25 ottobre 2024

Premio Rossellini, XVI edizione

Festa del Cinema di Roma
Parco della Musica
Spazio Lazio Terra di Cinema
25 ottobre 2024

CORTOMETRAGGI: PREMIATA LA MEMORIA PER L’ECCIDIO DI CALVI DELL’UMBRIA

Per il quarto anno consecutivo s’è svolta all’Auditorium, nel bel mezzo del gran circo della Festa del Cinema, la premiazione delle sceneggiature del Premio Roberto Rossellini 2024, giunto alla XVI edizione e dedicato ai cortometraggi. In collaborazione con la Festa del Cinema di Roma, presso lo Spazio Lazio Terra di Cinema della Regione Lazio, in meno di un’ora, guidati dall’eleganza di Francesco Verdinelli che ha condotto l’evento al ritmo sostenuto di uno swing, sono stati presentati i tre filmati vincitori: medaglia d’oro a Per non dimenticare di Zoe Perfetti e Vincenzo Merlo; l’argento è stato assegnato a Scusa di Giulio Novelli; bronzo per Trentasei Sensei! di Leonardo Gaspa, Elisa Angeli e Matteo Franchetti.

«Riccardo III» di William Shakespeare

Roma, Teatro India
24 ottobre 2024

CON KUBRICK NELLA STANZA DELLA TORTURA

Non credo di sbagliare se azzardo che lo studio di Luca Ariano e di Pietro Faiella sul Riccardo III di Shakespeare, proposto al teatro India fino al 10 novembre, sia un adattamento idealmente suggerito da Kubrick, se non addirittura da Burgess. Lo scrittore, infatti, titolò il suo romanzo più famoso ispirandosi a una espressione tipica dello slang londinese, Clockwork orange, riferita a colui che è (o che pare) «sballato come un’arancia a orologeria»: come se il suo cervello fosse composto da tanti spicchi, non collegati l’uno all’altro, e con la capacità di funzionare uno alla volta, alternandosi grazie a un ipotetico congegno a tempo. È «l’Arancia meccanica», frutto seducente e succoso, apparentemente ripieno di dolcezze, ma che invece riveste una natura imprevedibile e bacata. «L’inganno si nasconde in un supplizio così suadente», dice, infatti, la regina madre al figlio appena incoronato.

24 ottobre 2024

«Fonès» di Francesca Muoio e Luca Trezza

Roma, Spazio Diamante
23 ottobre 2024

RITRATTI DI VITA NAPOLETANA IN VIA PRENESTINA 230

Alla presentazione del cartellone del nuovo spazio teatrale di via Prenestina, il 12 giugno scorso, questo fu uno degli spettacoli che più mi incuriosì. Le poche parole dei protagonisti che illustrarono la loro opera coinvolsero subito la mia curiosità partenopea. L’attesa e l’interesse crescente nei confronti della realizzazione scenica di Francesca Muoio e Luca Trezza ha fiaccato sul nascere l’improvvisa pigrizia che, alla vista di un forte acquazzone abbattutosi sulla capitale e alle sconfortanti notizie del traffico impazzito che paralizzava la città, stava lievitando minacciosamente. Dunque le aspettative erano alte. Forse troppo. Tant’è che quando mi accingevo a prendere posto in sala, ho notato con un pizzico di delusione la non-scena: a terra, verso il fondo, una serie di abiti (e qualche accessorio) erano perfettamente allineati di fronte al pubblico. Tra i differenti «mucchietti» ho riconosciuto un giubbotto maschile imbottito, una parrucca bruna, vari occhiali e un bastone. A uno sguardo più generico e più napoletano ho realizzato che si trattassero d’ ‘e pezze ‘nterra per i travestimenti. E devo ammettere che non mi sono sbagliato.

