18 marzo 2026

«Improvvisamente l’estate scorsa» di T. Williams (regia, S. Cordella)

«Improvvisamente l’estate scorsa» di T. Williams (regia, S. Cordella)

Roma, Sala Umberto
17 marzo 2026

L’OMOSESSUALITÀ, O LA PAZZIA DEGLI ALTRI

Nella penultima pagina del programma di sala, le note che forniscono il curriculum di Laura Marinoni, ricordano: «Milanese, debutta in tv a vent’anni e si forma all’Accademia Silvio D’Amico. Giuseppe Patroni Griffi la dirige in numerosi spettacoli diventandone il suo mentore…». Quei numerosi spettacoli furono dieci (calcolando due diverse edizioni dei Sei personaggi…) e l’ultimo fu proprio Improvvisamente l’estate scorsa, la regia che Peppino riuscì soltanto a imbastire. Poi si ammalò e improvvisamente se ne andò. Era il 2005 e Laura era stata richiamata, dopo qualche anno di lontananza dal suo maestro, per ricoprire il ruolo di Catherine. Sono trascorsi più di vent’anni e oggi veste i panni di Mrs. Violet Venable. Non c’è che dire: il suo mentore le sta sempre al fianco. Un’interpretazione che ricorda le dive del cinema degli anni Trenta, quelle che lui amava: altera e spietata come una Joan Crawford, sempre un po’ distaccata dal contesto delle passioni degli altri, cosciente sin da subito del proprio silenzio a protezione dello scandalo, cerca le luci di taglio, posizionate in proscenio, come fossero i primi piani cinematografici che più le si addicono; quasi preferisce fingere un rapporto incestuoso, pur di salvare le apparenze della mascolinità di suo figlio morto l’estate scorsa in circostanze misteriose. Logica, quasi vendicativa, quando tenta di convincere il Dott. «Zucchero» (un ottimo Edoardo Ribatto) che occorre lobotomizzare Catherine per farla tacere, promettendo in cambio una cospicua eredità; e infine ritorna diva nella scelta obbligata di fingersi in preda alla pazzia, che vede come una condanna, «una solitudine peggiore della morte».

Leda Kreider non è da meno. Ma nella sua Catherine le passioni sono in eterno subbuglio, anche se le cure per il trauma psicologico cercano di affievolirne le emozioni, che negli occhi diventano palpitazioni di paure e di tenerezze. Nelle sue esternazioni lascia trapelare un amore soffuso per il cugino Sebastian morto quando era con lei. Un sentimento sostenuto dal desiderio di proteggerne integra la memoria gridando la verità, quella che Mrs. Venable non vuol sentire e nasconde con le bugie. Per smascherarla è disposta a entrare in conflitto anche con sua madre (Elena Callegari, assai convincente mentre si dibatte tra le premure di genitrice e i vantaggi economici che potrebbero svanire da un momento all’altro) e con suo fratello (Ion Donà, esemplare nella sua concretezza in giacca e pantaloncini corti). Kreider, molto teatralmente, costruisce il suo personaggio preparandolo costantemente per la scena del delirio finale, come se la sua follia fosse per lei un presagio inevitabile. Dopo il lungo monologo di Catherine, interpretato con rara veemenza nella voce e disperazione nel corpo (m’è parso di vedere un animale ferito che si dibatte tra la vita e la morte) la grande nave (la verità) entra in rotta di collisione con l’iceberg. Nell’impatto non ci sono vincitori: la fragilità di Catherine si schianta contro l’impassibilità di Violet che sembra rifugiarsi nella pazzia dell’altra. L’unico rimedio all’omosessualità di Sebastian.

La regia di Stefano Cordella s’affida molto alla recitazione delle due donne e di tutti. Lo spettacolo è nelle mani degli attori, ed è giusto che lo sia. I quali s’incontrano e agiscono nel giardino di casa Venable: una giungla tropicale dove si nascondono piante carnivore pronte a divorare le loro prede, un ambiente simbolico che annuncia atti di cannibalismo. In questa foresta si comincia con un ossessivo frinire di grilli, tipico dell’estate, per ritrovare suoni claustrofobici di molti uccelli cupi e notturni. Al centro della scena, la carcassa di una grande automobile che un tempo fu elegante. In effetti la macchina bianca, rispetto alle indicazioni di Tennessee Williams, è l’autentica evidente novità di questa rappresentazione. Una novità, certamente d’effetto, che però mi piacerebbe comprendere meglio: «Un’automobile incidentata – suggerisce con una nota, Guido Buganza, scenografo – sepolta da materiale organico, organico senso di colpa… reliquia e reliquiario al contempo, gigantesco teschio ferito, lobotomizzato appunto». Ecco, appunto, non ho capito! Sarà certamente colpa mia se non riesco a individuare un teschio in una limousine.

Invece capisco bene l’uso del microfono che, se all’inizio amplifica troppo le voci, poi si attenua per risorgere soltanto a sottolineare, con echi o riverberi, alcune frasi che lasciano il segno nelle coscienze dei personaggi o che vengono inghiottite dall’atmosfera selvaggia del giardino: sono tutti indizi che portano nella stessa direzione dichiarata in chiusura. C’è un retroscena onirico che di tanto in tanto pretenderebbe di venir fuori, di scavalcare l’argine della recitazione, ma – per fortuna – viene continuamente discacciato dall’intensità delle due protagoniste che non cedono un sospiro ad altra distrazione. A veder le foto s’intuisce che la posizione della macchina dovrebbe scivolare verso il fondo, ma – temo per le dimensioni del palco della Sala Umberto – questa è stata posizionata in avanti, troppo presente, costringendo gli attori a frequentar più spesso il proscenio, motivo per cui la sedia a rotelle di Mrs. Venable (visto che poi l’abbandona) ruba prezioso spazio. Non più preziose delle emozioni che la coppia Marinoni-Kreider ha saputo diffondere. (fn)
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Improvvisamente l’estate scorsa, di Tennessee Williams. Regia di Stefano Cordella. Con Laura Marinoni (Violet Venable), Leda Kreider (Catharine Holly), Edoardo Ribatto (Dr. Cukrowicz), Elena Callegari (Mrs. Holly), Ion Donà (George). Scene, Guido Buganza. Costumi, Ilaria Ariemme. Disegno luci, Marzio Picchetti. Suono, Gianluca Agostini. Produzione: Lac Lugano Arte e Cultura, in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano. Alla Sala Umberto, fino al 22 marzo

Con microfoni

Foto: Ion Donà, Laura Marinoni, Leda Kreider, Edoardo Ribatto (© Luca Del Pia)

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