L’ALTRA METÀ DELLA FAVOLA
Il Grillo parlante crocifisso al legno della sua storia
Il ciocco di legno c’è e alla fine è quel che resta in ribalta sotto le luci che lentamente cedono al buio, tra gli applausi scroscianti della platea, ma stavolta Pinocchio sa che deve fare un piccolo passo indietro per rimanere il simbolo della purezza di questa storia che non è tutta racchiusa in una favola. «Ogni favola è un gioco / che si fa con il tempo / ed è vera soltanto a metà…», cantava Edoardo Bennato, e Davide Iodice, un eroe, ci mostra l’altra metà, quella che favola non è, e che ogni giorno ci passa davanti agli occhi e quasi non ce ne accorgiamo. In scena, una decina (forse più) di ragazzi disabili, accompagnati soprattutto dalle mamme, ma anche da fratelli e papà, e sorvegliati a vista dai tutor, danno vita a un entusiasmante e commovente gioco teatrale sulla diversità e sul saper trovare, in questa, la serenità.
Che cos’è una persona? È la domanda (che completa il titolo) che Pinocchio pone al professore. E l’altro risponde: «Una persona è un problema irrisolvibile». «E che cos’è la normalità?» «È essere sereni». Quel che abbiamo visto ieri sera al teatro India è stata una carrellata indelebile di serenità e di voglia di giocare a far teatro. «Più volte in questi anni – sono parole di Iodice – la figura di Pinocchio ci è stata d’ispirazione. Da sempre ci siamo rivolti a lui come a un fratello simbolico dei ragazzi con sindrome di Down o di autismo, o Williams, o Asperger che compongono l’articolato gruppo di lavoro. Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti in rovina. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente.»
In effetti, se il burattino di Collodi vuole a tutti i costi diventare uguale agli altri bambini in carne ed ossa, è ovvio che accusi il suo stato di diversità. Eppure, attraverso la magia del palcoscenico, e – lo si nota bene – tanto lavoro, lo staff della Scuola Elementare del Teatro Aps di Napoli è riuscito a ridefinire l’identità e lo spirito morale, individuale e di gruppo, dei ragazzi protagonisti della serata e portatori, finalmente, di gioia e serenità, ma anche di ironia e di forte denuncia (sotto fiabesca forma, naturalmente). Quei nasi lunghi, per esempio, che i genitori, presentando al pubblico i figli, mettono loro sul viso, sono il simbolo delle bugie che vengono dette dalle nostre autorità durante i numerosi convegni dedicati ai problemi dei disabili. Solo menzogne: tanti denari promessi, tante agevolazioni millantate, tante parole al vento per sfruttare un’occasione personale, per poi venire a sapere che le barriere architettoniche ancora limitano fortemente gli spostamenti, che i parcheggi riservati sono spesso occupati abusivamente, che le predisposizioni per l’accesso ai mezzi pubblici sono rotte o inesistenti, ma soprattutto che la burocrazia, invece di aiutare, complica enormemente.
Davide Iodice, per queste verità che trapelano dalla sua «inchiesta giocosa», si riconoscerà certamente nel personaggio del Grillo parlante crocifisso al legno della sua stessa storia, quella che ha ideato, scritta e diretta e che s’appresta a narrare attraverso istantanee che ricordano la favola di Pinocchio (accompagnate, qua e là, dalle note del maestro Carpi) ma che mostrano l’allegria spensierata e la coinvolgente vitalità di Giorgio, Chiara, Ciro e gli altri, pronti a dimostrarci, con il loro entusiasmo e il loro impegno, che in palcoscenico, dove non ci sono sanpietrini sconnessi e ostacoli di ogni genere, si possono muovere sette passi in tutta tranquillità; con il solo aiuto del rullo di tamburo, così, giusto per creare un po’ di pathos teatrale!
C’è anche chi suona la fisarmonica, chi danza, chi balla, chi ha imparato a muoversi come un burattino, chi si finge morta in occasione del funerale dei desideri: vorrei viaggiare, vorrei mangiare una pizza, vorrei fidanzarmi, vorrei andare in Giappone con Vito. È il grido della bella speranza. In fondo, il teatro a questo serve. Ma ci sono anche i genitori che ascoltano la diversità del battito del tempo: un tempo dilatato, un tempo che ha il suo significato in ogni istante, ma che non smette mai di essere mortificato da quelle persone che sono e restano un problema irrisolvibile. (fn)
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Pinocchio. Che cos’è una persona? ideazione, drammaturgia, regia: Davide Iodice. Compagnia Scuola elementare del teatro APS, con Giorgio Albero, Gaetano Balzano, Danilo Blaquier, Federico Caccese, Stefano Cocifoglia, Giuseppe De Cesare, Simona De Cesare, Patrizia De Rosa, Gianluca De Stefano, Paola Delli Paoli, Chiara Alina Di Sarno, Ciro Esposito, Aliù Fofana, Cynthia Fiumanò, Marino Mazzei, Serena Mazzei, Giuseppina Oliva, Ariele Pone, Tommaso Renzuto Iodice, Giovanna Silvestri, Jurij Tognaccini, Renato Tognaccini. Training e studi sul movimento, Chiara Alborino e Lia Gusein-Zadé. Équipe pedagogica e collaborazione al processo creativo, Monica Palomby, Eleonora Ricciardi. Tutor, Danilo Blaquier, Veronica D’Elia, Mara Merullo. Cura del processo laboratoriale Scuola Elementare del Teatro Aps. Versi, Giovanna Silvestri. Ideazione spazio scenico e luci, Davide Iodice. Realizzazione scene, Ivan Gordiano Borrelli. Cura dei costumi, Daniela Salernitano con Federica Ferreri. Si ringraziano: Gabriele D’Elia, Natalia Di Vivo, Tonia Persico, Ilaria Scarano. Produzione, Interno 5 e Teatro di Napoli (Teatro Nazionale). Al teatro India, fino al 22 febbraio
Con microfoni
Foto: Il teatro dei burattini visto da Iodice (© Renato Esposito)
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