23 ottobre 2024

«1984», da George Orwell

Roma, Teatro Quirino
22 ottobre 2024

«IL GRANDE FRATELLO VI Dà IL BENVENUTO IN TEATRO»

Poco prima che le luci di sala si spegnessero, una registrazione ha avvertito che il Grande fratello dava agli spettatori il benvenuto in teatro, come se non bastasse quello televisivo! Per fortuna si trattava di un GF di differente spessore intellettuale, il quale raccomandava di non impressionarci delle scene di violenza (fittizia) o delle macchie di sangue (finto) che si sarebbero viste durante lo spettacolo, nulla di peggio di quel che accade ogni giorno per strada. L’annuncio così terminava: «Spegnete i telefoni cellulari: il Grande fratello vi spia. Non fate i furbi». Naturalmente non tutti hanno spento il cellulare, e non per furbizia, ma per strafottenza: s’era già capito che il GF spiava soltanto i suoi cittadini (rappresentati dagli attori sul palco) i quali per due volte, nella prima scena, sono stati costretti a consegnarli alle autorità, ma quando poi in platea è squillato un cellulare, l’allarme del GF purtroppo è rimasto silenzioso.

22 ottobre 2024

«Meat» di Gillian Greer

Roma, Teatro Belli
21 ottobre 2024
Per la rassegna Trend
Nuove frontiere della scena britannica

L’IRLANDESE SI PERDE CON IL CONTORNO!

Se a poco più di 30 anni uno scrittore è sempre in erba, Gillian Greer è ancora una giovanissima irlandese già abbastanza indispettita dalle esasperazioni del politically correct. Nata nel 1991, ha intrapreso la carriera letteraria e teatrale, frequentando il Soho Theatre di Londra, ma resta una donna di grezzo sangue irlandese e non inglese («… che è tutta un’altra cosa!», diceva un amico conosciuto nei libri). La sua carne è primordiale come la sua terra. Meat, commedia presentata al Belli, fino a mercoledì, per la rassegna Trend, infatti, è il frutto drammaturgico – se ho capito bene – della sua spontaneità d’animo che vuol tradurre con la verità della parola. Equivale, per allegoria, in maniera più moderna, concreta e provocatoria, a quel modo di dire che nei nostri Vangeli è ripetuto due volte: In verità, in verità vi dico… che quel che la Greer scrive riflette l’onestà del suo spirito artistico e ribelle.

21 ottobre 2024

«Trachinie» di Sofocle

Roma, Teatro di Documenti
20 ottobre 2024

«NON HANNO SENSO NÉ VENDETTA, NÉ RANCORE»

Pagliaro porta la maestosità dei versi di Sofocle nelle antiche grotte di Testaccio

Affrontare l’antica tragedia, senza poter usufruire della vastità e del fascino storico che la struttura di un teatro greco conserva da diversi millenni, è impresa assai delicata. I tre grandi autori tragici scrissero per un pubblico che affollava immensi spalti all’aperto, e oggi la rappresentazione di un’opera classica al chiuso pone, a qualunque regista, alcune questioni che soltanto una sensibile versatilità d’interpretazione può risolvere. Walter Pagliaro, dopo aver portato Trachinie a Siracusa (nella scena dov’è nata la tragedia), tenta di comprimere la maestosità dei versi di Sofocle nelle antiche grotte di Testaccio: spazi sotterranei, cunicoli angusti, una volta molto bassa sopra le teste degli spettatori che, invece di assiepare le gradinate, sono seduti su rigide panche poste intorno alla scena su tre lati. Insomma, un luogo concepito architettonicamente con teorie opposte a quelle del classico teatro di Epidauro, dove la gente si alzava, camminava, chiacchierava. Dunque, una vera e propria sfida.

20 ottobre 2024

«A volte Maria, a volte la pioggia» di Daniele Parisi

Roma, Spazio Diamante
19 ottobre 2024

«AL CENTRO O INTORNO AL CENTRO?»

Dispiace sempre quando l’esibizione di un attore, «piccola» che sia, non abbia all’ingresso del teatro nemmeno una brochure di presentazione, dove sono riportate le notizie fondamentali. Soltanto un manifesto esposto nella vetrina esterna ne annunciava la rappresentazione: meno male che i nostri cellulari possono fotografare, altrimenti non avrei ricordato né il titolo e forse neanche il nome del protagonista. Capisco che A volte Maria, a volte la pioggia sia stato programmato all’ultimo momento al posto di «Inviloop» dello stesso autore, ma non offrire al pubblico le informazioni base su quel che sta andando a vedere è atteggiamento poco professionale. Ripeto: dispiace e non capisco di chi sia la responsabilità di tanta improvvisazione.

