«UN SOGNO SOTTO L’OMBRELLONE»
Qua e là, in questa spiaggia deserta del nostro sud, bagnato dallo Ionio, si scorgono riflessi beckettiani. In scena pochi elementi: un ombrellone e due sedie, un secchiello con la paletta, un borsone pieno di oggetti e indumenti da bagno estivo, e una tanica; dal lato opposto la prora di un gozzo tirato a secco. Sin dall’inizio si intuisce che Le vacanze dei signori Lagonìa (cognome tipico del catanzarese, con accentazione piana) si svolgeranno in riva al mare in una calda giornata di sole, infatti, al momento opportuno, spunterà fuori un ventaglio gigante, sproporzionato per qualunque visione realistica, che palesa l’eccentricità della situazione dichiarandone lo stile dell’assurdo.
Operazione ben riuscita e magnificamente portata avanti dalla verve comica di Francesco Colella nel ruolo di Marisa, anziana moglie paralizzata, costretta a essere assistita costantemente dal marito Ferdinando, l’ottimo Giovanni Ludeno. Tra i due il rapporto è totalmente squilibrato: parla soltanto lei, che ride, s’arrabbia e provoca, s’inasprisce per addolcirsi subito dopo, sfotte, punzecchia, s’illanguidisce fino a sentirsi come la femmina di King Kong; lui, sempre un po’ distante, resta muto, impassibile, la lascia fare, reagisce con suoni monosillabici, ma restituisce le sue emozioni con la mimica facciale, ascolta tutto, accendendo anche il dialogo con esplicita gestualità. Protegge la donna, l’aiuta, la vizia, ma la detesta.
Di fronte c’è il mare che è la platea, e la coppia, che vive il momento gaudente come un sogno liberatorio sotto l’ombrellone, è rivolta con lo sguardo verso l’infinito: le onde, il gabbiano infartuato che stramazza in acqua, la nuvola che ha le orecchie di coniglio per lei e lo sguardo da ghiro per lui sono elementi immaginifici che rappresentano il presente. Scaramucce quotidiane che sono la linfa della commedia, surreale e buffa, che scorre con scioltezza. Ma nella scrittura di Francesco Lagi e Colella si fa largo, come nei migliori lavori di Beckett, una tragedia che progressivamente smuove gli animi dei protagonisti e sollecita l’attenzione del pubblico, che se all’inizio è rapito dalla sorprendente interpretazione del Colella in abito a fiorami e con mollettina rossa tra i capelli e un corpo molto appesantito – anche dalle tante parole che partorisce incessantemente – poi vien preso dalla curiosità di conoscere il motivo di tanta pacata follia. Evidente è la disgrazia della paralisi della donna; ma spunta pure il nome di Natascia, la figlia che non c’è più; risuona l’incubo di un’ipoteca bancaria: sono accenni tragici che vengono soffocati e sempre rimandati dalla loquacità spregiudicata di Marisa, femmina insoddisfatta che vorrebbe ancora sentirsi giovane, bella e corteggiata dal suo uomo, il più bel fiore della Calabria. Il quale, come molti uomini del sud, preferisce il silenzio volontario perché incapace di fingere, di dire bugie, ma, prodigo di omissioni, partecipa attivamente alla tragedia.
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Le vacanze dei signori Lagonia, di Francesco Colella e Francesco Lagi. Regia di Francesco Lagi. Con Francesco Colella (Marisa) e Giovanni Ludeno (Ferdinando). Disegno suono, Giuseppe D’Amato. Scene, Salvo Ingala. Costumi, Sara Fanelli. Disegno luci, Martin Emanuel Palma. Uno spettacolo di Teatrodilina. Produzione: Compagnia Lombardi-Tiezzi. Allo Spazio Diamante, fino al 9 maggio
Foto: Francesco Colella e Giovanni Ludeno (© ???)
