15 aprile 2023

Pre-Code: «Red dust» di Victor Fleming

Roma, Palazzo delle Esposizioni
14 aprile 2023

L’ELEGANZA DI ADRIAN NELLA FORESTA TROPICALE ESALTA LA MAGIA DEL CINEMA

Un signore amico, scomparso ormai da tempo, tra i suoi ricordi più assidui, amava associare i momenti di maggior spensieratezza adolescenziale, a quando sua madre, poco prima della mezzanotte, lo sollecitava ad uscire per andare a vedere l’ultimo spettacolo alla Sala Aurora, un cinema di Napoli, a Chiaia. Era il periodo immediatamente precedente alle tensioni politiche che poco dopo avrebbero portato l’Italia alla Seconda guerra mondiale. Andare a cinema – diceva – significava sognare, significava scoprire quel mondo di cui tanto si parlava ma che soltanto pochissimi avevano visto realmente. E ad ogni proiezione, quel brillante cosmo in bianco e nero si apriva su uno scenario diverso, ma i sogni si ripetevano pressoché identici. Attraverso quei film, uomini e donne conoscevano la nuova eleganza del saper vestire: gli uni anche come tagliarsi i capelli; le altre, le acconciature stravaganti, i cappellini frivoli. I ragazzi più grandi rubavano agli attori di Hollywood degli anni Trenta le movenze e gli atteggiamenti che avrebbero arricchito il loro bagaglio da dongiovanni. Dallo schermo qualcuno più sfacciato apprendeva la posizione più «appassionata» per abbracciare e baciare una ragazza. E le giovani fanciulle sostituivano le smorfie nostrane con quelle delle dive. Insomma, a quell’epoca, un film rappresentava molto di più del semplice svago proposto con la domanda: «Andiamo al cinema?».

14 aprile 2023

«Caligola» di Albert Camus

L’essere e il... ventaglio!

Roma, Teatro Ghione
13 aprile 2023

L’ESISTENZIALISMO DI DUCCILLI TRA I VENTAGLI COLORATI

Carmelo Bene aveva 22 anni quando interpretò il personaggio di Caligola scritto da Albert Camus. Era il 1959 e (racconta nella sua biografia) per ottenere i diritti di rappresentazione dovette incontrare personalmente l’autore che aveva ritirato la commedia dopo aver visto una disastrosa rappresentazione nel 1947, interpretata niente di meno che da Renzo Ricci e diretta dal venticinquenne Giorgio Strehler che recitava nella parte di Scipione. Pare che Camus, non riconoscendo in quell’allestimento le intenzioni di scrittura, si fosse talmente infuriato da togliere ogni autorizzazione; persino a Laurence Olivier che aveva richiesto il copione proprio in quello stesso periodo.

13 aprile 2023

Pre-Code: «Afraid to talk» di Edward L. Cahn

Roma, Palazzo delle Esposizioni
12 aprile 2023

IL «SISTEMA» IMPONE IL SILENZIO

Non c’è notizia di una versione tradotta in italiano di Afraid to talk, e allora avventuriamoci in un semplice gioco di traduzione, molto indicativo per comprendere l’operazione cinematografica. Nel nostro idioma il titolo della pellicola di Edward L. Cahn sarebbe «paura di parlare» (neanche tanto male, e sembrerebbe perfino inedito!), un timore che però nel film è appena accennato, ma se voltiamo in italiano anche il titolo della commedia di Albert Maltz e George Sklar, da cui il lungometraggio è tratto, allora tutto torna: letteralmente «Marry-go-round» significa «la giostra»: nel linguaggio che meglio s’adatta all’ambientazione del dramma si dovrebbe preferire il termine «il sistema», parola comune ai clan della malavita. Quindi se si tratta di un sistema assai sporco, si capisce bene perché qualcuno abbia paura di parlare e preferisce il silenzio.

