23 aprile 2026

«dEVERSIVO» (primo di) tre spettacoli di Eleonora Danco

«dEVERSIVO» di Eleonora Danco

Roma, Teatro Vascello
22 aprile 2026

UN CAPPOTTO SBAGLIATO SU UNA VOCE STONATA

Non avevo mai visto Eleonora Danco: la curiosità stavolta ha avuto la meglio, a scapito, ahimè, del godimento. Non immaginavo di potermi ritrovare di fronte a un cappotto sbagliato indossato da una voce stonata. Eppure, l’operazione della Danco ha cercato di rendere pubblica una piccola tragedia (personale e non solo), riletta in chiave ironica, raccontando le vicissitudini di un’attrice di teatro contemporaneo e l’improba fatica che deve affrontare per salire sul palcoscenico. La storia raccontata in dEVERSIVO (sì, tutto maiuscolo ma con l’iniziale minuscola, affinché si capisca bene che la destabilizzazione dell’arte perda i suoi principii eversivi, e che l’assonanza del titolo ci porti velocemente sulla retta via sgombra da insidiose macchie d’unto, viscide, scomode, pericolose come lo sono le sferzate di un artista che rema controcorrente), la storia – dicevamo – si svolge a Roma e il personaggio narrante è uno e trino: attrice, regista e scrittrice, come troppo spesso oggi si osserva.

Quando un testo – accade ormai quasi sempre nelle versioni monologanti – partorito dalla mente di un autore, raggiunge il palcoscenico senza passare al vaglio di alcun filtro, sembra di ascoltare, tranne in casi rari, una scrittura «selvaggia»: ossia una partitura che riesce ad esprimere soltanto la forma più semplice, per sua naturale costituzione reazionaria. La Danco recita, con il microfono ovviamente, senza preoccuparsi delle intonazioni, adagiandosi esclusivamente sulle parole che ha scritto, e non ponendosi il problema di come poterle tradurre al meglio in maniera rivoluzionaria, come lei stessa vorrebbe fare intendere. Ma le lascia spoglie di qualsiasi vestimento: che sia drammatico o comico, grottesco o assurdo.

Le sue parole restano nude: è evidente che lei le senta in un modo, perché sono sue, che noi non sentiamo. Ci mette dell’ironia, è vero, ma non basta. Oltre alla parola, in palcoscenico occorre una teatralità: un costrutto capace di graffiare, che potrebbe trovarsi nella scena (che qui non c’è), che potrebbe trovarsi nelle pause (che qui non ci sono); che potrebbe trovarsi nei toni di una recitazione più convinta (ma neanche questo s’è recepito). Le battute della Danco sono congestionate dalla fretta, dall’impellenza di arrivare dalla penna al pubblico senza passare per l’anima di un personaggio compiuto. Manca il blocco centrale: l’impostazione teatrale, l’impostazione della voce. Non basta mettersi un cappotto lungo su un orrendo vestito insensato per esprimere le proprie sensazioni. Le emozioni, scritte sul copione, vanno ricostruite per la scena. La voce va impostata per creare un personaggio intonato al testo e non alla casualità di un incontro informale. Altrimenti il pubblico sorride, applaude, ma a casa non porta nulla. (fn)
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dEVERSIVO, (primo di) tre spettacoli di e con Eleonora Danco. Musiche scelte da Marco Tecce. Nel ruolo della Quinta umana, Livia Richelmy. Assistente alla regia, Letizia Guido. Costumista, Leonardo Valentini. Un ringraziamento a Mdm. Disegno luci e regia di Eleonora Danco. Produzione: La Fabbrica dell’Attore. Al Teatro Vascello («dEVERSIVO» ancora oggi e domani; «Sabbia», 25 e 26 aprile; «Intrattenimento violento», 28, 29 e 30 aprile)

Con microfoni

Foto: Eleonora Danco (© ???)

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