LA FIERA DELLA BANALITÀ IN 70 MINUTI
Nel 2018 il quotidiano inglese The Guardian offrì una rubrica settimanale alla nostra scrittrice Elena Ferrante. La collaborazione cominciò il 20 gennaio del ’18 e terminò il 12 gennaio del ’19. Gli articoli sono stati poi riuniti in un volume intitolato «L’invenzione occasionale». Da questi Andrea Giannoni ne ha ricavata una sfilacciata raccolta di brevi monologhi, che – come gli articoli – parlano per assoli. Gli argomenti sono tra i più immaginifici che la mediocrità possa partorire: il primo amore, del quale la scrittrice ricorda bene soltanto la fermata dell’autobus dove incontrava lui: d’altronde aveva 12 anni e a quell’età anche una pensilina può sprigionare il suo fascino!
Si comincia così con un’ode alle nebbie della memoria: un accenno a un diario d’infanzia con pensieri anche audaci – sì, ma quali? – annegati nell’acqua per non farli leggere alla mamma. Poi un salto nel timore della furia delle persone che hanno paura. Un tuffo nella bellezza della nostra lingua che emoziona talmente chi la legge al punto da prendere in mano la Divina Commedia e leggerla scomodamente in poltrona a testa in giù. Quindi, la veloce esaltazione del nostro inno nazionale. Non può mancare una manciata di carezze al rosmarino e al basilico, perché il pollice verde è sintomo di femminilità all’avanguardia. E poi, e poi, e poi … una seduta analitica da evitare, una divagazione sessuale, e la incredibile scoperta che le parole amore e amicizia hanno la stessa radice. Chiude la fiera della banalità, l’impossibilità di poter rientrare nel ventre materno e di scorgere le sembianze della madre nel riflesso dello specchio (quando ormai l’età ci avvicina al ricordo più recente dei nostri genitori, ma questo lo aggiungo io).
Foto: Viola Graziosi (© Giorgio Pergolini)
