REGOLA NUMERO UNO:
VIETATO CORREGGERE DOSTOEVSKIJ
Un ragazzo entra in scena con un apparecchio per ascoltare le vecchie musicassette e immediatamente una voce registrata legge le prime righe del più famoso racconto di Dostoevskij, Le notti bianche, capolavoro del 1848, tratto «Dalle memorie di un sognatore», specifica il più grande scrittore russo e non solo. La citazione sonora è riportata con una variazione minima, ma non del tutto trascurabile, anzi molto significativa per comprendere l’operazione teatrale: nell’originale, sotto il cielo stellato e sfavillante di una incantevole notte pietroburghese, il narratore si chiede come possano «vivere uomini irascibili e irosi», mentre la drammaturgia di Elena Patacchini corregge in «uomini infelici».
Io non so quanto sia volontario il cambiamento e quanto saggia possa essere la presunzione di correggere Dostoevskij, ma da questo percepisco immediatamente che al mondo dal quale fugge il protagonista del racconto, s’è preferito stringere l’obiettivo sull’infelicità dei due personaggi che vediamo in scena: con una sola parola si è esclusa la cornice dell’ambiente, ossia, la città dove avviene l’incontro tra un lui senza nome e una giovane donna. Tuttavia (la domanda è d’obbligo), se intorno al protagonista non ci sono «uomini irascibili e irosi», quindi manca il mondo dei cattivi, perché il nostro amabile narratore, dall’animo sensibile e timido, sente la necessità di chiudersi in una disperata solitudine rinunciando a stringere qualunque tipo di rapporto amichevole o di semplice conoscenza?
Foto: Alma Poli e Diego Finazzi (© Alessandra Saletta)
