19 dicembre 2025

«Attacco al Vaticano» di Gianmarco Crò (regia, Ciufoli/Colombari)

«Attacco al Vaticano», di Gianmarco Crò

Roma, Teatro de’ Servi
18 dicembre 2025

QUATTRO BURATTINI SUL PALCO,
IL GATTO E LA VOLPE IN REGIA

Stanco di ascoltar monologhi – nel solo mese di dicembre ne ho visti ben sette, e ciò non è bene – anziché recarmi a vedere l’ennesimo soliloquio (ché non mancavano proposte nel quotidiano cartellone!), ho preferito scegliere una commedia di minor richiamo, il cui manifesto faceva intendere che sul palco si sarebbero esibiti quattro attori. «Almeno si sentirà qualche dialogo», ho pensato, «e ci sarà un po’ di movimento in scena, magari anche con qualche battuta simpatica», ho pensato ancora, «toh, Roberto Ciufoli e Simone Colombari firmano insieme la regia: due nomi che in teoria dovrebbero essere una garanzia», ho pensato in ultimo. È che alle volte ci si rende conto in ritardo che lasciarsi convincere dal troppo pensare è una strategia assai imprudente, se non addirittura una tattica spericolata. M’è andata male, anzi malissimo. Sarebbe stato più prudente un insano solito monologo.

18 dicembre 2025

«La vita davanti a sé», da Romain Gary (regia, S. Orlando)

Silvio Orlando ("La vita davanti a sé", di R. Gary)

Roma, Teatro Quirino
17 dicembre 2025

IN UN BAGAGLIO CARICO DI BENE, I RICORDI DEL PICCOLO MOMÒ

Il sipario si apre sulle note di Padam Padam, brano musicale portato al successo nel 1955 da Edith Piaf. Si dice che le parole furono riscritte per lei, per raccontare la sua travagliata storia d’amore con Marcel Cerdan, il pugile. La musica, a ritmo di valzer, sembra contenere allegria, ma invece è densa di nostalgia, di ricordi che riaffiorano. La prima strofa chiarisce il senso della canzone e anche la scelta di Silvio Orlando di voler introdurre il personaggio narrante di La vita davanti a sé presentato dai versi sottintesi: «Questa melodia che mi ossessiona giorno e notte / Questa melodia non riguarda il presente / Ma arriva da dove io arrivo / Ed è composta da centomila musicisti» che ovviamente sono i ricordi che risuonano nella mente del piccolo Momò. Un bambino di appena sei anni, forse dieci, forse di più, figlio di una prostituta scomparsa all’improvviso e cresciuto da Madame Rose. Momò, narrando la sua storia di orfano, in effetti, racconta la vita di Madame: una ex prostituta ebrea, scappata dai campi di concentramento e rifugiatasi a Parigi dove per vivere s’è data al mestiere più antico; quando l’età non le ha più consentito di poter lavorare con regolarità ha aperto una pensione per allevare i figli delle sue colleghe più giovani.

16 dicembre 2025

Riflessione sulla tutela d’autore che scade dopo 70 anni

Roma, 16 dicembre 2025

SHAKESPEARE E MOZART DOVREBBERO ESSERE RISARCITI

I diritti degli «immortali» in aiuto ai giovani artisti

Fra quindici giorni, il 31 dicembre, i diritti che proteggono gli scritti di Thomas Mann scadranno. Con l’arrivo del nuovo anno anche le opere di Paul Claudel perderanno i loro profitti. Saggi, prose e poesie, testi teatrali e musicali di autori deceduti nel 1955 diventeranno di dominio pubblico, compresi quelli di Charlie Parker, padre del bebop jazz. Ogni opera è protetta dal giorno del suo battesimo – che corrisponde al momento del deposito presso la società incaricata – fino a 70 anni dalla morte dell’autore: il dominio scade, appunto, il 31 dicembre successivo al 70° anniversario del decesso. Questo significa che, per esempio, chi vorrà rifare una nuova edizione cinematografica o teatrale della Morte a Venezia dal primo gennaio sarà libero da permessi e da pagamenti per liberatorie, e quindi ci si potrà ubriacare con Aschenbach o con il vecchio Buddenbrook senza alcun timore di essere sorpresi dal controllo delle autorità predisposte. Si cita Thomas Mann solo perché il nome è il più autorevole, e i suoi scritti hanno ispirato tanti altri autori e registi a impegnarsi in riscritture, adattamenti e rielaborazioni, ma il discorso vale per tutti, anche per la meno conosciuta Anne C. Flexner, commediografa statunitense, i cui eredi fra meno di due settimane perderanno, qualora ancora ce ne fossero, gli introiti scaturiti dalle rappresentazioni delle sue commedie che all’epoca pare fossero di enorme successo.

