UN TESTO CHE SI RIBELLA ALLA CULTURA WOKE
Secondo le più recenti indagini di mercato, sono le Birkenstock ad aver soppiantato le Clarke: in Inghilterra sono scarpe diventate emblema maniacale tra coloro che appoggiano i più moderni laburisti, tanto che se ne possono comprare anche due sinistrorse, perché pare che la scarpa destra nessuno la voglia più indossare. La facile boutade viene spontanea dopo aver ascoltato il monologo di Teddy che conclude il suo sfogo di ribellione dicendo: «Non permetterò che la mia lingua venga vigilata da qualche fascista con le Birkenstock.» «Pensi che sia questo il fascismo?», gli chiede Lotty. «Comincia così: cercano di controllare le tue parole, poi i tuoi pensieri, e a poco poco intaccano la tua libertà d’azione». Ryan Craig, inglese del 1972, scrive per la scena l’intelligente dialogo intitolato Charlotte & Theodore (nel 2023), che Massimiliano Farau porta al Cometa Off nella versione tradotta da Enrico Luttman; con il quale contesta tutte le restrizioni e le nuove educazioni imposte dalla nuova cultura precauzionale, quella che per non offendere è pronta ad annientare la storia del Mediterraneo, culla di civiltà e, secondo gli esperti di ultima generazione, anche del patriarcato, del sessismo, del bullismo et similia.
Il testo è diviso in quadri, che però non seguono una progressione cronologica. Una proiezione indica di volta in volta il periodo: così, all’inizio vediamo l’ultima scena che, se da una parte ci rassicura, dall’altra ci mette in allarme. È evidente che Teddy e Lotty sono marito e moglie: lei è in partenza per Chicago. «Hai preso il passaporto?», le chiede lui, dopo averle consigliato di non svegliare i bambini che dormono. Dunque, la mamma lascia i figli per un lungo periodo: è al momento la notizia più inquietante; la si legge chiara sulle espressioni angosciate di entrambi. Da qui comincia una storia che sorprende i due al loro primo incontro, quando lui è titolare di cattedra all’Università e lei si presenta nel suo ufficio per proporsi come segretaria. Lui è «uomo di razza bianca ed eterosessuale», lei è soltanto una ragazza intraprendente. Ben presto matrimonio e lavoro li uniranno, accompagnandoli insieme sulla ribalta del XXI secolo, dove spopola il politically correct, l’odio per il patriarcato, l’acida cultura woke, e dove il gentleman che cede il passo alle signore è visto come un individuo teoricamente pericoloso. Mentre Lotty, ex femminista hegeliana, si adatta alla nuova tirannia del progresso di sinistra, trovando – da donna – enormi soddisfazioni professionali, Teddy, relativista platonico, resta ancorato ai suoi principi liberali e all’educazione del pensiero filosofico e non sopporta nulla che sia stato inventato dopo 1992. «Diciamo il 1976!», è pronto a correggere.
C’è certamente ironia nel dialogo, ma anche molta decisione nelle idee esposte dall’uno e dall’altro. La battaglia s’infiamma, ma è meglio non anticipar nulla di quel che accade, perché il rovesciamento della situazione è l’elemento sorpresa che rende la scrittura di Craig profondamente analitica e critica nei confronti della società in cui viviamo. Teddy, professore di filosofia, rappresenta, con piena coscienza sia aristotelica che epicurea, tutti i cosiddetti boomers soppiantati all’improvviso dal terremoto delle recenti influenze linguistiche e culturali; arriva perfino a indicare in Freud il responsabile dei nuovi maniacali atteggiamenti: «La violenza non richiede necessariamente un contatto fisico», per cui ogni reazione esagerata viene tacciata come gesto violento. Charlotte approfitta della situazione a lei favorevole, ma sospetta del suo passato, sin da subito, quando ripensa all’educazione data ai figli.
Foto: Salvatore Palombi e Giada Prandi (© Manuela Giusto)
