22 marzo 2025

«Guerre», di Louis-Ferdinand Céline

Roma, Ar. Ma Teatro
21 marzo 2025

«LA GUERRA È CHIUSA NELLA MIA TESTA»

Se si dovesse fare una recensione si dovrebbe crocefiggere l’iniziativa che è ancora da perfezionare e forse più. Ma stavolta me ne astengo. E il motivo c’è. Allora dirò che questa non vuol essere una critica, piuttosto il resoconto di una serata molto interessante. E preciserò anche che Ivan Festa ha avuto l’accortezza di intrattenersi, al termine della performance, per condividere la sua idea e per ascoltare le perplessità di chi lo ha seguito con attenzione. La materia trattata è consistente, potente, storica e vale la pena sostenere sia il progetto che l’esecutore. Difficilmente potrà assumere la forma spettacolare di una rappresentazione, ma Guerre (mi raccomando: è da leggere alla francese!), quando metterà le ali, sarà certamente una bella novità scenica, letteraria certamente, ma soprattutto sarà una descrizione poetica di un capitolo inedito della Grande guerra.

Francia 1915/18. Louis-Ferdinand Céline si arruola volontario nell’esercito nel 1912, poco più che diciottenne, due anni dopo è già sul fronte, in trincea, a combattere contro i tedeschi. Ferito al capo, il timpano sconquassato e un braccio fratturato a causa di una esplosione, resta svenuto a terra. Si risveglierà in un ospedale da campo ad Hazebrouck, a nord, al confine col Belgio. Qualche tempo dopo sarà congedato con una medaglia al valore militare e una misera pensione. Scrive le sue memorie in un romanzo che rimarrà nel cassetto per molti anni, lo intitola «Guerre», ma lo abbandona in un appartamento a Montmartre che nel 1944 verrà svaligiato dai ladri (pare fossero partigiani francesi in cerca di documenti) che prendono tutto, anche le carte. Compreso l’inedito, di cui nessuno saprà più nulla fino a qualche anno fa (2021), quando un giornalista si presenta in questura, a Parigi, dicendo di aver ricevuto da uno sconosciuto alcuni scritti risalenti al periodo bellico, Prima guerra mondiale. Così il romanzo di Céline viene pubblicato, 88 anni dopo la stesura, da Gallimard (maggio 2022) e immediatamente tradotto in più lingue.

Basterebbe questo per far capire la pregevole iniziativa di Ivan Festa che, per primo in Italia, tenta di far conoscere un’opera di notevole valore storico e letterario finora sconosciuta, nata dalla penna di un grande autore del Novecento. L’attore e regista ha lavorato parecchio sul testo per ridurlo e adattarlo alla scena. Si tratta di una confessione in prima persona del soldato Ferdinand (che all’epoca si chiamava ancora Destouches: Cèline, lo diventerà molti anni dopo) che riapre gli occhi in una corsia d’ospedale in mezzo ai cadaveri allineati sulle barelle coperte da «lenzuola rigide». Lì, dove la vita sembra gelida e ferma, in bilico sul ciglio della morte, comincia la cronaca di un lento risveglio ad occhi chiusi.

Buio in sala. La voce di Ivan si fa tenue alle spalle degli spettatori. Le parole che scandisce sanno di guerra e di martirio. Sembra che sussurri dei versi, invece è una prosa semplice, ma ha un ritmo preciso e un linguaggio mansueto che segue il tempo dei respiri che per Ferdinand stanno per esaurirsi. Ma la vita prende il sopravvento grazie a una mano intrepida di un’infermiera che lo accarezza nelle parti più intime e par che la guerra venga stuprata dai sensi. Così, con un azzardo erotico e insperato, il soldato Ferdinand inizia la lotta per la sopravvivenza. Poi l’attore conquista il palco e la narrazione prosegue. Lui è scalzo, ma vestito con un elegante abito d’epoca a righe. Alle sue spalle una giacca militare francese, originale della Grande guerra, svetta da un tronco, mentre una voce di donna intona il canto militare della Madelon: tutto sembra essere in linea con il clima storico e drammatico, e anche poetico; ma poi, siccome il teatro reclama una sua vita emotiva, altrimenti sarebbe soltanto una lettura declamata a memoria, si avverte la necessità di un avvicendamento, di un’ambientazione che accolga la storia, di un movimento significativo, insomma di un’esposizione visiva che dia la suggestione di un divenire. Invece tutto si ferma ad eccezione delle parole che proseguono fino al termine.

Ivan, però, sa di essersi impantanato e ne abbiamo parlato insieme a quattr’occhi. Ha avuto un incidente. È andato in scena ugualmente e per questo lo ringraziamo. Allora è come se il critico avesse assistito a una prova: si può rimediare e, ad ascoltare l’idea che l’esecutore non ha potuto realizzare, si intuisce che il lavoro ha da crescere e maturare. Forse i tempi sono stati bruciati dall’entusiasmo, forse manca un occhio esterno. Tuttavia, l’atmosfera proposta è affascinante e promettente. Il racconto è uno squarcio bellico rivisto da un giovane disteso su una barella con «la guerra chiusa nella testa» e gli occhi puntati su un culo femminile dove vede stampata la speranza. (fn)
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Guerre, dall’omonimo romanzo di Louis-Ferdinand Céline. Adattamento per la scena di Ivan Festa, anche regista e interprete. All’Ar. Ma Teatro, fino a domenica (via Ruggero di Lauria 22, zona p.le degli Eroi)

Foto: Divisa militare francese della Grande guerra (© Nicolini)

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