18 ottobre 2025

«Con l’acqua alla gola», di F. Benedetto (regia, G. Eleonori)

«Con l’acqua alla gola», di F. Benedetto (regia, G. Eleonori)

Roma, Teatro Trastevere
17 ottobre 2025

E NON ERA NEMMENO YOGURT!

A volte succede che le poche note che si leggono sui comunicati – quelle solitamente scritte dalla compagnia – e che si piccano di accendere un bagliore di curiosità nello spettatore, spieghino perfettamente quel che accade sulla scena. Con l’acqua alla gola è così presentato: «Un appartamento invaso da scatole di yogurt scaduti e illuminato solo dal bagliore di un frigorifero: è qui che prende vita una commedia nera e surreale, in cui i confini tra ironia e disperazione si sfumano fino ad annegare su sé stessi. Sul palco, i giovani attori, forti di un affiatamento travolgente, trascinano lo spettatore in un viaggio che alterna ironia feroce e visioni apocalittiche, fino a un epilogo in cui il quotidiano si trasforma in rivelazione.» Dunque, che cosa accade in questo appartamento invaso da contenitori di yogurt? Sinceramente il suggerimento – l’aiutino, direbbe qualcuno – che gli artefici ci offrono, non chiarisce molto. Oltre al titolo, il giovane autore Francesco Benedetto avverte la necessità di aggiungere un sottotitolo, Sulla punta della lingua: evidentemente anche a lui è sorto qualche dubbio sulla comprensione della presentazione del suo progetto.

17 ottobre 2025

«Ad A.», scritto e diretto da Sara Esposito

«Ad A.», scritto e diretto da Sara Esposito

Roma, Spazio Diamante
16 ottobre 2025

LA LIBERTÀ VISTA DAL PIANETA ALZHEIMER

In teatro ormai aprire il sipario su uno spettacolo senza la scenografia è all’ordine del giorno: d’altronde, si sa, la scena ha un costo e per risparmiare se ne fa a meno. Più raro è cominciare uno spettacolo che prevede una scena e, per un disguido, invece, questa non c’è. Allora gli attori si caricano di un peso psicologico insolito, ingombrante, indisponente, che diventa una preoccupazione insopportabile durante la recita, perché pensano ovviamente che l’allestimento sia incompleto, temono che i movimenti provati possano diventare un impaccio, addirittura ridicoli; insomma, in simili occasioni, forse sarebbe stato meglio non prevederla proprio una scenografia, sarebbe stato opportuno, addirittura logico, rimandare il debutto.

15 ottobre 2025

«The prudes» di Anthony Neilson (regia, G. Fogacci)

«The prudes» di Anthony Neilson (regia, G. Fogacci)

Roma, Teatro Cometa Off
14 ottobre 2025

UN GUSTOSO TENTATIVO DI SCANDALIZZARE I MORALISTI

The prudes in inglese significa i moralisti, i puritani, coloro che non vedono di buon occhio gli argomenti osé. Tuttavia, nel testo dello scozzese Anthony Neilson, al di là dello sviluppo della trama, si intuisce, con una sostenuta evidenza, l’intenzione di una sfida, direi una contestazione, nei confronti del teatro di narrazione, che altro non è che un attore solo che si esibisce con un monologo in proscenio. Un monologo solitamente banale che spesso porta alla ribalta argomenti «di facili costumi», dove volentieri si parla di sesso, talvolta anche spinto, ma mai esibito, per catturare la curiosità del pubblico crasso (quello televisivo) che ama lasciarsi scandalizzare dalla battuta volgarotta: in questo modo il mattatore conquisterà abilmente valanghe di applausi, riscuotendo immediati consensi. Osserviamo, invece – sottintende l’autore – come reagiscono gli spettatori quando si trovano di fronte a una coppia che in palcoscenico, davanti agli occhi dei tanti prudes che siedono in teatro, vuole ritrovare il desiderio sessuale degli anni migliori, vuole riprovare l’emozione di quell’esuberanza giovanile ormai da tempo sopita.

07 ottobre 2025

«Edipo a Colono», di Sofocle (A. Evangelisti)

«Edipo a Colono», di Sofocle

Roma, Teatro Ateneo
6 ottobre 2025

FINALMENTE UN CORO AFFOLLATO PUÒ ESPRIMERE L’ANIMA DELLA TRAGEDIA

Sono lontani i tempi in cui si poteva assistere alla rappresentazione di una tragedia greca allestita come se fosse appena stata scritta dal suo autore: senza idee originali e senza stravolgimenti, senza proiezioni e senza automobili o motociclette che arrivano dalle quinte, senza jeans strappati e senza cappotti neri, senza parrucche cotonate e senza calze a rete. La tragedia autentica, così com’è stata ideata, portata sulla scena di un teatro moderno, tolta dal suo antico spazio dove nacque qualche millennio fa e riproposta tale e quale, con una traduzione esatta, resa scorrevole, e con qualche taglio opportuno, e rappresentata con fedeltà letteraria e semplicità teatrale.

