31 gennaio 2025

«Bianco» di Marco Buzzi Maresca

Roma, Teatro Sophia
30 gennaio 2025

TROPPI PARABORDI IN MARE APERTO!

Il punto, signori miei, è che in teatro non si giudica mai l’operato del protagonista, ma sempre quello dell’autore in primis, e a seguire quello del regista. E quando alla fine non si ha nient’altro da dire, allora si esamina la capacità degli attori. Tuttavia, in questo caso l’opera del protagonista diventa fondamentale, in quanto viene presa a pretesto sia dall’autore che ne illustra letterariamente la genesi, sia dal regista che la usa per l’allestimento scenico. D’altronde stiamo parlando di Jackson Pollock e Lee Krasner, due artisti innovativi, pittori eccentrici, coppia irregolare di un’America a cavallo del secondo conflitto mondiale, in cerca di una corrente pittorica anticonformista che desse finalmente una moderna identità artistica al Paese che ancora manteneva nella civiltà dei pellerossa il distintivo indigeno di un’arte figurativa più vicina alla preistoria che a Picasso.

30 gennaio 2025

«Radio Argo Suite» di Igor Esposito

Roma, Teatro India
29 gennaio 2025

STRAPPIAMOCI DI DOSSO L’ABITO DELLA VANITÀ

Più che il Mazzotta poté l’Esposito. Peppino Mazzotta è un ottimo interprete (ma...!). A settembre scorso vinse il Premio Le Maschere per la realizzazione di Radio Argo Suite, monologo che già nel 2011 ricevette il Premio nazionale della Critica, e che ora torna in ribalta al teatro India fino al 2 febbraio. Peppino Mazzotta, ripeto, è un ottimo interprete, eppure è il testo di Igor Esposito a lasciare il segno sugli spettatori, a graffiare il mondo del potere dei pochi e della vanità dei molti. Come Vittorio Alfieri, per far rivivere ai suoi giorni (fine Settecento) il mito degli Atridi, riscrisse in endecasillabi – Notte! funesta, atroce, orribil notte… il più famoso incipit – il ciclo di Argo, ispirandosi all’Orestea di Eschilo, Esposito, per lo stesso intento, ha scelto, nella sua originale soluzione teatrale, di simulare una trasmissione radiofonica, con un conduttore dalla tipica profonda voce notturna, che introduce i personaggi della tragedia a cui offre un microfono per lasciargli il tempo di raccontare ciascuno il proprio dramma. O, per essere più precisi, un radiodramma in versione suite, proprio come sono certe trasmissioni della notte, che alternano brani musicali a momenti più «funesti».

28 gennaio 2025

Eliseo, storia di un teatro chiuso da cinque anni (2)

OTTO MILIONI DI EURO «PER SPESE ORDINARIE E STRAORDINARIE»

SECONDA PARTE

Tra rimandi e altre promesse la nuova gestione dell’Eliseo debuttò nel settembre del 2015. Un anno perso, eppure, con un sorridente e compiaciuto «Ce l’abbiamo fatta», Barbareschi annunciò la riapertura in conferenza stampa, sbandierando eroicamente una spesa iniziale – pare – di quattro milioni di euro per una ristrutturazione obbiettivamente poco vistosa. I proclami non si fecero attendere, ma le effettive novità riguardarono l’apertura di un ristoro all’interno del foyer superiore e l’inizio degli spettacoli anticipato di un’ora: «… perché a Londra il teatro comincia alle 20», fu la spiegazione. Inoltre, al Piccolo, fu rimossa la targa con il nome di Giuseppe Patroni Griffi, regista e scrittore al quale la sala era stata intitolata subito dopo la scomparsa (15 dicembre 2005); in compenso i nomi degli artisti più famosi che resero glorioso il passato del teatro furono affissi (ad honorem?) tra le piastrelle del nuovo rivestimento delle toilette accanto alla sala grande, così da poterla fare sempre in buona compagnia. Stravaganza sudamericana (dove Barbareschi nacque a Montevideo, Uruguay, nel 1956) più che tradizione dell’ebraismo, giudiziosa dottrina religiosa professata dal nostro protagonista.

27 gennaio 2025

«Lo stato delle cose (2)» di Massimiliano Bruno & C.