13 dicembre 2025

«Scende giù per Toledo» di Giuseppe Patroni Griffi (regia, R. M. Azzurro)

Roma, Off/Off Theatre
12 dicembre 2025

ROSALINDA SPRINT CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO

Nei giorni che precedono il ventesimo anniversario della morte del suo autore (15 dicembre 2005), Rosalinda Sprint passa, ovviamente sempre di fretta, per la nobilissima via Giulia. Roma che ha accolto Giuseppe Patroni Griffi sin dal 1945, lo ricorda con l’allestimento all’Off/Off theatre di Roberto Maria Azzurro, il quale, in forma ridotta, porta in scena le parole del personaggio simbolo dello scrittore napoletano. Peppino era legatissimo a Rosalinda Sprint, protagonista del romanzo pubblicato nel 1975, dopo undici anni di gestazione; talmente affezionato all’idea della suggestione letteraria che difese strenuamente la sua fantasiosa creatura tra le pagine del libro, proteggendola da qualunque tentativo di volerle attribuire una fisionomia cinematografica o teatrale (qui l’approfondimento sui diritti d’autore).

12 dicembre 2025

«Futti futtitinni ma non ti fari futtiri» di D’Alia-Malaponti-Castriziani

Castriziani e D’Alia (© Paolo-Porto)

Roma, Spazio Diamante
11 dicembre 2025

LA MAFIA È UN’ORGANIZZAZIONE PIRAMIDALE, COME L’ARANCINO!

La mafia in Sicilia non è soltanto una Cosa nostra come quella di Riina, Provenzano e Buscetta ma è anche una cosa nostra di famiglia; ossia la quotidiana cosa di nonna Pia che usa contro nonno Totò. Nel monologo presentato allo Spazio Diamante, scritto a sei mani da Tommaso D’Alia, Giovanna Malaponti e (per la parte musicale) Valerio Castriziani, il quadretto d’apertura siciliano è tipico di una realtà ancora opacizzata dai luoghi comuni: volutamente comuni e cantati in veloce e ossessivo scioglilingua tipico di alcune tarantelle settecentesche. I due individui, apparentemente loschi, sembrano due sicari della malavita, invece, sono due bravi picciotti incapaci di far del male a una mosca, ma capacissimi di osservare fatti e persone e di saper leggere chiaramente nel volume del contegno riservato della loro terra. A narrare li cunti è Tommaso, perché il maestro Castriziani è troppo impegnato a commentare con i suoni della sua chitarra (e non solo) le parole del compagno menestrello, ma anche un po’ cronista.

11 dicembre 2025

«Non ti pago» di Eduardo (regia, Luca De Filippo)

«Non ti pago»: Salvo Ficarra, Nicola Di Pinto e Carolina Rosi (© Salvatore Pastore)

Roma, Teatro Ambra Jovinelli
10 dicembre 2025

FICARRA È BRAVO, MA SEMBRA GIOCARE FUORI CASA

Il riallestimento di Non ti pago è un omaggio a Luca De Filippo, scomparso troppo presto dieci anni fa: fu la sua ultima regia e l’interpretazione con la quale si congedò dal palcoscenico. Carolina Rosi, sua moglie nella vita e compagna di scena in tanti spettacoli, trova il commovente coraggio di riaprire quel copione per celebrare «il rito della memoria» (direbbe Tabucchi), restituendo fedeltà alla messa in scena del 2015. Oggi il ruolo di Ferdinando Quagliuolo è affidato a Salvo Ficarra, per definizione attor comico in una parte che è anche comica, il quale nella parlata conserva tempi e cadenze della sua Palermo: certamente è un bene che dimostra immenso rispetto per la scrittura di Eduardo, tuttavia, tolto dalla custodia di Picone e lasciato in un’arena di soli napoletani, e soprattutto senza la supervisione di un attento accordatore, lo Stradivari non suona al meglio delle sue possibilità comiche, quelle a cui ci ha abituato.

