11 febbraio 2025

«Il minimo comune viaggiatore» di Vincenzo Mascolo

IL CIELO SOPRA L’OLIMPO

Nel suo quotidiano peregrinare lungo i percorsi poetici, Vincenzo Mascolo si concede una sosta per fissare il suo quarto studio in versi, stavolta per i tipi di Interno Poesia. Tutte le raccolte di Mascolo sono, infatti, approfondimenti su un tema, quasi univoco e sempre solido, sicché ogni suo libro si legge come un discorso che si completa con frequenti e misurate riflessioni, come bere una bottiglia di vino corposo a piccoli sorsi e scoprirne infiniti pregevoli gusti e retrogusti. Per Il minimo comune viaggiatore, ultima silloge, in ogni pagina c’è un attento sguardo rivolto alla fine di ogni cosa. Il viaggiatore è l’occhio che scruta alla finestra della vita ed è minimo perché resta fisicamente fermo, appartato nel suo pensatoio, ma il suo spirito vola nello spazio e nel tempo, sì che le immagini dei ricordi si incrociano in dissolvenze critiche, ma tutte suggerite da un tenace sapere. Il viaggio di Mascolo – senza passaporto, ma sotto identità di un poeta celeste – è un continuo partire e approdare da una lettura all’altra, da un autore studiato in gioventù a uno scrittore della maturità. Un percorso sapiente, obbligato, in cui si possono (e si devono) ritracciare, come in un rebus, distillati di letteratura, appunto, corposa, cólta, protettrice.

09 febbraio 2025

Eliseo, storia di un teatro chiuso da cinque anni (3)

POVERO CYRANO:
Á LA FIN DE L’ENVOI… IL EST TOUCHÉ!

TERZA PARTE

Barbareschi, quindi, con grande abilità e prontezza, preparò il terreno per i secondi festeggiamenti del centenario presentando uno spettacolo grandioso, il Cyrano de Bergerac, personaggio certamente eroico, anche romantico, ma soprattutto con il naso abbastanza lungo da suggerire il facile paragone con l’altrettanto famoso burattino di Collodi. Malgrado qualche maldicenza, comunque, già al fastoso debutto del 30 ottobre 2018 fu proclamato il trionfo artistico: critiche favorevoli e repliche applauditissime. Arrivarono richieste dai maggiori palcoscenici d’Italia per accaparrarsi il diritto di avere in cartellone l’evento teatrale della stagione. Il clamore che suscitò la nuova sorprendente versione del Cyrano fece apparire più luminosa una ribalta che, da lì a breve, invece, si sarebbe spenta come una candela colpita da un soffio inaspettato. Lo spettacolo, infatti, nonostante il notevole successo, improvvisamente svanì nel nulla, come nella migliore tradizione di un’arte scritta sull’acqua.

08 febbraio 2025

«Guerra e pace» da Lev Tolstoj

Roma, Teatro Argentina
7 febbraio 2025

I DRAMMI NON SI DICONO A PAROLE, SI DEVONO VIVERE

Lettera aperta a Luca De Fusco, regista dell’allestimento

        Caro Luca,
essendo un osservatore di teatro totalmente libero e completamente anticonformista, con te mi permetto di usare la forma più confidenziale possibile per riflettere insieme sul tuo ultimo spettacolo. Premetto che al levar della tela, l’effetto è magnifico: scene, musiche, luci e tutti i personaggi che invadono lo spazio s’impastano perfettamente, anche grazie ai costumi, creando un’atmosfera che fa presupporre una grande opera corale (intendo attori e regia, compresi i collaboratori naturalmente). Parte della suggestione di magnificenza, in verità, accompagna lo spettatore sin dal foyer: il titolo che troneggia sui manifesti – Guerra e pace – non è un titolo qualunque, ma di forte impatto, essendo quello della più colossale pubblicazione letteraria dell’era moderna (1865). Ora, io capisco benissimo che, soprattutto in un’epoca culturalmente arida, come la nostra, i libri vengano letti con eccessiva parsimonia, e certamente sono rarissimi coloro che si dispongono a prendere in mano le circa 1.500 pagine scritte da Lev Tostoj; so anche perfettamente che molti italiani purtroppo restano affascinati dalla demenza delle oscene serie televisive; ma sappiamo bene, io e te, che libri e teatro necessitano di tempi differenti da quelli usati da una puntata di una fiction, dalla velocità e dalla sintesi che le pessime abitudini di oggi ci impongono.