19 ottobre 2024

«Polmoni» di Duncan MacMillan

Roma, Spazio Diamante
18 ottobre 2024

UN TESTO CHE IMPONE UNA RECITAZIONE ULTRAVELOCE

Per un attimo m’è sembrato di vedere tutte le Tragedie in due battute di Achille Campanile correre sul Frecciarossa! La sensazione è nata perché, per recitare il testo di Duncan MacMillan, ci vogliono due Polmoni grandi – ciascuno – come la cassa di un contrabasso! Frase che ha tutte le caratteristiche di una semplice boutade, nemmeno troppo spiritosa, eppure contiene due precise indicazioni sulla pièce vista allo Spazio Diamante, in scena fino a domenica 20. La prima, più evidente, spiega perfettamente il titolo che, contrariamente alla consuetudine, si appoggia non sul significato del dialogo, ma direttamente sull’abilità degli attori che s’impegnano a recitare il copione tutto d’un fiato, senza interruzioni. Dunque, occorrono due bravi interpreti – bravi davvero – giovani e possibilmente non fumatori. La seconda indicazione, invece, riguarda il testo scritto, ed è il punto su cui verte la critica.

18 ottobre 2024

«Bidibibodibiboo» di Francesco Alberici

Roma, Sala Umberto
17 ottobre 2024

CARO ALBERICI, FUORI AL TEATRO CI DOVREBBE ESSERE LA FILA

«Se lo spettacolo vi è piaciuto, ditelo in giro e invitate almeno una persona a venire a vederci. Noi saremo felici». Sono le parole che Francesco Alberici, al termine del suo Bidibibodibiboo, in scena alla Sala Umberto fino a domenica, ha pronunciato in ribalta, davanti a una platea plaudente, ma non gremita: eppure avrebbe meritato il tutto esaurito. E un mese di repliche. Il teatro va aiutato e invece l’organizzazione che oggi si adotta in tutta Italia lo sta mortificando. A doversi impegnare per questa crociata, rischiosa certamente (ma in teatro il rischio d’impresa è l’unica certezza), devono essere i produttori e i gestori delle sale. I primi dovrebbero – in buona fede, naturalmente – suggerire ai secondi quali sono gli allestimenti che meritano di restare in cartellone più tempo, quelli su cui porre attenzione e maggior fiducia. In un momento difficile come quello che stanno vivendo, ormai da anni, le platee romane (e non solo), gli spettacoli non possono essere trattati tutti alla stessa maniera: ci sono quelli che vanno «licenziati» subito (non mancano!) e quelli che vanno «promossi» e sostenuti. Solo così il pubblico potrà rieducarsi alla qualità. Soltanto così le nuove valide leve del palcoscenico potranno essere conosciute e rispettate.

17 ottobre 2024

«I Mezzalira – Panni sporchi fritti in casa», di Agnese Fallongo

Roma, Teatro Basilica
16 ottobre 2024

UNA TRAGEDIA UMORISTICA AMBIENTATA NEL «SUDDISSIMO»

La storia della famiglia Mezzalira sembra uscita dagli appunti non utilizzati dei grandi romanzi verghiani del ciclo dei vinti: caratteri popolari, terre da coltivare, giare e olive, fame e indigenza, baroni e contadini, canti evocativi e preghiere, desiderio di riscatto. Tutti temi tipici di una letteratura del Sud che se da un lato fu verista e drammatica, dall’altro (quello teatrale) resta tra le più briose e comiche dell’intera produzione italiana. Agnese Fallongo attinge da entrambe le miniere per costruire una tragedia umoristica ambientata in un sud un po’ più a sud del nostro meridione, praticamente nel suddissimo, che è territorio poetico. Un luogo della fantasia, dove si parla un interessante vernacolo popolaresco, nel quale si riconoscono molte parole dell’entroterra campano, ma con inflessioni lucane e anche siciliane. Insomma, un miscuglio giocoso che sposa perfettamente i ritmi da tammurriata e le belle melodie canore composte da Tiziano Caputo, laddove il dialogo ha bisogno di un sostegno drammatico o di una sospensione temporale.

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