IL CIELO SOPRA L’OLIMPO
Nel suo quotidiano peregrinare lungo i percorsi poetici, Vincenzo Mascolo si concede una sosta per fissare il suo quarto studio in versi, stavolta per i tipi di Interno Poesia. Tutte le raccolte di Mascolo sono, infatti, approfondimenti su un tema, quasi univoco e sempre solido, sicché ogni suo libro si legge come un discorso che si completa con frequenti e misurate riflessioni, come bere una bottiglia di vino corposo a piccoli sorsi e scoprirne infiniti pregevoli gusti e retrogusti. Per Il minimo comune viaggiatore, ultima silloge, in ogni pagina c’è un attento sguardo rivolto alla fine di ogni cosa. Il viaggiatore è l’occhio che scruta alla finestra della vita ed è minimo perché resta fisicamente fermo, appartato nel suo pensatoio, ma il suo spirito vola nello spazio e nel tempo, sì che le immagini dei ricordi si incrociano in dissolvenze critiche, ma tutte suggerite da un tenace sapere. Il viaggio di Mascolo – senza passaporto, ma sotto identità di un poeta celeste – è un continuo partire e approdare da una lettura all’altra, da un autore studiato in gioventù a uno scrittore della maturità. Un percorso sapiente, obbligato, in cui si possono (e si devono) ritracciare, come in un rebus, distillati di letteratura, appunto, corposa, cólta, protettrice.
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