06 ottobre 2025

«Supernova», scritto e diretto da Mario De Masi

«Supernova», scritto e diretto da Mario De Masi

Roma, Teatro India
5 settembre 2025

‘E FIGLIE SE ‘MPARANO CU LL’UOCCHIE!

La stagione teatrale è appena cominciata ed è già un continuo rincorrere l’ultima replica degli spettacoli in programma per cercare di non rimanere indietro con le visioni. Il teatro, che una volta era molto faticoso per attori e tecnici, quando le compagnie attraversano l’Italia in lungo e in largo e i debutti si susseguivano ogni giorno, talvolta senza nemmeno la pausa del riposo, ora che le tournée sono in ribasso, diventa un’ardua impresa più per l’assiduo spettatore stakanovista che per gli addetti ai lavori. Il Teatro di Roma, propone, in apertura all’India, Supernova, scritto e diretto da Mario De Masi, con un cast di tre bravi attori e una eccellente drammatica danzatrice e coreografa di origine russa, Lia Guisein-Zadé. Occorre partire dal titolo per capire il ciclo evolutivo della «follia» di un autore partenopeo che vede il nucleo, affettivo e carcerario, della famiglia girare intorno alla figura materna che paragona all’effetto cosmico più possente e splendente. «La supernova – sintetizza la nota riportata sul programma – è un’esplosione stellare provocata da una stella che ne ingloba un’altra più piccola, dando luogo a una reazione violentissima e luminosissima che dura per un certo tempo. La materia prodotta dall’esplosione si disperde nell’universo dando vita a nuove stelle, mentre il nucleo collassa su sé stesso e crea un buco nero».

05 ottobre 2025

«Candido» di Rossi/Beddini

Roma, Spazio Diamante
4 ottobre 2025

VENTOTTO PERSONAGGI CON LA STESSA VOCE E UN INUTILE MICROFONO

Non faccio a tempo a uscire da un teatro, dove mi lamento della locandina, per entrare in un altro che invece contrappone un capolavoro del marketing. Non vorrei sembrare ripetitivo, ma l’importanza della locandina è determinante: non certo per la buona riuscita di uno spettacolo, ma per predisporre l’animo dello spettatore, per incuriosirlo, per allettarlo, per consolarlo e a volte anche per adescarlo: com’è successo per questo Candido che non ha nulla né di Voltaire né di G. B. Shaw che ne scrisse una famosa versione al femminile. Il personaggio interpretato da Michele Savoia conserva il carattere gaio, innocente, fresco di genuinità, ma non pretende di emulare il suo omonimo predecessore. Il richiamo in locandina si espande con varie voci: la prima è «… e altri 28 personaggi», e poi «produzione musicale», ma soprattutto quando leggo «coreografie» la mia curiosità prende il sopravvento. In scena è annunciato un solo attore, a me sconosciuto, dall’aspetto assai giovanile: sarebbe davvero un peccato – penso – perdersi un simile talento, uno che balla, canta e capace di interpretare circa trenta personaggi. Mica è poco!

02 ottobre 2025

«Titus» (Shakespeare); adattamento e regia, Davide Sacco

Roma, Teatro Quirino
1° ottobre 2025

NON È PRUDENTE FAR ENTRARE I VINTI IN CASA PROPRIA

Premessa. La recensione è corredata di un’immagine insolita (e provocatoria) per mancanza di altre fotografie decenti da pubblicare: una sola sul sito del Quirino e a bassissima risoluzione (non utilizzabile), e altre poche, rintracciate sul web, che ritraggono solo primi piani insignificanti. Inoltre è vergognoso che chi vuole occuparsi della fatica degli attori debba andare a elemosinare, a notte inoltrata, tramite conoscenze, la distribuzione delle parti, soltanto perché non si vuol stampare una locandina con personaggi e interpreti e quindi rendere gli attori riconoscibili. Queste difficoltà sono il segno evidente che in teatro nessuno ha più voglia di lavorare con professionalità, decoro e rispetto: soprattutto non si pensa più al bene degli attori. Unico obbiettivo oggi è risparmiare il più possibile: ma il teatro è un mestiere faticoso e non accattonaggio. Caro Coppolino, se fai salire tua figlia in palcoscenico, hai il dovere (da produttore e da padre) di darle un’identità; se non la rendi riconoscibile al pubblico, hai cancellato tua figlia. Ci vuole la locandina con la distribuzione del cast: è indispensabile per essere un buon produttore. E penso che, in qualche modo, possa giovare anche al genitore!

A Davide Sacco che nel sottotitolo chiede apertamente Why don’t you stop the show? (perché non volete fermare lo show?) rispondo: perché fuori c’è aria di guerra e preferisco la guerra finta in palcoscenico, preferisco l’odio fittizio dei personaggi inventati da un grande autore, anziché attraversare la strada – come realmente è accaduto al termine dello spettacolo – e trovare un muro di polizia, in divisa antisommossa, schierato, a mezzanotte, a difesa di Palazzo Chigi per paura di attacchi sovversivi ai danni della sede del governo. Tralasciamo i motivi che possono essere tanto giusti quanto sbagliati, ma credo sia sufficiente questa apocalittica visione notturna per far luce sullo spaccato cruento e crudele ideato da Shakespeare e rielaborato da Sacco. Il «Tito Andronico» è certamente la tragedia più sanguinaria del Bardo, e la riscrittura non ne ha risparmiato nemmeno una goccia, se non la carneficina dei molti personaggi soppressi dal testo originale.

