IL CORTO CIRCUITO TRA L’AMORE DI IERI E DI OGGI
Gli spettacoli di Roberto Latini più sono di nicchia e più diventano un rebus. Ma, anche nel rovello della soluzione, si intuisce che dietro le dune del criptico c’è un materiale – forse ancora in tempesta – interessante, che, proprio come un enigma andrebbe risolto per poterne svelare misteri e curiosità. Siccome stimo molto Latini, anche se stavolta ha esagerato un po’ troppo, e non sono uscito dal teatro pienamente convinto, proverò a decodificare l’enigma. L’autore scrive nelle note che si tratta di «un concerto scenico dalla tragedia di Shakespeare, costruito attraversando le poche scene in cui Romeo e Giulietta sono insieme». Sono cinque: il sonetto della mano del pellegrino, che è il primo incontro tra i due giovanissimi; la scena del balcone; il canto dell’allodola all’alba della loro prima (e unica) notte d’amore; il convegno da frate Lorenzo; e lo sfortunato appuntamento nella cripta.
Ora, cosa sia «un concerto scenico dalla tragedia di Shakespeare», non ho ben afferrato, e nemmeno mi ci applico troppo: la musica di Gianluca Misiti ha certamente il suo valore aggiuntivo, ma resta l’amore il tema fondamentale. Tuttavia, nello spettacolo di Latini, gli interventi dei due amanti della bella Verona diventano intermezzi di un filo conduttore che, volontariamente, sprigiona un corto circuito tra la generazione di coloro che si amano e si baciano «com’è scritto dentro ai libri» e la generazione attuale che sull’amore pare avere le idee (per noi boomers) un po’ confuse, un po’ distratte, un po’ superficiali.
Romeo e Giulietta (Roberto Latini e Federica Carra) si incontrano in proscenio davanti a due microfoni, lui inizialmente è vestito alla Little Tony, con chitarra elettrica a tracolla, lei è una ragazza dall’aria sbarazzina, innocente, affatto peccaminosa; sul fondo uno schermo con proiezioni di un’intervista a giovani di tutto il mondo, in inglese, francese, italiano, tedesco e altre: ognuno racconta flash delle sue esperienze sull’amore (non sul sesso, ma sull’amore), sul primo incontro, il colpo di fulmine se c’è stato, sul tipo di rapporto e sulla fine della storia. Un pot-pourri di incertezze, di vaghezze, di romanticismi effimeri come il filo di una ragnatela; un continuo incespicare nella solitudine che diventa una forza centripeta più che centrifuga. Un miscuglio incalzante che lascia trapelare una triste sfiducia nel valore dell’amore. L’amore c’è, esiste anche oggi, sì, ma si veste con l’abito del passatempo e non più con quello della fede che «oltrepassa i confini di pietra».