08 dicembre 2025

Antonio Rezza: chi ne dice benissimo e chi ne dice malissimo


Roma, 7 dicembre 2025

CARMELO BENE: «È UN MIRACOLO DI PIAZZA»

Siccome non sono esente da imprudente masochismo, sento la necessità di dover approfondire il discorso su Antonio Rezza, non perché l’ultimo spettacolo visto al Vascello mi abbia particolarmente entusiasmato, ma per i numerosi messaggi che ho ricevuto, assai contrastanti tra loro, che mi hanno acceso una lampadina. Il commento personalissimo su Metadietro si può ridurre a «una performance divertente a tratti, ma un po’ slabbrata»: detto tra noi, dieci minuti in meno sarebbero stati salutari. Tuttavia ne scrivo ancora perché Rezza ha diviso, e non da ora, l’opinione pubblica in maniera netta, sia come autore che come attore: chi ne dice benissimo e chi ne dice malissimo, così da diventare un caso teatrale senza mezze misure. I molti pareri discordanti mi hanno chiarito una frase che avevo scritto senza badar troppo alla conseguenza dell’azione che mi accingevo a sottolineare: «… Rezza l’altra sera si divertiva – e faceva divertire – argomentando con la solita impertinenza le tragedie del nostro tempo».

07 dicembre 2025

«Le cose che restano», regia e ideazione di Alessandro Businaro

«Le cose che restano», di Alessandro Businaro

Roma, Teatro Basilica
6 dicembre 2025

CRONACA DI UNO SPETTATORE DISORIENTATO

Una voce fuori campo, cupa e stanca, lamenta le angosce dell’insonnia; maledice i pensieri notturni che sono i migliori alleati della veglia coatta, quella che anche al buio ti fa fissare il soffitto. Una luce elettrica si accende e si spegne a comando, mostrando una moka sul fornello, ma la sua intermittenza lascia presupporre che sia quella del comodino. È un inizio carico di tensioni immediatamente smorzate dalla disinvoltura di lei che introduce «il viaggio» che sta per cominciare: non proprio sotto i migliori auspici, a dir la verità. Sin da subito si avverte il peso dell’inquietudine. «Il viaggio» preannunciato si consuma in una casa, attorno al tavolo del tinello o della cucina: una volta le case avevano grandi spazi, oggi spesso cancellati, ma l’autore sembra rimproverare coloro che vanno alla ricerca di nuovi spazi: dice addirittura che anche il numero crescente delle amicizie è una forma di espansione incontrollata.

06 dicembre 2025

«L’oro della commedia» di e con Flavio Albanese

Roma, Teatro Tordinona
5 dicembre 2025

DA ARLECCHINO A TOTÒ, LE MASCHERE DELLA RISATA

«Stasera s’è goduto». È stato il primo pensiero, sciolto in parole, appena si sono riaccese le luci della platea del Tordinona, al termine di un lungo applauso per Flavio Albanese, in versione Maestro di Storia della comicità, impegnato in una «lezione spettacolo per un pubblico curioso, dalla commedia dell’arte ai cartoni animati». Il sottotitolo chiarisce perfettamente cos’è L’oro della commedia: due ore – poco meno – di approfondimenti storici sulla forma più salubre e meno rischiosa del benessere, la risata. Dalla commedia ai cartoni, dice il cartellone seguendo la cronologia dall’antico al moderno, e invece Albanese comincia dai tempi più recenti, mostrando la sequenza finale di West and Soda, film di animazione di Bruno Bozzetto e di Attilio Giovannini, che è del 1965. È l’unico momento in cui il professor Albanese spiega come in quella scena si sviluppa la tecnica per strappare una risata: i tempi, la tensione, il paradosso della situazione. Poi la lezione diventa un esercizio di spettacolo dove il maestro si esibisce in brani famosissimi che adotta come palestra per il buonumore, e per rispolverare gradevolissimi aneddoti e interessanti curiosità.

05 dicembre 2025

«Misura per misura» di Shakespeare (regia, G. Bisordi)

Roma, Teatro India
4 dicembre 2025

GOCCIA DOPO GOCCIA IL VASO DELLA CONFUSIONE TRABOCCA

Quando si ha la pretesa di voler migliorare il Bardo si rischia di combinar pasticci. Qualcuno, in soccorso dello spettacolo, tenterà una difesa: «Non si voleva migliorare, ma aggiornare». Peggio mi sento! Nel tentativo di attualizzare il testo, la regia s’è arenata nella polvere più stantia: quella che s’annida nella confusione. Malgrado qualche apparenza vetusta, Shakespeare resta nostro contemporaneo e comunque lo si usi ne esce sempre vincitore: per argomenti, per poesia e per linguaggio. Se lo si manomette in maniera imperfetta si rischia di rimanere schiacciati dal peso drammatico dei suoi protagonisti e tutto il soperchio della regia diventa vecchio e obsoleto. In Misura per misura si parla, prima ancora che di prostituzione, che di leggi troppo severe, che di minacce e di perdoni, si parla di debolezza umana: anche l’uomo più rigido e austero crolla di fronte alla tentazione della lussuria; solo chi ha fede resiste.

