18 aprile 2026

«Varietà ‘900, ovvero Tingeltangel», un’ideazione di Franco Mannella

«Varietà ‘900, ovvero Tingeltangel», di Franco Mannella

Roma, Teatro Altrove
17 aprile 2026

«CI VORREBBE UN TEATRO DELL’OBBLIGO»

Il nome di Karl Valentin è oggi sconosciuto ai più, purtroppo. E questo è già un buon motivo per rattristarsi e per chiedersi come possa essere possibile che il primo grande comico dell’assurdo sia stato completamente abbandonato nel dimenticatoio. Nacque a Monaco, in Germania, nel 1882, sette anni prima del grande Chaplin; ma a differenza di Charlot, Valentin rimase sempre in Europa; e mentre il genio londinese puntò sulla modernità della macchina da presa che immortalasse i suoi sketch, il tedesco preferì continuare a esibirsi nei cosiddetti sudici tingeltangel, le antiche birrerie bavaresi d’inizio Novecento, affrontando ogni sera direttamente il pubblico, caloroso ed eccessivo nel bene e nel male. Ci ha lasciato alcuni testi scritti, rappresentati in Italia troppo raramente.

Ricordo nei primi anni Ottanta un irresistibile Vittorio Caprioli che dedicò a Valentin uno spettacolo di rara perfetta comicità, grazie al quale appresi dell’esistenza dell’artista tedesco. Da allora le performance che lo hanno ricordato si contano sulle dita di una mano. Ed ecco che Franco Mannella, grazie a un manipolo di suoi ex allievi della scuola di teatro Arotron (che tiene a Pianella, nel pescarese) ripropone un delizioso «intrattenimento di infimo ordine a basso costo», cioè alla maniera dei tingeltangel. Un paravento sul fondo e l’idea di un gioco da varietà sono gli elementi su cui ruota lo spettacolo. Il titolo che s’è scelto indica che oltre all’omaggio a Valentin c’è anche altro: così gli omaggi si estendono fino ai fratelli De Rege, che – come Valentin – nessuno più conosce, nonostante i loro sketch siano stati ripresi per la televisione dal duo comico composto da Carlo Campanini e Walter Chiari. «Walter chi?»

Lo sconforto, ahinoi, è proprio questo: che personaggi come quelli appena nominati passano come perfetti sconosciuti. Il teatro dovrebbe, quindi, far scuola e tramandare alle nuove generazioni il bagaglio artistico del passato. Ma purtroppo le platee sono ancora troppo poco frequentate dai giovanissimi. «Ci vorrebbe un teatro dell’obbligo: se ognuno sarà costretto ad andare a teatro le cose cambieranno immediatamente. Perché pensate abbiano creato la scuola dell’obbligo? Nessuno andrebbe a scuola se non fosse costretto ad andarci. Per il teatro, anche se non è facile, forse si potrebbe senza troppe difficoltà fare lo stesso…». Sto spudoratamente scrivendo il mio pensiero usando le parole di Karl Valentin che negli anni Venti (un secolo fa) sentì la necessità di sottoporre le sue perplessità alle autorità statali: lo fece scrivendo il monologo del «Teatro dell’obbligo».

L’omaggio a Valentin è tutto giocato sui ritmi, sulle battute dette in coppia, sulle alternanze sonore delle voci che reggono sul filo del rasoio l’effetto della comicità e dell’assurdo. Parole pronunciate in maniera errata, ma cadenzate con una dizione precisa diventano il punto di forza che dona brio indiavolato all’arte del surreale. E richiamano comicità più recenti e nostrane. È vero la regia ha costruito una serie di quadri «a basso costo», prediligendo il nero dei costumi e la scena pressoché vuota, ma soltanto in questo modo si offre lo spazio al valore di ciascuna sillaba. Imperfetta che sia, altrimenti non si ride!

Mannella è l’unico che indossa una giacca di colore diverso che gli conferisce aria da presentatore, ma che all’occorrenza diventa anche il direttore d’orchestra, introducendo arie e duetti, come quello, firmato dai De Rege negli anni Quaranta, tratto dalla serie «Vieni avanti cretino», diventato successivamente, con Campanini e Chiari, il tormentone televisivo della fine degli anni Sessanta. E dopo aver cantato in coro una «Canzone intelligente», quella che Cochi e Renato «strapazzavano» al fianco di Enzo Jannacci, l’affiatata squadra dell’Arotron, chiedendo al pubblico il permesso di poter fare un bis (come nella migliore tradizione del varietà), dà vita allo sketch del Sarchiapone. Risate assicurate e una segnalazione per l’ottima prestazione di Chiara Colangelo. (fn)
____________________
Varietà ‘900, ovvero Tingeltangel, «intrattenimento di infimo ordine a basso costo» ideato e diretto da Franco Mannella. Con Federico Caprarese, Chiara Colangelo, Massimiliano Fusella, Alessandro Rapattoni e Cristina Zoccolante. E con la partecipazione poco ordinaria di Franco Mannella. Costumi, Antonella Palombizio. Scena, Gianni «Mad» Colangelo. Luci, Massimo Gobbo. Produzione: Arotron e Stefano Francioni. Al Teatro Altrove, fino a domenica 19 aprile

Foto: La compagnia dell’Arotron (© ???)

Pour vous