30 settembre 2025

Incontro con Dino Trappetti

Roma, 29 settembre 2025

ALLE CINQUE DEL MATTINO, L’URLO DI TIRELLI: «È MORTO ROMOLO»

«Valli, sempre Valli, fortissimamente Valli»

Questo articolo non è soltanto il resoconto di un’intervista, anche se prende consistenza dalle parole di Dino Trappetti su Romolo Valli. Avevo chiesto a Dino di parlarmi degli ultimi momenti vissuti dall’amico: anni fa me ne parlò Peppino Patroni Griffi, e poi anche Anita Bartolucci, ma volevo sentirlo dalla sua voce, perché tra tutti gli amici di Romolo, lui quella sera era stato lì, al suo fianco, fino a poco prima della tragedia. Questo articolo è il proseguimento naturale di quello che pubblicai nell’aprile scorso, quando, prendendo a pretesto il ritrovamento di una recensione di qualche anno fa, la riscrissi tralasciando completamente la visione dello spettacolo, non ne valeva la pena, e dando la precedenza ai veri protagonisti di Prima del silenzio. Questo articolo vuole essere un atto dovuto nei confronti di uno dei protagonisti più illustri del nostro palcoscenico; vuole essere un colpo di spugna sulle tante menzogne che si dissero all’epoca intorno a un episodio che fu soltanto il tragico epilogo di un grande attore che viveva del piacere della parola che in lui trovava sempre l’asilo più naturale e confortante.

28 settembre 2025

«Canzoni in forma di nuvole», di Gianni De Feo

Roma, TeatroSophia
27 settembre 2025

LE SOLITUDINI DI SERGIO ENDRIGO E DI JACQUES BREL

Gianni De Feo inaugura la stagione del TeatroSophia nel modo migliore, proponendo due speciali serate canore in omaggio a Jacques Brel e Sergio Endrigo. Canzoni come sogni, nuvole come leggerezza, storie come poesia: sono per De Feo le fondamenta di una metafisica casa «molto carina, senza soffitto, senza cucina». In quella casa nascono le note e la voce che sembrano incamminarsi assieme per un sentiero più aereo che terrestre, eppure denso di consistenze musicali e poetiche, valori che i due artisti sono riusciti a perseguire durante la loro carriera dagli anni del Dopoguerra. Irrequieto il francese di origine belga, più tranquillo l’italiano di origine istriana, entrambi sono stati autori di brani che il successo ha reso eterni. Canzoni in forma di nuvole è un inno alla solitudine, una necessità evasiva che nell’artista diventa spesso il punto di forza tanto da cercarla come da fuggirla.

27 settembre 2025

«A place of safety», ideazione Kepler-452

Roma, Teatro Vascello
26 settembre 2025

IN SCENA TUTTA LA NOIA DEL REPORTAGE TELEVISIVO

A volte l’indisposizione di chi osserva uno spettacolo nasce dalla prospettiva di una generica visione sul teatro opposta a quella di chi propone la novità. A place of safety, che all’ultima recente premiazione delle Maschere del teatro italiano ha trionfato proprio nella categoria delle novità (e di questo mi sento corresponsabile, pur se passivo), m’è parso un noiosissimo reportage giornalistico redatto sulle navi Ong: una sorta di documentario animato su un’imbarcazione di soccorso della Sea-Watch, con tanto di lezioncina tecnica sul salvataggio dei profughi a largo di Lampedusa e della loro sistemazione in stiva. Per carità, lungi dal voler sollevare polemiche a sfondo politico: il lavoro, la fatica, il coraggio di chi si imbarca per soccorrere i naufraghi e portarli in salvo, o recuperare corpi privi di vita in mare aperto, è fuori discussione; l’azione di costoro è encomiabile sia per i loro propositi umanitari, sia per i rischi a cui vanno incontro, sia per le assurde difficoltà che i governi bizzarri, talvolta con finalità piratesche, oppongono alla nobile iniziativa delle organizzazioni. Ma in palcoscenico non siamo in mare aperto e la prospettiva deve essere diversa da quella giornalistica. Non può essere la stessa che si vede nei filmati televisivi o nelle riprese che viaggiano sul web o come nelle precise redazioni della Gabanelli. Non posso e non voglio vedere in teatro quel che la realtà quotidiana mi propone con le stesse modalità di rappresentazione: le confessioni, le rivelazioni, le spiegazioni, e poi il ponte della nave, la passerella per salire a bordo, i giubbotti di salvataggio, i sacchi bianchi per avvolgere i cadaveri. Ogni particolare racchiuso nella freddezza del realistico e del didascalico. Tutto già visto!

Pour vous