Roma, Teatro Parioli
25 gennaio 2025

ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM

Già il titolo, ampiamente abusato, è un’indicazione precisa. Si sa che non c’entra il film di Wenders, si capisce che non è il libro di Ford, s’intuisce che non ha nulla a che fare con la trasmissione di Giletti, ma l’unico riferimento resta, per Massimiliano Bruno, ideatore del carosello, la citazione di se stesso. Infatti, lo spettacolo (o quel che sembra) è un remake, finto teatrale, finto televisivo, della prima serie andata in scena nel 2003. Così nasce la seconda parte de Lo stato delle cose, una carrellata senza lode di quel misero modo di far avanspettacolo, scimmiottando il più banale esempio televisivo. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum, dicevano i saggi. Eppure Bruno non si tira indietro e con coraggio e determinazione, per regalare soddisfazione agli allievi della sua scuola di teatro, lui, il maestro, offre loro l’opportunità di esibirsi in ribalta davanti a una platea costituta per lo più da amici e parenti. Gli attori sono una trentina, forse più, quindi non è poi così difficile riempire la sala e consolarsi con gli applausi.

26 gennaio 2025

«Anna Cappelli» di Annibale Ruccello

Roma, Teatro India
25 gennaio 2025

ANNA NEL CAMPO DEI MIRACOLI

Ci sono due momenti che rendono fertile il terreno incolto che Anna Cappelli calpesta con disprezzo e morde con i piedi per necessità; terreno brullo nel quale lei ci inciampa e ci affonda, per leggerezza e per gravità, per tedio e per fastidio; lo scalcia questo terreno, lo sfiora, l’accarezza, e ci si sdraia dentro (non sopra, ma dentro). Il primo indizio lo si deve leggere quando si entra in sala: Anna è lì, in scena, scalza, con una vesticciola sgualcita, i capelli arruffati, vede entrare gli spettatori e mantiene l’atteggiamento malato di chi attende una visita importante. Non si sa chi aspetta, ma certamente arriverà qualcuno a cui deve raccontare una storia, una storia malata anch’essa. Qualcuno che le offrirà un perdono o la punirà con una condanna. Anna, ancora con le luci di sala accese, mormora sedimenti di un passato, farfuglia timori e remore, con talmente tanta intensità che il pubblico (che ha capito benissimo che lo spettacolo ancora ha da cominciare) resta rispettosamente fermo e silenzioso a osservare: perché il delirio della protagonista è inquietante e contagioso.

25 gennaio 2025

«Il rito» di Ingmar Bergman

Roma, Teatro Vascello
24 gennaio 2025

L’ETERNITÀ DELLA BELLEZZA E IL LIMITE DELL’ARTE SOVVERSIVA

L’allestimento di Alfonso Postiglione dell’opera di Ingmar Bergman mi lascia in eredità due convinzioni: la prima è che la bellezza è un talento eterno e universale, la seconda è che l’arte rivoluzionaria invece è temporanea e quindi rivolta a un pubblico assai esiguo. La bellezza, infatti, è un’ispirazione e un’attrazione che colpisce tutti (o quasi) e in chiunque provoca una reazione che solitamente, di primo acchito, è una piacevole ammirazione; ma è anche una qualità e una virtù capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo così, per naturale traslazione, oggetto di meritata e degna contemplazione. Ed è quel che accade durante Il rito, commedia adattata dal film firmato dal grande regista svedese. La bellezza in questione è quella di Alice Arcuri, viso incantevole, corpo androgino (fasciato dagli ottimi costumi di Giuseppe Avallone) perfetto, statuario, che acquisisce rilevanza estetica man mano che la trama si sviluppa, relegandola, ahinoi, in secondo piano. La fisicità dell’Arcuri resta purtroppo l’unica attrazione contemplativa della serata. Sì, c’è anche la bella scena di Roberto Crea che fa da cornice luminosa alla Venere del Vascello, ma perfino la buona prova recitativa dello stesso Postiglione non regge il confronto.

24 gennaio 2025

«Controfigura» di Antonello Toti

Roma, Teatro Tordinona
23 gennaio 2025

I DUBBI SULLA REALTÀ E L’EQUILIBRIO DELL’AMORE

«Il mondo non è di per se stesso in nessuna realtà se non gliela diamo noi; e dunque, poiché gliel’abbiamo data noi, è naturale che ci spieghiamo che non possa essere diverso. Bisognerebbe diffidare di noi stessi, della realtà del mondo posta da noi». Lo scriveva Luigi Pirandello il 2 settembre 1920, per il Discorso alla Reale Accademia d’Italia di Catania, in omaggio a Giovanni Verga, sette anni prima che uno strabiliante fatto di cronaca divenne l’affasciante caso giudiziario, denominato «Bruneri-Canella», altrimenti conosciuto come lo smemorato di Collegno. Tale signora Canella riconobbe suo marito, professor Giulio, in una fotografia pubblicata nel febbraio del 1927 dalla Domenica del Corriere, sotto la quale si poteva leggere di un ricoverato nel manicomio di Collegno che non ricordava più nulla di sé, nemmeno il nome. Era uno dei tanti dispersi della Grande guerra. La probabile consorte andò a trovarlo, lo abbracciò e amorevolmente se lo riportò a casa. Dopo qualche tempo, però, una lettera anonima riaprì il caso. Il Momento, quindicinale milanese, appoggiando la tesi della missiva, cominciò a sostenere che l’identità dello smemorato non fosse quella del Canella, piuttosto di un tipografo, Mario Bruneri, più volte condannato per truffa e falsa personalità. Malgrado la sentenza del tribunale, in seguito, stabilì che si trattasse effettivamente del losco Bruneri, la signora Canella continuò a riconoscere l’uomo che ormai viveva accanto a sé come suo marito, e continuò a chiamarlo Giulio.

