«TUTTI SCRIVONO UN MEMORIALE!»
«Grazie, Umberto, grazie»: il grido commosso di una spettatrice s’è innalzato più potente del tripudio finale che ha accompagnato l’ovazione per Umberto Orsini, alle prese con Prima del temporale. Dieci minuti di applausi scroscianti hanno salutato l’attore novantaduenne, compiuti poco più di un mese fa, a conclusione di una delle serate teatrali più emozionanti degli ultimi anni. Uno spettacolo che è stato un colpo al cuore per gli amanti del teatro, ma soprattutto per coloro che hanno conosciuto, apprezzato e accarezzato l’idea di un teatro che non esiste più, e di cui oggi si ascoltano gli echi di chi all’epoca c’era. Umberto Orsini quel teatro l’ha vissuto da protagonista, ne ha goduto i giorni migliori, i più felici e facoltosi, i più spensierati e goliardici, ma anche i più densi di arte e di amicizie. Perché il teatro, quel teatro, s’è fatto così: sempre con arte, impegno, devozione e amicizia. Sempre. Oggi è rimasto lui tra gli ultimi testimoni di quell’aureo tempo e ieri sera ce ne ha voluto regalare una reliquia sotto forma di autobiografia, che oltre a essere un condensato di emozioni, è stato un grande insegnamento.
Settant’anni di palcoscenico, infatti, non hanno scalfito l’onesta pudicizia del grande attore che ha trovato in Massimo Popolizio l’amico a cui dar fiducia per farsi dirigere e affidargli il compito di rappresentare il suo memoriale dal camerino di un teatro durante la mezz’ora che precede il chi è di scena. «Tutti scrivono un memoriale», lo dice lui stesso, prendendosi un po’ in giro, ma poi, quel che conta è come lo si scrive e come lo si rappresenta. E se, nelle parole, Orsini ricostruisce attimi della sua vita regalandogli la verità di un sogno mattutino, quando le percezioni sembrano più vive, e i ricordi sovvengono a bagliori, mostrandosi all’improvviso, spesso in modo imprevedibile, facendo salti nel tempo, Popolizio accompagna la visione dei memoires come fosse un lungo viaggio segnato dal passaggio in proscenio di un trenino elettrico che trasporta il giovane Umberto per la prima volta da Milano a Roma, turbato dal sigaro di un signore che scopre essere Orson Welles.
Il viaggio di «Prima del temporale», che trova in Flavio Francucci e Diamara Ferrero due validi partner pronti a spezzare la possibile monotonia del soliloquio, però, è molto più lungo di un semplice Milano-Roma. Da quel treno, infatti, sono scesi Luchino Visconti, Giuseppe Patroni Griffi, Piero Tosi, Franco Zeffirelli, Corrado Pani, Gianni Santuccio, Gian Maria Volontè e tanti altri. E poi Virna Lisi, Ellen Kessler con sua sorella Alice, Sylvia Kristel e – last but not least – Rossella Falk della quale, proprio ieri, 5 maggio, ricorreva l’anniversario della scomparsa (2013). A ciascuno Orsini ha regalato un ricordo che sono le impronte che tutti loro hanno lasciato nella vita dell’attore: lo straordinario Santuccio che in scena si esaltava soltanto perché sapeva che lo sguardo di una prostituta lo stava ammirando dalla platea; le telefonate mattutine con Corrado Pani all’insegna della provocazione confidenziale; le lezioni di dizione di Rossella sfociate in un amore, l’amore con Ellen durante le riprese di un Carosello, Ivan Karamazov. Se l’amicizia è un dono, il dono più prezioso Orsini ce lo ha regalato, ancora una volta, con le parole di Dostoevski, l’amico che non lo ha mai abbandonato e di cui ancora oggi conserva integro il sostegno morale.
Foto: Diamara Ferrero e Umberto Orsini (© Claudia Pajewski)