04 dicembre 2025

«Stare meglio» di Giacomo Ciarrapico (Festival Flautissimo)

«Stare meglio» di Giacomo Ciarrapico (Festival Flautissimo)

Roma, Teatro Torlonia
3 dicembre 2025

CARLO, ROVINATO DALLE LOTTE INTERNE

Stare meglio è un’espressione impersonale – non a caso nel titolo è usato il verbo all’infinito – che, se riferita agli individui, s’addice tanto a un singolo, quanto a una comunità illimitata che può comprendere gli abitanti di un paesino, di una metropoli o addirittura di una nazione. Senza voler sconfinare all’estero, che sarebbe troppo, Giacomo Ciarrapico, autore del racconto, immagina l’organizzazione della vita di un signor Carlo governata da un sistema interno al suo corpo predisposto sul genere repubblicano, cioè ben inquadrato in una Costituzione (che sono le regole di base del comportamento umano), in cui ogni decisione quotidiana viene gestita dal corrispondente ministero, sollevando poi inevitabili discussioni parlamentari tra maggioranza e opposizione fino ad arrivare alla crisi di governo, alla sfiducia e alle classiche elezioni. Così che per spingere il signor Carlo a leggere un libro o andare a teatro dovrebbe intervenire il ministero della cultura, per curare il fisico la Sanità, per i rapporti con il prossimo il dicastero degli esteri, per vincere la pigrizia e andare in palestra s’attiva il ministero dello sport, e per il controllo delle spese quello delle Finanze.

03 dicembre 2025

«Metadietro» di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

Daniele Cavaioli e Antonio Rezza (© Flavia Mastrella)

Roma, Teatro Vascello
2 dicembre 2025

IMMIGRAZIONE: «BENEDETTO COLUI CHE VIENE, A PATTO CHE QUALCUNO SE NE VA»

In una pausa, tra la frenetica valanga di battute, allusioni, iperboli e assurdità, dalla platea qualcuno intona un «Bravo» con timbro tenorile, fermo e robusto. Antonio Rezza immediatamente ribatte con decisione: «Lo so», prima di raggiungere l’uscita in quinta, dove viene aiutato a indossare velocemente un’attrezzatura d’astronauta per la successiva piroetta comica. Eppure, non appagato, durante il travestimento, portando bene la voce, aggiunge: «Secondo te, aspettavo te stasera per scoprirlo!» Non c’è nulla di male che un artista sia cosciente della sua bravura: ci sono attori che hanno la necessità di sentirsi bravi per andare in scena con la giusta determinazione; altri che ne possono fare a meno; i più insicuri possono risultare i migliori e viceversa. Non ci sono regole, né, per fortuna, si pagano sovrattasse (per ora) sul talento e nemmeno sull’esibizione del talento, autentico o presunto che sia. Ma quell’ostentazione urlata da fuori palco, come a riempire un vuoto scenico, m’è parsa o finta o di cattivo gusto. O entrambe le cose.

01 dicembre 2025

«Mi manca Van Gogh», di e con Francesca Astrei

Roma, Teatro India
30 novembre 2025

«COME SARANNO QUEI CORVI?»

Lei fa la guida in un museo: ci mette passione, studio e tanta energia per tenere a bada un gruppo d’immaginari visitatori irrequieti, un po’ sfrontati, un po’ maleducati. Di fronte a un quadro di Van Gogh, anch’esso fantasioso, Francesca (ma il nome è quello dell’interprete) dichiara la sua predilezione per il pittore olandese, si percepisce una debolezza che le tocca l’animo, mentre le impertinenze dei turisti la distraggono, la offendono, le fanno male. Lei reagisce con ironia davanti al tizio che usa incautamente il cellulare durante la spiegazione storica e artistica di una tela, redarguisce la signora che sgranocchia patatine. E, da una dizione perfettamente italiana e professionale, scivola su accenti più dialettali per frenare gli eccessi caustici, per smorzare la rabbia con la simpatia, per cercare di entrare in confidenza con la truppa irrispettosa e recuperare la loro attenzione. Opta per la cadenza napoletana – anche se l’attrice è nata a Roma – ma preferisce la parlata periferica, quella vesuviana resa famosa dalle incertezze lessicali di Massimo Troisi. Sfrutta l’empatia del comico di «Ricomincio da tre», senza però calcare la mano, appena appena, giusto per aprire un varco comico, prima della virata.

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