23 gennaio 2025

«Il caso Jekyll», di Stevenson/Rubini

Roma, Teatro Quirino
22 gennaio 2025

LA FIERA DEI RUMORI A PALAZZO JEKYLL

Sergio Rubini, di cui ho grande stima, scrive nelle note di regia: «Partendo dalla considerazione che il celebre romanzo di R. L. Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde sia un’apologia sulla condizione umana avendo come tema centrale il doppio, che poi è il doppio che alberga in ognuno noi, abbiamo sviluppato una drammaturgia che avesse una chiave più chiaramente psicanalitica … etc etc…». La riduzione teatrale vista al Quirino ha esattamente questo andamento: una costruzione scenica e registica attenta, meticolosa, e in teoria anche coerente, ma concretizzata in una realizzazione senza alcuna emozione. Non c’è pathos, non c’è coinvolgimento, non c’è un’anima teatrale. C’è un racconto che man mano che progredisce si allontana dalla platea. Resta la narrazione di una storia, di cui vediamo alcune scene dialogate, un po’ ripetitive, ma senza suspense.

22 gennaio 2025

«I ragazzi irresistibili» di Neil Simon

Roma, Teatro Argentina
21 gennaio 2025

«DOVE C’È TALENTO NON PUÒ ESSERCI VECCHIAIA»

Forse non sono più ragazzi, ma certamente sono irresistibili. Formano ormai una delle coppie teatrali più raffinate dell’ultimo periodo. Umberto Orsini e Franco Branciaroli, dopo aver debuttato insieme in Pour un oui ou pour un non di Nathalie Sarraute (con la regia Pier Luigi Pizzi) confermano le loro affinità artistiche rivestendo i ruoli dei protagonisti in I ragazzi irresistibili, classico della comicità americana di Neil Simon, che grazie al successo della pellicola con Walter Matthau e Georg Burns conquistò, già nel 1975, notorietà in tutto il mondo. «Dove c’è talento non può esserci vecchiaia», è la battuta che li fotografa in scena. Vederli insieme, infatti, è un piacere, e l’età non si vede: la loro recitazione riverbera di divertimento, di leggerezza, di quel raffinato esprit de plaisir che tanti bravi attori più giovani difficilmente riescono ad acquisire: non per incapacità, sia chiaro, ma – se è vero che il mestiere s’impara facendolo – per mancanza di esperienza sul palco con i grandi maestri. Fortunato, quindi, chi ha la possibilità di partecipare a quest’allestimento.

21 gennaio 2025

Eliseo, storia di un teatro chiuso da cinque anni (1)


BARBARESCHI: «ROMA HA BISOGNO DI UN TEATRO CHE AGISCA NELLA LEGALITÀ»

PRIMA PARTE

Il cartellone del Teatro Argentina propone, da martedì 4 marzo a domenica 16 marzo 2025, November, commedia di David Mamet, con la regia di Chiara Noschese. Attore protagonista sarà Luca Barbareschi, patron delle due storiche sale teatrali di via Nazionale, che da marzo 2020 (dalla chiusura imposta dal Covid) mantengono le saracinesche abbassate. Luci, però, sempre accese all’ingresso, come a voler ricordare che qualcuno all’interno ci sta, e sta lavorando: sì, è vero, ma, dalle apparenze, non per il teatro. Gli uffici, quelli che una volta furono di Vincenzo Torraca, di Giuseppe Battista e di Vincenzo Monaci, sono ormai da tempo occupati dalla Èliseo Entertainment, società di produzione cinematografica di cui Barbareschi è l’unico responsabile (qui il sito della moving emotions), con sede in via della Consulta 1, palazzo dal quale si accede alla vecchia amministrazione del teatro e una volta anche alle leggendarie Stanze dell’Eliseo, dove vivevano Gino Cervi e Rina Morelli, e dove si riunivano i più importanti artisti degli anni d’oro: da Visconti a Stoppa, da Eduardo a Valli, dalla Brignone alla Falk, dalla Pagnani a Tieri, da De Lullo a Patroni Griffi, il quale nel 1978, grazie alla collaborazione che ebbe col gruppo dei Giovani, inaugurò da direttore artistico, la sala del Piccolo.

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