07 febbraio 2025

«Dissonorata» di Saverio La Ruina

Roma, Teatro Quirino
6 febbraio 2025

LO CUNTO DI PASCALINA, FEMMINA DEL SUD

La settimana scorsa, la recensione di un altro spettacolo, visto all’Off/Off, cominciava così: «La terribile storia di Saman Abbas, già raccontata dai cronisti che hanno seguito quotidianamente la vicenda, dalla sua sparizione (1° maggio 2021) fino al ritrovamento del cadavere (18 novembre 2022), è diventata nel 2023 materia per primo un libro», e poi anche per un secondo. La trascrizione teatrale della tragica vicenda della diciottenne di origine pakistana, uccisa dai suoi stessi familiari perché giudicata «colpevole» di voler amare liberamente, era stata, in pratica, già immaginata, o quasi, nel 2006 da Saverio La Ruina. Con un finale meno drammatico, Dissonorata torna per un’unica rappresentazione sul palco del Quirino proprio nel giorno in cui è stata annunciata la vendita dello stabile alla United Artist di Roberta Lucca (moglie di Geppy Gleijeses, già direttore artistico nella passata gestione).

06 febbraio 2025

«La morte a Venezia» di Liv Ferracchiati

Roma, Teatro India
5 febbraio 2025

COM’È NOIOSA L’INTELLIGENZA
AL COSPETTO DELLA BELLEZZA

Tutto ciò che si porta sul palcoscenico diventa esibizione. Quando si porta un simbolo della bellezza, questo solitamente risulta vincente. Quando si vuole esibire l’intelligenza senza ironia, solitamente annoia. Quando, come in questo caso, intelligenza e bellezza si confrontano sotto i riflettori in uno scontro visivo e dialettico, l’intelligenza diventa un’insopportabile intrusa, una disturbatrice. Per di più, l’operazione di Liv Ferracchiati, ispirata all’innamoramento del professor Gustav von Aschenbach per il giovane Tadzio, descritto da Thomas Mann in La morte a Venezia, pare voglia dimostrare esattamente l’impotenza della parola cólta di fronte alla contemplazione della bellezza. «Meglio il tuo corpo che le mie parole», dice il professore in scena, sentendosi inadeguato al corteggiamento. Tuttavia occorre aver ben presente le possibilità che offre il mezzo con cui si vuol proporre l’esibizione della contesa/intesa: è sufficiente una ribalta spoglia (soltanto un telo dove si proietta l’immagine del bello) per realizzare un percorso scenico sullo scabroso rapporto tra due persone che non si conoscono?

05 febbraio 2025

«A cuore aperto» di Patrizio Cigliano

Roma, Teatro Belli
4 febbraio 2025

«PENSAVO CHE L’AMORE FOSSE UNA COSA SEMPLICE»

Patrizio Cigliano ripropone al Belli un suo cavallo di battaglia, A cuore aperto, scritto 23 anni fa e ormai giunto alla 19ª edizione, che, però, non avevo mai visto. Sul fondo della scena alcune valigie accatastate sembrano il bagaglio di una vita e in effetti lo sono. La canzone in sottofondo lo confermerebbe. All’interno, infatti, sono stipate tutte quelle «frasi d’amore di fedeltà che a un altro cuore ripeterà... Illusione, dolce chimera sei tu». Quel cuore aperto del titolo è una lunga lettera d’amore scritta a quattro mani, da Giuseppe e da Maria, marito e moglie, ormai anziani, che restano agganciati nell’ultimo sguardo, lungo un minuto, forse qualche attimo in più, durante il quale rivedono tutta la loro esistenza concentrata in un momento: da quando si sono conosciuti ragazzini e facevano il bagno nudi nel fiume, fino al primo rapporto, dalla nascita della loro figlia Checca, fino all’istante in cui la luce di lei si spegne tra le braccia di lui.