12 aprile 2023

Pre-Code: «Freaks» di Tod Browning

Roma, Palazzo delle Esposizioni
11 aprile 2023

GLI «SCARAFAGGI» CHE ESIBIRONO LE LORO MOSTRUOSITÀ

In meno di un anno Tod Browning, dalle stelle, cadde nelle stalle, anzi molto più giù. Nel 1931 diresse Bela Lugosi in «Dracula», cult dell’horror, che in poche settimane s’impose per un lungo periodo nelle classifiche degli incassi al botteghino; non solo, fu anche, sin da subito, osannato dalla critica. Il conte dai canini succhiasangue, mostro mantellato delle tenebre, colui che ha terrorizzato generazioni di adolescenti (e anche di molti adulti), nato dalla penna di Bram Stoker, divenne un’icona cinematografica grazie all’estro del suo regista. Alla MGM compresero che le storie che avevano come protagonisti i mostri potevano essere molto vantaggiose, e concessero a Browning il nulla osta per girare una seconda pellicola dove altri mostri si sarebbero esibiti in un circo. Questi però, benché fossero anche loro personaggi di un racconto («Spurs» di Tod Robbins), non erano creazioni della fantasia di un autore, ma esseri reali e il romanzo era soltanto il pretesto per ricavarne una trama.

11 aprile 2023

Fondazione Franco Zeffirelli

Franco Zeffirelli con Maria Callas (© Gettyimages)
Firenze,
7 aprile 2023

IL GENIO DI FRANCO ZEFFIRELLI IN UN MUSEO NEL CUORE DELLA SUA FIRENZE

Passando davanti a un abito indossato da Maria Callas e scivolando accanto a una fotografia che ritrae il Maestro con Laurence Olivier, dopo essersi soffermato a leggere i nomi di Anna Magnani, Elizabeth Taylor, Jeremy Irons, e infinite stelle del firmamento dello spettacolo del Novecento, il visitatore non può non incantarsi all’improvviso di fronte al ritratto di Gesù. Un olio, 60x46, del volto di Cristo martoriato dalla corona di spine con una tunica color granata, sguardo che s’allunga oltre la vita. Il quadro è esposto nella sala dedicata al «Gesù di Nazareth», pellicola del 1977, ma le pennellate assai cupe e piene di dolcezza lasciate sul cartoncino non raccontano il film, non fanno parte dei bozzetti di scena, né suggeriscono inquadrature della macchina da presa. Fermano piuttosto l’idea che, nel suo immaginario artistico, Franco Zeffirelli aveva di Cristo. Una profonda visione della vita che forse riserva «interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete», come il poeta ci insegna.

06 aprile 2023

Pre-Code: «She done him wrong» di Lowell Sherman

Roma, Palazzo delle Esposizioni
5 aprile 2023

«UN RAGAZZO TANTO DOTATO DOVREBBE TENERSI SEMPRE IN ESERCIZIO»

Arriva in carrozza con un cappello sormontato da un cespuglio di piume, sotto il quale sfoggia uno sguardo fiero da diva ammaliatrice; anche il parasole chic sembra essere proporzionato alle sue forme. Fasciata in un vestito di velo contornato di raso nero che esalta le curve dei fianchi, con passo deciso, da altera generalessa, ma certamente un po’ sciantosa, le si legge negli occhi che avrebbe un gran desiderio di sfogare la sua esuberante femminilità con la classica «mossa» delle canzonettiste partenopee della sua epoca, ma si trattiene, Mae West: non scende a patti con le «cattive abitudini» portate dagli emigranti italiani che ai primi del Novecento partivano da Santa Lucia per sbarcare a Brooklyn; lei, nata in quel quartiere, resta americana dalla testa ai piedi, ricoperta di diamanti, biondissima, eppure forse da quelle influenze nostrane sembra aver assimilato la spudoratezza della battuta sagace. In She done him wrong (titolo che significa «Lei gli ha fatto del male», ma che in Italia è stato cambiato in «Lady Lou», dal nome del personaggio principale), pellicola del 1933, appena alla sua seconda apparizione cinematografica, sembra prendere di petto (ne ha la quantità e la qualità per poterlo fare con nonchalance!) le regole dettate da Will H. Hays per beffarsi delle imminenti rigidità moralistiche sin dalla prima frase.

