01 marzo 2026

«Invenzioni» da Elena Ferrante (regia, Andrea Giannoni)

«Invenzioni», da Elena Ferrante (regia, A. Giannoni)

Roma, Spazio Diamante
28 febbraio 2026

LA FIERA DELLA BANALITÀ IN 70 MINUTI

Nel 2018 il quotidiano inglese The Guardian offrì una rubrica settimanale alla nostra scrittrice Elena Ferrante. La collaborazione cominciò il 20 gennaio del ’18 e terminò il 12 gennaio del ’19. Gli articoli sono stati poi riuniti in un volume intitolato «L’invenzione occasionale». Da questi Andrea Giannoni ne ha ricavata una sfilacciata raccolta di brevi monologhi, che – come gli articoli – parlano per assoli. Gli argomenti sono tra i più immaginifici che la mediocrità possa partorire: il primo amore, del quale la scrittrice ricorda bene soltanto la fermata dell’autobus dove incontrava lui: d’altronde aveva 12 anni e a quell’età anche una pensilina può sprigionare il suo fascino!

Si comincia così con un’ode alle nebbie della memoria: un accenno a un diario d’infanzia con pensieri anche audaci – sì, ma quali? – annegati nell’acqua per non farli leggere alla mamma. Poi un salto nel timore della furia delle persone che hanno paura. Un tuffo nella bellezza della nostra lingua che emoziona talmente chi la legge al punto da prendere in mano la Divina Commedia e leggerla scomodamente in poltrona a testa in giù. Quindi, la veloce esaltazione del nostro inno nazionale. Non può mancare una manciata di carezze al rosmarino e al basilico, perché il pollice verde è sintomo di femminilità all’avanguardia. E poi, e poi, e poi … una seduta analitica da evitare, una divagazione sessuale, e la incredibile scoperta che le parole amore e amicizia hanno la stessa radice. Chiude la fiera della banalità, l’impossibilità di poter rientrare nel ventre materno e di scorgere le sembianze della madre nel riflesso dello specchio (quando ormai l’età ci avvicina al ricordo più recente dei nostri genitori, ma questo lo aggiungo io).

Ora io dico: perché? Perché si arriva a pensare di poter metter su uno spettacolo basato sul nulla? Perché nessuno (tra regista, attrice, produttori) ha avuto il sentore che dietro quelle parole scelte ci fosse il baratro dell’insensatezza? Settanta minuti di vuoto cosmico in cui l’unico filo conduttore è il cavo dell’illuminazione del palcoscenico. Io ho sperato, vanamente, con tutta la mia disperazione, che almeno prima del buio finale potesse accadere qualcosa, dopo aver visto una scrittrice sedersi alla scrivania e battere le dita sulla vecchia macchina per scrivere; una signora dedita al giardinaggio indossare un cappello a falde larghe; una donna che quando parla di sesso resta in reggiseno. Ovvietà didascaliche di una regia più banale del testo. Al termine ho sentito pure che qualcuno diceva: «Sì, però, lei è stata brava». Al di là dell’aggiunta del «però» che sempre rende monco un complimento, bisogna riflettere, neanche troppo, per comprendere che un’attrice è brava quando porta al pubblico un’emozione. Dato per scontato che un commediante è un traduttore emotivo di parole scritte, l’emozione arriverà soltanto se quelle parole contengono una scossa: altrimenti il povero attore traduce aria, e l’aria in sé non ha alcuna emozione. Per cui dire che Viola Graziosi «però, è stata brava», equivale a prenderla in giro. E io me ne astengo. (fn)
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Invenzioni, tratto da «L’invenzione occasionale» di Elena Ferrante (pubblicato da Edizioni E/0). Adattamento e regia di Andrea Giannoni. Con Viola Graziosi. Scene e costumi, Stefania Cempini. Luci, Mauro Marasà. Produzione: Marche Teatro / Tsa Teatro Stabile d’Abruzzo. Allo Spazio Diamante, fino al 1° marzo

Foto: Viola Graziosi (© Giorgio Pergolini)

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