04 febbraio 2025

«Mistero buffo» di Dario Fo


Roma, Sala Umberto
3 febbraio 2025

QUANDO GESÙ ERA CHIAMATO PALESTINA

Bravo, Matthias, davvero bravo. E soprattutto coraggioso. Affrontare un classico del teatro moderno che parla di ieri come di oggi, del medioevo narrato dall’incantevole follia di Dario Fo, come fosse il presente di oggi e di domani, è un’operazione che merita un encomio. Ho riso, ma non nascondo di essermi anche commosso: Matthias Martelli non è Dario Fo – e guai a farne un paragone – ma, pur se con molte differenze, il suo Mistero buffo è talmente fedele nell’essere una giullarata che a tratti m’è parso di risentire il suono delle cavalcate di Dario ascoltate e riascoltate da ragazzo al teatro Tenda di piazza Mancini.

03 febbraio 2025

«La ciliegina sulla torta» di Diego Ruiz

Roma, Teatro Manzoni
2 febbraio 2025

IL FRIGORIFERO CHE TUTTI VORREMMO AVERE

Certi spettacoli possono anche non passare sotto l’osservazione della critica. In verità, sarebbe magnifico che non passassero nemmeno sotto i riflettori di un palcoscenico, ma siccome ci sta chi li scrive, siccome esistono attori che li interpretano, un teatro che li accoglie e un pubblico che li va a vedere, è bene che il cerchio si chiuda e che anche il critico affondi le mani laddove a volte sarebbe meglio evitare. È stato proprio il titolo, La ciliegina sulla torta, così poco entusiasmante, così banale, così d’uso comune, ad attirarmi in questo perverso circuito autolesionistico, e, quando una cara amica mi ha chiesto di accompagnarla al Manzoni, non mi sono opposto, e ho pensato che it’s a dirty job but someone has to do it, è uno sporco mestiere ma qualcuno deve pur farlo.

02 febbraio 2025

«Settantuno*» di Provenzano e Pisani

Centro Culturale Artemia
1° febbraio 2025

FLAVIO: «MEIN KAMPF» E ZUPPA DI LATTE (CON LA PELLICINA SOPRA)

È un piacere passare una serata, in completo relax, nel salotto di Maria Paola Canepa: se non fosse un po’ distante da casa ci andrei molto più spesso, sapendo di non saltare nemmeno il quotidiano appuntamento teatrale. Con un buon bicchiere di vino si incontrano anche i protagonisti dello spettacolo e insieme si chiacchiera. Nello Provenzano e Riccardo Pisani vengono da Napoli e portano a Roma, sulla Portuense, un testo assai curioso e scioccante. Leggo il titolo: Settantuno, ma seguito da un asterisco che segnala la spiegazione. Mi volto, incrociando lo sguardo del regista, e sorrido. Intuisce che conosco il linguaggio della smorfia napoletana e che il numero corrisponde a l’ommo ‘e mmerda. L’asterisco in locandina, infatti, rimanda all’esegesi tradotta in lingua: l’uomo di… be’ non dovrebbe essere difficile nemmeno per uno svizzero!

01 febbraio 2025

«Saman» di Cardillo/Apolloni

Roma, Off/Off Theatre
31 gennaio 2025

UCCISA PERCHÉ INNAMORATA DELLA VITA

La terribile storia di Saman Abbas, già raccontata dai cronisti che hanno seguito quotidianamente la vicenda, dalla sua sparizione (1° maggio 2021) fino al ritrovamento del cadavere (18 novembre 2022), è diventata nel 2023 materia per un primo libro Saman, vita e morte di una ragazza italiana, di Jacopo Della Porta ed Elisa Pederzoli (ed. Aliberti), e poi, lo scorso anno, argomento per una seconda pubblicazione di Gianmarco Menga, «Il delitto di Saman Abbas. Il coraggio di essere libere» (Newton Compton ed.). Ora il dramma arriva in palcoscenico per la trascrizione teatrale di Gianni Cardillo e Francesco Apolloni che si sono ispirati all’opera omonima di Della Porta e Pederzoli. È sempre bene che se ne parli: far conoscere i particolari di una vicenda tanto sconcertante aiuta a capire quanto grave sia il delitto civile commesso nei confronti di una ragazza di appena 18 anni, uccisa dai genitori (e da altri familiari) perché da essi giudicata «colpevole» di voler vivere la vita. Il primo pensiero va a Saman, alla sua memoria, al suo desiderio di libertà.

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