11 aprile 2026

A proposito di «Sabato, domenica e lunedì»

«Sabato, domenica e lunedì», di Eduardo De Filippo. (Regia, L. De Fusco)

Roma, 11 aprile 2026

PENNA ALL’ARRABBIATA

Quando il critico perde lo spirito libertario

Esisteva un tempo, sui quotidiani, ma soprattutto sui settimanali culturali, la polemica costruttiva, quella sollevata da personalità del mondo dello spettacolo (mi attengo alla mia materia) che si scontravano sulle idee, sui pareri, sui differenti modi di osservare e giudicare un’opera. Da questa rivalità intellettuale, spesso nascevano fiori. All’epoca di una famosa Salomè, per esempio, Carmelo Bene fu al centro di molti dibattiti: chi amava il suo teatro innovativo, chi invece era convinto che fosse solo un atto provocatorio da stipare «in cantina». Il tempo ha dato ragione ai primi; eppure, quelle discussioni, più che a chiunque, giovarono al protagonista che seppe sfruttare i consigli degli uni e degli altri, perché sapeva (e lo si poteva desumere dai loro scritti) che quegli uni e quegli altri non appartenevano alla categoria degli arrabbiati, piuttosto a quella del buon teatro e del libero pensiero.

Non è la vastità del sapere, infatti, che aiuta a valutare un’opera teatrale, ma è lo spirito libertario a suggerire il miglior criterio per esprimere un giudizio imparziale. Per spirito libertario intendo il sapersi accomodare in platea privi di preconcetti, con l’animo sgombro da suggestioni che possano influenzare la visione, e sciolto da fastidi del passato o interessi futuri, infine libero soprattutto da qualsiasi ombra amicale, rivale, di simpatia o antipatia (che sono gli ostacoli più effimeri, ma i più ostici da rimuovere). Senza queste precauzioni si sbatterà sempre il muso contro il muro della faziosità o del risentimento.

L’esigenza di esternare questi pensieri, mi viene dalla lettura di una recensione, pubblicata in questi giorni su Teatro e Critica, letta nelle ultime ore a proposito della più recente edizione di Sabato, domenica e lunedì, a firma di Alessandro Toppi che non ho il piacere di conoscere e che – mi auguro – prenda queste parole come tentativo di emulazione di quelle polemiche costruttive del passato con le quali, leggendole pur se in ritardo, mi sono formato. Premetto che serbo grande stima nei confronti della testata diretta dal sempre impeccabile Andrea Pocosgnich. Ribadisco, se ce ne fosse bisogno, che ognuno è libero di scrivere quel che vuole, pur se nel rispetto di chiunque. Tuttavia, è proprio nell’ambito del rispetto che Toppi è scivolato clamorosamente: non per quello che scrive, perché non ha offeso nessuno, e non certamente nei confronti di chi si trova nel mirino della sua critica, ma nei confronti di chi lo ospita come critico sotto l’egida del più autorevole e completo sito d’informazione sullo spettacolo nazionale; in verità, Toppi ha toppato (mi si consenta la boutade d’alleggerimento) nei confronti dei suoi colleghi di testata che sono sempre attenti a mantenere alto il livello di onestà intellettuale. Valore imprescindibile se si vuol conquistare credibilità in un campo assai minato come il web. Quando si agisce in un contesto redazionale – lo ricordo bene – occorre sfoderare qualche precauzione verso i compagni di squadra e soprattutto verso i responsabili.

In un ambito così delicato, com’è in questo momento la critica teatrale, in cui tutti oggi possono esprimere i propri giudizi, dai più sciocchi ai più interessanti, aprendosi un blog (lo facciamo in tanti), oppure usando un qualunque spazio sui social, è opportuno procedere sempre dietro lo scudo del più intransigente spirito libertario. Toppi manifesta un accanimento eccessivo che non ne nobilita la libertà di pensiero, anzi con evidenza lo mortifica. Troppo spesso, volendo mortificare gli altri ci si dà la zappa sui piedi. E Toppi se l’è data tre volte! La prima perché s’è concentrato soltanto ossessivamente sulla regia che – secondo il suo parere che non contesto – è andata contro le volontà dell’autore, non spendendo un solo aggettivo sui singoli attori (gli appunti ai personaggi sono sempre ricollegati alla regia!) che pure avrebbero meritato un giudizio, idem sulla scena e sui costumi: in un’analisi così cavillosa, la mancanza si avverte. La seconda perché, pur di sostenere le sue teorie, ha giudicato severamente anche le reazioni istintive del pubblico plaudente. La terza perché ha peccato di tempismo: la commedia incriminata è stata replicata al Bellini di Napoli per oltre due settimane (da martedì 24 febbraio a mercoledì 8 marzo) e la recensione porta la data del 10 aprile, un mese dopo, quando la partita è già conclusa da molto tempo e qualunque eco sollevata non si sarebbe propagata.

È del tutto irrilevante tirar calci di rigore quando i giocatori sono negli spogliatoi e il pubblico ormai rilassato sul divano di casa. Da questa tema se ne conviene che le sferzate hanno un solo unico obiettivo: quello di recriminare un pregresso tra due contendenti, di cui ignoro sia l’entità sia la gravità, ma è qualcosa di personale che appartiene al passato e che è rimasto indigesto sullo stomaco di chi ha supposto di potersi così liberare di un peso che lo opprimeva. Purtroppo, però, il peso ha oppresso sia lo spirito libertario, sia di conseguenza il giudizio imparziale, questo handicap retrocede il recensore a penna da social. Ovviamente, penna all’arrabbiata. (fn)
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Sabato, domenica e lunedì, di Eduardo De Filippo. Regia di Luca De Fusco. Scene e costumi, Marta Crisolini Malatesta. Luci, Gigi Saccomandi. Con Teresa Saponangelo (Rosa Priore), Rossella De Martino (Virginia), Claudio Di Palma (Peppino Priore), Gianluca Merolli (Rocco), Alessandro Balletta (Federico), Francesco Biscione (Antonio Piscopo), Francesca Piccolo (Giulianella), Anita Bartolucci (Amelia, zia Memè), Renato De Simone (Attilio), Paolo Cresta (Raffaele Priore), Paolo Serra (Luigi Ianniello), Maria Cristina Gionta (Elena Ianniello), Antonio Elia (Dottor Cefercola e il sarto Catiello), Domenico Moccia (Michele), Alessandra Pacifico Griffini (Maria Carolina), Pasquale Aprile (Roberto). Produzione, Teatro di Roma (Teatro Nazionale), Teatro stabile di Torino (Teatro Nazionale), Teatro stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, Lac Lugano arte e cultura. Ancora in tournée

Foto: Teresa Saponangelo e Claudio di Palma (© Tommaso Le Pera)

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