05 aprile 2023

«The matinee idol», di Frank Capra

Roma, Palazzo delle Esposizioni
4 aprile 2024

BESSIE E DON COINVOLTI DAGLI EQUIVOCI E DAL BUON GUSTO

Prima che in sala le luci si siano spente, Emanuele Rauco, critico cinematografico, tra le altre primizie, ha informato il pubblico che Il teatro di Minnie, o «L’idolo delle matinée» (traduzione letterale dell’originale The matinée idol) fa parte di un ciclo precedente alle più note pellicole girate da Frank Capra; riconoscibile qui soltanto per determinati aspetti: il ritmo, per esempio. In effetti è vero, ma quel che risulta ancora più evidente, rispetto ai più famosi capolavori (Accadde una notte, La vita è meravigliosa, Arsenico e vecchi merletti) è l’arte della delicatezza, la leggerezza del garbo, la squisitezza costante del buon gusto. Sarà forse perché è privo di parole e l’attenzione dello spettatore è tutta concentrata sul senso della vista? Può darsi. Soltanto in qualche opera di Chaplin si nota la stessa raffinata gentilezza nel manovrare la macchina da presa e nel dirigere gli attori.

04 aprile 2023

Pre-Code: «Trouble in paradise» di Ernst Lubitsch

Roma, Palazzo delle Esposizioni
2 aprile 2023

UN SOFISTICATO PARADISO DISEGNATO DA LUBITSCH E BANTON

Un raffinato intrigo di abilissimi ladri, in una cornice molto ricca ed elegantissima nella quale «quelli dell’alta società non vanno mai in galera». È la frase incriminata: quella su cui poi, nel 1934, s’è abbattuta la mannaia della censura firmata Hays. Se da noi in ogni tribunale è evidenziato il motto «la legge è uguale per tutti», a Washington, sul palazzo della Corte suprema degli Stati Uniti, è inciso «Equal justice under law» che esprime, grosso modo, lo stesso concetto. Ma – guarda caso – questa scritta fu aggiunta nel 1932, lo stesso anno dell’uscita del film che Ernst Lubitsch girò appena comprese che il Codice Hays avrebbe coperto ancor di più le alleanze tra potere giudiziario e potere economico. Certamente non è stata un’opera cinematografica che ha convinto il presidente della Corte suprema Charles Evans Hughes e il giudice Willis Van Devanter ad approvare l’iscrizione, ma sia la pellicola che l’epigrafe sono il frutto di un radicale cambiamento del clima sociale; una neanche troppo soffusa ribellione popolare (ricordiamoci del crollo di Wall Street dell’ottobre 1929 e delle successive tensioni cittadine) che a Hollywood fu recepita come un’occasione da prendere al volo per sottolineare le ingiustizie commesse dalle autorità, mentre a Washington gli stessi trambusti venivano avvertiti come un pericolo a cui porre almeno un apparente rimedio.

03 aprile 2023

Pre-Code: «Scarface» di Howard Hawks

Roma, Palazzo delle Esposizioni
30 marzo 2023

LA DENUNCIA è CHIARA: «SCARFACE» È AL CAPONE

Al nome di Scarface, nel nostro immaginario cinefilo, s’accende immediatamente la luce su Al Pacino e su Brian De Palma che, con la sceneggiatura di Oliver Stone, realizzarono una delle pellicole più acclamate del secondo Novecento (1983, per la precisione). Così molti di noi identificarono i connotati di uno dei più riusciti e temibili criminali cinematografici: di origini cubane, gestiva senza scrupoli il traffico di stupefacenti in una Miami diventata la piazza di riferimento per il cartello sudamericano della droga.

01 aprile 2023

«La pace non è mai un’opzione» di Emanuele Aldrovandi

Sara Putignano e Marco Quaglia

Roma, Teatro Argot
31 marzo 2023

LA PACE È SOLTANTO UN OPTIONAL PER GLI AMANTI DEL LITIGIO

Bella sorpresa all’Argot: La pace non è mai un’opzione è, tra quelli visti, uno degli spettacoli più interessanti e brillanti della stagione. Ottimamente interpretato, confezionato da una regia semplice e impeccabile, ma soprattutto sorretto dal sagace testo di Emanuele Aldrovandi che sembra aver seguito «indicazioni» e «suggerimenti» di tutti coloro che oggi conservano la pazienza di dividere il proprio letto con la persona che si ama. Che sia essa una compagnia a lungo termine o a più breve scadenza, fa lo stesso: il tempo non cambia le dinamiche del rapporto conflittuale che si instaura. Sicuramente, però, la «toccata e fuga» resta la miglior opportunità per non rovinare la magia di un incontro. Tuttavia quasi tutti noi siamo portati a reiterare i nostri errori, pertanto, si spera sempre che «stavolta andrà bene».

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