sancisce equità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici: tuttavia … ma questa è storia di oggi, e anche di domani!

Marianna e Simona, dal palcoscenico si sostituiscono a due insegnanti esemplari, e, seguendo una precisa scaletta appuntata sui fogli sostenuti dal leggio, ripercorrono episodi della Resistenza e misfatti politici avvenuti nel dopoguerra: dovrebbero essere proprio le scuole a sfruttare una simile occasione per far conoscere agli alunni, tramite una lezione (che spettacolo non è) la mediocrità borghese di un’Italia che fu e alla quale, per certi versi, ancora apparteniamo. Con il sorriso della verità e la semplicità di raccontare cose vere, le due attrici fanno nomi e cognomi delle nostre eroine: mogli e madri di famiglia, pronte a dare la propria vita per far rinascere altre vite. E commetterei io l’errore se volessi nominarne una anziché un’altra: per tutte, madri della nostra libertà, è sufficiente ricordare l’omaggio che Rossellini fece a una di loro, Teresa, a cui diede il volto di Anna Magnani in «Roma città aperta». Il personaggio di Pina divenne la donna simbolo della Resistenza romana: senza di lei, nessuna resistenza. (fn)
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Non comparse (Senza di noi, nessuna resistenza), scritto, diretto e interpretato da Marianna De Pinto e Simona Oppedisano. Produzione: Malalingua Ets e Teatrificio 22. Al Teatro Tor Bella Monaca, serata unica

Durata: 70’
Senza microfoni

Foto: Marianna De Pinto e Simona Oppedisano (© ???)

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