22 febbraio 2026

«Per sempre», di Alessandro Bandini (da Giovanni Testori)

«Per sempre» di Alessandro Bandini (da G. Testori)

Roma, Teatro Torlonia
21 febbraio 2026

SCINTILLANTE SINFONIA D’AMORE PER ALAIN

Non solo io, ma anche altri seduti in platea, all’inizio, si sono chiesti se sotto la camicia a quadri, la giacca di renna e la cravatta, Alessandro Bandini indossasse un paio di pantaloncini corti e attillati, oppure dei boxer; è certo che ai piedi non mancassero calzettoni lunghi e scarpe. Il dubbio nasce spontaneo a causa della frenetica corsa con cui l’attore raggiunge il palcoscenico attraversando la sala tra gli spettatori. Trafelato, febbrile, eccitato, intenso, il personaggio indiavolato corre (lo s’intuisce poco dopo) all’ufficio postale per recuperare la lettera quotidiana inviatagli dal suo amante parigino, o per spedire la sua a lui, tramite fermo posta. Per questa smania ansiosa di voler comunicare con l’altra faccia del proprio cuore, mi piace immaginare che Giovanni Testori sia uscito di casa dimenticandosi d’indossare i pantaloni: d’altronde la meravigliosa follia con cui Bandini rilegge a memoria la scintillante sinfonia dell’epistolario del poeta milanese ad Alain Toubas, conosciuto il 24 febbraio 1959, non potrebbe darmi torto.

Il sospetto, però, dura poco perché immediatamente, sin dalla prima missiva del 19 marzo ‘59, si viene acciuffati dal vortice sonoro di parole semplici, eppure in tempesta, che parlano d’amore, del modo impetuoso d’amare, dell’irruenza «irresponsabile» di un sentimento che diventa terremoto dell’animo, catapulta del desiderio. Per chi volesse saperne di più, su come è nato lo spettacolo e quel che comprende la fluida carrellata che Bandini regala con entusiasmo e generosità, può cliccare qui, e la pagina che s’aprirà spiegherà, meglio di qualunque altra, cos’è Per sempre. A me quel che più preme è sottolineare l’eleganza di un Vesuvio immobile che esplode scintille e lapilli dal cuore, sotto forma di frasi sciolte che diventano suoni, che seguono sonorità precise, come in uno spartito musicale guidato dalle ali del poeta prese in prestito ad Alain.

Alle spalle di Bandini, sempre fermo due passi dietro la ribalta, un monitor segnala, come un contatore, la data della lettera o della cartolina da cui sono riprese le citazioni. E ci si rende conto che il lavoro di composizione non s’accorda né con una cadenza cronologica, e nemmeno con una sequenza concettuale, piuttosto con l’impeto del sentimento, esattamente come in una sinfonia il moto Adagio segue il Vivace e vien prima del Maestoso. Il «contatore», infatti, ritorna anche più volte sulla stessa data, perché in quella lettera si comincia con un Andante e si finisce con un Fortissimo. E Bandini scuce e ricuce i paragrafi, smembrando i pensieri, per ravvivare il canto delle intensità d’amore, che sono variabili, imprevedibili, perfino contrarie le une alle altre. Una recitazione, dunque, che, come la musica, non ha bisogno di spostamenti fisici, visivi, ma è la parola stessa che crea movimento, invisibile, ma felicemente efficace, tormentato, talvolta drammatico anche se tocca note ironiche, addirittura comiche, parossistiche.

Mentre si assiste a questa fragorosa immobilità, l’occhio si sofferma sulla linea perpendicolare disegnata dalla cravatta che mostra l’andamento dei profondi respiri dell’attore che, come mantice inarrestabile, segue il ritmo interno governato dalla fatica del mestiere, che è completamente differente da quello che s’ascolta. Poi una canzone al microfono, un buio per riprendere fiato, grazie anche al meritato applauso che prolunga lo stacco, e si riprende con «I trionfi», poema che Testori scrive per Toubas, per celebrare il loro amore delicato e irriverente, un amore totalmente libero da giudizi e pregiudizi. Il tema della libertà si allaccia ad alcuni passaggi epistolari del ’60 o ’61, quando il poeta già scriveva con estrema lucidità della «povera Europa» già pronta a sacrificare la libertà «per salvare la morale del paese». Parole illuminate nella tempesta amorosa che Alessandro Bandini scatena, governa e cavalca superbamente. (fn)

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Per sempre, testi tratti da lettere e cartoline inedite di Giovanni Testori ad Alain Toubas, «I trionfi» di G. Testori, dediche private di G. Testori ad A. Toubas. Ideazione, drammaturgia e creazione, Alessandro Bandini. Dramaturg, Ugo Fiore. Con Alessandro Bandini. Sguardo esterno, Alessandro Sciarroni. Coaching, Tindaro Granata. Consulenza spazio scenico, Giulia Pastore. Disegno luci, Elena Vastano. Consulenza musicale, Federica Furlani. Produzione, Lac Lugano Arte e Cultura, in coproduzione Piccolo Teatro di Milano (Teatro d’Europa), Ctb Centro teatrale bresciano, Emilia Romagna Teatro Ert (Teatro Nazionale). In collaborazione con Casa Testori, Institut Culturel Italien de Paris, La Corte Ospitale di Rubiera. Al teatro Torlonia, ancora oggi (h. 18.00)

Foto: Alessandro Bandini (© Agnese D’Ascanio e Sebastiano Piattini)

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